16 giugno 2011

MINISCHETTI: IL MANAGER BANCARIO CACCIATO DALLE COOP


Crisi consorzio Etruria: tutta colpa di Minischetti?





L'articolo di
La Repubblica mette insieme un pò di fatti, ma non convince. Ci si accanisce su Minischetti ora che è finito nelle patrie galere, ma si dovrebbe capire perché fu affidato il timone del Consorzio, una società edile, prorpio ad un bancario che non è certo arrivato alla presidenza da solo.

Si dovrebbe anche capire perché precedentemente Unicoop FI, introducento il modello di gestione duale, chiama Armando Vanni proprio dal Consorzio Etruria a capo del Consiglio di Gestione silurandolo appena un anno dopo (e con lui, la presidente di Legacoop Toscana Patrizia Vianello).

Scrive Massimo Vanni nel'articolo che segue: «Scoppia (la crisi - nota blog) però quando tra i vertici della Lega delle coop è già chiaro da molto tempo che i due anni a guida Minischetti hanno in realtà lasciato il Consorzio in cattive acque.» Si dovrebbe capire come, se Minischetti è stato così nefasto per il Consorzio Etruria, in cosa lo è stato visto che nel 2009 il bilancio della cooperativa è di quelli da incorniciare e solo un anno dopo siamo alla canna del gas.

La sensazione è che si cerchi un capro espiatorio, sebbene alquanto convincente, su cui scaricare tutti i mali del Consorzio Etruria e che si taccia su molti argomenti su cui invece dovrebbe essere fatta maggior chiarezza.

D'altra parte le parole del deputato del PD Luca Sani che sostiene che: «i lavoratori e i soci del Consorzio rischiano di dover pagare impropriamente per operazioni discutibili fatte in passato, rispetto alle quali evidentemente il movimento cooperativo non ha promosso quelle azioni necessarie a tutela dello spirito e dei valori cooperativi», lasciano spazio ad interpretazioni le più diverse.

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È PRESIDENTE del Banco di Lucca e del Tirreno da quasi sei anni. Ed è conosciutissimo nella città delle mura, nonostante Luigi Minischetti non sia propriamente il genere del presenzialista. QUELLA di Minischetti, 62 anni, una laurea in economia alla Bocconi, è una carriera costruita per lo più nel mondo bancario: direttore della Comit, poi della Banca Del Monte, quindi direttore generale della Cassa di Risparmio di San Miniato.

Per oltre due anni però, da maggio del 2008 a luglio 2010, Luigi Minischetti è stato a capo del Consorzio Etruria, la più grande società di costruzioni della Lega delle coop toscane. O almeno così pareva, perché oggi, a un anno esatto dall' uscita di Minischetti, il Consorzio è in realtà una società in cerca di salvezza. Una scialuppa in cerca di attracco.

Le Coop toscane hanno dovuto spendere uno dei suoi manager migliori per evitare un inglorioso naufragio: ha chiamato alla testa del Consorzio quel Riccardo Sani che Turiddo Campaini, costruttore e timoniere dell' Unicoop Firenze, ha sempre voluto al proprio fianco. Minischetti, che prima di diventare presidente era stato per lunghi anni socio del Consorzio, se n' è andato perché la Lega delle Coop lo ha messo alla porta. E non per una incompatibilità caratteriale.

Minischetti rappresentava il ponte con Riccardo Fusi e la Btp, che oggi non naviga in acque migliori del Consorzio Etruria. Era l' uomo della «strana alleanza» tra il colosso delle Coop e il gigante della Toscana, già immaginata dall' amico Armando Vanni, prima a capo della Unicoop (poi allontanato da Campaini per divergenze sul modo di concepire la cooperazione) e poi della stessa Btp, quando Fusi fu costretto alle dimissioni dall' inchiesta sulle grandi opere.

Menischetti si era proposto di portare a conclusione la stretta collaborazione tra le due società di costruzione, a partire dal project milionario dei quattro nuovi ospedali toscani (poi finito male perché furono esclusi) alla ex Manifattura tabacchi fino al project per le linee 2 e 3 della tramvia.

Un patto stretto con l' obiettivo di riuscire a portare la «strana alleanza» tra i primi cinque posti nella classifica delle imprese di costruzione italiane. La Lega delle Coop però non è mai riuscita a vedere in Fusi un partner strategico e aveva osteggiato il patto fin dall' inizio. Fu per questo che, dopo appena due anni le Coop toscane guidate da Stefano Bassi, dopo aver dato il benservito a Vanni, misero alla porta Minischetti.

Un' operazione condotta con pazienza certosina tra gli equilibri del Cda del Consorzio ma alla fine ripagata da un profondo sospiro di sollievo. Salvo dichiarare, al momento della nomina di Sani nel luglio dell' anno scorso: «Ringraziamo Minischetti per il lavoro svolto, a favore della cooperativa, nei due anni della sua presidenza, garantendo la piena occupazione, la crescita dell' intero gruppo ed il suo radicamento sui mercati nazionali ed internazionali».

Parole che sembrano fare a pugni con la crisi finanziaria del Consorzio Etruria, 700 occupati diretti e un fatturato 2009 di circa 470 milioni di euro, che scoppia inattesa appena pochi mesi dopo la sua defenestrazione. Scoppia intorno al project della tramvia, quando il sindaco Matteo Renzi addebita i ritardi nell' avvio dei lavori (non c' è ancora una data certa per l' inizio, si parla adesso di luglio inoltrato) proprio alle difficoltà finanziarie del Consorzio Etruria, subentrato nella realizzazione dopo le difficoltà di Btp.

Scoppia però quando tra i vertici della Lega delle coop è già chiaro da molto tempo che i due anni a guida Minischetti hanno in realtà lasciato il Consorzio in cattive acque. E a sentire qualche dirigente del movimento cooperativo, al di là dei ringraziamenti d' ufficio e delle dichiarazioni ufficiali, sarebbe stata proprio la gestione Minischetti la fonte di molti guai. A cominciare dai 1.600 fornitori-creditori che bussano alle porte del Consorzio. Un tempo orgoglio della Lega delle Coop e oggi malato tra le mani del presidente Sani, che proprio tra pochi giorni presenterà il piano-salvezza all' assemblea dei soci.

Dopo la destituzione, Minischetti è tornato nella città delle mura. Ad occuparsi dell' incarico di presidente del Cda del banco di Lucca che detiene dal 2005, grazie alla parte privata che controlla circa il 70 per cento delle quote dell' istituto e che è composta da forze imprenditoriali lucchesi. Fino all' arresto di ieri ad opera della Guardia di finanza di Roma, che ieri mattina ha perquisito il suo ufficio in viale Agostino Marti. Anche se, a quanto pare, l' arresto di Minischetti non avrebbe niente a che fare con l' attività dell' istituto di credito lucchese.


15 giugno 2011

Massimo Vanni

La Repubblica

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