14 maggio 2010

FERMI PER SCIOPERO I CAMION UNICOOP TIRRENO. LICENZIATI 102 AUTISTI

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Camionisti in sciopero alla Unicoop Tirreno: l'azienda propone loro un passaggio ad una nuova ditta appaltatrice, stavolta non più dipententi, ma con la qualifica nefasta di socio-lavoratore.

Nel 2002 il settore trasporti di Unicoop Tirreno che riforniva i negozi della cooperativa furono appaltati ad una ditta esterna. I 102 camionisti da Unicoop passarono alla nuova società.

In marzo questa società, il Consorzio Dinamica Logistica, ha rescisso il contratto di appalto con Unicoop tirreno e ha licenziato i 102 dipendenti.

Ora Unicoop tirreno propone ai lavoratori licenziati il passaggio alla CFT, con una "piccola" differenza, come quella che intercorre tra la notte e il giorno: non più dipendenti, ma soci lavoratori.
Intanto oggi, venerdi 14 maggio, è sciopero.


PIOMBINO. Venerdì 14 per tutta la giornata, dalle 00 alle 24, resteranno fermi per sciopero dei camionisti tutti i mezzi che trasportano i prodotti dal centro di distribuzione Coop di Vignale nelle decine e decine di supermercati e negozi che fanno capo a Unicoop Tirreno.

Lo sciopero è stato proclamato ieri durante un presidio di protesta attivato nel piazzale della sede Coop di Vignale da molti dei 102 camionisti che, per conto di una ditta d'appalto, svolgono il servizio di distribuzione dei prodotti per la cooperativa. Camionisti che, da sabato prossimo, sono tutti licenziati.

Esternalizzare. Nel 2001 l'allora Coop Toscana-Lazio decise di esternalizzare il servizio di trasporto dei prodotti da Vignale ai punti vendita, fino ad allora condotto con propri dipendenti. L'appalto andò al consorzio Dinamica Logistica, operante in varie parti d'Italia e con un ramo d'azienda anche a Santa Croce sull'Arno. I camionisti Coop furono così assorbiti dalla società appaltatrice e con successivi ingressi sono arrivati ad essere gli attuali 102 lavoratori che ogni giorno troviamo sulle strade alla guida dei camion con le insegne Coop. Un'ottantina di questi autisti, tutti residenti nella zona, operano partendo dalle piattaforme Coop di Vignale e Venturina; un'altra ventina sono in forza alla piattaforma di distribuzione di Ceccano (Frosinone).

Licenziati. Il 25 marzo scorso, come spiegano dall'ufficio relazioni esterne di Unicoop Tirreno, Dinamica Logistica ha chiesto di rescindere anticipatamente il rapporto di appalto. Unicoop ha ottenuto la prosecuzione del servizio fino al 15 maggio per avere il tempo di trovare un' altra società alla quale affidare il trasporto. Nel frattempo, ed è cosa delle ultime settimane, i 102 camionisti hanno ricevuto da Dinamica Logistica le lettere di licenziamento con decorrenza, appunto, da sabato prossimo e senza l'intervento di ammortizzatori sociali.

L'alternativa. La nuova società cui affidare il servizio di trasporto, individuata da Unicoop, è la Cooperativa fiorentina trasporti (Cft) che, spiegano dagli uffici di Vignale, si è impegnata ad assorbire tutti i 102 camionisti già da lunedì prossimo.

Il problema. «Coop sta cercando di farci apparire questa operazione come un grande affare, ma non è così, anche perchè ci mettono di fronte a un bere o affogare - dice Fabio Elmini rappresentante sindacale dei camionisti in Dinamica Logistica - Questo passaggio a Cft avverrà a condizioni molto diverse da quelle che abbiamo adesso. In primo luogo ci viene imposto di passare dallo stato di dipendenti a quello di soci-lavoratori che significa un diverso inquadramento contrattuale e minori garanzie e sicurezze sia economiche che sul nostro futuro. E poi ci sono una quantità di altri aspetti che non ci convincono e che comunque vanno approfonditi meglio, invece tutto è stato fatto sopra le nostre teste senza che nessuno ci coinvolgesse».

La protesta. «Intanto come Cgil, Cisl e Uil trasporti abbiamo proclamato questo sciopero per l'intera giornata di venerdì - dice Costantino Ferraro della Filt-Cgil provinciale - I lavoratori da giovedì allestiranno anche un gazebo di sensibilizzazione nel piazzale della Coop a Vignale. Nel frattempo avremo un nuovo incontro con la Cft perchè ad oggi permangono troppe incertezze su tempi, modi, garanzie economiche e normative di questo eventuale passaggio dei lavoratori. Va detto poi che il metodo utilizzato finora è a dir poco pessimo, tutto è stato fatto senza alcuna comunicazione formale ai sindacati. Quanto al ruolo di Coop - dice ancora Ferraro - auspichiamo che chi all'interno dell'azienda ha potere decisionale e politico contribuisca a trovare una soluzione per questi lavoratori; comunque i nostri interfaccia sul piano sindacale restano, al momento, Cft per il futuro e Dinamica Logistica per il pessimo comportamento passato».

12 maggio 2010

Nicola Stefanini

Il Tirreno


COOPERATIVE: DA DIPENDENTI A SOCI

GRANAROLO CEDE LA LOGISTICA

MPS, NEL TRIMESTRE CALA L'UTILE



Ancora un trimestre in deciso calo per l'istituto senese




La banca senese ha chiuso il primo triemstre dell'anno con un utile di 142,2 milioni di euro, in calo del 52,7% rispetto al risultato dello stesso periodo dello scorso anno.

Il margine di intermediazione primario ha evidenziato un calo del 2% a 1,38 miliardi di euro, mentre il margine della gestione finanziaria e assicurativa è sceso del 4% a 1,42 miliardi di euro. Il risultato operativo netto è peggiorato dell'11,2% a 256 milioni di euro.

La raccolta diretta è rimasta sostanzialmente invariata (-0,2%), mentre quella indiretta è salita del 3,4%. I crediti verso la clientela sono scesi dell'1,1% a 150,8 miliardi di euro.

I crediti in sofferenza netti sul totale dei crediti verso clientela si sono attestati al 3,25% dal 3,05% della fine del 2009 mentre gli incagli netti hanno toccato il 2,66% dal 2,47% di 3 mesi prima. Invariato, al 7,5% il Tier1 ratio.

13 maggio

SoldiOnline

UNIPOL VEDE CALARE L'UTILE NEL TRIMESTRE







Trimestrale deludente.
Confermato l'obiettivo per il 2010


Unipol chiude il primmo trimestre con un risultato complessivo consolidato positivo per 62 milioni di euro, a fronte di un risultato negativo del primo trimestre 2009 di 135 milioni di euro.

Tuttavia, il risultato netto consolidato si è attestato a 1 milione di euro (con un risultato di pertinenza del Gruppo negativo per 7 mln) rispetto all'utile di 40,7 mln dell'anno precedente.
Nell'Area Danni, la raccolta di premi diretti è risultata in flessione del 3,7% (-2,6% nei rami Auto e -5,5% nei rami non Auto), principalmente a seguito della rigorosa politica assuntiva posta in essere a partire dalla seconda metà del 2009. La raccolta diretta Vita ammonta a 1.193 milioni di euro (-28,2% rispetto al primo trimestre 2009, periodo in cui si era verificata una crescita non ripetibile della raccolta di BNL Vita).

Nell'Area Bancaria la raccolta diretta del Gruppo UGF Banca2 si è attestata a 8,4 miliardi di euro, mentre gli impieghi2 sono saliti a 7,2 miliardi di euro. Il margine di intermediazione, stabile rispetto al primo trimestre 2009, ha visto crescere la componente del margine da servizi (31 milioni di euro, +49,2%), positivamente influenzato dalla crescita delle commissioni nette (anche grazie alla commercializzazione di nuovi prodotti, come le coperture di Credit Protection e Prestiti Personali), che ha compensato il calo del margine da interessi (52 milioni di euro, -16,3%), ovviamente condizionato dalla diminuzione dei tassi di mercato.

Relativamente alla Gestione Finanziaria, la consistenza degli investimenti e delle disponibilità liquide del Gruppo ha raggiunto i 41,8 miliardi di euro, mentre quelle degli investimenti di origine "assicurativa" sono pari a 32,6 miliardi di euro (21,1 escludendo gli investimenti il cui rischio è a carico degli assicurati).

Sulla base dei dati al trimestre, il Gruppo conferma l'obiettivo di ritornare, nell'esercizio 2010, ad un risultato positivo per effetto delle numerose azioni attivate, in particolare nel settore dei rami Danni.

14 maggio 2010

La Repubblica.it

IGD, NEL PRIMO TRIMESTRE UTILE E RICAVI IN SALITA


La trimestrale della società quotata in borsa e controllata da Coop Adriatica e Unicoop Tirreno


Il Consiglio di Amministrazione di IGD - Immobiliare Grande Distribuzione SIIQ S.p.A. IGD, società attiva nel settore immobiliare della grande distribuzione e quotata sul segmento STAR di Borsa Italiana, riunitosi in data odierna sotto la Presidenza di Gilberto Coffari, ha esaminato e approvato il Resoconto Intermedio di Gestione al 31 marzo 2010. Lo si legge in una nota.

L'Utile Netto consolidato di Gruppo al 31 marzo 2010 è pari a 8,46 milioni di euro, in crescita del 15,89% rispetto ai 7,30 milioni di euro registrati al 31 marzo 2009. Tale incremento è principalmente riconducibile alla crescita dei ricavi per effetto delle nuove aperture avvenute nel corso del 2009.

Al 31 marzo 2010, il Gruppo IGD ha realizzato Ricavi Totali pari a 29,90 milioni di euro, in crescita del 11,53% rispetto ai 26,81 milioni di euro registrati nel primo trimestre dell'esercizio 2009. Tale incremento è principalmente riconducibile agli effetti delle nuove aperture effettuate nel corso del 2009. In particolare, la crescita più significativa è stata registrata nell'area del core business del Gruppo IGD, dove i ricavi da attività locativa sono incrementati, rispetto allo stesso periodo del 2009, del 12,03%. I ricavi da servizi, pari a 1,12 milioni di euro, sono aumentati del 21,69% rispetto allo stesso periodo del 2009.

Il Margine Operativo Lordo (EBITDA) al 31 marzo 2010 del Gruppo IGD è risultato pari a 20,10 milioni di euro, con unincremento del 17,74% rispetto ai 17,07 milioni di euro registrati al 31 marzo 2009.

L'Ebitda Margin, calcolato sui ricavi gestionali, è pari al 71,58%, in crescita del 4,71% rispetto al dato relativo al primo trimestre dell'esercizio 2009, quando era pari al 68,36%.

I costi diretti, comprensivi dei costi del personale diretto, sono pari a 5,82 milioni di euro, in crescita dell'1,93% rispetto allo stesso periodo dell'esercizio precedente, con un incremento meno che proporzionale rispetto ai ricavi da attività locativa. Le spese generali, comprensive dei costi del personale di sede, sono pari a 2,23 milioni di euro, in leggero calo rispetto all'analogo periodo dell'esercizio precedente.

Al 31 marzo 2010, il Risultato Operativo (EBIT) del Gruppo IGD è pari a 19,62 milioni di euro, in aumento del 18,64% rispetto ai 16,54 milioni di euro registrati al 31 marzo 2009.

13 maggio 2010

La Repubblica.it


11 maggio 2010

ASSEMBLEA MAGAZZINI UNICOOP FIRENZE IL 18 MAGGIO




Si richiederà attraverso un documento una chiara posizione da parte delle organizzazioni sindacali che al momento latitano, chissà perché...



Chiesta a gran voce, durante l'assemblea del 3 maggio scorso, una nuova assemblea dei magazzini Unicoop che si svolgerà il 18 di questo mese, dopo che la discussione fra RSU e azienda ha fatto emergere l'eventualità di un passaggio per alcuni reparti alla ditta appaltatrice.

Già, la ditta appaltatrice. Quella cooperativa di soci lavoratori che si sta mangiando i vari magazzini (costano meno, immaginate perché?) e che è ormai legata a doppio filo ad Unicoop Firenze, quella CFT così chiacchierata e così discussa, sulla quale chi vuole può trovare resoconti non certo edificanti sul nostro blog, con vibrate proteste dei propri lavoratori. Pensate quanto è costato a queste persone, quasi tutti extracomunicari, quindi potenzialmente ricattabilissimi per mille ragioni, rilasciare dichiarazioni alla stampa.

Nell'assemblea del 3 maggio, è stato proposto un nuovo incontro al fine di redigere un documento firmato dai lavoratori Unicoop dei magazzini, in cui si puntualizzi alle OO.SS. che, nel qual caso l' azienda dovesse fare ufficiali proposte che potrebbero implicare passaggi ad altro datore di lavoro, siano esse tenute a sottoporle immediatamente alla valutazione dell' assemblea dei magazzini.

Ricordiamo che le RSU dei magazzini Unicoop hanno già provveduto ad informare della questione le succitate OO.SS. con lettera raccomandata, invitantole a prendere chiara posizione già un mese fa.

Naturalmente nessuna risposta, come nella migliore tradizione sindacale (?) in Unicoop.


08 maggio 2010

FONDAZIONE MPS: AVANZO 2009 SCENDE A 62,5 MLN. RAFFORZATO PATRIMONIO



Dopo il disastroso bilancio della banca, la Fondazione Monte dei Paschi non poteva certo far bene.
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Chiude il 2009 con un avanzo d'esercizio di appena 62,5 milioni (-82% rispetto al 2008) derivanti dal simbolico centesimo di euro di dividendo assegnato da banca MPS sulle azioni di risparmio


L'istituto senese avrebbe volentieri evitato anche questo esborso, ma avrebbe bloccato la cedola sulle obbligazioni subordinate come da regolamento, con conseguente e probabile fuga dalla banca e dal titolo di correntisti ed investitori e già questi ultimi scappavano senza bisogno di ulteriori incentivazioni.

Il presidente della fondazione Mancini (nella foto è quello con la cravatta) ha un bel chiedere alla banca "il ritorno ad un congruo dividendo", quando il titolo quota quasi sui minimi storici (0.874). Forse la sua voce e non solo la sua, si doveva levare quando MPS ha comprato a prezzi folli Antonveneta, appena prima della crisi finanziaria. Un tempismo perfetto. Sarà per questo che Mussari è candidato alla presidenza dell'ABI?

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La Fondazione Monte dei Paschi ha chiuso il bilancio consuntivo 2009, con un avanzo di esercizio di 62,5 milioni di euro (340,5 milioni nel 2008) ed un patrimonio netto contabile che supera i 5,534 miliardi (5,511 nel 2008), piu' del doppio rispetto ai 2,7 miliardi del primo esercizio amministrativo del 1996. L'attivo totale ammonta a 6,433 miliardi di euro.

Dal lato del patrimonio netto valutato a prezzi mercato, plusvalenze dal trading e minusvalenze sulla quota nella Banca Monte dei Paschi di Siena (269 milioni), Mediobanca (115 milioni), entrambe partecipazioni strategiche e su Intesa SanPaolo (70 milioni). Gran parte delle Fondazioni bancarie registrano un gap sfavorevole tra patrimonio netto contabile e di mercato a causa del trend ribassista dei mercati finanziari.

Liquidita'a 319 milioni.

Un bilancio ''piu' complicato e difficile di quelli degli anni precedenti, a causa della crisi'' ha detto il presidente della Fondazione Mps Mancini. L'Ente ha infatti ricevuto dal Monte, di cui detiene il 54,85% del capitale votante, 45,68% del capitale ordinario), dividendi per 63,9 milioni (contro 376 dell'esercizio precedente), su un totale di proventi pari a 65,5 milioni.

Una dieta che non impedira' di svolgere l'attivita' istituzionale di erogazione, le risorse disponibili sono 40,9 milioni (180 milioni nello scorso esercizio), ma che potrebbero salire, come indicato dal documento programmatico, a circa 120 milioni grazie al fieno messo in cascina negli anni delle vacche grasse. La Fondazione dispone infatti di un fondo di stabilizzazione pari a 172 milioni che consente di integrare le risorse destinate all'attivita' istituzionale.

Palazzo Sansedoni ha lavorato anche ''sul rafforzamento patrimoniale'', ha spiegato il Dg, Marco Parlangeli. Alle riserve sono state allocati 22 milioni, il massimo di quanto consentito dalla legge.

Nel 2010 la Fondazione ricevera' dal Monte dividendi pari a 190 mila euro (esercizio 2009 della banca), vengono infatti remunerate solo le azioni di risparmio. All'orizzonte si annuncia un primo turnaround, ''la banca ha detto che il prossimo anno (esercizio 2010,ndr), tornera' a distribuire il dividendo'' ha detto Mancini, non nascondendo che davanti ci potrebbero essere ''ancora due o tre anni difficili''.

Proprio la minore disponibilita' di risorse imporra' ''una maggiore selettivita' nei progetti da finanziarie'' ha spiegato il vicepresidente della Fondazione Mps, Vittorio Galgani.

7 maggio 2007

ASCA

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05 maggio 2010

MA I SOCI PRESTATORI UNICOOP, SONO TRANQUILLI?




Ore 15.27

Banca MPS 0,941 -4,9975







In periodo di assemblee soci per l'approvazione del bilancio 2009, l'investimento strategico di Unicoop Firenze su Monte dei Paschi, alla luce delle nuove turbolenze sui mercati, si sta trasformando in un incubo sistematico. Inoltre il titolo MPS è tra i preferiti per chi specula al ribasso. In pratica non c'è fiducia nell'istituto senese e i traders scommettono (e straguadagnano) sul ribasso del titolo.

Sarebbe importante che Unicoop fornisse cifre precise sulle perdite attualmente in essere su azioni MPS. Una posizione chiara che auspichiamo venga presa per fugare dubbi ed evitare una eventuale fuga dai libretti.

Alla quotazione attuale la minusvalenza di Unicoop si attesterebbe attorno a -292 milioni circa, e produrrebbe una perdita dall'investimento iniziale di oltre il 62%.

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LA COOP SEI TU. MA PROPRIO TU. ALLA LETTERA


Lo sfogo di una cassiera addetta all'assistenza alle casse automatiche del nuovo supermercato di San Lazzaro (BO) e il timore che le "automatiche" eliminino nel tempo le "tradizionali".
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La risposta fredda e sibillina di Coop Adriatica:
«Non è all’ordine del giorno»



LA COOP sei tu. Ma proprio tu. Alla lettera. Alle «casse più» fai tutto da solo (quasi). La pubblicità è invitante. Scritto bello in grande: «Sempre aperte».

Poi tre aggettivi scattanti: «Più veloci, più pratiche, più innovative». Calma: resta sempre la supervisione della cara, vecchia cassiera. Una per cinque postazioni, è così nel nuovo supermercato di San Lazzaro. La spesa automatica è sul mercato da un anno, coinvolge una quindicina tra iper e super. Funziona così: il cliente arriva con i suoi acquisti — massimo quindici pezzi — e passa tutto sul lettore del codice a barre.

Osservazione diretta: la cassiera in supervisione corre di qua e di là perché la richiesta di assistenza è continua. Una voce avverte quando sbagli qualcosa. Che so: non metti il prosciutto nella sportina e la macchina si rifiuta di andare avanti. Sempre che il prosciutto non sia in offerta. In quel caso, devi digitare i numeri a mano. Proprio come fanno le cassiere quando il meccanismo s’inceppa. Tutto molto tradizionale.

Ma non è solo per questo che i clienti si dividono. Ci sono quelli che non possono più farne a meno — la cassa automatica spopola tra i pensionati — e quelli che invece confidano un timore vero: non sarà che così l’azienda taglia sul personale? E poi vuoi mettere l’umanità?

Coop Adriatica rassicura: «L’anno scorso a Bologna abbiamo consolidato 160 persone. I rapporti a tempo indeterminato sono arrivati al 93 per cento, un record. I timori sui tagli sono infondati. La novità delle ‘casse più’ è stata discussa a lungo con il sindacato.

Poi, è vero, nelle assemblee dei soci ce l’hanno chiesto, che impatto avranno sui posti di lavoro? Curiosità più che legittima. Ma la risposta è: nessun rischio, l’attività si evolve. Magari non stai alla cassa ma all’allestimento».

SOLO che Giancarlo Ballanti, collaudatore in un’azienda metalmeccanica, uno che sa cos’è la cassintegrazione — «oggi per fortuna andiamo bene» — resta con il dubbio. Patito della coop, usa la cassa automatica «pochissimo, quando vado proprio di corsa. La detesto. Penso sempre: se robotizzassero il mio lavoro mi darebbe molto fastidio». Lui è uno fatto così: in fabbrica sono in duecento e li conosce tutti per nome. Vale anche per le cassiere (e i cassieri). «Ci fai la battuta, vivaddio un po’ d’umanità — sospira —. Altrimenti uno si sente come un pollo d’allevamento».
Una volta ha scritto anche al direttore della vecchia coop, «per dire che lavoravano bene. Mi ha ringraziato e ha esposto la lettera in bacheca».

Invece Aldo Tivoli, pensionato, va matto per le casse automatiche, «non potrei farne a meno. Mi trovo benissimo, sono veloci e sicure. Non faccio la fila, per la spesa che devo fare me la sbrigo subito». Luciano L., tranviere, punzecchia: «Anche le coop guardano all’interesse». Favorevole Nicola Serafino, pensionato, la risposta è sempre la stessa, «risparmio tempo».

Invece Enzo Raisi, parlamentare finiano oggi nella tempesta — uno costantemente fuori linea — ormai indifferente ai sospetti di inciuci a sinistra, non ha problemi a rivelare: «Sì, sono socio coop, da molti anni. Da imprenditore capisco che l’automazione è un processo inevitabile. Ma trovo più umano un rapporto diretto con le cassiere... Sia chiaro, vale anche se sono cassieri. Io poi mi regolo così: se ho tempo faccio da solo, altrimenti no».

Il contrario di quello che fa tutto il resto del mondo. Domanda all’ufficio stampa di Coop Adriatica: non è che con il tempo eliminerete le casse tradizionali? Replica pronta: «Non è all’ordine del giorno». Frase sibillina. Se a parlare così fosse un politico, ci sarebbe da pensar male. Risposta prontissima: «Ma la coop non è un partito».

4 maggio 2010

Rita Bartolomei

Il Resto del Carlino


04 maggio 2010

ASSEMBLEA GENERALE AL CE.DI. DI SCANDICCI















Nella assemblea dei lavoratori dei magazzini Unicoop per fare il punto sull'integrativo emergono le preoccupazioni per le parole dell'azienda che in alcuni casi
agevolerebbero il passaggio alla ditta appaltatrice

I sindacati, pur sollecitati ad assumere una posizione chiara, tacciono...

Lunedì 3 maggio si è svolta presso la sede di Scandicci un'assemblea generale dei dipendenti del settore logistico di Unicoop Firenze.

Questa si era resa necessaria per fare il punto sulla trattativa per il rinnovo dell' integrativo di gruppo, ma anche e soprattutto per cercare di far luce su atteggiamenti da parte della dirigenza, che negli ultimi mesi hanno destato forti preoccupazioni in tutti i reparti.

Ci riferiamo all' ipotesi, emersa durante un confronto tra rsu e dirigenza, di un passaggio dei dipendenti del magazzino carni di Pontedera alla ditta appaltatrice (CFT) in occasione dell' apertura della nuova sede. La direzione ha infatti annunciato che il nuovo reparto carni sarà completamente gestito da una cooperativa esterna ed accorperà anche il reparto salumi e latticini attualmente sito a Scandicci.

Anche in questo reparto, in occasione di una riunione, sono state fatte proposte incentivanti all' esodo per mezzo del direttore dei magazzini Galeota, che si è spinto anche oltre parlando apertamente di cifre messe a disposizione per chi decidesse di passare alla ditta appaltatrice.

La discussione in assemblea ha perciò ruotato prevalentemente su queste vicende, avendo le rsu premesso che negli incontri avuti dalla delegazione trattante, nessuna materia riguardante in specifico il settore logistico era fin qui emersa.

D' altronde nelle scorse settimane la stessa Rsu, preoccupata dalle suddette dichiarazioni aziendali, ne aveva informato le Segreterie Regionali, interrogandole sulla loro inopportuna formulazione e chidendo quindi una posizione unitaria al riguardo.

Ad oggi non è pervenuta nessuna risposta.

Anche questo comportamento, peraltro non nuovo, da parte delle OO.SS. non fa che accrescere il clima di sfiducia e di timore nei lavoratori e, come qualcuno ha commentato durante la discussione, induce ad avere "cattivi pensieri".

Per scongiurare che qualcosa di "poco chiaro" possa accadere in sede di trattativa, l' assemblea ha perciò proposto di redigere un documento firmato dai lavoratori, in cui si puntualizzi alle OO.SS. che, nel qual caso l' azienda dovesse fare ufficiali proposte nel merito a passaggi ad altro datore di lavoro, siano esse tenute a sottoporle immediatamente alla valutazione dell' assemblea dei magazzini.

Oltre a quanto detto, molti altri interventi sono stati incentrati sull' ormai iniqua attribuzione del Salario Variabile che, ormai dalla sciagurata firma dell' Accordo di Canale del 2006, vede puntualmente il verificarsi di situazioni paradossali.

In modo evidente le differenze tra le cifre percepite nei vari reparti dei magazzini fanno emergere tutte le "criticità" (puro eufemismo) di tale accordo, rivendicando un sistema più equo e degno di ciò che rimane di cooperativa!

Altre perplessità sono state fatte rilevare sulla possibilità di fruizione della mensa, servizio che a tutt'oggi non è a disposizione di tutti.
L' Assemblea si è aggiornata a data da stabilirsi, purchè entro i prossimi 15 giorni.

4 maggio 2010



02 maggio 2010

LA COOP DELLA VERGOGNA


Polemica lettera di un delegato della Filcams-Cgil del trentino dopo l'apertura della Coop Alto Garda per il Primo maggio ed eroica presa di distanza dell'organizzazione dal povero scrivente


Riceviamo e, fermo restando la responsabilità di di scrive, volentieri pubblichiamo questo scritto di un delegato sindacale.
La Filcams Cgil del Trentino.

Che vergogna! La Cooperativa Alto Garda il giorno primo maggio, festa dei lavoratori, “ha regalato” ad alcuni suoi dipendenti, almeno una mattina di lavoro.
Proprio il primo maggio.
Proprio una cooperativa.

Una cooperativa che fino ad alcuni anni fa si sarebbe definita “rossa” ma che di rosso ha ormai solo il colore dell’insegna. Ideali che non esistono più, dalla stampa sembra che i sindacati abbiano mediato l’apertura di due filiali su sei per poi lamentarsi della prepotenza padronale, la Filcams Cgil non è nemmeno stata convocata al tavolo delle trattative.

Ora basta! Basta con le cooperative che solo in maniera opportunistica si ispirano a principi di solidarietà! Qui abbiamo a che fare semplicemente con un’azienda che punta come le altre al guadagno. Anche il giorno della festa dei lavoratori.

E a chi importa della qualità della vita di questi lavoratori? A chi importa se a forza di cedere su tutto ci troviamo in una società di egoisti per poi meravigliarci tristemente?
Se una cooperativa “rossa” non rispetta nemmeno la festa del primo maggio, mi chiedo perché abbia partecipato alle iniziative del 25 aprile, festa della liberazione dal nazifascismo. Per pubblicità gratuita? Lavoratori ribellatevi! Date un segnale di dignità anche agli altri lavoratori. Se non si muove la classe lavoratrice il padronato, anche nelle cooperative, continuerà a fare quello che vuole!

2 maggio 2010

Mirko Sighel

Filcams Cgil del Trentino


MPS: SINDACATI, MANCINI INDICA STRADE VECCHIE


Dopo l'assemblea che ha approvato il bilancio di MPS, i sindacati criticano il presidente della fondazione, Mancini




Le organizzazioni sindacali di Banca Monte dei Paschi di Siena intervengono sull'assemblea dei soci di martedì scorso e definiscono ''particolarmente preoccupante'' l'intervento svolto dal presidente della Fondazione Mps Gabriello Mancini.

''Sottolineando la necessità di un accrescimento della redditività - affermano in una nota Dircredito, Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Silca, Ugl credito e Uilca - ha indicato, fra le altre, le strade di un incremento della 'mobilità' dei lavoratori e di una rigida applicazione dei meccanismi che regolano l'erogazione del salario variabile, senza peraltro distinguere tra management e il resto dei lavoratori. Vorremmo dire al Presidente della Fondazione, che tra l'altro si occupa, indebitamente, di tematiche riguardanti la gestione del personale, che quelle indicate sono strade vecchie, che percorre o tenta di percorrere chi non ha altre idee''.

I sindacati rilevano anche, nel dibattito che si è sviluppato in assemblea, una ''sottovalutazione della portata delle operazioni strategiche effettuate e della conseguente imponente modifica degli assetti del Gruppo'', in ''anni impegnativi'' durante i quali ''Banca Mps si è radicalmente trasformata'' grazie ''all'impegno costante, spesso sottovalutato, di migliaia di lavoratori''.

''La continua sottolineatura, da parte di alcuni azionisti, della mancata corresponsione di dividendi - secondo i sindacati - mostra una preoccupante mancanza di visione strategica''.

I sindacati registrano poi ''con preoccupazione il rallentamento delle immissioni del personale assunto a seguito degli ultimi concorsi'', in coincidenza ''con una serie di assunzioni (Capital Service, Biver Banca) effettuate e programmate, per chiamata diretta, in violazione quindi delle direttive emanate dalla capogruppo''.

30 aprile 2010

ASCA

IGD ACQUISTA DUE RAMI D'AZIENDA AL MILLENNIUM CENTER DI ROVERETO









Il gruppo
IGD, controllato al 55,1% da Coop Adriatica e Unicoop Tirreno, sigla un contratto relativo all'acquisto di due rami d'azienda nel centro commerciale "Millennium Center" di Rovereto

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A seguito di tale investimento, del valore complessivo pari a 2,6 milioni di euro, il Gruppo IGD arriva a detenere circa il 40% dell’intero Centro Commerciale

IGD - Immobiliare Grande Distribuzione SIIQ S.p.A., società attiva nel settore immobiliare della grande distribuzione e quotata sul segmento STAR di Borsa Italiana, comunica di aver siglato in data odierna, tramite la propria controllata al 100% Millennium Gallery S.r.l. Unipersonale, un contratto con un soggetto privato relativo all’acquisizione di un ramo d’azienda per la vendita al dettaglio di prodotti non alimentari e di un ramo d’azienda per la somministrazione di alimenti e bevande, entrambi esercitati all’interno del centro commerciale “Millennium Center” di Rovereto (Trento).

Il valore dell’acquisizione dei due rami d’azienda, comprensivi dei relativi immobili, è pari a 2,3 milioni di euro oltre imposte e costi accessori.

A seguito di tale operazione, che va ad aggiungersi ai rami d’azienda acquisiti a partire dal febbraio 2007, il Gruppo IGD arriva a detenere circa il 40% dell’intero Centro Commerciale “Millennium Center”.

L’acquisizione s’inquadra nell’ambito del piano strategico 2009-2013 presentato dal Gruppo IGD lo scorso novembre e conferma ancora una volta la puntuale attuazione della pipeline definita dal Gruppo.


IGD - Immobiliare Grande Distribuzione SIIQ S.p.A.
Immobiliare Grande Distribuzione SIIQ S.p.A. è uno dei principali player in Italia nel settore immobiliare della grande distribuzione: sviluppa e gestisce centri commerciali su tutto il territorio nazionale e vanta una presenza importante nella distribuzione retail in Romania. Il Gruppo è quotato sul segmento STAR di Borsa Italiana ed è ad oggi l’unica SIIQ (società di investimento immobiliare quotata) nel nostro Paese.

Il patrimonio immobiliare di Igd, valutato in 1.724,86 milioni di euro al 31 dicembre 2009, comprende in Italia: 17 ipermercati, 16 gallerie commerciali, 4 terreni oggetto di sviluppo diretto, un immobile per trading, 6 ulteriori proprietà immobiliari, nonché tre centri commerciali attraverso Rgd, joint venture al 50% con Beni Stabili. Dal momento dell’acquisizione della società Winmarkt Magazine SA, nella primavera 2008, si sono aggiunti 15 centri commerciali e un edificio a uso ufficio ubicati in 13 città rumene.

29 aprile 2010

FINANAZAEDIRITTO.it



Comunicato stampa IDG


01 maggio 2010

CHIUDETE LA COOP PER LA FESTA DEL LAVORO



1° Maggio: la Cooperativa Alto Garda ha deciso di tenere aperte due filiali.







Prima ho pensato: non è possibile! Poi ho riletto la lettera intitolata «Il primo maggio la coop ci regala un giorno di lavoro» (l'Adige 27 aprile - Mirko Sighel). Ed era proprio vero: il 1° Maggio - Festa del Lavoro - la Cooperativa Alto Garda ha deciso di tenere aperte due filiali.

Che a farlo sia proprio una cooperativa, che affonda le sue radici nella storia delle coop rosse è da non crederci. Stiamo vivendo un'epoca dove in nome del profitto e della competizione si cancellano storia e memoria, e si buttano alle ortiche gli ideali, i valori le conquiste per cui molti hanno fatto enormi sacrifici e lottato. Ci sono alcune date simbolo che dovrebbero essere ricordate e festeggiate non tanto per portare le famiglie all'ipermercato di turno, ma per rivivere il loro significato profondo. Alcune sono religiose, come il Natale e la Pasqua, altre sono civili come il 25 Aprile, la Festa della Repubblica e appunto il 1° Maggio - Festa del Lavoro.
Fatte le dovute eccezioni e deroghe turistiche, anche le domeniche dovrebbero essere sacre per i credenti e comunque per tutti destinate al riposo, al tempo libero, a stare con la famiglia, gli amici…

Si dice che questo modo di pensare sia «vecchio» perché se non si aprono gli ipermercati nel Trentino la gente va a comperare nel Veronese. Può darsi, ma se vogliamo qualificare l'Autonomia Speciale del Trentino dobbiamo puntare anche su una «qualità speciale» della vita umana individuale e collettiva della nostra Comunità: essere da esempio civile anche in questo campo.

Il 1° Maggio è un fondamento storico della lunga e travagliata storia dell'emancipazione del lavoro. Una storia ancora di estrema attualità e da portare avanti, se solo pensiamo ai nostri milioni di disoccupati, cassaintegrati e a una generazione di giovani precari dal futuro incerto e quasi certamente senza pensioni.

Nel 1890, con una straordinaria solidarietà internazionale, la prima Festa del 1° Maggio fu inaugurata in tutta Europa, negli Stati Uniti, nell'America del Sud e persino in Australia. In Italia ogni manifestazione fu ostacolata con l'esercito e le cariche di cavalleria: a Milano fin dentro la Galleria Vittorio Emanuele. Ci si batteva per le 8 ore di lavoro giornaliere e, come scrive un giornale dei lavoratori dell'epoca questo 1° Maggio era: «Una cosa santa, per tutti i popoli per aprire una nuova era del Lavoro …

Cessino gli operai delle varie nazioni del mondo di classificarsi stranieri gli uni agli altri e affratellati nella sventura, nell'officina come nel campo, imparino ad amarsi e a rivendicare quei diritti che sono di tutti come è la terra che si abita e l'aria che si respira». Parole, che nonostante i loro 120 anni, appaiono ancora oggi di grande significato.

C'è voluto oltre un secolo di lotte per conquistare quei diritti del lavoro che oggi sono sempre più bistrattati. Nel 1890, con le Società di Mutuo Soccorso e le prime Camere del Lavoro, nascevano anche le prime Cooperative. Don Lorenzo Guetti fondava nel Bleggio la prima Cooperativa di Consumo (Famiglia Cooperativa) del Trentino. Un movimento straordinario che s'intrecciava con le prime lotte sociali del mondo del lavoro e si fondava sui valori più alti della solidarietà e della responsabilità fra i soci.

Un modello di lavoro in cooperazione e di gestione democratica, che ambiva essere anche un laboratorio di Comunità più giusta. Un modello cooperativo che non prevedeva ambigue figure di socio-lavoratore usate come espediente per mascherare un rapporto di semplice lavoro dipendente con meno diritti o formulare Cooperative fittizie per gestire al ribasso appalti e subappalti. La Festa del 1° Maggio, deve essere un'occasione per valorizzare e attualizzare il suo significato profondo di solidarietà, dignità della persona e diritto del lavoro. Una Cooperativa che si richiama a questa storia, non può tradire il suo valore e il suo ideale.

30 aprile 2010

Sandro Schmid (Ex segretario provinciale della Cgil)

l'Adige.it

30 aprile 2010

1° MAGGIO, RENZI: "NON POSSO SPENGERE FIRENZE PER RAGIONI IDEOLOGICHE"



Polemica del Sindaco con Campaini: "Unicoop resta chiusa perché non ha il permesso di aprire"



''Non posso spegnere una citta' per ragioni ideologiche. Per la prima volta nella storia di Firenze viaggeranno gli autobus dell'Ataf, dopo che tutti gli anni c'erano polemiche per lo stop dei mezzi pubblici. Palazzo Vecchio restera' aperto e i negozi del centro storico che lo vorranno potranno restare aperti: e' una loro scelta, non un obbligo''. Cosi' il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, replica ai sindacati che contestano la decisione dell'amministrazione comunale di concedere ai negozianti del centro di rimanere aperti il 1 maggio: le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo sciopero per l'interna giornata.

''Per alcuni il primo maggio e' un'ossessione, per altri e' un sogno e io sono tra questi ultimi'', ha proseguito Renzi, che ai giornalisti che gli domandavano cosa ne pensasse delle critiche arrivategli dai sindacati e anche da esponenti di spicco del suo partito, come il presidente della Provincia Andrea Barducci, ha replicato: ''Il nostro partito si chiama 'democratico' proprio perche' c'e' possibilita' di discutere. Io rispetto le opinioni di tutti''.

Il sindaco di Firenze non ha risparmiato una stoccata al presidente di Unicoop Firenze, Turiddo Campaini. ''Leggo - ha detto Renzi - che Campaini ha detto che Unicoop restera' chiusa perche' e' contraria alla decisione del Comune. Lo trovo un po' surreale dal momento che Unicoop Firenze restera' chiusa perche' non ha il permesso di aprire, dato che tale possibilita' riguarda solo gli esercizi del centro storico, dove Unicoop Firenze non e' presente''.

29 aprile 2010

Adnkronos


PRIMO MAGGIO: CONTRO APERTURA NEGOZI SCIOPERO A FIRENZE

NUOVO CDA PER UNIPOL


Il gruppo dichiara una esposizione verso i paesi pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna) di 354 milioni

Svalutazione della partecipazione in MPS di 160-170 milioni



L’assemblea dei soci di Unipol Gruppo Finanziario ha approvato il bilancio dell’esercizio 2009, i cui contenuti sono già noti al mercato.

L'assemblea ha deliberato la distribuzione di un dividendo unitario per l’esercizio 2009, interamente in contanti, di euro 0,0400 per ciascuna azione ordinaria e di euro 0,0452 per ogni azione privilegiata. Il dividendo complessivo relativo alle azioni in circolazione ammonta a euro 100,4 milioni, con un pay-out del 77,9%. Detto dividendo sarà messo in pagamento dal 27 maggiocon stacco cedola a partire dal 24 maggio 2010.Gli azionisti hanno nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione per gli esercizi 2010–2011–2012, dopo avere determinato in 25 il numero dei suoi componenti.

Sono stati nominati Amministratori i signori: Francesco Berardini, Sergio Betti, Rocco Carannante, Pier Luigi Celli, Carlo Cimbri, Gilberto Coffari, Piero Collina, Sergio Costalli, Ernesto Dalle Rive, Jacques Forest, Vanes Galanti, Roger Iseli, Claudio Levorato, Ivan Malavasi, Massimo Masotti, Enrico Migliavacca, Pier Luigi Morara, Milo Pacchioni, Marco Pedroni, Giuseppe Politi, Pierluigi Stefanini, Francesco Vella, Marco Giuseppe Venturi, Luca Zaccherini e Mario Zucchelli.

L’assemblea dei Soci, parte straordinaria, ha inoltre approvato l’operazione di rafforzamento patrimoniale alla medesima proposto, deliberando tra l’altro, previa revoca per la parte non ancora attuata della delega ex art. 2443 del codice civile, conferita al Consiglio di Amministrazione dall’Assemblea straordinaria del 29 agosto 2005:

- un aumento del capitale sociale a pagamento per un importo complessivo massimo, comprensivo dell’eventuale sovrapprezzo, di Euro 400.000.000, da eseguirsi in forma scindibile, mediante emissione di azioni ordinarie e di azioni privilegiate, prive di valore nominale, con godimento regolare, da offrirsi in opzione, rispettivamente, agli azionisti titolari di azioni ordinarie e a quelli titolari di azioni privilegiate, ai sensi dell’art. 2441 del codice civile, con abbinati gratuitamente warrant ordinari e privilegiati nel rapporto di 1(uno) warrant ordinario o di 1(uno) warrant privilegiato rispettivamente ogni azione di nuova emissione della medesima categoria;

- un contestuale aumento del capitale sociale a pagamento, in forma scindibile, per un importo complessivo massimo, comprensivo dell’eventuale sovrapprezzo, di Euro 100.000.000, da eseguirsi entro il 31 dicembre 2013, mediante emissione di azioni ordinarie e privilegiate al servizio dell’esercizio dei rispettivi warrant;

- la richiesta di ammissione a quotazione dei warrant ordinari e privilegiati e l’approvazione dei relativi regolamenti;

- la conseguente modificazione dell’art. 5 (capitale) dello statuto sociale.

Al termine della seduta assembleare, il nuovo Consiglio di Amministrazione di Unipol Gruppo Finanziario si è riunito e ha deliberato la nomina dei signori: Pierluigi Stefanini quale Presidente, Piero Collina quale Vice Presidente e Carlo Cimbri quale Amministratore Delegato della Società".

29 aprile 2010


(CD)

La Stampa.it

MAGAZZINI UNICOOP: SI PROSPETTA UN CAMBIO ALLA DIREZIONE DELLA LOGISTICA



Lo "storico" direttore alla logistica Covelli starebbe per passare le consegne a Fabio Dal Bimbo



Stando alle voci di corridoio che corcolano da qualche tempo, parrebbe prossimo un cambio alla direzione della logistica dei magazzini Unicoop Firenze.
Il direttore attuale Marco Covelli, che da tempo inenarrabile ricopre il ruolo, starebbe per passare le consegne.

Dovrebbe essere sostituito da Fabio Dal Bimbo, attuale direttore dell'Iper di Sesto Fiorentino. Al suo posto dovrebbe andare Luca Braccesi.

Marco Covelli, ormai 65enne e inserito di recente nel Consiglio di Gestione dell'azienda, non lascia certo un bel ricordo. Rimane il principale artefice della fortissima conflittualità all'interno dei magazzini che dura da quasi un decennio, da quando cioè Unicoop ha cominciato la politica degli appalti. Sua una buona fetta di responsabilità nelle numerose vertenze che hanno contrapposto i lavoratori dei magazzini all'azienda.

Per dovere di cronaca aggiungiamo che le vertenze sono state tutte perse da Unicoop.
Sarà per questo che lo hanno premiato con una poltrona nel Consiglio di gestione?

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NUOVI CENTRI COMMERCIALI: LA TOSCANA HA DECISO LO STOP



Rossi: "Ora vanno tutelati negozi e mercati per ragioni sociali e turistiche"





«IN TOSCANA non ci saranno spazi per nuovi centri commerciali dopo il 31 dicembre 2010, con l’esaurimento della vecchia programmazione». Di fronte alle guerre fra colossi della grande distribuzione, Enrico Rossi non ha dubbi. E aggiunge: «La nostra priorità sarà quella di tutelare e valorizzare la distribuzione al dettaglio nei centri urbani, per preservarne la funzione sociale e turistica, salvaguardando i centri commerciali naturali, le filiere corte, i mercati a chilometri zero».

Parla lui, il governatore, perchè l’assessorato al commercio è «in transito». Da Gianfranco Simoncini (Pd) a Cristina Scaletti (Idv). L’aggiustamento avverrà nella seduta di giunta fissata per oggi.
Perchè? Il problema non è politico ma pratico. Confesercenti e Confcommercio, pur senza far polemiche, hanno lanciato un messaggio: commercio e turimesmo devono stare insie. Così la Scaletti riunirà le due deleghe. E Simoncini andrà avanti col «delegone» alle attività produttive.

Ancora Rossi: «Eventuali nuove realizzazioni di centri commerciali dovranno essere valutate con attenzione e verificate con le esigenze del territorio. Semmai lavoreremo per i negozi, per velocizzare gli adempimenti e favorire l’accesso al credito».
Frasi del presidente saranno accolte con soddisfazione dai commercianti e da chi li rappresenta. Che sulla grande distribuzione vuole «tregua armata» di fronte a uno scenario dove le catene dominanti si contendono pochi spazi, come a Livorno. E i piccoli rischiano di restare schiacciati nello scontro fra titani.

Fino al 31 dicembre 2010 vige la programmazione della giunta di Claudio Martini con Paolo Cocchi assessore a commercio e turismo. Confesercenti e Confcommercio vogliono che dopo non succeda niente. Sostengono che i megacentri commerciali aperti in Toscana nell’ultimo decennio superano la superficie media delle regioni del Nord Italia.

Massimo Biagioni, direttore regionale di Confesercenti, e Massimo Pucci, direttore di Confcommercio Toscana, lanciano l’allarme. Insieme alle associazioni dell’artigianato hanno redatto un documento in cui sottolineano il valore delle città e dei centri commerciali naturali. Il problema? Troppe chiusure di botteghe tradizionali, rimpiazzate da franchising e esercizi che non durano.

E per la prima volta, all’ apertura di una grande struttura corrisponde un contraccolpo negativo su altre grandi strutture. Producendo cassa integrazione e riduzione di personale. «Quando dicono che con i centri commerciali cresce l’occupazione raccontano una bugia», dice Biagioni. Che spiega: «Quando si parla di assunzioni nei megastore non si tiene mai conto dei posti di lavoro degli autonomi e dei commercianti che chiudono. E ora che la cassa integrazione tocca, anche in Toscana, vertici mai raggiunti, si vedono i danni».

STEFANO PUCCI insiste sul sostegno a chi lavora nei centri storici e alla rivitalizzazione e al rilancio dei luoghi tradizionali del commercio, che è possibile far decollare con il sostegno dei Pius, brutta sigla che però significa risorse ai comuni che hanno realizzato il centro commerciale naturale e soldi non alle imprese, ma al territorio, come volano di promozione e sviluppo. E Biagioni rilancia: «Le aspettative immobiliari non possono determinare lo sviluppo, la rendita uccide il commercio».

Non è tutto. Confesercenti e Confcommercio si aspettano dalla nuova giunta regionale anche altro: ridurre le aperture domenicali, fermare sostanzialmente altri ipermercati e dare spazio solo a eventuali interventi mirati, precisi e condivisi. Eppoi rilancio della funzione abitativa delle città, mobilità, facile acesso, semplificazione, snellimento burocratico.
Sogno o realtà? Per rispondere bisognerà aspettare la reazione delle grandi catene, Coop in testa, alle parole di Rossi.

29 aprile 2010

Sandro Bennucci


La Nazione


NELLE AUTORIZZAZIONI DEGLI ULTIMI 5 ANNI LA COOP FA LA PARTE DEL LEONE

29 aprile 2010

COOP, ARRIVANO LE "PAGELLE" PER I DIPENDENTI





Da "Non adeguato" a "eccellente", i quattro parametri scelti da Coop liguria per valutare i propri dipendenti dai caporeparto

Le valutazioni "Riguardano solo il modo di lavorare", dicono i responsabili





Se la Coop sei tu, chi può darti di più (sulla pagella)?

Potrebbe essere la domanda che si stanno facendo molti dipendenti degli ipermercati liguri gestiti dalle cooperative. Quelli che hanno ricevuto le schede personali, una nuova modalità di valutazione applicata dalla Coop nel corso degli ultimi tre mesi.

La novità ha un nome da glasnost: Ppvc, sigla che sta per “Piano permanente di valutazione competenza” il che si traduce in un foglio, compilato dai capireparto, su cui vengono annotati una volta l’anno quattro parametri con un voto corrispondente.

Da “non adeguato” a “eccellente” passando per “adeguato”, “buono”, “ottimo”. I quattro parametri sono a loro volta composti da altre voci «concrete e verificabili che riguardano solo ed esclusivamente il modo di lavorare e non la persona», spiega Maurizio Fasce, responsabile delle risorse umane degli ipermercati liguri.

29 aprile 2010

Emanuele Rossi

IL SECOLO XIX.it

PRIMO MAGGIO, SU LE SERRANDE E I SINDACATI FANNO SCIOPERO

Il comune, con un'ordinanza firmata dal vicesindaco Nardella, dà la facoltà di apertura il Primo Maggio ai negozi del centro storico, solo quelli all'interno della cerchia dei viali


Il Comune di Firenze, con un’ordinanza firmata dal vicesindaco Dario Nardella, dà la facoltà di apertura il Primo maggio ai negozi del centro storico, ma solo quelli all’interno della cerchia dei viali. Sempre oggi, però, i sindacati di categoria regionali di Cgil, Cisl e Uil (Filcams, Fisascat, Uiltucs) proclamano lo sciopero «per l’intera giornata del Primo maggio in tutti quei territori dove verrà concessa l’apertura straordinaria».

Si chiude così una querelle che nei giorni scorsi ha visto contrapposti Comune e categorie economiche, da una parte, e sindacati dall’altra. Oltre a Firenze anche l’amministrazione di Siena aveva autorizzato i negozi a stare aperti. Nelle ultime ore il vicesindaco Nardella ha incontrato i rappresentanti di categorie e sindacati per trovare una soluzione condivisa. Anche il sindaco Matteo Renzi aveva espresso la volontà di concedere l’apertura straordinaria, provocando subito reazioni contrarie, come quelle del presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci o di Unicoop Firenze.

«È una misura - sottolinea Nardella - dettata dalla responsabilità che il Comune ha di consentire alla città di valorizzare al meglio la propria vocazione turistica e culturale, in un momento di crisi economica. A Firenze arriveranno oltre 100 mila persone attratte da una eccezionale concomitanza di eventi, come la Mostra dell’Artigianato, il Maggio musicale e la Notte bianca. Dispiace che i sindacati abbiano assunto una posizione di totale indisponibilità al dialogo». «Si tratta, peraltro - chiarisce Nardella - di consentire la facoltà, e non l’obbligo, di tenere i negozi aperti nel centro, dove si registrerà la maggiore affluenza».

I sindacati giudicano di «estrema gravità la possibilità che alcune amministrazioni comunali possano prevedere l’apertura dei negozi». Annunciano che chiederanno alle confederazioni sindacali di far diventare i comizi del Primo maggio «un momento di protesta generale» in quei comuni dove le Amministrazioni concederanno l’apertura dei negozi. E dopo l’ordinanza sono arrivate, da più parti, reazioni e commenti. «Non ci interessa esprimere valutazioni di carattere politico, nè tantomeno fare polemica - spiega il vicepresidente Confcommercio Firenze, Daniele Locchi - il Comune però ha varato un provvedimento di puro buon senso. I diritti dei lavoratori non sono minimamente intaccati, in quanto pienamente tutelati dai contratti nazionali». Per il presidente provinciale di Confesercenti, Nico Gronchi e per quello cittadino, Uliano Ragionieri, «con la decisione assunta da Palazzo Vecchio ha prevalso senz’altro il buon senso. Noi restiamo convinti di aver lavorato nell’interesse delle nostre imprese, ma anche in quello della città e della sua immagine».

Adiconsum, Adoc e Federconsumatori della Toscana hanno proclamato lo «sciopero dell’acquisto» per il Primo maggio. «Saremo nelle piazze - spiegano in una nota - per ribadire il valore, non solo simbolico, di quella Festa. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai lavoratori del commercio e alla battaglia che hanno intrapreso insieme alle organizzazioni sindacali». «Sì al servizio per i consumatori, no al consumismo esasperato - ribadisce Pietro Giordano, segretario nazionale Adiconsum -. Da sempre noi ci siamo battuti per un servizio reale per i cittadini consumatori, ma questa posizione non significa accettare la logica del mero profitto imprenditoriale della grande distribuzione organizzata». Dal Pdl, infine, i consiglieri comunali Marco Stella e Stefano Alessandri sottolineano che «il 1/o maggio non deve ridursi a un dibattito su negozi aperti o chiusi, ma deve essere un momento di riflessione sul mondo del lavoro e sulle prospettive future. La concertazione sia la base delle azioni da intraprendere. La soluzione anti-crisi - aggiungono - non è certo fare aprire le attività commerciali il Primo maggio».

28 aprile 2010

IL CORRIERE FIORENTINO.it

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28 aprile 2010

IL DDL LAVORO PASSA L'ESAME DELLA CAMERA


La camera ha approvato gli articoli del collegato sul lavoro

Passa l'emendamento di Cesare Damiano (PD) a causa delle assenze nella maggioranza


La Camera ha approvato tutti gli articoli del disegno di legge collegato sul lavoro rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica. L'ultimo dei 50 articoli a essere votato è stato il 31 (conciliazione e arbitrato), a lungo accantonato dopo che Governo e maggioranza sono stati battuti a causa di un centinaio di assenze (95 nel solo Pdl, di cui una cinquantina ingiustificate, comprese quelle di alcuni finiani) quando l'Aula ha approvato un emendamento del Pd.

Secondo esponenti della maggioranza la modifica può "scardinare" la norma, e anche secondo lo stesso presentatore del testo, Cesare Damiano, la modifica assesta un "serio colpo" all'impianto del provvedimento, garantendo piena libertà di scelta ai lavoratori. Il relatore, Giuliano Cazzola, ha invece affermato prima della ripresa dell'esame che la modifica non inficia i contenuti del Ddl. In sostanza, secondo la modifica proposta da Cesare Damiano, laddove si affermava a proposito delle clausole compromissorie che "le commissioni di certificazione accertano la effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le controversie che dovessero insorgere in relazione al rapporto di lavoro", il testo dell'emendamento prevede che la norma riguardi le controversie "insorte", non quelle che "dovessero insorgere", quindi quelle già in atto, non quelle ancora a venire.

Secondo il ministro del Welfare, Sacconi, l'emendamento del Pd, ancorché espressione di una colpevole assenza di moltissimi parlamentari di maggioranza, «non ha fortunatamente modificato la normativa attuativa dell'articolo 808 del Codice di procedura civile, come definita dallo stesso collegato, in materia di clausole compromissorie, con le quali le parti possono devolvere ad arbitri le controversie nascenti dal contratto». Restano «ovviamente, così come già stabiliti, i limiti entro cui le clausole possono essere sottoscritte, ovvero dopo il periodo di prova e senza riferimento» al licenziamento. «Confido - ha aggiunto il ministro - che questo voto ininfluente possa tuttavia avere il merito di sollecitare la presenza dei parlamentari per tutto il futuro iter del provvedimento».

Sono state inoltre approvate altre due modifiche rispetto al testo della Commissione, entrambe col parere favorevole di relatore e Governo. Una rende più chiaro il divieto di sottoscrivere clausole compromissorie prima della conclusione del periodo di prova o, in sua assenza, di trenta giorni dall'assunzione. La seconda fa salva la possibilità di integrare sulla base di successivi accordi sindacali l'eventuale decreto del ministro del Lavoro che intervenga in surroga in mancanza di accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro che definiscano modalità e contenuti delle clausole compromissorie. Il 31 é l'articolo su cui più si sono appuntate le osservazioni del Capo dello Stato.

Sulla base delle indicazioni contenute nel messaggio di rinvio del provvedimento al Parlamento, la commissione Lavoro lo ha rivisto in vari punti. Come ha ricordato il relatore, Giuliano Cazzola (Pdl) le modifiche all'articolo 31 apportate dalla Commissione (quindi prima della battuta d'arresto in Aula) prevedono che nell'arbitrato di equità si dovrà tener conto, oltre che dei principi generali dell'ordinamento, anche dei principi regolatori della materia (derivanti anche da obblighi comunitari). In caso di impugnazione del lodo arbitrale la competenza sarà, in unico grado, del Tribunale in funzione di giudice del lavoro. Oltre a non poter essere pattuita prima della conclusione del periodo di prova, la clausola compromissoria non potrà inoltre riguardare i licenziamenti.

In base a un'altra modifica, davanti alle commissioni di certificazione le parti potranno farsi assistere da un legale di fiducia o da un rappresentante dell'organizzazione sindacale o professionale a cui abbiano conferito mandato. Quanto al potere di surroga del ministro del Lavoro, é previsto che, in assenza di accordi interconfederali o contratti collettivi che definiscano la pattuizione di clausole compromissorie, dopo un anno dall'entrata in vigore della legge il Ministro convocherà le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori più rappresentative, per promuovere un'intesa. Se l'accordo non sarà raggiunto nei successivi sei mesi, il Ministro con un suo decreto individuerà, in via sperimentale e tenuto conto di quanto emerso dal confronto tra le parti sociali, le modalità di attuazione della nuova disciplina.

28 aprile 2010

Il Sole 24 Ore - Radiocor


L'abc del collegato Lavoro

1* MAGGIO: PROVINCIA FIRENZE CONTRO COMUNE, NO AD APERTURA NEGOZI



La provincia di Firenze contro il comune sull'apertura dei negozi di Primo Maggio







La Provincia di Firenze contro il Comune sulla possibile apertura dei negozi il prossimo primo maggio. Dopo che ieri i sindacati avevano annunciato lo sciopero in caso di apertura degli esercizi, oggi interviene il presidente dell'amministrazione provinciale Andra Barducci.

''Mi auguro di cuore che l'amministrazione comunale fiorentina ci ripensi - afferma Barducci -. Non credo che un'apertura straordinaria si possa considerare una misura contro la crisi mentre vedo molto chiaramente, in iniziative come queste, il pericolo che preconizzava il presidente di Unicoop Firenze Turiddo Campaini: l'incentivo al consumismo e la discutibile equiparazione tra il 'godere' il tempo libero e 'comprarlo'. Inoltre - ha aggiunto il presidente della Provincia - non si puo' sempre andare in deroga a tutto, e' un messaggio politicamente sbagliato e pericoloso.

I diritti dei lavoratori, l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale non sono fatti scontati, ma assai piu' 'sacri' di tante altre festivita' che non oseremmo mai discutere''.

Sottolineando che ''il fatto che in Italia il 1* maggio fu soppresso durante il ventennio fascista ci ricorda quanto questa festa sia collegata al tema dei diritti e della liberta' individuale'', Barducci ribadisce l'augurio che ''il Comune ci ripensi, e che il 1* maggio anche a Firenze si festeggino i lavoratori, come in gran parte del mondo''.

27 aprile 2010

ASCA


MPS, IMPOSSIBILE SOSTEGNO BANCA SENZA CONGRUO RITORNO ALLA FONDAZIONE








Il presidente Mancini chiede già per il prossimo anno un "congruo" ritorno al dividendo


La Fondazione Mps, azionista con 45,7% del capitale ordinario, ha detto che la banca Monte dei Paschi deve lavorare per tornare a remunerare gli azionisti e che senza uno "stabile e congruo" ritorno economico non potranno esserci ulteriori sforzi a sostegno della banca.

Lo ha detto Gabriello Mancini, presidente della Fondazione Mps, intervenendo nell'assemblea di bilancio.

Con l'esercizio 2009 la banca non ha pagato dividendo alle azioni ordinarie, ma solo una cedola simbolica alle risparmio.

"L'ente che io rappresento ha accettato questo sacrificio sempre che si situi in un percorso chiaro di un ritorno solerte a una maggiore e più solida redditività e una adeguata remunerazione del capitale investito", ha detto Mancini.

"Non è infatti possibile ipotizzare che gli azionisti, e in primo luogo la Fondazione si trovino a sostenere, nei prossimi anni, ulteriori sforzi, se questi non saranno preceduti da uno stabile e congruo ritorno economico", ha aggiunto.

Il prossimo piano industriale, ha detto Mancini, dovrà recuperare redditività sia "lavorando sul fronte dei ricavi..e al tempo stesso deve continuare ad abbattere drasticamente i costi, ben oltre il livello, pur apprezzabile, evidenziato nel passato esercizio".

27 aprile 2010

Reuters Italia


IGD: CEDE IL 20% DI PORTA MEDICEA PER 13,1 MILIONI


La societa' immobiliare IGD ha definito la cessione del 20% della controllata Porta Medicea alla CMB Cooperativa Muratori Braccianti per un corrispettivo di 13,1 milioni di euro. L'operazione consente l'ingresso di un partner industriale nel progetto di sviluppo immobiliare del porto mediceo di Livorno.

Per IGD l'operazione genera una plusvalenza di 1,2 milioni di euro.

28 aprile 2010

ASCA

27 aprile 2010

PRIVACY: NORME PER TELECAMERE SICURE




Al fine di garantire la libertà delle persone





Sistemi integrati di videosorveglianza solo nel rispetto di specifiche garanzie per la libertà delle persone. Appositi cartelli per segnalare la presenza di telecamere collegate con le sale operative delle forze di polizia. Obbligo di sottoporre alla verifica del Garante della privacy, prima della loro attivazione, i sistemi che presentino rischi per i diritti e le libertà fondamentali delle persone, come i sistemi tecnologicamente avanzati o "intelligenti". Queste, in sostanza, le nuove regole varate dall'Autorità Garante per la protezione dei dati personali per installare telecamere e sistemi di videosorveglianza da parte di soggetti pubblici o privati. Il periodo per adeguarsi è stato fissato, a seconda degli adempimenti, da un minimo di sei mesi ad un massimo di un anno.

Il provvedimento generale, che sostituisce quello del 2004 e introduce importanti novità, si é reso necessario - spiega il Garante - non solo alla luce dell'aumento massiccio di sistemi di videosorveglianza per diverse finalità ma anche in considerazione dei numerosi interventi legislativi adottati in materia: tra questi, quelli più recenti che hanno attribuito ai sindaci e ai comuni specifiche competenze, in particolare in materia di sicurezza urbana, così come le norme, anche regionali, che hanno incentivato l'uso di telecamere. Il provvedimento, di cui è stato relatore Francesco Pizzetti, in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, tiene conto delle osservazioni formulate dal Ministero dell'interno e dall'Anci.

Ecco in sintesi le regole fissate dal Garante.

Principi generali Informativa: i cittadini che transitano nelle aree sorvegliate devono essere informati con cartelli della presenza delle telecamere. Nel caso in cui i sistemi di videosorveglianza installati da soggetti pubblici e privati siano collegati alle forze di polizia è necessario uno specifico cartello, sulla base del modello del Garante.

Le telecamere istallate a fini di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica non devono essere segnalate, ma il Garante auspica comunque l'utilizzo di cartelli che informino i cittadini.

Conservazione: le immagini registrate possono essere conservate per periodo limitato e fino ad un massimo di 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini. Per attività particolarmente rischiose (es. banche) é ammesso un tempo più ampio, che non può superare comunque la settimana. Eventuali esigenze di allungamento dovranno essere sottoposte a verifica preliminare del Garante.

Settori di particolare interesse Sicurezza urbana: i Comuni che installano telecamere per fini di sicurezza urbana hanno l'obbligo di mettere cartelli che ne segnalino la presenza. La conservazione dei dati non può superare i 7 giorni. Sistemi integrati: per i sistemi che collegano telecamere tra soggetti diversi, sia pubblici che privati, o che consentono la fornitura di servizi di videosorveglianza "in remoto" da parte di società specializzate (es. società di vigilanza, Internet providers) mediante collegamento telematico ad un unico centro, sono obbligatorie specifiche misure di sicurezza. Per alcuni sistemi è necessaria la verifica preliminare del Garante.

Sistemi intelligenti: per i sistemi di videosorveglianza dotati di software che permettono l'associazione di immagini a dati biometrici (es. "riconoscimento facciale") o in grado, ad esempio, di riprendere e registrare automaticamente comportamenti o eventi anomali e segnalarli è obbligatoria la verifica preliminare del Garante. Violazioni al codice della strada: obbligatori i cartelli che segnalino i sistemi elettronici di rilevamento delle infrazioni. Le telecamere devono riprendere solo la targa del veicolo. Deposito rifiuti: lecito l'utilizzo di telecamere per controllare discariche di sostanze pericolose ed "eco piazzole".

Settori specifici Luoghi di lavoro: le telecamere possono essere installate solo nel rispetto dello norme in materia di lavoro. Vietato comunque il controllo a distanza dei lavoratori, sia all'interno degli edifici, sia in altri luoghi di prestazione del lavoro (es. cantieri, veicoli). Ospedali e luoghi di cura: no alla diffusione di immagini di persone malate mediante monitor quando questi sono collocati in locali accessibili al pubblico.

E' ammesso, nei casi indispensabili, il monitoraggio da parte del personale sanitario dei pazienti ricoverati in particolari reparti (es.rianimazione), ma l'accesso alle immagini deve essere consentito solo al personale autorizzato e ai familiari dei ricoverati. Istituti scolastici: ammessa l'installazione di sistemi di videosorveglianza per la tutela contro gli atti vandalici, con riprese delimitate alle sole aree interessate e solo negli orari di chiusura. Taxi: le telecamere non devono riprendere in modo stabile la postazione di guida. Trasporto pubblico: lecita l'installazione ma rispettando limiti precisi come l'angolo visuale circoscritto.

Web cam a scopo turistico: la ripresa deve avvenire con modalità che non rendano identificabili le persone. Soggetti privati Tutela delle persone e della proprietà: si possono installare telecamere senza il consenso dei soggetti ripresi, ma sempre sulla base delle prescrizioni indicate dal Garante.

27 aprile 2010

ANSA.IT