12 novembre 2010

SINDACATI, ASSE IDV-FIOM







Di Pietro spon
sorizza la proposta delle tute blu
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Sulla Rappresentanza sindacale la Fiom ha trovato uno sponsor politico. L'Idv ha presentato un disegno di legge, facendo sua la proposta di iniziativa popolare su cui le tute blu della Cgil avevano raccolto 100mila firme, depositandole la scorsa estate in parlamento.

L'iniziativa presentata ieri in una conferenza stampa alla Camera dal presidente e dal responsabile nazionale del welfare dell'Idv, rispettivamente Antonio Di Pietro e Maurizio Zipponi, insieme al segretario della Fiom, Maurizio Landini, peraltro arriva a pochi giorni dalla dichiarazioni della leader della Cgil. Susanna Camusso si è detta favorevole a trovare una soluzione sul tema della rappresentanza «per via pattizia» con Confindustria, Cisl e Uil partendo dal documento unitario del maggio del 2008, sul modello di quanto fatto in occasione dell'accordo interconfederale del 20 dicembre del 1993 sulla costituzione delle Rsu. La numero uno della Cgil non ha chiuso la porta alla soluzione legislativa, ma ritenendo una priorità definire al più presto le regole per stabilire cosa fare in caso di accordi separati, ha scelto la strada dell'intesa con le controparti che - come è noto - sono contrarie alla soluzione per via legislativa.

Nel merito, il Ddl si pone l'obiettivo di misurare l'effettiva rappresentanza dei sindacati firmatari di contratti e accordi applicati nell'unità produttiva di riferimento (oltre ai sindacati monocategoriali dei quadri presenti nel Cnel). A regime saranno considerati rappresentativi i sindacati con almeno il 5% del comparto o dell'area contrattuale, considerando la media tra il dato associativo e il dato elettorale. La certificazione a livello nazionale è affidata al comitato paritetico istituito presso il Cnel.

Quanto all'efficacia erga omnes dei contratti, è vincolata dal fatto che siano sottoscritti dai sindacati che rappresentino almeno il 51% dei lavoratori (come media tra dato associativo e dato elettorale nel comparto o il 60% dei lavoratori in base al solo dato elettorale). I contratti devono essere approvati con un referendum con voto segreto dalla maggioranza assoluta dei lavoratori interessati. Il Ddl, inoltre, disciplina la costituzione delle Rsu in tutti i luoghi di lavoro.

«Il nuovo governo che verrà dopo Berlusconi - ha detto Di Pietro - dovrà mettere al primo posto il lavoro, ma da subito assieme alla Fiom. proponiamo un disegno di legge per ristabilire un diritto fondamentale democratico e per garantire la rappresentanza dei lavoratori». Maurizio Landini è convinto «sia necessaria una legge che dia diritto ai lavoratori di votare, condizione anche per ricostruire l'unità sindacale».

Si tratta di un asse tra l'Idv e la Fiom? Per il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi «il Pd e la Cgil devono chiederselo», è «legittimo che si formino affinità elettive».

Forti critiche dalla minoranza "riformista" della Fiom: «sono in assoluto disaccordo - spiega Fausto Durante -, non ricordo precedenti di una conferenza stampa del segretario generale della Fiom con un leader di partito. Mentre si esalta l'autonomia e l'indipendenza della Fiom, si mortifica il ruolo di migliaia di metalmeccanici che hanno raccolto le firme. Quelle firme sono della Fiom non di Di Pietro».

11 novembre 2010

Giorgio Pogliotti

Il Sole 24 Ore



La proposta di Idv e Fiom

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ESSELUNGA N. 1 NELLA CRESCITA DEI SUPERMERCATI ITALIANI

La redditività di Esselunga è di gran lunga superiore a quella della concorrenza

La Coop leader per dimensioni





Caprotti re dei supermercati italiani. Il patron di Esselunga esce bene dal confronto dei numeri, alla luce dei dati di bilancio 2009 censiti da R&S-Mediobanca.
Numero uno assoluto per redditività, Esselunga è anche il gruppo che è cresciuto di più negli ultimi anni, tanto da sorpassare Carrefour nelle vendite al dettaglio.

Per giro d'affari, però, il sistema Coop è ancora irraggiungibile: con 11,98 miliardi è il doppio dei suoi più grandi concorrenti. Per fatturato totale (incluso l'ingrosso), Carrefour è seconda con 6,075 miliardi, seguita da Esselunga con 5,83 miliardi (tutto retail). Tuttavia quest'ultima, che negli ultimi cinque anni si è ingrandita di un terzo, ha aumentato le vendite anche lo scorso anno (+4,8%), mentre tutti gli altri player, Coop escluse, hanno visto calare il giro d'affari (-4,2% Carrefour, -5,2% Pam, -2,7% Auchan).

Nessuno però batte Caprotti per redditività: basti dire che vanta un Roe (return on equity) che sfiora il 17%, quando gli altri, se non l'hanno negativo, arrivano a malapena al 2%. Eppure non lesina in personale: tra gli scaffali, ogni mille metri quadri, girano 51 addetti contro i 33 delle Coop (per non parlare di Pam che arriva appena a 20). Il fatto è che, pur avendo il minor numero di punti vendita (139 contro i 1.775 di Auchan-Sma che è il marchio più esteso), li fa rendere bene. Il fatturato per metro quadro è infatti di 16mila euro, più del doppio rispetto ai 7mila medi delle Coop (UniCoop Firenze arriva però a 12.451 euro).

Ma il segreto è nei "consumi", la voce di bilancio che rappresenta i costi vivi di acquisto di beni e servizi (senza considerare il costo del personale e gli ammortamenti), che incide per meno del 79% sul fatturato consentendo a Esselunga di esprimere un valore aggiunto al top del settore, pari a oltre il 21% dei ricavi. Il vantaggio è mantenuto fino in fondo, con un utile corrente che si attesta al 6,3% del giro d'affari. Nulla a che vedere con la scarsa redditività dei concorrenti. Il sistema-Coop, che esprime il secondo miglior risultato, arriva appena al 2,1%. E tuttavia il 60% dell'utile corrente non deriva dal core business, bensì dall'attività collaterale, e peculiare, nella gestione finanziaria.

Lo scorso anno infatti le Coop avevano per le mani un tesoretto di 11,8 miliardi, raccolto dai soci-consumatori e impiegati in gran parte in titoli per lo più obbligazionari (6,8 miliardi in tutto). Ma una parte dei fondi (1,5 miliardi) è investita stabilmente nella finanza del sistema: 728 milioni nel controllo di Holmo (57,38% del capitale) che è la holding a capo di Unipol, la compagnia di cui le Coop detengono anche una quota diretta raddoppiata lo scorso anno al 2,5%. Una parte è investita in Carige (66 milioni per l'1,66% del capitale) e in Mps (369 milioni per una quota del 3,6%). Quest'ultima partecipazione continua a far segnare minusvalenze (altri 31 milioni lo scorso anno dopo i 189 milioni del 2008), però nel complesso il portafoglio finanziario delle Coop ha reso quasi il 4%. Meglio dei BoT.

12 novembre 2010

Antonella Olivieri


Il Sole 24 Ore

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11 novembre 2010

AL PRECARIO NON FAR SAPERE CHE PENSIONE AVRA'


L'Inps censura per ordine pubblico





Al precario non far sapere, altrimenti nel suo piccolo si “incazza di brutto”. Ci hanno pensato sopra a lungo all’Inps e alla fine hanno scelto di “oscurare” il dato. Una censura per motivi di ordine pubblico come ha spiegato il presidente Antonio Mastrapasqua: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”. La “simulazione” di cosa? Di quanto un “parasubordinato”, cioè un lavoratore precario prenderà di pensione tra qualche decennio dopo aver versato per una vita i relativi contributi. Il risultato sarebbe invariabilmente una pensione inferiore al minimo, roba da poche centinaia di euro al mese. Quindi meglio “oscurare”.

Oscurare dove? Ma sul sito dell’Inps ovviamente. E anche nei quattro milioni di lettere che lo stesso Inps sta per inviare a domicilio agli altrettanti precari italiani che versano contributi previdenziali. L’Inps nelle settimane scorse ha scritto anche ai lavoratori a tempo indeterminato. Una lettera in cui si spiega come fare per apprendere dal web quanto hanno versato e quanto incasseranno come pensione. La lettera che arriva ai precari è invece una lettera “muta”, non rimanda ad alcuna consultazione possibile. Il precario non può sapere perché, per ammissione dello stesso Inps, è meglio che non sappia. Quindi al precario si dice quanto paga ma si nasconde quanto “rendono” i suoi contributi. Precario dunque neanche avvisato, visto che in nessun caso, conti alla mano, può essere salvato.

6 ottobre 2010

blitz quotidiano

PROSEGUE L'INCHIESTA DEL MATTINO DI PADOVA SULLA "CRICCA DELLA LOGISTICA"

COSI' GABBAVANO I MAGAZZINI GENERALI

Willi Zampieri, Floriano Pomaro, Renzo Sartori: le intercettazioni che scottano

Un mare di sigle fra coop, scarl e srl, per un solo fine: l'uso strumentale della disciplina giuridica delle cooperative al fine di arricchirsi alle spalle di enti pubblici, imprese e lavoratori. Ne è convinta la Procura della Repubblica di Padova che nel settembre scorso ha concluso un'indagine sulla «cricca della logistica» che ha portato a decine di indagati e tre arresti: l'imprenditore Willi Zampieri, 40 anni di Saonara (è ai domiciliari), il consulente fiscale Paolo Sinagra Brisca di Padova, 62 anni (ha l'obbligo di dimora), e la consulente del lavoro Patrizia Trivellato, 57 anni, residente a Padova (ha l'obbligo di dimora).
Leggi il seguito dell'articolo di Paolo Baron.


GLI APPALTI «SCONVENIENTI»

Logistica a vantaggio dei privati, i costi sui Magazzini




Un affare da quasi 6 milioni. «Girato» da Magazzini Generali a Floriano Pomaro, l'eminenza grigia della logistica. E' un esempio di come sia stata "cannibalizzata" la società controllata al 57% dal Comune, a beneficio della "cricca". Autunno 2006. Il consulente Pier Giorgio Cargasacchi (64 anni, ufficio in via Bonafede 5) scrive una lettera ufficiale al direttore di Magazzini Renzo Sartori per proporre una «collaborazione consulenziale» in materia di logistica e trasporti.
Leggi il seguito dell'articolo di Ernesto Milanesi



SINDACALISTI ADDOMESTICATI CON I SOLDI

A tenere rapporti con i rappresentanti della Cisal Faisa era Cesare Temporin



Temporin: «Chi?». Rosa: «Quello che avete licenziato per mhm...». Temporin: «Giusta causa?». Rosa: «Sì». Temporin: «Ma mi hai detto tu come fare la lettera». Rosa: (ridendo) «E, infatti, sono incompatibile». Temporin: (ridendo) «Sei incompatibile». Rosa: «Va beh, niente, comunque adesso vediamo». Temporin: «Comunque senti, se c'è bisogno ci vediamo. Gli ho fatto il modello F22, ci sediamo al tavolino, se lui riuscisse a lavorare io non è che avrei problemi, eh, però ha dei problemi, ha fatto un infarto in cella, eh? Il problema mio è che non posso far fare nessuna movimentazione di carico». Rosa: «Vedo un attimo e ti faccio sapere».
Leggi il seguito dell'articolo di Paolo Baron



IL SISTEMA PADOVANO DEI MAGAZZINI GENERALI «ESPORTATO» A PARMA GRAZIE A SINCRO






Un asse consolidato negli anni. Un'intesa che continua nel segno della logistica. Renzo Sartori e Floriano Pomaro operano in coppia anche fuori dal Veneto. Sartori, 53 anni, ingegnere, residente in via Marangon 38, ciellino di comprovata fede: è stato assessore nella prima giunta Zanonato, quindi presidente e direttore generale di Magazzini Generali, sempre «connesso» con l'universo della Compagnia delle Opere. Pomaro, nato a Lendinara (Rovigo) il giorno di Ferragosto del 1964, è residente in città in via Rizzetto 2/C: comincia come autotrasportatore di ortofrutta dal Polesine al Maap, poi entra nel «giro» del facchinaggio e diventa l'eminenza grigia della logistica. Fra l'autunno 2006 e l'inizio 2008, Sartori e Pomaro hanno gestito il «contratto provvisorio» dell'affare Bernardi: 26 milioni di capi d'abbigliamento da movimentare, a scadenza settimanale, nella rete distributiva. Una vicenda che il mattino ha documentato, in attesa di ulteriori verifiche tuttora in corso.
Leggi il seguito dell'articolo di Ernesto Milanesi

6-7-8-9 novembre 2010

Ernesto Milanesi - Paolo Baron

Il Mattino di Padova


Quella telefonata di Stefan «Vogliono Acqua & Sapone» «Non ce la faranno mai»

La prima parte dell'inchiesta:
LA CRICCA DELLA LOGISTICA

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10 novembre 2010

SUPERMERCATO COOP DI QUARRATA PRONTO PER NATALE



Adesso è sicuro. Entro Natale la Coop aprirà il suo primo supermercato a Quarrata.

Incerto il numero delle nuove assunzioni che verrà valutato in base all'impatto del nuovo supermercato su punti vendita di Agliana e Pistoia, per ora si parla di 20 nuovi posti.




La struttura è già pronta: realizzata dalla ditta Giusti per l'edilizia, sorge tra via Montalbano e via Einaudi. Devono ancora essere ultimati alcuni lavori interni di organizzazione e arredo dei locali e per questo Unicoop Firenze non vuole sbilanciarsi su date certe per l'inaugurazione.

«L'obiettivo - fanno sapere - è ovviamente quello di aprire entro Natale, ma ci sono ancora da mettere appunto alcuni lavori: speriamo di farcela». Il supermercato, in effetti, doveva aprire a fine novembre, ma si sono verificati alcuni ritardi. In ogni caso, in via Einaudi, a pochi passi da un altro centro della grande distribuzione, l'Eurospin, presto aprirà un nuovo punto vendita Coop: un supermercato di medie dimensioni con un parcheggio da circa 120 posti auto. All'interno del supermercato troveranno lavoro alcune decine di dipendenti. Forse una quarantina.

«Ancora non possiamo calcolare di preciso quanti dipendenti lavoreranno all'interno della struttura - spiegano da Unicoop - All'inizio passeremo un periodo di rodaggio nel quale verranno assunti una parte dei dipendenti. Valuteremo poi quali saranno le conseguenze dell'apertura di Quarrata sui punti vendita di Agliana e Pistoia. Se queste ultime avranno avuto un calo di vendite, potremmo pensare di spostare il personale da Agliana e Pistoia, su Quarrata».

Le assunzioni iniziali, dunque, saranno calibrate in modo da permettere, in futuro, una manovra di questo tipo. Fatto sta che, già a luglio, al centro per l'impiego di Quarrata appariva l'annuncio per venti posti di lavoro da addetto alle casse, ai banchi e agli scaffali. A breve sarà inoltre indetta un'assemblea tra i molti soci Coop di Quarrata (alcune migliaia di tessere) per la presentazione del progetto. «Presenteremo il progetto ai soci e proporremo loro anche la possibilità di portare avanti attraverso il loro eventuale impegno e disponibilità, alcune iniziative di partecipazione sociale, come facciamo anche in altre realtà».

I lavori di realizzazione del supermercato sono iniziati ad ottobre dell'anno scorso, dopo la concessione comunale rilasciata nel settembre. Si tratta una medio-struttura di 1700 metri quadri, oltre alla quale Giusti per l'edilizia ha realizzato anche alcuni complessi residenziali e altre opere di urbanizzazione come le fogne, la rete idrica, l'illuminazione pubblica e un parcheggio che sarà consegnato al Comune al termine di tutti i lavori. All'interno della stessa lottizzazione, infatti, la ditta costruttrice sta realizzando un nuovo parcheggio pubblico da 150 auto, che si attesterà sul viale Montalbano e andrà ad aggiungersi a quello di pertinenza del supermercato. La realizzazione dell'opera, nel suo insieme, ha un costo che oscilla intorno ai 7 milioni di euro.

9 novembre 2010

Marta Quilici

Il Tirreno

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09 novembre 2010

LA CRICCA DELLA LOGISTICA


Era Floriano Pomaro l'eminenza grigia dei Magazzini Generali





Floriano Pomaro a sinistra nella foto


Dall'inchiesta della Procura della Repubblica e della Guardia di Finanza è affiorata recentemente la «cricca della logistica». Sono finiti in manette Willi Zampieri, 40 anni, a capo di una rete di consorzi e cooperative del facchinaggio; i consulenti Paolo Sinagra Brisca, 62 anni, e Patrizia Trivellato, 57 anni. A tutti e tre sono, in seguito, stati concessi gli arresti domiciliari. Secondo l'accusa, devono rispondere di evasione fiscale pari a una ventina di milioni di euro, oltre alla truffa e al falso.

Nei faldoni dell'inchiesta compare anche il nome di Floriano Pomaro, 46 anni, residente in città in via Rizzetto 2/C. Ecco il suo ritratto di vera eminenza grigia del business della logistica, non solo a Padova. Era un ragazzo di Lendinara (Rovigo) che trasportava frutta e verdura fino al Mercato di Padova. Ma ha sempre avuto il guizzo da «padroncino» che sa nutrire l'intraprendenza personale all'ombra del «giro giusto» di quelli che contano. Così nell'ultimo lustro è diventato insostituibile ogni volta che la logistica si inabissava nel labirinto di società, coop, consorzi e fatturazioni incrociate. Pomaro (nato il giorno di Ferragosto del 1964) è diventato sinonimo di affari nel quadrante di Padova Est tanto da comparire 14 volte nella visura storica della Camera di commercio.

All'inizio, faceva base a Saonara con tre società a responsabilità limitata (cessate) in perfetta sintonia con la sua iniziale attività: Gsg (275 lire su 20 milioni di capitale nel 1995), Fruit Service (6 milioni di quote su 30 milioni, impresa cancellata nel 2003) e Ortoservice (10 dei 50 milioni, chiusura datata 1999). Carica cassette nel Polesine: prodotti agricoli per i grossisti del Maap. Sta al volante su e giù per l'autostrada, in piena notte a sfidare la nebbia. Ma si fa notare a Padova, abbastanza per spiccare il primo salto con la
coop Consorzio Europa e la scarl Eurocoop. Dall'autotrasporto «semplice» al facchinaggio che significa mettere un piede dentro Magazzini Generali, l'unica società direttamente controllata dal Comune.

Renzo Sartori (ciellino Doc, ex assessore della giunta Zanonato) ricopre prima la carica di presidente, poi quella di direttore generale nell'ultimo mandato amministrativo di Magazzini affidato a Venanzio Rosina (uomo-simbolo della Cna). E' il momento giusto, perché il controllo pubblico sulla «catena della logistica» viene spezzato dalla nuova alleanza fra ciò che resta delle storiche cooperative rosse e la galassia che fa capo alla Compagnia delle Opere.

Girano bei soldi, il lavoro di facchinaggio diventa su chiamata, le piattaforme si privatizzano. E Pomaro è lì pronto a darsi da fare, più che disponibile. Se Willi Zampieri è stato dipinto come il dominus della logistica opaca intorno a Corso Stati Uniti, allora Floriano Pomaro ha le carte in regola per incarnare l'eminenza grigia in un mondo che non può prescindere dalle "coperture" come dalla manovalanza di pronto intervento.

Il nome di Pomaro rispunta sempre. Con Multiservizi Srl, che nasce per sfalciare il verde e poi si allunga fin dentro il core business di Magazzini. Del resto, con Plurigest Sas di Pomaro & C anche il bar interno è sotto controllo: una buona occasione di diversificare gli investimenti. Il vecchio camionista non si lascia sfuggire nuove opportunità. Ecco costituita la Carrozzeria Officina Nordest Srl, insieme a Trasporti & Servizi Srl. Quest'ultima con sigla Tiesse apre la nicchia del noleggio dentro Magazzini: muletti, attrezzature, finanche le auto di rappresentanza in leasing. Non basta, perché c'è My Net Srl che si occupa della distribuzione del gasolio. Pomaro risulta già così gestire un piccolo monopolio.

Eppure le società si moltiplicano, dimostrando in modo incontrovertibile anche le connessioni dirette con Zampieri e Sartori. Il ragazzo di Lendinara tratta con il primo, ma lavora spalla a spalla soprattutto con il secondo. Log System è la Scarl con sede in Corso Stati Uniti, 18. Capitale di 11 mila euro. Una società-imbuto nata nel 2002: Magazzini Generali la crea, perché una volta stipulati i contratti si avvale di Log System che affida il lavoro direttamente alle cooperative. Presidente del CdA era Federico Dianin, 54 anni, con residenza in Corso Stati Uniti 18. Consiglieri di amministrazione (insieme a Pomaro) Loris Cervato, 42 anni, Villafranca, via Balla 25/e; Renzo Sartori, 52 anni, ex direttore di Magazzini; Moreno Lando, 52 anni, Piove di Sacco, via Paolo VI 18/c. Magazzini Generali deteneva il 18% della società con Logycoop Srl (società con Pomaro) al 10,5%; My Net Srl (ancora Pomaro) e Sdag Gorizia al 10% ciascuno; Eurocoop (sempre Pomaro) al 6%. Nelle 14 quote sotto il 2% compare anche Tiesse, altra sigla di Pomaro. Sembra che siano stati i "maestri" di Target Service, coop di Rimini, a riprodurre l'architettura capace di diluire le grandi commesse dentro il vortice della privatizzazione.

Intanto con le imprese edili che fanno capo alla Compagnia delle Opere scatta l'operazione «torre della logistica» con la formula del leasing in costruendo. Rappresenta un altro capitolo dell'immobiliarismo all'interno dell'area vasta che comprende Consorzio Zip, Magazzini e Interporto: le torri fioriscono ovunque. Resta il fatto che Pomaro incamera un paio di piani all'interno della struttura concepita da Magazzini. E proprio a quell'indirizzo hanno sede legale un bel po' di attività.

In Polesine, nonostante il clamoroso fallimento Bic (fondi europei nebulizzati dal crac), resiste un altro link con il locale Interporto. Nel CdA siede Stefania Sorze, vice direttore di Magazzini prima della nascita del maxi-polo della logistica: è riuscita abilmente a negare ogni responsabilità nella gestione dei fondi sociali europei, oggetto dell'inchiesta di magistratura e Fiamme Gialle nel 2007; tuttavia, è un altro nome di tutta evidenza nelle indagini recenti.

Pomaro, invece, risulta in contatto con personalità di primo piano. E' il caso diServizi Logistici, la Srl che ha iniziato la sua attività nell'ottobre 1997. Impresa privata con sede (di proprietà) in via Svezia. Era vincolata nei primi cinque anni a non fare concorrenza a Magazzini Generali. Nel 1999 ha aperto un magazzino in Corso Spagna; nell'ottobre 2004 si sono aggiunti quelli di via Nuova Zelanda e via Inghilterra; poi un magazzino a Conselve in via della tecnica. Nel CdA il ruolo di presidente (e, in sostanza, proprietario) è affidato a Leonardo Padrin, consigliere regionale Pdl. Amministratore delegato era Paolo Zampieri: 62 anni, nato e residente a Este, ex direttore di Magazzini. Consiglieri Moreno Lando, 50enne residente a Piove di Sacco e Walter Stefan, 55 anni di Saonara, all'epoca consigliere provinciale e braccio destro del presidente Vittorio Casarin. In seguito alle perquisizioni dei finanzieri a Magazzini, il 26 ottobre 2007 Renzo Sartori si dimette. Al suo posto viene nominato Roberto Ongaro, 60 anni di Ponte San Nicolò, uomo del Pd ed ex presidente del Consorzio Zip. Pomaro è sulla cresta dell'onda. Si affida per la contabilità a Natalia De Silvestro, la commercialista di fiducia della CdO. Coltiva a modo suo la «sussidiarietà» nel Consorzio nazionale operatori logistici. E compare anche nella Salute & Persona, società di mutuo soccorso, come nella Task Coop.

Non è più l'uomo dei facchini. Ormai Pomaro intraprende strade sempre più impegnative, ben al di là dei confini veneti. E' sbarcato a Parma, dove c'era da guadagnarsi una mega-commessa industriale chiavi in mano. Ma anche al Marr di Rimini con tanto di biglietto da visita. E gli affari vanno bene anche con le piattaforme in Basilicata e Campania, come a Roma. L'eminenza grigia della «logistica alla padovana» ormai vince premi.

In portafoglio, Pomaro risulta attualmente detenere 3.667 euro di quote (su 11 mila) di New Gest Srl; un milione di lire (su 10 milioni) della Scarl Eurocoop nel febbraio 1999; altri 15.050 euro di proprietà (su 43 mila) depositati nel marzo 2009 per Multiservizi Srl; ancora 7.500 euro pari al 50% del capitale sociale di Tiesse Srl nel marzo 2010, quando ne deteneva 13.500 nel 2003.

(1 - continua)


Ernesto Milanesi

5 novembre 2010

Il Mattino di Padova


Approfondimenti:

Fondi Europei, gli affari veneti della Compagnia delle Opere


Fatture, buco nero ai magazzini generali

Indagati i vertici di Compagnia della Compagnia delle Opere di Padova

Zampieri, ecco il castello di società

07 novembre 2010

IL DOLORE DELLE COMMESSE

Le commesse di Zara a Firenze hanno infine ottenuto di partecipare al funerale di un loro collega, convincendo l'azienda che aveva inizialmente negato il permesso. Le commesse sarebbero andate alla cerimonia a costo di risultare assenti ingiustificate.

Adriano Sofri, lucido e puntuale come sempre, ci segnala questo gesto che, prima di una valenza sindacale esprime una basilare esigenza di umanità, dignità e rispetto e ne approfitta per sottolineare le contraddizioni di una città come Firenze e del suo sindaco, paladino non solo dei cosiddetti rottamatori, ma anche dei negozi aperti il Primo Maggio, come purtroppo è accaduto quest'anno.

Ieri pomeriggio le avventrici e gli avventori di Zara a Firenze, che sono tanti, non hanno trovato le facce sorridenti delle commesse cui sono abituati. Erano altrove, con le facce serie, al funerale di un loro compagno di lavoro di 21 anni. Si chiamava Andrea, portava la merce dal magazzino di Prato, lo vedevano ogni giorno, parlavano e scherzavano con lui. È morto a Bologna. Era andato a una festa, è stato travolto da un' auto. Ragazze come lui, affrante come sono i giovani dalla morte dei giovani, avevano desiderato esprimere il proprio dolore e partecipare al lutto della famiglia.

Avevano chiesto di spegnere la musica e di abbassare la saracinesca nell' ora del funerale. L' azienda aveva detto di no: sarebbe costato troppo, il negozio deve restare allegro come i clienti se l' aspettano, caso mai una delegazione avrebbe potuto andare al funerale. Allora le commesse hanno raccontato la propria intenzione a Repubblica, e Ilaria Ciuti ne ha scritto sulla pagina cittadina: sarebbero andate anche a costo di risultare assenti ingiustificate. Hanno spiegato che si poteva fare per un ragazzo amato e morto quello che si fa di norma per i "sabati perfetti": si chiamano cosìi sabati in cui l' azienda ricorre alla chiamata di giovani delle agenzie "interinali" per fare il pieno di vendite.

A quel punto l' azienda ha autorizzato chi volesse a partecipare al funerale, a titolo personale, e ha mandato fiori e un proprio rappresentante: ragionevole decisione. Così le giovani donne di Zara hanno abbracciato i famigliari del loro amico, e sono tornate alla loro allegra musica quotidiana portandosi dentro il silenzio commosso e composto della cerimonia. È una piccola grande storia.

I negozi a Firenze sono aperti 363 giorni all' anno. Si è già riattizzata la discussione sul proposito di ripetere l' obbligo di lavorare il Primo maggio, com' è successo malauguratamente quest' anno. Il sabato non è fatto per l' uomo e la donna, e nemmeno il Primo maggio, ma uomini e donne e bambini per un perenne orario di apertura. Fu un peccato che il bravo sindaco di Firenze assecondasse questa inversione, la descrivesse come un mettersi al passo coi tempi. È un peccato che l' abbia appena ribadito, replicando alla raccomandazione di Epifani e del presidente della Regione, di fare la festa del lavoro e non la festa al lavoro.

I tempi hanno un passo pesante. Firenze merita un passo leggero, anche oltre le vetrine, anche nel retrobottega. Firenze è per me come quel celebre Vaso Francois, il pezzo più prezioso del suo Museo Archeologico, reincollato assieme da centinaia di frantumi, che si vede vibrare al passaggio di un autobus nella via. E' una città di preziosi restauratori. Oggi si apre l' incontro dei rottamatori, cui vanno i migliori auguri, con l' eccezione di quella parola dal sen fuggita. Il mondo ha bisogno di riparazione, di manutenzione, non di rottamazione. Tanto più ne ha bisogno Firenze. Vale per i motori, per la monnezza, per le città e le persone e la politica. E per la compravendita universale.

Si dice già che si voglia tenere aperto a Santo Stefano e perfino a Natale. I sindacati toscani dei commessi -tutti, qui c' è unità- hanno consegnato alla regione 50 mila firme contro la deroga agli accordi (e alle leggi) sui giorni festivi. C' era tutto questo sullo sfondo. Tuttavia questa delle commesse di Zara non è stata una prova sindacale. È stata la più normale e irresistibile manifestazione di umanità. Di un riscatto del tempo.

Adriano Sofri

6 novembre 2010


La Repubblica

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04 novembre 2010

CAMUSSO: SENTENZE RISPETTATE A MELFI, MA ANCHE A PIEVE EMANUELE

La neo segretaria fa finalmente riferimento ad una vicenda simbolo per quanto riguarda il rispetto dei diritti e delle sentenze citando la lotta dei lavoratori di una coop sociale che ha l'appalto dei magazzini Gs-Carrefour, della cui vertenza il blog si è spesso occupato.

Ma Camusso sa bene che negli appalti della grande distribuzione non esiste solo quel caso.


Auspichiamo che non si facciano "sconti" alle grandi Coop, ma sarà chiedere un pò troppo?

Le sentenze vanno rispettate. Per garantire la legalità e il rispetto dei diritti dei lavoratori. A Melfi, di cui tanto si parla, come a Pieve Emanuele, di cui si parla molto meno». Susanna Camusso, neo segretario generale della Cgil, non transige: «Non si agisce calpestando le regole». Milanese, 55 anni, ex socialista, oggi vicina al Partito democratico, Camusso è la prima donna ad approdare, dopo cento anni, alla guida della più grande formazione sindacale italiana, cinque milioni e mezzo di iscritti. Un ruolo che, prima di Epifani e Cofferati, fu di Bruno Trentin, Luciano Lama, Giuseppe di Vittorio. Velista provetta («Mio padre portò in mare me e le mie tre sorelle, sin da piccole»), ha il compito non facile di raddrizzare una rotta. Un sindacato capace ancora di portare in piazza un milione di persone, come lo scorso 25 giugno, ma sotto attacco. E isolato. Con la Fiat che si rifiuta di far lavorare gli operai reintegrati dal giudice, con Federmeccanica a un passo dalla disdetta dell' ultimo contratto dei metalmeccanici, e con la sconfitta nel referendum sul nuovo contratto Fiat a Melfi. La incontriamo a Torino. La camminata baldanzosa, le mani nelle tasche dei pantaloni, Camusso sfoggia il look sportivo chic, la sua divisa: abbronzata, pantaloni a sigaretta, mocassini, una borsa griffata. «È un regalo di mia figlia Alice, ventenne neolaureata».

Nata sotto il segno del Leone, è pronta a contrattaccare. «Il momento non è facile, ma non esageriamo col pessimismo. Ben venga un nuovo autunno di conflitti. A patto di capire che conflitto significa riconoscere l' interlocutore, e discutere con lui, non considerarlo nemico e volerlo annientare». A Pieve Emanuele, nell'hinterland milanese, la vertenza riguarda 64 lavoratori e un sindacalista, licenziati dal Gruppo Gs-Carrefour e dalla cooperativa RM e consorzio Gemal. Reintegrati dal giudice, l'azienda nega loro il rientro al lavoro.

La Fiat ha fatto scuola?

«L'attacco è forte, ma non dobbiamo trasformare quel caso in un modello».

Come risponde a Marchionne, l'ad Fiat che vi sfida chiedendo un nuovo patto sociale?

«Siamo pronti a discutere un patto per l'industria italiana, la produttività e l'occupazione, nel quale il governo fissi priorità e convenienze. Le imprese investano risorse e i lavoratori accettino più turni di lavoro, più formazione, più qualità. Quando la Fiat, in passato, ci ha chiesto di collaborare per gli investimenti, abbiamo accettato anche 18, 19, 20 turni. Ma non possiamo accettare il divieto di sciopero. Ci rifletta la Fiat. Sbaglia quando dice che lavorerà solo con chi sta alle sue regole. Ogni luogo di lavoro deve essere un luogo in cui vigono condizioni condivise».

Però il 62 per cento dei lavoratori di Pomigliano vi ha sconfessato, non seguendo la Fiom e approvando col referendum il nuovo accordo con Fiat. E lo scorso gennaio voi non avete firmato l'accordo sulla riforma del modello contrattuale. Non vi state autoescludendo?

«Sono le imprese che decidono di non voler più discutere e fanno accordi separati. È un giochino dalla vita breve: noi restiamo convinti del valore del contratto nazionale, il solo strumento che garantisce diritti a tutti. Il nostro sistema produttivo è fatto di tantissime imprese, piccole e piccolissime, dove Confindustria, è noto, è la prima a negare la contrattazione decentrata o territoriale. Se non c'è un contratto valido per tutti, chi garantisce la retribuzione, l'inquadramento e i diritti? Chi si schiera con i lavoratori immigrati, i più deboli?».

Al governo cosa chiedete?

«Difficile anche chiedere a questo governo... Non c'è solo il problema dell'industria automobilistica, alla quale il governo offre solo incentivi. C'è la chimica, col governo incapace di far ripartire gli impianti della Vinyls di Porto Torres. Questo governo non ha alcuna idea per lo sviluppo e la politica industriale. Non si pone il problema dell'alimentazione a basso impatto ambientale, né della domanda pubblica. Si pensa solo a smantellare le regole: per la prima volta, il ministro del Lavoro, Sacconi, si è presentato non come super partes, ma come attore della divisione sindacale».

Che cosa significa essere leader di un sindacato?

«È una grande responsabilità. Ma in un organismo che conosco bene, e dove le decisioni si prendono in modo collettivo. Nell'interesse di tutti».

La sua esperienza comincia da giovanissima, negli Anni 70. Cosa è cambiato?

«Quasi tutto. Non solo per la globalizzazione, la crisi, la recessione. Allora il lavoro, la produttività, erano al centro di tutto. Oggi è il denaro a produrre altro denaro, i lavoratori sono fantasmi, le fabbriche sono scomparse dall' agenda politica e dai media. Se ne parla solo in occasione di vertenze drammatiche. E in quei rari casi, il soggetto non è più l'individuo che lavora, ma la tipologia del lavoro. I diritti sono passati alle cose, non alle persone».

In un Paese dove un giovane su quattro non ha lavoro, metà dei vostri iscritti sono pensionati.

«Vero, ma nella Filcams, i lavoratori dei servizi, l'età media è 30 anni. Il sindacato rispecchia l'età del paese. E in Italia l'età media si è impennata. Per i giovani, abbiamo un piano che prevede l'ingresso nel lavoro pubblico. Non in modo precario, ma attraverso concorsi, con la certezza di un reclutamento equo. Sanità, assistenza, istruzione: le grandi infrastrutture pubbliche dovrebbero essere valorizzate, con investimenti forti. Il governo le bistratta, le vede solo in termini di costi. Sottovalutare il lavoro pubblico è una delle straordinarie ingiustizie di questa stagione».

Tute blu, ma non solo. In Lombardia ha seguito i lavoratori del settore agroalimentare.

«Il 25 per cento del Pil lombardo viene dall'agricoltura. Moltissimi addetti sono di origine extracomunitaria, e la presenza femminile è altissima. Ho maturato una sensibilità precisa per l'ambiente e la qualità dei cibi. Una delle battaglie di quel periodo è stata per il reintegro di una lavoratrice, licenziata per avere denunciato ingredienti pericolosi».

Camusso alla Cgil, Marcegaglia in Confindustria: è il trionfo del femminismo?

«Purtroppo no. C' è ancora moltissimo da fare, per le donne. E non è questione di battaglie di genere».

Attenta da sempre alle tematiche femminili, laica, nel 2005 Camusso è stata promotrice del movimento Usciamo dal silenzio, che ha portato 200 mila persone a Milano a manifestare in difesa della libertà femminile e della legge sull'aborto...

«In Cgil la metà sono donne, ma, in generale, nel mondo del lavoro e nella società le disparità sono notevolissime. La condizione delle donne è specchio della democrazia di un Paese. E la nostra democrazia non gode certo di ottima salute».

Chi la conosce dai primi tempi, la ricorda come una ragazza affascinante...

«C'erano sindacalisti che usavano il ruolo per sedurre le operaie, e operai rigorosi che non perdonavano a Togliatti di aver lasciato la moglie per la Jotti».

Donna, giovane, e bella: mai un problema?

«Solo una volta, nel 1978: gli operai di un'impresa che impiantava piattaforme subacquee chiesero al mio posto un esperto, e maschio».

3 novembre 2011

Rita Cenni

Oggi.it

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03 novembre 2010

LA LAGUNA DI MATTEOLI E L'INCIUCIO TRA LA DESTRA LEGATA ALLA CAMORRA E LE COOP ROSSE















La laguna di Orbetello


Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è anche sindaco di Orbetello. L’amministrazione di sinistra che governa la Regione e quella di destra che comanda a Orbetello, potrebbero concedere alla Laguna Azzurra Srl (delle coop rosse e della famiglia Marano) il permesso di costruire 200 mila metri cubi a pochi chilometri dai porti dell’Argentario.

Le acque tranquille della laguna di Orbetello da un mese a questa parte sono agitate da un’onda lunga partita da Napoli. Arresti, bancarotte, affari tra coop rosse e imprenditori di destra legati alla camorra: mai si era visto nulla del genere all’ombra dell’Argentario. Tutto comincia il 6 ottobre 2010 quando il gip di Napoli concede ai pm Catello Maresca e Clelia Mancuso gli arresti domiciliari per l’ex senatore di Forza Italia Salvatore Marano, 55 anni e per i suoi due fratelli maggiori, Francesco (70 anni) e Stefano (65 anni). Costruttori molto chiacchierati di Melito, a nord di Napoli, i Marano sono accusati di avere venduto case sulla carta e di avere ottenuto fidi allegri per le loro società poi fatte fallire.

Il ruolo dei Marano
Gli arresti qui fanno rumore non per le accuse di bancarotta ma perché, grazie all’indagine, vengono a galla gli interessi trasversali sulla laguna di Orbetello. Nel silenzio della politica locale, una società privata sta realizzando una delle più imponenti opere di riqualificazione e bonifica d’Italia. Ora si scopre che la Laguna azzurra srl è di proprietà delle coop rosse e del gruppo Marano, capeggiato dal politico Salvatore ma anche dal fratello Stefano, indagato (e prosciolto) anni fa per i suoi rapporti con il clan Di Lauro.

Il 27 settembre scorso, appena 10 giorni prima dell’arresto dei Marano, la Laguna Azzurra aveva presentato alla presenza di Comune, Ministero dell’Ambiente e Regione, il suo progetto per la bonifica della zona. Primo passo di una grande operazione speculativa che ha come scenario 55 ettari tra la stazione della ferrovia e la laguna, disseminati di stabilimenti industriali in disuso per 400 mila metri cubi.

La Sitoco ha dato lavoro a 200 famiglie per 70 anni, ma ha lasciato qui pesanti tracce sul terreno e nelle acque. La fabbrica della Montecatini dal 1908 al 1978 ha prodotto concimi chimici trasformando con gli acidi la pirite delle miniere dell’Argentario. Alla laguna ha lasciato un monumento di archeologia industriale, fabbriche in mattoncini rossi, ma anche due isolotti di materiale inquinante per un paio di ettari e una montagna di rifiuti che rilasciano veleni. Il 26 novembre del 2006 il governo ha stanziato 6,7 milioni per la bonifica. Comune e Provincia sognano la nascita di “un centro integrato nell’ex stabilimento Sitoco che privilegi attività di ricerca e didattica ambientale, artigianato, commercio, turismo, nautica e gestione connessa alla laguna e direzionale in genere”. La società ovviamente punta a costruire anche villette e appartamenti per massimizzare l’utile. Non è stato ancora stabilito cosa e quanto potrà costruire ma anche ipotizzando un indice edificatorio dimezzato rispetto ai capannoni attuali si arriverebbe a un valore commerciale di decine di milioni di euro.

L’amministrazione di sinistra che governa la Regione e quella di destra che comanda a Orbetello, potrebbero concedere alla Laguna Azzurra Srl (delle coop rosse e della famiglia Marano) il permesso di costruire 200 mila metri cubi a pochi chilometri dai porti dell’Argentario. Non sarà un caso se a rilevare nel 2004 all’asta fallimentare per 7,2 milioni di euro lo stabilimento e i terreni si sia presentata la Laguna Azzurra, con il suo azionariato diviso equamente tra i meridionali vicini alla destra e i settentrionale delle coop rosse. Le quattro società “napoletane” con sede a Roma (Ieron, Dodecapoli, Gigli di Castiglia e Lucumone) detenevano fino al 2009 il 50% mentre il restante 50 dell’azionariato era diviso tra i veneti della Coop Clea di Campolongo Maggiore, gli emiliani della Cmr di Argenta e della Coop costruttori di Fiorenzuola d’Arda e i toscani del Consorzio Etruria, che hanno ceduto poi il posto alla Cooperativa dei muratori e sterratori di Montecatini nel 2008. In quell’occasione, il “gruppo Marano” ha ceduto il 10% e così oggi la guida di Laguna Azzurra è passata alle coop che esprimono l’amministratore. Secondo i pm, il politico Salvatore Marano era “il gestore di fatto della Laguna Azzurra, determinando le scelte imprenditoriali della società, pur senza essere investito di ruoli apicali nell’organigramma della medesima”. L’uomo forte dell’impresa era, però, Stefano Marano, che possedeva attraverso il figlio e due cognati 3 quinti delle società “napoletane” azioniste di Laguna azzurra.

Le indagini dell’Antimafia
Stefano Marano compare più volte negli atti della commissione Antimafia della scorsa legislatura, dove si legge che il boss Paolo Di Lauro fu fermato nel 1995 “insieme ad altri pregiudicati quali Prestieri Maurizio, Fusco Francesco, Mazzola Raffaele a bordo della Mercedes targata Napoli V12679, nella disponibilità della ditta edilizia Marano facente capo appunto alla famiglia Marano”. Non solo. Stefano Marano “era stato controllato il 18 maggio 1995 in compagnia di Riccio Domenico (nato a Napoli), ritenuto riciclatore del clan Di Lauro e rimasto ucciso il 21 novembre 2005”, a Melito. Il pm Corona raccontò che anche il figlio del boss, Cosimo Di Lauro, era stato trovato nel 2004 in una casa nella disponibilità di Stefano Marano.

Storie vecchie che non hanno impressionato gli amministratori di Orbetello. Il sindaco dal 2006 è il ministro Altero Matteoli, ma l’uomo forte della laguna è il suo amico e compagno di partito dai tempi del Msi, Rolando Di Vincenzo. A lui le Fiamme gialle di Napoli si sono rivolte nel 2008 per capire il ruolo dei Marano nella Laguna Azzurra. Secondo Di Vincenzo, Salvatore Marano era la persona della società che aveva incontrato “con maggiore frequenza” e “con il quale si sono instaurati anche rapporti amicali”.

Di Vincenzo ha strappato il Comune ai rossi nel 1997 e nel 2003 è stato nominato commissario del Governo per la bonifica della laguna, con il placet del ministro all’ambiente Matteoli. Nel 2006, avendo superato i due mandati, ha lasciato il municipio all’amico ministro e ora si è appena ricandidato. Matteoli gli ha lasciato la delega all’urbanistica e il ruolo di commissario delegato a risanare la laguna grazie a una serie di stanziamenti milionari, l’ultimo dei quali di 6,8 milioni attribuito dal governo Berlusconi nel 2008. “Naturalmente – tiene a precisare Di Vincenzo – le spese vengono sostenute dal commissario solo per la parte pubblica dell’area mentre per la parte di proprietà privata paga Laguna Azzurra”. Nel silenzio di destra e sinistra, l’unico ad avanzare qualche dubbio è il consigliere comunale di Rifondazione, Giuliano Baghini: “Dopo gli arresti vorrei capire se c’è un legame tra i lavori della Laguna Azzurra dei Marano e i 6,7 milioni di euro stanziati nel novembre 2006 dal Governo Prodi per bonificare la ex Sitoco”. A dirigere i lavori di bonifica per Laguna Azzurra c’è Francesco Antonio Martino di Grosseto. L’ingegnere nel 2006 fu sentito nell’ambito dell’indagine Poseidone dell’allora pm Luigi De Magistris.

I bonifici all’ingegner Papello
L’indagato principale di quell’inchiesta era Giovanbattista Papello (poi prosciolto a Catanzaro ma non a Roma per un filone laterale), responsabile del Commissariato all’emergenza. Quando scoprirono che Martino pagava parcelle al responsabile del Commissariato, i carabinieri rimasero sorpresi. Lui, senza fare una piega, spiegò: “Nel 2002-2003 ho versato bonifici all’ingegner Papello di circa 180 mila euro perché ha svolto su mio incarico lavori presso la laguna di Orbetello negli anni 1999-2001: si tratta di prestazioni professionali, regolarmente pagate e fatturate. Successivamente Papello mi ha contattato per lavori in Calabria, in quanto confidava sulla mia elevata professionalità nel settore”. In una precedente informativa dei carabinieri si leggeva: “Papello è in stretto contatto con Martino, amministratore di società che si occupa di tecnologie ambientali e consulente del ministero dell’Ambiente (allora guidato da Matteoli, ndr)”. Oggi Papello è direttore amministrativo e tesoriere della “Fondazione della Libertà” del ministro Matteoli.

3 novembre 2010

Il Fatto Quotidiano

31 ottobre 2010

CINQUE EURO L'ORA? PAGA INCOSTITUZIONALE

Il giudice: il contratto Unci viola la dignità della persona

Una sentenza importantissima perché il contratto Unci è a tutti gli effetti un contratto collettivo


TORINO
- Negli ultimi anni Manuela ha lavorato per otto ore al giorno in fabbrica, collaudando compressori e facendo la magazziniera. Il suo collega ha lavorato le stesse ore, gomito a gomito, collaudando compressori e facendo il magazziniere. Ma mentre lui portava a casa uno stipendio decente, lei a fine mese si doveva accontentare di una paga infima: 840 euro lordi, circa 600 netti. Perché? Semplice: Manuela era socia di una cooperativa, la Coop 2000, che applica il contratto Unci-Cnai. Significa niente quattordicesima, tredicesima ridotta all’osso, ferie e straordinari al lumicino. La domenica non c’è alcuna maggiorazione. Idem se si lavora di notte invece che di giorno. Così Manuela ha lavorato per anni a 4,86 euro all’ora.

Una paga da fame. Tanto che ora il tribunale del lavoro di Torino ha dichiarato quel contratto lesivo della dignità della persona. Violerebbe infatti l’articolo 36 della Costituzione che dice: «Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa».

Una sentenza importantissima perché il contratto Unci è a tutti gli effetti un contratto collettivo. L’Unione nazionale delle cooperative italiane firma questo genere di contratti con sigle sindacale sconosciute alla maggior parte dell’opinione pubblica (Confsal, Cisal, Fesica, Cnai) ma che hanno pari dignità da quando una legge ha previsto che i Ccnl non debbano più per forza essere firmati dai sindacati maggiormente rappresentativi, ma possano esserlo anche da quelli comparativamente rappresentativi a seconda del settore lavorativo.

Contratti diventati «famosi» nel mondo sindacale. «Abbattono a tal punto gli stipendi da fare concorrenza sleale - dice Elisabetta Mesturino, segretario provinciale della Filcams Cgil, il sindacato che ha seguito il caso di Manuela - Con i loro stipendi stracciati si aggiudicano tutti gli appalti al massimo ribasso». La Coop 2000 aveva vinto quello alla Abac, multinazionale che nello stabilimento di Manuela contava circa 600 lavoratori. Ma il contratto Unci, soprattutto in settori come quello della logistica, si sta diffondendo in fretta.

«L’ispettorato del lavoro ha più volte mostrato dubbi sul contratto Unci - dice ancora la Mesturino - Invitavano i soci lavoratori a rivolgersi al giudice per far verificare se rispettasse l’articolo 36 della Costituzione. Ma è difficile che un singolo lavoratore si lanci in battaglie del genere. Per questo la sentenza di Torino è fondamentale: è un precedente che darà coraggio ad altri soci lavoratori».

Il tribunale di Torino ha condannato la cooperativa a liquidare a Manuela 8.851,21 euro per gli anni arretrati.

Ma come si calcola se uno stipendio è dignitoso? «Il giudice del lavoro Mauro Mollo ha compiuto una corposa ricerca facendosi consegnare dal Cnel tutti i contratti collettivi siglati per il settore logistica - spiegano gli avvocati Ernesto e Fausto Raffone, che hanno seguito Manuela nella causa - Dalla comparazione è emerso che il contratto Unci era inferiore del 35%. Un evidente e immotivata disparità. Il giudice, pur non intaccando il diritto di sigle sindacali meno rappresentative a firmare contratti collettivi, ha ritenuto la parte economica del contratto Unci incompatibile con la dignità del lavoratore».

29 ottobre 2010

Raphaël Zanotti

La Stampa.it

30 ottobre 2010

ASSEMBLEA DI USB UNICOOP FIRENZE


Riceviamo e volentieri pubblichiamo:










A TUTTI I LAVORATORI DI UNICOOP FIRENZE


GIOVEDI 4 NOVEMBRE 2010


E' INDETTA UN'ASSEMBLEA DI TUTTI GLI ISCRITTI

E SIMPATIZZANTI USB (Unione Sindacale di Base)


CON IL SEGUENTE ORDINE DEL GIORNO:


- CONSEGNA DELEGHE;

- LETTERA DOCUMENTO DA INVIARE ALL'AZIENDA;

- NORME PER LA RIELEZIONE DELLA RSU;
- VARIE ED EVENTUALI


L'ASSEMBLEA SI TERRA' IN VIA GALLIANO, 107 FIRENZE
ALLE ORE 21.00


L'assemblea è indetta dalla Rappresentanza Sindacale Aziendale USB dei magazzini Unicoop Firenze, ma è aperta anche ai lavoratori dei negozi o uffici Unicoop che fossero interessati.

27 ottobre 2010

IL PRESIDENTE DI COOP CENTRO ITALIA GIORGIO RAGGI CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE ANCHE IN APPELLO

Il tribunale di Terni ha confermato la sentenza di 800 euro di ammenda e 5mila euro di provvisionale nei confronti del Presidente di Coop Centro Italia, Giorgio Raggi (al centro anche nella foto)

Il racconto della parte civile


Il tribunale di Terni conferma quanto deciso dal giudice di pace di Terni, e il presidente della Coop centro Italia Giorgio Raggi dovrà ora vedersela in sede civile con Fabrizio Toccaceli, ex assistente Category Liquidi della Coop centro Italia.

L'accusa, come ormai noto, è quella di diffamazione, avendo Raggi annunciato - nel corso di un seminario svoltosi a Terni il 26 ottobre del 2005 - la rimozione di due impiegati direttivi, citandone le mansioni e aggiungendo che la decisione derivava dal fatto che i dipendenti in questione erano stati rimossi dalle mansioni già affidategli per "valutata incapacità a ricoprire il ruolo".

Particolare non da poco, ciascuno degli incarichi era affidato ad una sola persona in tutta l'area, il che ha di fatto identificato i soggetti in questione davanti ad una platea di circa 130 fra colleghi, consiglio di amministrazione e addetti ai lavori e non, tra i quali fotografi e psicologi. Altro particolare non da poco, anzi più che determinante, è il fatto che a Toccaceli non fosse ancora stato comunicato nulla della decisione presa dalla Coop. Anzi, Toccaceli era stato messo in ferie proprio il giorno prima del seminario, avendo ancora quasi 50 giorni da recuperare.

Al suo ritorno, l'impiegato direttivo era stato convocato dall'amministratore delegato alle Risorse Umane "Mi consegnò una lettera di contestazione di addebiti - racconta a Spoletonline Toccaceli - per asseriti fatti risalenti anche a due anni prima. Nella lettera mi si concedevano cinque giorni di tempo per rispondere. Io dissi che ero tranquillo, e che avrei potuto chiarire ogni cosa se mi fosse stato dato accesso agli atti risalenti all'epoca dei fatti contestati, documenti che io stesso avevo redatto e relativi a rinnovi di contratti di forniture e altro ancora. Mi è stato negato".

Senza gli atti alla mano, Toccaceli aveva risposto alla lettera di contestazione in maniera parziale, mettendo per iscritto che, in merito ai chiarimenti mancanti, avrebbe potuto essere più preciso una volta consultati i propri atti. "Il 23 dicembre 2005 - racconta ancora l'ex dipendente Coop - l'amministratore delegato alle Risorse Umane mi ha nuovamente convocato per dirmi che le mie risposte non erano sufficienti, proponendomi una buona uscita. Io ho rifiutato, perché avevo ed ho la coscienza a posto. A quel punto mi venne proposto di riflettere ".

Sette giorni più tardi, il 30 dicembre, in un nuovo incontro con l'amministratore delegato alle Risorse Umane, Toccaceli ribadisce la bontà del proprio operato e la possibilità di dimostrarlo con i documenti alla mano. Tuttavia, probabilmente, la Coop ha già deciso: tant'è che gli offrono altri quattro giorni per valutare la buona uscita dopodiché, il 4 gennaio del 2006, gli arriva a casa la lettera di licenziamento per giusta causa.

Vedovo con tre figli di 18, 17 e 3 anni, Toccaceli si rimbocca le maniche e si rimette in cerca di lavoro. Si apre così un periodo difficile sotto il punto di vista psicologico e non, e certamente l'allontanamento forzato dalla Coop e le esternazioni del presidente in quel seminario, alla presenza anche di soggetti esterni all'azienda, non lo mette in buona luce con le altre catene della Grande Distribuzione e con società a loro correlate. Nel frattempo, visto che la sua coscienza è pulita, Toccaceli decide di far causa a Giorgio Raggi e alla Coop, per la diffamazione e l'ingiusto licenziamento.
"Mi sono appoggiato ad uno studio legale di Firenze per la vertenza lavorativa - racconta ancora - e l'avvocato Cristina Pieri del Foro di Firenze si è occupata del procedimento penale scaturito dalla denuncia-querela per diffamazione nei confronti del presidente della Coop Centro Italia, per quelle dichiarazioni rese durante il seminario di Terni".

Proprio a Terni si è svolto il processo penale, davanti al giudice di pace Germondani il quale, al termine di una lunga istruttoria durata quasi tre anni, ha condannato - marzo 2009 - Giorgio Raggi a 800 euro di ammenda e 5mila euro di provvisionale sul risarcimento, da definirsi in sede civile.

Il presidente della Coop centro Italia ha proposto appello presso il tribunale di Terni, che il 15 ottobre scorso gliel'ha rigettato integralmente malgrado le arringhe di due "pezzi da 90" del diritto italiano, gli avvocati e professori universitari Pacilio (Bologna) e Centofanti (Perugia), quest'ultimo subentrato a seguito di un mandato aggiunto in appello accanto al primo legale. Ciò nonostante anche il giudice di secondo grado Santoloci ha confermato la sentenza di condanna contro il presidente di Coop centro Italia, accogliendo in pieno le richieste della parte civile Toccaceli, sempre difeso dall'avvocato Cristina Pieri.

A questo punto la sentenza è esecutiva: pertanto, il processo civile può essere istruito. Di concretizzare la richiesta di risarcimento in sede civile, sia dal punto di vista patrimoniale che morale, se ne occuperà l'avvocato Fabrizio Gentili del Foro di Spoleto.
Nel frattempo prosegue a Perugia la causa di lavoro, che andrà a sentenza il 5 maggio 2011.

27 ottobre 2010

Daniele Ubaldi


Spoleto Online

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NUOVA COOP A GROSSETO: PARLA L'ASCOM, "REGOLE UGALI PER TUTTI?"


Viene chiamata in causa l’amministrazione comunale






Grosseto, 26 ottobre 2010 -
Un nuovo supermercato Coop in città. La notizia arriva da Ascom-Confcommercio e l’associazione di categoria arricchisce l’indiscrezione con alcuni particolari che chiamano in causa direttamente l’amministrazione comunale, visto che "l’area in questione — dice Agostino Ottaviani, presidente di Ascom Follonica — si trova proprio di fronte alla zona artigianale e sarebbe stata opzionata dal Consorzio Etruria per la costruzione di un nuovo punto vendita Coop". Il punto sta proprio qui: il nuovo Regolamento urbanistico, infatti, non prevede che nell’area artigianale siano localizzate attività di distribuzione e commercializzazione che operino nel settore alimentare. In pratica, niente supermercati da quelle parti.

"Questa scelta — spiega Agostino Ottaviani — è stata giustificata dall’amministrazione comunale follonichese con la volontà di non creare concorrenza alle attività che operano nello stesso settore e che già esistono in città. Scelta condivisibile, se solo si fosse adoperato lo stesso riguardo per tutte le imprese. Invece, a quanto pare, non si vuole toccare il settore alimentare ma si sacrificano volentieri le altre categorie commerciali: se infatti si permette la creazione di nuovi punti vendita non alimentari, si crea comunque una concorrenza in grado di arrecare sicuramente delle conseguenze per le attività che esistono nel territorio".

Ma il 'divieto' verrebbe — in pratica — infranto anche nello stesso settore alimentare. "La questione infatti si fa ancora più strana — spiega ancora il presidente di Ascom Follonica — visto che un’area di fronte alla zona industriale sarebbe già stata opzionata dal Consorzio Etruria per la costruzione di un nuovo punto vendita della Coop: a questo punto sorge inevitabilmente qualche domanda. Perché si chiudono le porte ad altre imprese che lavorano nel settore alimentare e si dice sì ad una sola di queste?".

L’indiscrezione diffusa da Ascom riguarda appunto "un’area nella zona del Diaccio, che pare sia già stata opzionata da un consorzio proprio per creare un nuovo punto vendita di alimentari della catena Coop.

E adesso — conclude Agostino Ottaviani — le spiegazioni sono d’obbligo: tutto questo corrisponde a verità? Se la risposta sarà positiva, l’amministrazione comunale dovrà anche spiegarne le motivazioni, non tralasciando la possibilità di avere a che fare con ricorsi da parte di altre aziende che operano nello stesso settore alimentare".

26 ottobre 2010

La Nazione


Legacoop Grosseto ribatte a Sacom Follonica

UNICOOP TIRRENO: SOCI AL VOTO


Sarebbero 900.000 i soci di Unicoop Tirreno, ma in quanti voteranno?


Da giovedì 28 a sabato 30 quasi 900.000 soci di Unicoop Tirreno in Toscana, Lazio, Campania e Umbria sono chiamati ad eleggere i nuovi componenti dei comitati direttivi delle Sezioni soci.

Le votazioni si tengono in tutti i punti vendita Unicoop Tirreno (durante l'intero orario di apertura) dove i soci potranno scegliere tra una rosa di candidati esercitando così un fondamentale diritto/dovere di partecipazione alla vita della Cooperativa di consumatori fondata a Piombino (LI) nel 1945 e oggi presente con 112 punti vendita in quattro regioni.

I comitati soci restano in carica tre anni e funzionano da raccordo tra la base sociale e gli organismi dirigenti della Cooperativa: elaborano i programmi delle attività sociali e ne curano la realizzazione, promuovono assemblee a tema, indicano i candidati al Consiglio di Amministrazione, etc. Partecipazione e socialità dell'impresa, solidarietà nazionale e internazionale, informazione ed educazione dei consumatori, rapporti con il territorio, tutela dell'ambiente: questi alcuni dei temi affrontati con i programmi delle attività sociali.

Le sezioni soci di Unicoop Tirreno sono 29 (13 in Toscana, 13 nel Lazio, 2 in Campania e una in Umbria). I soci che si sono auto-candidati quest'anno sono in totale 705 (50% donne - uomini), di cui 279 pensionati, 244 lavoratori dipendenti, 63 casalinghe, 38 dipendenti Coop, 41 liberi professionisti, 27 insegnanti, 11 studenti, 2 in attesa di occupazione. L'età media è 56 anni.

26 ottobre

greenreport.it

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26 ottobre 2010

GIULIO BANI, GIA' PRESIDENTE CFT, SOSTITUISCE RICCARDO SANI NEL CONSIGLIO DI GESTIONE DI UNICOOP FIRENZE



Novità nella governance di Unicoop: il "facchino" Bani entra nel salotto buono




Unicoop Firenze, CFT, Consorzio Etruria: un giro di poltrone tra aziende cugine. Sono lontani i tempi quando in Unicoop si improvvisò con Armando Vanni alla presidenza del Consiglio di Gestione, poi allontanato senza tanti complimenti e ora emarginato e affannato a salvare la BTP dell'inquisito Riccardo Fusi.

Giulio Bani, ex presidente della CFT, la cooperativa che ha l'appalto di una buona parte dei magazzini Unicoo FI, entra nel salotto buono di Unicoop. Sani ne esce indovinate per far che? Ma il presidente del Consorzio Etruria. Un giro di valzer in famiglia. La presidenza di CFT va a Leonardo Cianchi.

Ecco l'attuale composizione del Consiglio di gestione di Unicoop


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Riccardo Sani a venti anni era già nell'ufficio tecnico della cooperativa. Da allora sono passati più di 35 anni e Sani è arrivato a ricoprire il ruolo di consigliere delegato allo sviluppo. Con lui allo sviluppo l'Unicoop Firenze ha realizzato il primo ipermercato della Toscana, nel 1988 a Massa e Cozzile, e poi una serie numerosa di centri commerciali prestigiosi, ma sempre tenendo conto dei principi fondamentali dai quali la cooperativa non deroga: il minimo impatto ambientale e urbanistico, la ricerca continua di soluzioni efficienti per minimizzare i costi di distribuzione. L'ultima operazione alla quale si è dedicato è l'acquisizione di una catena di supermercati per lo sviluppo della cooperazione su Roma.

Da luglio Riccardo Sani è stato chiamato a presiedere il Consorzio Etruria, che opera nel settore delle costruzioni e che ha bisogno di rilanciare il rapporto con le altre cooperative della Legacoop e di uscire dalla crisi che attanaglia il settore. Un compito difficile per il quale facciamo i migliori auguri a Riccardo.

Lo sostituisce nel consiglio di gestione dell'Unicoop Firenze, Giulio Bani che lascia la presidenza della Cft, una grande realtà della cooperazione toscana e fra i leader delle imprese che operano nella logistica. A Bani un benvenuto caloroso.

Informatore Coop Novembre 2010

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LA ASL CHIUDE LA COOP PER CARENZE IGIENICHE


E' accaduto al negozio Coop di Bassa, frazione di Cerreto Guidi, nell'empolese

Il responsabile dello spaccio aveva tentato di dissimulare i veri motivi dello stop al punto vendita affiggendo un cartello con la scritta “Chiuso per lavori di ristrutturazione”



CERRETO GUIDI. L’Asl ha disposto la chiusura della cooperativa di consumo di Cerreto Guidi e Vinci, con sede in via XXVI giugno a Bassa, a causa delle carenze igienico sanitarie riscontrate durante un controllo di routine degli ispettori dell’Azienda sanitaria. Lo spaccio alimentare potrà riaprire soltanto quando la situazione sarà sanata. Pochi giorni fa all’ingresso del negozio è stato affisso un cartello con la scritta “Chiuso per lavori di ristrutturazione”, che aveva colto di sorpresa sua i soci della cooperativa cerretese, sia i clienti abituali di Bassa, rimasti stupiti dal repentino verificarsi degli eventi.

«Facciamo la spesa alla cooperativa ogni mattina - spiega una signora - e non avevamo mai sentito dire niente di lavori in previsione. Mercoledì mattina le luci interne al negozio erano spente, abbiamo anche provato a bussare, poi abbiamo visto il foglio».

In realtà alla base della chiusura c’è l’ispezione dell’Asl, che ha rilevato carenze igienico sanitarie tanto gravi da determinare la chiusura del negozio fino a quando le stesse non saranno sanate. Al termine degli interventi infatti, sarà effettuato un nuovo sopralluogo e soltanto a quel punto potrà essere dato l’ok alla riapertura.

«Per chi ogni mattina fa affidamento sulla cooperativa per la spesa quotidiana - spiega un’altra signora - questi giorni di chiusura sono un vero problema. Inoltre è stata una cosa talmente improvvisa che ci ha impensierito non poco. Speriamo che tutto venga sistemato alla svelta».

I clienti dello spaccio di Bassa già lo scorso anno avevano temuto per le sorti del negozio di alimentari della frazione; poi, durante un’assemblea fu deciso di diminuire la varietà di scelta dei prodotti, ma di lasciare comunque aperta la rivendita del paese.

23 ottobre 2010

Sara Bruni

Il Tirreno

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24 ottobre 2010

QUARANTA DIPENDENTI SU SESSANTA RIENTRANO ALLA COOP DI BAZZANO (AQ)




Coop Centro Italia innaugura il nuovo punto vendita a Bazzano (AQ)







Importanti sotto il profilo occupazionale della realtà locale i riflessi del nuovo intervento: circa 40 dei 60 lavoratori ancora in cassa integrazione dopo il terremoto sono stati reintegrati. Il supermercato sarà aperto dal lunedì al sabato dalle 8,30 alle 20 e tutte le domeniche dalle 9,00 alle 13,00.

Il percorso della presenza di Coop Centro Italia a L'Aquila ha vissuto come noto momenti difficili: il terremoto dello scorso anno ha acuito le difficoltà, ma non ha fatto venir meno la volontà di esserci.

24 ottobre 2010

Il Tempo.it


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Nel pubblicare questo articolo non possiamo non ricordare i momenti difficili a cui Il Tempo fa riferimento, pur senza avventurarsi in quella brutta, brutta vicenda.

Per la comprensione di quei momenti difficili, sarà utile leggersi questo articolo: Anche la Coop abbandona i terremotati e ricordare le parole di allora del sindaco aquilano Massimo Cialente: «Come accaduto con la Transcom, nella fase del terremoto si utilizzano i lavoratori come scudi umani, umiliando persone già duramente colpite dalla tragedia, per esercitare pressioni ora sul Governo centrale, ora - come nel caso Coop - sul Comune, per ricatti nel campo urbanistico. Se è odioso che ciò sia fatto da imprese private, trovo ancora più esecrabile che questo comportamento sia praticato da chi si richiama al movimento cooperativo e che dietro a questi valori sociali, storici e culturali, gode, tra l’altro, di particolari privilegi nel nostro Paese» [...] «Ancora una volta ribadisco - ha concluso - che è vero che siamo terremotati, ma tutti gli aquilani esigono rispetto e non cedono, nessuno, a cominciare dal sindaco, ad alcun tipo di ricatto».

La vicenda è ampiamente descritta nel libro La Coop non sei tu di Mario Frau, nel sottocapitolo intitolato proprio L'Aquila, lavoratori utilizzati come scudi umani (da pag. 348 a seguire).

L'autore nel concederci un'intervista che pubblicammo in due parti (parte prima - parte seconda) convenne con noi che, tra le varie vicende cha hanno fortemente macchiato l'immagine patinata e buonista delle Coop, quella de L'Aquila a cui abbiamo fatto riferimento "sia (stata) indubbiamente quella più censurabile dal punto di vista etico e della responsabilità sociale".

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23 ottobre 2010

PATERNITA' E MATERNITA': COSA CAMBIA CON LA NUOVA DIRETTIVA EUROPEA

I lavoratori padri dovranno poter fruire, alla nascita di un figlio, di almeno due settimane di congedo interamente retribuito




Il Parlamento europeo in seduta plenaria ha votato, con una maggioranza significativa e in prima lettura, la proposta di direttiva del Parlamento e del Consiglio europeo che modifica la direttiva 92/85 CEE in materia di tutela della maternità e della paternità.

Del tutto nuovo, anche per il nostro Paese, l'invito rivolto agli Stati membri di far beneficare i padri di un autonomo periodo di assenza, appunto di almeno due settimane, da utilizzare nel periodo in cui opera il congedo obbligatorio per maternità, il cui periodo minimo deve essere aumentato, dagli Stati membri dell'Unione europea, da 14 a 20 settimane. Quest'ultima misura non tocca il nostro Paese, che già stabilisce in cinque mesi l'astensione obbligatoria dal lavoro per le neo-mamme.

Anche l'Italia dovrà, però, adeguare il trattamento economico di maternità alla nuova direttiva, che prevede che le 20 settimane siano integralmente retribuite. Attualmente l'indennità durante il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro per maternità è, invece, pari all'80% dell'ultima retribuzione, con l'integrazione al 90 o al 100%, che alcuni contratti - ma non tutti - pongono a carico del datore di lavoro.

Il Parlamento europeo ha altresì approvato un emendamento che introduce il divieto di licenziamento delle lavoratrici, per un periodo minimo che va dall'inizio della gravidanza ad almeno sei mesi dopo il termine del congedo di maternità. Anche in questo campo, però, il diritto del lavoro italiano è più garantista e già vieta il licenziamento fino a che il bambino non abbia compiuto un anno di vita.

La proposta di modifica dell'attuale direttiva sancisce altresì il diritto della lavoratrice madre di ritrovare, al rientro in azienda, un posto di lavoro equivalente, inteso quale posto di lavoro identico a quello precedente, in termini di retribuzione e di mansioni, ovvero, qualora ciò non sia possibile, un posto analogo corrispondente alle qualifiche ed alla retribuzione precedente l'assenza.

I Parlamentari europei hanno, inoltre, approvato il divieto di richiedere prestazioni di lavoro notturno nelle 10 settimane precedenti il parto o per periodi superiori se lo richiedono le condizioni di salute della madre o del nascituro, nonché durante il periodo di allattamento al seno. E' questo un divieto che già opera nel nostro Paese fino ad un anno di età del bambino.

Il provvedimento passa ora al Consiglio Europeo nel quale si preannuncia una forte opposizione da parte di alcuni Paesi che ritengono la proposta troppo onerosa.

21 ottobre 2010

Maria Rosa Gheido

Il Sole 24 Ore