03 agosto 2010

LA COOP NON SEI TU: NEL LIBRO DI MARIO FRAU ANCHE LA VERTENZA DEI "LADRI DI MERENDE"


Riceviamo e volentieri pubblichiamo alcuni passaggi dalla presentazione del libro di Mario Frau, La Coop non sei tu.


E' un libro importante quello di Frau. Un testo denso che si snoda attraverso le sue esperienze di ex manager di Novacoop, ma che raccoglie anche tante altre vicende, mettendo il dito nella solita piaga di sempre: l'immagine patinata e buonista delle Coop e la realtà che vive chi vi lavora, assai meno solidale ed etica.

Frau comincia a lavorare in Coop nel 1984 e fa rapidamente una brillante carriera. Le responsabilità non lo spaventano e le soddisfazioni professionali non mancano. Nel volgere di pochi anni arriva alla presidenza della Promogeco srl ed a rivestire il ruolo di direttore alla programmazione e sviluppo di Novacoop. In questo ruolo cura la promozione dei più grandi centri commerciali, ipermercati e supermercati coop in piemonte. Il fatturato durante gli anni della sua gestione passa da 300 milioni ad 1 miliardo di euro. Gli ipermercati passano da 1 a 10.
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Sembrerebbe andare tutto per il meglio per il brillante manager di Novacoop. Invece qualcosa si spezza. Operazioni immobiliari di carattere chiaramente speculativo, sodalizi con immobiliaristi di pochi scrupoli preannunciano una catastrofe che non tarderà ad abbattersi sui protagonisti.
Qui inizia lo scaricabarile delle responsabilità e la ricerca di un capro espiatorio individuato proprio in Frau che rassegnerà le dimissioni nel 2006.

La sua vicenda lavorativa e il tentativo di scalata di Unipol alla BNL con il corollario di furbetti e furboni, fanno riflettere l'autore che vede chiaramente quella che lui stesso definisce una mutazione genetica subita dalle Coop nel corso degli anni. Nasce da questo nucleo l'idea del libro: portare alla luce le contraddizioni, le trasformazioni e le degenerazioni subite dal movimento cooperativo, con l'auspicio di poter provare a correggerne la rotta.
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E qui Frau di
--> frecce nell'arco ne ha parecchie. Sul loro successo, ad esempio, scrive:
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[...] Dove sta quindi il segreto del successo delle coop? La spiegazione è molto semplice. Esse, per potersi librare alte nel cielo, sono costrette a liberarsi di ciò che viene ritenuto un pesante “vincolo” ( la finalità mutualistica) che ne impedisce e ne limita fortemente il volo ( lo sviluppo e la crescita) sacrificando i valori fondanti e il proprio D.N.A. ossia lo scambio mutualistico in favore dei propri soci, per sposare tout court la logica del mercato capitalistico e del profitto, senza tuttavia rinunciare ai vantaggi legislativi e fiscali propri ed esclusivi delle cooperative. [...]

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A questo punto l'autore si chiede a cosa è dovuta la forza economica delle Coop e la capacità di occupare grandi spazi nel paese. Individua quelli che chiama i 5 pilastri:
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[...]
1) Regole interne che le rendono blindate contro qualsiasi ipotesi di scalata da parte dei soci non caratterizzati politicamente o di orientamento politico diverso rispetto alla nomenclatura;
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2) Il collateralismo politico e i rapporti privilegiati con le amministrazioni di sinistra che si traducono in corsie privilegiate nell'ottenere le autorizzazioni ai piani di sviluppo e nel garantire situazioni di monopolio impedendo alle imprese concorrenti della G.D.O di potersi insediare nel territori controllati dalle "amministrazioni amiche";
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3) Il volano della raccolta del cosiddetto prestito sociale che consente loro di autofinanziarsi a condizioni più favorevoli rispetto ai concorrenti;

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4) Le agevolazioni fiscali che costituiscono anch'esse un vantaggio competitivo e una distorsione della concorrenza;

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5) La facilità con cui possono fare proselitismo stante la eccessiva esiguità della quota di capitale sociale (del tutto simbolica) da versare per diventare soci.
[...]
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Non risparmia critiche a quella che è in quasi tutte le coop una vera e propria gerontocrazia, si legga il capitolo "Una casta di intoccabili". Nello stesso capitolo si parla anche dei bonus dei manager Coop:
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[...] Parliamo dei sostanziosi bonus che i Presidenti delle grandi coop si sono auto attribuiti quale indennità di uscita dalla cooperativa per sopraggiunti limiti pensionistici.
Fabrizio Gillone,nonostante avesse ormai raggiunto la soglia dei sessantotto anni, come condizione per andarsene in pensione si fece deliberare un bonus di circa ottocento mila euro, cosa di per se molto discutibile sotto il profilo dei valori etici di Coop, ma in realtà in pensione non ci andò perché assunse la carica di Vice Presidente di Aurora Assicurazioni, cosi come Bruno Cordazzo, Presidente di Coop Liguria, assunse la carica si Presidente di Sviluppo Discount e Turiddu Campaini, Presidente di Unicoop Firenze, si fece nominare, dopo aver adottato il sistema di governance duale, Presidente del Consiglio di Sorveglianza della cooperativa stessa mettendo un suo fedelissimo alla testa del Consiglio de Gestione della cooperativa.
Questi episodi dimostrano, se ce ne fosse bisogno, che i Presidenti delle coop sono una casta di intoccabili e rimangono ai vertici dell’organizzazione vita natural durante,godendo di prebende di ogni tipo sotto forma di bonus, benefit, di gettoni di presenza e di indennità varie per partecipare ai vari organismi del sistema coop e del movimento cooperativo. [...]
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La presentazione del libro continua con altri interessanti capitoli, i cui titoli sono di una chiarezza didascalica:
- Le Coop sono diventate delle banche
- La indivisibilità degli utili: una foglia di fico
- Etica cooperativa e fiscalità
- La democrazia cooperativa
- I controlli sulle Coop: controllati e controllori
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Vedi la presentazione integrale del libro
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Ma nel libro Frau si occupa anche di vicende legate a chi in Coop ci lavora. A questo proposito non poteva mancare un capitolo in cui l'autore ricostruisce la vertenza di alcuni lavoratori dei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci ormai passata alle cronache con la locuzione "ladri di merende". Eccone uno stralcio:
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[...] A seguito delle indagini della Procura il P.M. Giuseppina Mione propose l'archiviazione delle denuncia presentata da Unicoop in quanto non aveva riconosciuto nel comportamento dei lavoratori "un disegno criminoso volto a trarre profitto dalla merce rubata, posto che era una prassi consolidata in tutto il magazzino prelevare e consumare la merce non destinata alla vendita, che era a disposizione di tutti".
Ma i vertici di Unicoop si opposero alla richiesta di archiviazione, ritenendo il comportamento "dei ladri di merendine" criminoso e lesivo dei propri diritti patrimoniali. In pratica quei 24 lavoratori erano dei criminali da colpire a tutti i costi. [...]



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01 agosto 2010

RICCARDO SANI, STORICO DIRIGENTE DI UNICOOP FIRENZE E' IL NUOVO PRESIDENTE DEL CONSORZIO ETRURIA

La consueta girandola di poltrone tra Unicoop Firenze e Consorzio Etruria
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In passato ci fu la negativa parentesi alla presidenza del consiglio di gestione Unicoop Firenze di Armando Vanni, che proveniva dalla presidenza del Consorzio Etruria e che ha recentemente sostituito alla presidenza della BTP l'inquisito Riccardo Fusi


Questa mattina, sabato 31 luglio il consiglio di amministrazione della Cooperativa Consorzio Etruria ha nominato, all’unanimità, nuovo Presidente Riccardo Sani, 55 anni, dirigente storico di Unicoop Firenze di cui era membro del Consiglio di Gestione con le deleghe allo sviluppo, oltre a questo incarico Riccardo Sani ha ricoperto la carica di Presidente di BBC (società che gestisce il marchio Obi in Italia) e quella di membro della direzione regionale Legacoop.

Consorzio Etruria e Legacoop esprimono la propria soddisfazione per le decisioni prese dal nuovo Consiglio di Amministrazione della Cooperativa.

Riccardo Sani sostituisce Luigi Minischetti, che da maggio 2008 ad oggi ha ricoperto questa carica. Anche il nuovo consiglio, come aveva fatto l’Assemblea dei Soci, ha voluto esprimere a Luigi Minischetti il proprio ringraziamento per il lavoro svolto, a favore della cooperativa, nei due anni della sua presidenza, garantendo la piena occupazione, la crescita dell’intero Gruppo ed il suo radicamento sui mercati nazionali ed internazionali.

La scelta compiuta con la nomina del nuovo presidente, maturata dopo un aperto e proficuo confronto, che ha visto protagonista insieme ai Soci ed al gruppo dirigente della Cooperativa anche la Presidenza di Lega Toscana e la presidenza dell’Associazione produzione e lavoro Legacoop punta ad un’ulteriore fase di sviluppo dell’intero Gruppo Consorzio Etruria, quale punto di riferimento del Movimento Cooperativo in Toscana e dell’imprenditoria locale.

La logica che ha portato alla nomina di Riccardo Sani alla presidenza di Consorzio Etruria, uno dei più apprezzati dirigenti cooperativi e da anni punto di riferimento per l’intero movimento cooperativo della nostra regione con alle spalle oltre 36 anni di esperienza all’interno di Unicoop Firenze, è quella di una visione unitaria del Movimento Cooperativo Toscano, che punta a valorizzare le professionalità e le capacità personali di ciascun dirigente cooperativo al di là della naturale appartenenza ad ogni singola cooperativa.

31 luglio 2010

gonews.it


CERTALDO: LE OPPOSIZIONI SPARANO A ZERO CONTRO COOP E CASA DEL POPOLO

Dietro la polemica pare nascondersi la solita, annosa questione del conflitto d'interesse tra amministrazioni a marchio PD e strategie d'espansione delle Coop


CERTALDO. Si conclude il lungo iter del regolamento urbanistico del Comune che viene portato oggi in consiglio comunale per la definitiva approvazione.

Rifondazione comunista e Comunisti italiani salutano il traguardo mettendo in evidenza luci e ombre e parlano «di un'occasione mancata perché alla Unicoop Firenze si doveva chiedere di più».

Nettamente negativo, invece, il giudizio che invece dà il Pdl che parla di «ricorso al prefetto o al questore per le forzature o le interpretazioni che sono state riscontrate rispetto alle leggi vigenti». «E' ancora una volta - spiega il consigliere Pdl Samuele Spini - il fallimento della politica certaldese che fa uso della politica solamente per fare carriera».

«Rivendichiamo con forza il contributo che l'opposizione, il Prc prima e adesso come Lista unitaria, ha portato alla redazione del regolamento con particolare riferimento ad una serie di punti che abbiamo caldamente sostenuto e sui quali ci siamo spesi - spiegano Cinzia Orsi e Giancarlo Poli per la Lista Unitaria Prc e Comunisti italiani - sono stati inseriti standard per l'edilizia sociale che riguardano sia i nuovi interventi che quelli sul recupero di aree dismesse. E' stata eliminata la possibilità di creare zone miste industriali-artigiane e di civile abitazione ed è ridotta al minimo la nuova edificazione privilegiando il recupero».

Ma per quanto riguarda una valutazione più politica, come spiega David Bellucci (Prc), presidente della commissione garanzia e controllo, la «Unicoop avrebbe dovuto almeno cedere una parte dell'attuale volumetria destinata alla nuova sede nel viale Matteotti per destinarla ad attività sociali».

Il Pdl attacca il regolamento e parla della «fascia intorno al cimitero che non è stata rispettata per lasciare posto a costruzioni». «Solo tre mesi fa, quando erano stati presentati già progetti - spiega il consigliere provinciale Filippo Ciampolini del Pdl - il Comune ha chiesto all'Asl se potevano derogare la fascia di rispetto. Da quando l'Asl si pronuncia al di sopra delle leggi dello Stato e delle sentenze della Suprema corte?».

Il Pdl attacca anche su Coop e Casa del popolo (dove verranno costruiti decine e decine di appartamenti). «Perché in queste due aree si fa costruire il 100 per cento mentre appena un metro accanto non si ha lo stesso indice?». «Chi è il rappresentante dell'Asl - aggiunge Ciampolini - che ha firmato il parere?». «Questo modo di agire della giunta lascia ombre - spiega ancora - ecco perché chiederemo un incontro al prefetto».

Atto importante il regolamento, invece, per il capogruppo Pd Denise Bagnoli e per il segretario del Pd Federigo Capecchi. «E' giusto approvarlo e Bellucci ha fatto un lavoro più che egregio - spiegano - quando si riesce a lavorare anche da diverse posizioni politiche è cosa positiva per i cittadini. Sono importanti lo strumento dell'edilizia sociale e la riorganizzazione del centro. Ci dispiace per il Pdl che non è venuto in commissione garanzia e controllo la scorsa legislatura. Comunque se i rappresentati del Pdl vogliono un confronto noi siamo disponibili».

29 luglio 2010

Il Tirreno

UNIPOL TORNA A PRODURRE PROFITTI

La società di via Stalingrado ripensa al suo ruolo privilegiando l'attività assicurativa. Il mercato scommette sulla vendita della banca

Concluso positivamente l'aumento di capitale da 500 milioni di euro

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Il titolo negli ultimi 3 anni ha perso ben il 70% del proprio valore


I tempi cambiano e in Unipol l'ipotesi di smontare il modello di conglomerato finanziario, rivedendo il ruolo della banca, non è più un tabù. Al crocevia fra Solvency 2 e Basilea 3, la compagnia arriva con un ripensamento, ha fatto molta strada ma sembra avere smarrito qualcosa cui tiene molto, l'equilibrio storico tra origini cooperative, territorio e cultura di mercato.

Insomma, l'assicurazione bolognese cresciuta nel mondo del lavoro, nella rete delle polizze convenzionate, fra associazioni di artigiani e sindacati, è riuscita a trasformarsi in colosso finanziario ma, fra polizze, conti correnti, affidamenti bancari, merchant bank e private equity ha allentato il legame con il proprio mondo originario, con quella gente che nella Bassa sottoscriveva le assicurazioni Unipol insieme alla tessera del sindacato o all'iscrizione alla Confederazione nazionale artigiani; una clientela di lavoratori dipendenti e piccoli imprenditori che, spiega l'amministratore delegato Carlo Cimbri in alcuni casi «si sentiva iscritta alla Unipol», manco fosse un partito.

Così, il conglomerato finanziario che in questi giorni ha chiuso con successo un aumento di capitale da 500 milioni di euro, che sta per annunciare il ritorno ai profitti trimestrali – «siamo sulla buona strada, l'andamento tecnico sta migliorando» spiega Cimbri – e che è avviato sul target triennale di 250 milioni di utili netti, intende recuperare quel ruolo originario, a costo di sfoltire un po' il nome Unipol gruppo finanziario – "tutti la chiamano Unipol" – e ripensare il futuro della banca.

Il mercato già scommette sulla vendita ma, al momento, nulla è deciso se non un percorso di rifocalizzazione sul territorio. «La banca la mettiamo fuori dai riflettori – spiega Cimbri –, sul mercato c'è spazio per un istituto come Unipol banca se si saprà muovere sui valori di riferimento del gruppo assicurativo, servire il mondo del lavoro, la clientela retail, pmi e artigiani. Se il percorso darà risultati, investiremo ancora nell'istituto, se no faremo altre valutazioni; in ogni caso oggi stiamo valorizzando un asset che abbiamo e non c'è alcun dossier aperto».

Ogni scelta futura, ovviamente, sarà poi legata al ritorno sull'investimento considerando l'assorbimento di capitale che l'aggregato finanziario comporta. Quando è stata realizzata Banca Unipol, infatti, «non c'era la normativa attuale sui conglomerati finanziari, che richiede una patrimonializzazione maggiore della somma di capitale regolamentare richiesto dalla attività disgiunta di banca e assicurazione».

La forza patrimoniale è proprio uno dei focus strategici che ha spinto il gruppo a chiedere 500 milioni di euro al mercato in un momento di tensione dei listini. Unipol si è portata avanti, altri forse seguiranno. Per Cimbri, da aprile al vertice del gruppo, è il primo risultato importante del riassetto della compagnia. «Con uno sconto del 30% sui valori di mercato, in linea con le best practice europee, la ricapitalizzazione è stata sottoscritta al 100%, segno che il mercato ha capito il significato strategico dell'operazione. Le nuove regolamentazioni vanno in un'unica direzione, il dogma dei profitti elevati con il minimo di capitale che ha accompagnato il mondo finanziario negli scorsi quindici anni è tramontato – sottolinea Cimbri – il rapporto sano fra patrimonio e volume d'affari è una necessità, soprattutto nel settore assicurativo che richiede di stare sul mercato con un portafoglio che garantisca nel tempo gli impegni con gli assicurati e le oscillazioni dei mercati».
Un ottovolante che da qualche mese non risparmia neanche le emissioni governative, tanto che per una compagnia come «Unipol che ha investimenti per 24 miliardi di euro, le oscillazioni verso l'alto e verso il basso del valore di mercato del portafoglio, toccano i 100 milioni di euro a settimana».

La scommessa del management, che nei mesi scorsi ha ridotto la componente azionaria degli investimenti a 1,6 miliardi di euro, vendendo fra l'altro il 2% di Mps, è tutta incardinata sulla riduzione dei rischi e sul rilancio della redditività industriale delle attività vita e danni. Se l'ex amministratore delegato Carlo Salvatori era convinto che dal punto di vista strategico la compagnia dovesse prepararsi nel medio periodo ad un'aggregazione con una realtà di cultura e dimensioni simili a Unipol, Cimbri ritiene che «la dimensione tout court non sia la medicina» e, smentendo voci di contatti con Axa, ma apre ad altri operatori di mercato, sottolinea come oggi non ci sia «alcun piano di evoluzione degli assetti societari, né nella compagine azionaria cooperativa ci sia alcuna intenzione di abbandonare il ruolo di guida e di indirizzo del gruppo».

La compagnia ha chiuso un bilancio 2009 negativo ma «con rigore industriale può realizzare una redditività importante» e già a fine anno il combined ratio dei rami danni, il rapporto fra premi raccolti sul totale delle spese e sinistri pagati, dovrebbe migliorare dal 108% e avvicinarsi al 100 per cento.
Uno dei cardini dei 250 milioni di euro di redditività netta indicati nel piano industriale è proprio il target di combined ratio del 97,5% al 2012. Per raggiungere questo obiettivo la società si sta concentrando sulla clientela che conosce meglio, quella del mondo del lavoro: «Unipol ha il 13-14% delle quote di mercato italiano, non è certo una società captive, le nostre polizze le offriamo a tutti, tuttavia il gruppo ha un'esperienza propria nel lavorare sul territorio con le associazioni di commercianti, con i sindacati, le camere del lavoro, le organizzazioni imprenditoriali, il mondo cooperativo – spiega Cimbri –. Storicamente Unipol è cresciuta con questo ruolo sociale, con un mercato convenzionato che ha rappresentato anche metà dell'intero portafoglio polizze», un bacino d'utenza che in passato ha garantito volumi e una buona qualità di raccolta assicurativa. Il gruppo intende dunque ripartire da qui, con una nuova squadra di manager – «di età media fra i 45 e i 50 anni, frutto di un mix equilibrato fra esperienze e professionalità maturare all'interno e all'esterno del gruppo» - e diversi progetti in fase di decollo.

Fra questi, quello dell'acquisito di Arca in cui verranno concentrate tutte le attività di bancassicurazione di Unipol. «È un'operazione innovativa – dice Cimbri - Arca che già colloca prodotti assicurativi sulle reti della Popolare di Sondrio e Bper, 1500 filiali che salgono a 2mila considerando anche gli altri accordi distributivi in atto, si appresta ad essere una piattaforma aperta a banche di medie dimensioni, sia a quelle interessate a entrare nel capitale sia agli istituti che cercano solo rapporti commerciali». L'avvio è positivo. «Solo nei primi sei mesi del 2010 Arca ha realizzato l'intera produzione vita di tutto il 2009». Un regalo al Tesoro che ha appena stabilito un prelievo sull'incremento delle riserve vita? «Di sicuro un contributo delle compagnie di assicurazione alla stabilità dei conti pubblici. Penso che questo prelievo sia dovuto a un equivoco derivante dalla voce riserve, un vizio del nome – spiega Cimbri – che fuori dal settore fa considerare riserve patrimoniali quelle che in realtà non sono altro che i debiti delle compagnie nei confronti dei sottoscrittori di polizze».

I NUMERI

250 milioni
Target di utile netto al 2012
Unipol prevede di chiudere il piano triennale 2010-2012 con un risultato netto consolidato di 250 milioni di euro

4,6 miliardi
Raccolta attesa nei danni
Il piano industriale prevede che il gruppo Unipol chiuda il bilancio 2012 con una raccolta
nei rami danni di 4,6 miliardi

3,1 miliardi
Il target di premi vita
La raccolta diretta del settore vita secondo il piano strategico dovrebbe attestarsi nel 2012 a 3,1 miliardi di euro

97,5%
Obiettivo di combined ratio
Uno dei cardini dei 250 milioni di redditività netta indicati dal piano industriale è il target di combined ratio, che dovrebbe attestarsi al 97,5% al 2012

13-14%
La quota del mercato italiano
Unipol, che attualmente ha una capitalizzazione di Borsa di 1,7 miliardi di euro, detiene nel settore assicurativo circa il 13-14% delle quote del mercato

1,5 volte
Il target Solvency 2
La stabilità patrimoniale del gruppo dovrebbero essere nel 2012 di 1,4 volte superiore ai requisiti previsti da Solvency 1 e 1,5 volte i requisiti stimati di Solvency 2

24 miliardi
Il portafoglio investimenti
Il portafoglio investimenti di Unipol ammonta a circa 24 miliardi di euro, di cui 1,6 miliardi di euro investiti nel comparto azionario.

1 agosto 2010

Alberto Grassani


Il Sole 24 ORE

31 luglio 2010

CASO MANUTENCOOP: LA CGIL CHIEDE PRESA DI POSIZIONE ALLA COOP ADRIATICA

Continua la polemica sindacale contro la società che gestisce l'appalto di pulizie al centro commerciale Porto Grande


SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo che il tribunale di Ascoli ha dato ragione alle tre lavoratrici della Manutencoop che rifiutavano il trasferimento a L’Aquila, la Cgil e la Cisl chiedono una presa di posizione chiara anche alla Coop Adriatica. La Manutencoop, infatti, è impegnata nell’appalto di pulizia presso l’Ipercoop Porto Grande di San Benedetto.

Afferma Alessandro Pompei della Filcams Cgil. «Il Tribunale di Ascoli Piceno nella persona del Giudice del Lavoro Emilio Pocci ha reputato la condotta della Manutencoop Facility Management Spa antisindacale ed idonea a limitare la libertà sindacale sia violando il diritto attribuito al sindacato sia violando le posizioni soggettive. Noi e la Cisl abbiamo chiesto a Coop Adriatica una presa di posizione pubblica sulla vicenda e l’azienda si è limitata ad affermare semplicemente che sono le sedi opportune quelle deputate a dirimere la controversia. Ci sembra un atteggiamento volto ad eludere quelle che sono le responsabilità solidali di Coop Adriatica nell’appalto in oggetto».

L’esponente Cgil aggiunge poi: «La Manutencoop Facility Management Spa inoltre ha rincarato la dose attraverso una disdetta unilaterale dell’accordo di cambio di appalto adducendo come motivazione che “..il provvedimento è gravatorio e che l’accordo di cambio di appalto in questione vincoli in modo perpetuo l’azienda a tenere fermi per tutti gli addetti orario e sede di lavoro a prescindere da ogni necessità organizzativa sopravvenuta…”.

Così facendo la Manutencoop – afferma Pompei – intende, in un certo qual modo, sconfessare la vera natura dei trasferimenti e si colloca al di fuori del Contratto collettivo di settore che con l’articolo 4 disciplina i cambi di appalto nei servizi di pulizia. Di fronte a ciò Coop Adriatica non può, come ha fatto finora, girare la testa dall’altra parte. Ci aspettiamo qualcosa di più di un attestato di riconoscenza circa l’operato della Giustizia, che non fa mai male, ma che arrivati a questo punto non è più sufficiente».

30 luglio 2010

RIVIERA oggi

CHIUDE LA COOP DI NARNI (TERNI) GRUPPO GESTINCOOP DI UNICOOP TIRRENO

Chiude il punto vendita di Narni, in provincia di Terni, gestito da una società di Unicoop Tirreno. Al suo posto dovrebbe aprire un discount.

I consiglieri di maggioranza del Comune hanno sottoscritto il seguente documento


Su proposta dei consiglieri Morelli (SEL) e Novelli (PSI) tutti i consiglieri di maggioranza hanno sottoscritto il seguente ordine del giorno presentato il 29/07/10 ieri in consiglio comunale su recenti vicende COOP Narni.

Lo scorso 22/7 all'assemblea dei soci della Coop di Narni il Gruppo Gestincoop di Unicoop Tirreno ha ufficialmente comunicato la chiusura del punto vendita di Narni.

Ciò avverrà entro l'inizio del prossimo autunno. Sono già stati fissati appuntamenti ufficiali con le rappresentanze sindacali e pare che addirittura il sito che attualmente occupa il supermercato sia già stato impegnato per impegnare un discount. Tutto questo ci preoccupa enormemente.

Non si tratta solo della chiusura di un supermercato. In tempi di sviluppo commerciale sfrenato (sulle cui responsabilità ognuno, noi compresi, farebbe bene ad interrogarsi) la Coop in questi anni ha rappresentato spesso una eccezione.

Il movimento cooperativo dagli albori ad oggi è stato una preziosa risorsa, nel nostro paese come in larga parte d'Italia, capace di coniugare sviluppo economico e solidarietà; consentendo alle masse contadine prima ed ai piccoli produttori locali poi di poter competere quasi alla pari con la grande produzione assai più organizzata; offrendo ai soci consumatori un ventaglio di scelte capaci di garantire un prezioso equilibrio tra qualità e prezzo dei prodotti; tutelando e difendendo la permanenza e l'espansione di nicchie di mercato equo e solidale con importantissime campagne e, non ultimo, dando a centinaia di cittadini la possibilità di mettere i loro risparmi al servizio del nostro territorio e della nostra comunità.

Dopo l'industria, dopo la banca, ora un'altro pezzo della nostra storia recente se ne va senza clamore. Per un amaro scherzo del destino ciò accade nel momento in cui la nostra Città pensava e pensa di destinare a questo tipo di attività una vetrina di eccellenza come quella della nuova realizzazione che interesserà il parcheggio del suffragio .

Chiediamo al Consiglio di dare al Sindaco e alla Giunta il più ampio mandato al fine di mettere in atto immediatamente ogni iniziativa utile a contrastare questa politica aziendale e a garantire la permanenza di questo pezzo del movimento cooperativo nella nostra Città, a tutelare il personale dipendente oggi impiegato.

30 luglio 2010

Alfonso Morelli

SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' - Narni



30 luglio 2010

IPERCOOP SESTO FIORENTINO: GRAVE UN OPERAIO CADUTO DA UN'IMPALCATURA



Il giovane marocchino, residente a Pistoia, è in coma




Ilprecedente incidente fu mortale durante la costruzione dell'Ipercoop di Sesto Fiorentino, il 17 aprile 2003: Domenico Maione, operaio edile di appena 25 anni alle dipendenze della Nuova Edil srl, morì schiacciato dal carrello elevatore che stava manovrando e che si ribaltò.

Due anni fa i rappresentanti del lavoratori alla sicurezza di Unicoop Firenze, sollecitavano maggiori controlli. Ecco il loro documento di allora.

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Un operaio marocchino residente a Pistoia è stato vittima mercoledì di un grave infortunio sul lavoro a Sesto Fiorentino cadendo da un’impalcatura. L’incidente è avvenuto presso i magazzini dell’Ipercoop di Sesto Fiorentino, in via Petrosa. L’operaio, M.E.A. 23 anni, regolare in Italia, stava lavorando per una ditta edile che ha in appalto la realizzazione di un sistema di drenaggio del magazzino.

Da capire l’esatta dinamica dell’infortunio, sulla quale stanno facendo accertamenti i tecnici del dipartimento di igiene e sicurezza del lavoro della Asl. Pare comunque che l’uomo stesse allestendo, insieme ad alcuni colleghi, un’impalcatura necessaria a eseguire i lavori all’interno di un seminterrato. Qualcosa però sarebbe andato storto, facendo precipitare a terra da circa due metri. Nonostante l’altezza non particolarmente elevata, l’urto sarebbe stato violento e l’uomo avrebbe battuto con forza la testa, riportando un grave trauma cranico.

Inizialmente non avrebbe perso conoscenza, ma le sue condizioni sarebbero successivamente peggiorate. Soccorso dal personale del 118, il 23enne è stato portato all’ospedale di Careggi, dove è ora ricoverato in coma farmacologico. Il pm ha disposto il sequestro del cantiere in attesa dell’esito degli accertamenti.

30 luglio 2010

La Nazione



29 luglio 2010

VERTENZA ITALCARNI: LA DIREZIONE DELLA COOPERATIVA TENTA DI AGGIRARE L'ACCORDO SINDACALE DEL 25 GIUGNO


La direzione della cooperativa procede a convocare un'assemblea dei lavoratori di un reparto per convincerli a passare sotto ad una cooperativa.


COSI’ NON VA BENE!!!!!

Senza nessuna informazione preventiva alle organizzazioni sindacali o alle RSU alcuni dirigenti della cooperativa ITALCARNI hanno organizzato, nella mattinata di giovedì 15 luglio, presso l’albergo My Hotel di Carpi, una riunione con tutti i lavoratori del reparto “macello sporco”.

Nessun problema se la cooperativa ha la necessità di parlare con i suoi dipendenti. L’obiettivo della riunione di giovedì era, però, di convincere i lavoratori ad entrare in una cooperativa.
Infatti, a questa riunione, era presente un rappresentante di un non meglio precisato consorzio, interessato all’affitto del reparto “macello sporco”.

Così non va bene! Così siamo lontani anni luce da quel confronto che, insieme, avevamo deciso di iniziare a perseguire.
Come abbiamo più volte detto, il sindacato e i rappresentanti sindacali, non hanno chiusure ideologiche nei confronti degli appalti, ma come abbiamo convenuto nell’accordo quadro, siglato dopo oltre 84 ore di sciopero, questo deve essere condiviso tra le parti.
Non va bene che qualche dirigente pensi di percorrere scorciatoie, senza rispettare l’accordo quadro sottoscritto il 25 giugno 2010.

Il sindacato non vuole solo intervenire nel merito della legittimità dell’affitto o dell’appalto, ma vuole anche discutere dei salari che questi lavoratori avrebbero, se accettassero di andare in una nuova impresa o cooperativa. Il sindacato vuole anche conoscere che tipo di contratto verrebbe applicato, così che tipo di regolamento avrebbe la nuova impresa se è una cooperativa. Non sono cose di poco conto, sono cose che intervengono direttamente sulle condizioni di vita e di lavoro delle persone.

Le OOSS e le RSU ITALCARNI nel rimarcare la necessità di aprire il prima possibile un confronto trasparente sul nuovo piano industriale, chiedono alla Direzione ITALCARNI di cessare immediatamente queste iniziative unilaterali che non aiutano un sereno e costruttivo confronto.

Se si tornasse a verificare un simile comportamento, RSU e OOSS, assumeranno le opportune decisioni ed iniziative del caso.

Carpi, 21 luglio 2010

CASO CONAD MONTOPOLI IN CONSIGLIO PROVINCIALE



Quattro partiti si schierano per garantire i diritti


Il caso del grande magazzino Conad di Montopoli (in appalto alla società di gestione Alma Group) approda al consiglio provinciale di Pisa: i gruppi di maggioranza (Partito Democratico, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia Libertà) e quello di Rifondazione Comunista-Comunisti Italiani hanno presentato sulla vicenda una mozione urgente che l’assemblea discuterà in occasione della prossima seduta. I contenuti del documento sono stati illustrati dai capogruppo delle forze politiche promotrici, Manolo Panicucci (Pd), Michele Curci (Idv), Massimiliano Casalini (Sel) e Andrea Corti (Rc-Pdci), alla presenza del presidente della Provincia Andrea Pieroni, della presidente del consiglio Consuelo Arrighi e dei consiglieri di maggioranza espressione dell’area del Valdarno: Francesco Giani, Alessandra Starnini, Linda Vanni (tutti del Pd).

“In merito alla questione – dicono – abbiamo voluto affermare una posizione chiara e decisa. Gli elementi sul tavolo sono ben noti: la denuncia della Cgil (datata 30 giugno) circa condizioni di sfruttamento di lavoratori extracomunitari da parte di Alma Group; i saldi negativi nelle loro buste paga; la rotazione continua di 20-30 dipendenti per non più di 20 giorni all'interno del magazzino. Ebbene, tutto ciò fa desumere di trovarsi in presenza di una nuova forma di schiavismo, inaccettabile ed intollerabile”.

Il documento sottolinea poi altri aspetti rilevanti. “Già in passato il magazzino era stato sanzionato dalla Direzione provinciale del lavoro per violazioni amministrative varie; e l’ultima verifica ispettiva, il 27 maggio scorso, ha confermato tali elementi di criticità. Per giunta, si è appreso dai giornali che gli amministratori di Alma Group sono stati coinvolti in processi di mafia”.

Un quadro, insomma, insostenibile. Tanto che l’8 luglio scorso, nel corso di un tavolo al quale ha preso parte anche il sindaco di Montopoli, Alessandra Vivaldi, i vertici Conad hanno comunicato la risoluzione del rapporto di lavoro con Alma Group; e le organizzazioni sindacali hanno posto alla stessa Conad la richiesta di riassunzione di tutti i lavoratori impiegati al magazzino, alle condizioni contrattuali acquisite, da parte del nuovo gruppo che subentrerà ad Alma Group. E il giorno dopo Conad si è impegnata formalmente a inserire, nel nuovo capitolato di gara per l’appalto dello stabilimento, la clausola di salvaguardia dell’occupazione richiesta dai sindacati.

“Ora – proseguono i consiglieri provinciali di Pd, Idv, Sel e Rc-Pdci – occorre tenere fermi alcuni punti”. Per questo il documento che hanno presentato, oltre a condannare lo sfruttamento del personale extracomunitario (“che si può configurare anche in questo caso come tratta di esseri umani”), fissa due obiettivi operativi. “Primo: che tutti i lavoratori siano assunti dal futuro soggetto gestore del magazzino Conad; e quindi anche i cittadini extracomunitari coinvolti nella vicenda possano vedere riconosciuti pienamente i loro diritti al pari di tutti gli altri. Secondo obiettivo: impegnare tutte le parti sociali, istituzionali e il sistema delle imprese alla massima responsabilità e vigilanza. Per evitare il rischio di infiltrazioni mafiose nel territorio provinciale; e a garantire le necessarie politiche d’integrazione per gli immigrati, sottraendoli al ricatto dell’economia sommersa illegale, il cui riferimento culturale è la legge Bossi-Fini”.

28 luglio 2010

gonews.it


28 luglio 2010

COOP, MANAGER PENTITO SVELA GLI STIPENDI D'ORO

Caso Unipol, speculazioni, corsa al profitto: l’ex dirigente Mario Frau rende pubblici in un libro i segreti dell’organizzazione dove ha lavorato per 25 anni.
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I presidenti delle grandi sedi guadagnano fino a un milione l’anno e non vanno in pensione


Le coop sono organismi geneticamente modificati, centri di potere politico ed economico lontanissimi dai principi ispiratori, governati da una casta oligarchica slegata dai soci e alla ricerca del profitto a tutti i costi, al pari di una qualsiasi altra società. Non lo scrive Bernardo Caprotti, patron di Esselunga, in una riedizione di Falce e carrello ma un ex manager coop, Mario Frau, in un libro appena pubblicato dagli Editori Riuniti intitolato La coop non sei tu.

Frau ha lavorato nel movimento cooperativo per 25 anni, è stato consigliere delegato della piemontese Novacoop e membro della Direzione nazionale dell’Ancc, il massimo organo di governo del sistema. Nel 2006 ha dato le dimissioni, nauseato - spiega - da «una gestione troppo personalistica del presidente», da «operazioni immobiliari di stampo speculativo come la Spina 3 di Torino» e dall’assalto alla Bnl condotto dall’Unipol di Giovanni Consorte assieme ai «furbetti del quartierino».

Frau parla di contraddizioni, trasformazioni e degenerazioni avviate negli Anni ’80, gli anni degli spot con il Tenente Colombo, dei primi ipermercati e della finanziarizzazione del sistema. In origine, le coop garantivano ai soci servizi e prodotti a prezzi bassi e se chiudevano i bilanci in utile ne distribuivano loro una parte. Oggi invece questo «ristorno» è quasi inesistente (nel 2007 Coop Adriatica e Coop Estense hanno restituito lo 0,3 per cento del fatturato), gli utili vengono incamerati per aumentare il patrimonio e raramente i prezzi sono più bassi rispetto alla concorrenza.

Con il «prestito sociale», certifica Frau, nel 2009 le «nove sorelle» coop hanno raccolto 12 miliardi e 110 milioni di euro, una somma quasi pari al giro d’affari complessivo: l’attività finanziaria ha raggiunto quella della distribuzione alimentare. I supermercati sono filiali di una banca mai autorizzata da Bankitalia, sottratta ai relativi controlli e soggetta a un regime fiscale di favore, con investimenti in prodotti finanziari e partecipazioni in società del sistema Legacoop. La cosiddetta tutela del risparmio è in realtà un’attività finanziaria a fini di lucro, che distribuisce briciole ai soci e determina un sistema di concorrenza sleale verso le banche e le altre catene distributive, le quali per crescere devono indebitarsi a costi largamente superiori.

«Lo spirito di solidarietà e mutualità è stato sacrificato per sposare la logica del mercato, della competizione e del profitto alla pari delle imprese di capitale - dice Frau - con la differenza che queste ultime pagano le tasse sul 100 per cento degli utili, mentre le coop soltanto sul 55 per cento. Nonostante la Costituzioni tuteli la «funzione sociale» e il «carattere di mutualità e senza fine di speculazione privata», le coop non svolgono più da tempo tali funzioni avendo scelto di operare sul mercato inseguendo il profitto e la speculazione in tutti i campi dell’economia: dalle assicurazioni (Unipol e Aurora) alla grande distribuzione (marchi Coop e Conad), dal settore immobiliare e abitativo a quello delle grandi opere infrastrutturali, fino alla raccolta del risparmio su vasta scala».

Il collateralismo con Pci-Psi-Pds-Ds con le annesse corsie preferenziali nell’ottenere le autorizzazioni ha garantito privilegi e creato una distorsione del mercato, «muri antistorici» e «barriere all’entrata». Collateralismo politico, riduzione dei benefici per i soci, vantaggi fiscali, raccolta del risparmio, regole interne che blindano contro qualsiasi ipotesi di scalata: ecco i pilastri che hanno consentito alle coop di occupare grandi spazi commerciali, sfruttando sia i vantaggi dell’economia di mercato sia quelli esclusivi delle società cooperative.

A ciò si aggiunge la casta degli intoccabili formata dai manager, con relativi stipendi: i presidenti delle grandi coop stanno nella fascia tra i 500mila e il milione di euro annuali, più i bonus che loro stessi si sono attribuiti come indennità di uscita. Anche se, invece di andare in pensione, spesso restano alla guida di società minori che assicurano gettoni e benefit vari.


28 luglio 2010

Stefano Filippi

Il Giornale

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25 luglio 2010

MACELLAZIONE CARNI, FLAI CGIL: SERVE UN PIANO STRATEGICO PER CONTRASTARE L'ILLEGALITA'

LA CGIL SI ACCORGE CHE IL PROBLEMA DELLE INFILTRAZIONI CRIMINALI, DEL CAPORALATO E DELLE FALSE COOP, IN PARTICOLAR MODO IN SETTORI COME QUELLI DELLA LAVORAZIONE DELLE CARNI, NECESSITA DI SOLUZIONI IMMEDIATE....


“Occorre attivare quanto prima un piano strategico per contrastare l’illegalità nel settore della macellazione delle carni e dare vita ad una maggiore e migliore attività di controllo dei processi produttivi” è quanto dichiara il Segretario nazionale della FLAI CGIL Mauro Macchiesi.

Nel settore, infatti, si registra la costante presenza di fenomeni illegali che interessano tutta la filiera, dagli allevamenti fino alla macellazione. “Molto diffuse – afferma il dirigente sindacale - sono le frodi ai consumatori attraverso la sofisticazione dei prodotti e l’immissione sul mercato di carni di dubbia provenienza”.

Macchiesi spiega inoltre che “l’attività di controllo da parte delle autorità competenti è stata finora del tutto irrisoria ed ha interessato solo lo 0,5% dei bovini macellati, lo 0,005% dei suini e lo 0,003% dei volatili", smentendo nei fatti il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini che ha recentemente definito assoluta la sicurezza della filiera delle carni.

Dilagante è anche il ricorso all’intermediazione di manodopera da parte dei caporali, al lavoro nero, alla non applicazione dei contratti e allo sfruttamento dei lavoratori. “Si segnala, inoltre, - prosegue il Segretario nazionale FLAI CGIL - la sparizione nell’ultimo anno di circa 200mila capi bovini, destinati ai macelli clandestini presenti su tutto il territorio nazionale, che sono gestiti direttamente dalle organizzazioni malavitose di stampo mafioso e che rappresentano una vera e propria concorrenza sleale nei confronti di quelli legali e autorizzati”.

“Tutti questi elementi – conclude Macchiesi - impoveriscono un settore che ha sempre basato la sua competitività sulla qualità e sulla certificazione dei prodotti, mettono a repentaglio la salute dei consumatori e scoraggiano tutte quelle aziende che operano rispettando leggi e contratti di lavoro”.


23 luglio 2010

CGIL.it
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ESSELUNGA RIAPRE IL CASO LIVORNO

Il padre padrone di Esselunga continua a togliersi veri e propri sassoloni dalle scarpe

Dopo l'attacco contro Coop Estense e il comune di Modena, è la volta di Livorno

Caprotti contesta la cessione dell'area commerciale Fremura ad Unicoop Tirreno, nonostante un'offerta superiore.



Alla faccia della libera concorrenza: «Vi posso assicurare che a Livorno siamo determinati a non lasciare un solo metro quadro alla concorrenza» ( Sergio Costalli, 23 febbraio 2008);

«l'importante è che non si insedi la concorrenza» (ancora Costalli, 21 febbraio 2009)»;

«Livorno è nostra, Coop non molla» (Marco Lami, presidente di Unicoop Tirreno, 20 febbraio 2010).

Dov'era Catricalà, Presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, non lo sappiamo, ma sappiamo dove va.

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LIVORNO. Esselunga non molla. Dopo Modena, Livorno.
Domenica scorsa il gruppo di Bernardo Caprotti ha pubblicato una pagina a pagamento sui principali quotidiani per accusare il Comune di Modena di averla intralciata nel progetto di un'area commerciale, trasformata dall'amministrazione comunale in area residenziale. Domani tornerà all'attacco con un altro annuncio a pagamento. E nel mirino stavolta c'è Livorno, dove Esselunga non è mai riuscita a sbarcare.

Nuovo Centro
. Esselunga aveva già accusato l'amministrazione comunale livornese di ostacolarla nei propri progetti e il caso dell' ex Fiat di viale Petrarca - dove non ha mai potuto aprire il supermercato - era stato accennato nel libro del patron Caprotti «Falce e Carrello». Ma dopo che l'ultima area disponibile per la grande distribuzione, i 2.550 mq di vendita autorizzati nel futuro Nuovo Centro, sono finiti alla concorrente Coop, il gruppo milanese è ripartito all'attacco.

Il prezzo giusto
. Fremura ha venduto l'area commerciale a Unicoop Tirreno per 31 milioni di euro, in presenza di un'offerta presentata da Esselunga da 40 milioni di euro. Offerta che però - secondo la proprietà livornese - era arrivata in ritardo. Una spiegazione che non ha mai del tutto convinto Esselunga, che tuttavia non è mai voluta scendere in polemica con Marcello Fremura.

Coop nel mirino. L'attacco è contro la Coop e contro il sistema di potere e di condizionamenti che - secondo il gruppo milanese - ha «impedito al venditore di scegliersi il cliente perchè "noi a Livorno ci viviamo e ci lavoriamo"» frase attribuita ai Fremura riportata dal Tirreno del 19 aprile. E a sostegno della tesi che non si è voluto che il Nuovo Centro finisse in mano ad Esselunga, il gruppo milanese cita interviste a manager di Unicoop Tirreno pubblicate dal nostro giornale. «Vi posso assicurare che a Livorno siamo determinati a non lasciare un solo metro quadro alla concorrenza» (Sergio Costalli, 23 febbraio 2008); «l'importante è che non si insedi la concorrenza» (ancora Costalli, 21 febbraio 2009)»; «Livorno è nostra, Coop non molla» (Marco Lami, presidente di Unicoop Tirreno, 20 febbraio 2010).

Lupi e agnelli
«Esselunga non intende attaccare nessuno, aggredire nessuno, calunniare nessuno - si legge in una nota del gruppo - Esselunga non ha mai parlato di illeciti o di atti illegittimi. Tutto può essere assolutamente legale, però inconsueto, singolare». E per chiudere, il gruppo cita la favola di Fedro: il lupo e l'agnello che si abbeverano allo stesso torrente, il lupo sta più in alto ma accusa l'agnello di sporcargli l'acqua, poi trova altre ragioni pretestuose per contestarlo, infine lo attacca e lo mangia. Il lupo Coop e l'agnello Esselunga.

24 luglio 2010

C.M.

IL TIRRENO

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MAGAZZINO CONAD MONTOPOLI, FIT-CISL: "VOGLIAMO RESTARE CON ALMA GROUP"

La Filt- Cisl protesta per il probabile passaggio dell'appalto del magazzino Conad di Montopoli da Almagroup a CFT.

Infuria la polemica con la Filt-Cgil.


Il problema però, prima che sindacale, sembra di ripristino della legalità contro le infiltrazioni mafiose negli appalti.


Negli ultimi giorni, ci siamo occupati spesso di vicende opache che parrebbero collegare cooperative che gestiscono in appalto magazzini, anche di grandi marchi, con le attività mafiose. Conviene ribadire a tal proposito la gravità dei retroscena che emergerono dall' omicidio di Pasquale Maglione, l'avvocato ucciso a Rodano (MI) il 16 luglio scorso e che avrebbero orientato i carabinieri ad indagare in partico­lare sui rapporti del professionista con il mondo della cooperazione, fortemente permeato dalla malavita organizzata.

In questo contesto sono illuminanti le dichiarazioni del sindacalista dello S.I. Cobas Fulvio Di Giorgio che conclude la sua intervista con una frase alquanto efficace: «In un sistema senza regole, dove vince il più forte, arriva il far west. E nel far west si spara».

Se partiamo da questa premessa, la querelle che si è innescata tra Filt-Cgil e Fit-Cisl (di cui da ampio riferimento l'articolo che segue) sulla vicenda della cooperativa Almagroup che gestiva il magazzino Conad di Montopoli, pare risibile. In quella circostanza infatti, sembrano questioni secondarie o forse derivate da un retroterra di grave illegalità, quelle puramente sindacali, quando pochi giorni fa l'assessore provinciale alla legalità, Gabriele Santoni, si esprimeva con questi termini: «Conad deve chiarire perché la gestione del magazzino è stata affidata al consorzio Almagroup di Milano, il cui riferimento è Natale Sartori, già condannato nel 2001 a 4 anni e 9 mesi per "corruzione continuata", intimo di Marcello Dell'Utri e Vittorio Mangano».

Ad arricchire le informazioni su questo argomento, ci aiuta un nostro attento ed acuto lettore, che ci ha inviato nei commenti un sintomatico stralcio dalla relazione del Consiglio Superiore della Magistratura approvata all'unanimità il 24 luglio 2002: "La costituzione di queste ultime società (si parla di società operanti nel milanese, che per legami, provenienza di capitali, ecc. possono definirsi mafiose - nota blog) ha avuto inizio nei primi anni Ottanta ad opera di esponenti di spicco della ndrangheta calabrese e della mafia siciliana, tra cui in particolare Pasquale Latella, Gaetano Coppola, Antonino Currò, Natale Sartori, Giuseppe Porto, Daniele Formisano (nipote di Vittorio Mangano), Cinzia e Loredana Mangano (figlie dello stesso Mangano), Enrico Di Grusa (genero del Mangano). Dette cooperative, prevalentemente appoggiate presso alcuni studi di commercialisti milanesi (tra cui in particolare lo studio Selma di Maurizio Pierro, assassinato nel 1997), furono costituite inizialmente con funzioni di mera copertura e con ruoli del tutto secondari rispetto ad ulteriori e diverse attività criminali, quali rapine e traffico di sostanze stupefacenti. Sono poi diventate, però, un formidabile strumento di creazione e moltiplicazione di ricchezza illegale che via via ha determinato la distribuzione del mercato tra pochi consorzi di cooperative, con estromissione delle cooperative di servizi vere, che operavano in modo legale". I personaggi citati

Chi vuole consultare il testo integrale del CSM, trova il passaggio riportato a pagina 10.
Forse, non farebbe male dargli un'occhiata anche da parte di qualche sindacalista che si è occupato della vertenza Almagroup-Conad.
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Lo scorso lunedì un presidio a Pistoia sotto la Conad, indetto dalla Cisl, per "testimoniare la volontà di alcuni lavoratori di rimanere con Alma". La Cisl esprime inoltre preoccupazioni sul nuovo appalto, nonostante da Conad siano giunte ancora rassicurazioni sui livelli occupazionali e le retribuzioni. Per la Filt-Cgil, quello della Cisl "è un tentativo grave e strumentale di creare falsi allarmi tra i lavoratori che chiedono garanzie"
La vicenda dell'Almagroup, l'azienda oggetto di pesanti accuse da parte della Cgil in merito allo sfruttamento di lavoratori migranti nel magazzino Ce.di. di Montopoli, non accenna a placarsi. Se da un lato infatti sembra chiuso il capitolo fra questa azienda e la Conad, dall'altro c'è ancora chi tenta di difendere Almagroup e di salvare un appalto ormai dato per finito.

Due giorni fa la Cisl ha indetto un presidio di fronte alla Conad di Pistoia, al quale hanno partecipato, secondo la stessa Cisl, un centinaio di lavoratori, che chiedevano "di poter restare con Alma".
Una posizione con cui di fatto prendono definitivamente le distanze sia dalle accuse mosse dalla Cgil, sulle quali sia Cisl che Uil si erano già espresse, sia dalle dichiarazioni della stessa Direzione Provinciale del Lavoro, che confermava l'esistenza di indagini in corso e l'accertamento di irregolarità emerse dall'altra indagine già conclusa.

Ignazio Re della Fit-Cisl, ha voluto commentare così il presidio di lunedì: "Molti lavoratori dipendenti di Alma hanno voluto fare un presidio di fronte a Conad per rendere noto a tutti che quello che era stato denunciato dalla Cgil non rispondeva al vero. Noi in effetti abbiamo fatto solo da sostegno, loro hanno espresso questa volontà. Tra i presenti c'erano anche diversi iscritti alla Cgil, per testimoniare il fatto che tutto ciò che è stato scritto, ossia che l'azienda facesse schiavismo, non è vero."
Una posizione viene espressa dal sindacalista anche sulle buste paga in negativo, che Re reputa "non anomale". "Si trattava di quote d'affitto che i lavoratori pagavano all'azienda - dichiara - dato che questa si faceva garante verso i proprietari, che altrimenti non avrebbero mai affittato a immigrati. Anzi, così facendo l'azienda agevolava i dipendenti."

Di fronte a buste paga in cui non solo veniva conteggiato l'affitto, ma questo superava la stessa cifra dello stipendio, la Fit-Cisl non rileva nessun problema: "Non è strano se l'azienda fa pagare l'affitto e lo toglie dalla busta paga. Non c'è nessuna anomalia, vorrò vedere queste buste paga di cui si parla, a noi non risultano casi di questo tipo."

Ma al di là della difesa incondizionata alla Alma, alla Cisl non piace la possibilità che sia la cooperativa Cft a riprendere in mano l'appalto.
"Prima dell'Alma c'era la cooperativa Cft di Firenze che applicava il contratto multiservizi - afferma - poi la Alma è subentrata e ha applicato il contratto della logistica e merci, tant'è che noi possiamo seguire i lavoratori come Fit e non come commercio." Sul contratto applicato da Cft, la Cisl non è in grado di fornire prove immediate a sostegno di questa dichiarazione: "Proveremo a recuperare vecchie buste paga".
Cita come una conquista della Cisl il "contratto integrativo con Alma, mirato sulla produttività" e sostiene che la maggior parte dei lavoratori "ora si trova ad aver perso l'azienda di provenienza e vogliono che la Alma rimanga."

Nemmeno le dichiarazioni della Direzione Provinciale del Lavoro fanno cambiare il giudizio della Cisl sull'operato della Alma: "Sulle cose dette dalla Direzione Provinciale del Lavoro non ho dati sicuri, ho letto solo le dichiarazioni sui giornali. Prendo atto di quello che viene detto, ma non posso né confermare né smentire. Come sindacato dico che abbiamo intorno ai 150 iscritti nell'ambito di Alma, e da quello che ci risulta, non abbiamo trovato irregolarità, buste paga che non tornavano o eventuali carenze da parte dell'azienda."

Infine, sulle clausole poste da Conad che verranno inserite nel prossimo capitolato d'appalto, clausole di garanzia sul mantenimento degli attuali livelli occupazionali, anzianità, retribuzioni ecc, alla Cisl non sembrano sufficienti: "Essendo la Cft una cooperativa, i lavoratori sono preoccupati per il ritiro della quota sociale di 74 euro dalla busta paga. Si può superare questo problema?"
"Abbiamo apprezzato la posizione di Conad - prosegue Re - nell'incontro che abbiamo avuto il 19 luglio con l'Amministratore delegato di Conad, che si è dimostrato essere una persona comprensiva. Alla fine chi patisce di più questa situazione è il cliente, l'amministratore delegato è stato disponibile e ha confermato le clausole dell'appalto. Le informazioni che abbiamo dagli incontri avuti fra Cft e segreterie regionali, sembra che non sia del tutto vero che la Cft assumerà la totalità dei lavoratori e garantirà lo stesso trattamento finanziario. Da parte nostra permangono dubbi".

Nella giornata del 16 luglio intanto sono giunte nuove rassicurazioni da parte di Conad del Tirreno, circa il nuovo contratto di appalto. Nella lettera inviata a tutte le organizzazioni sindacali, Conad dichiara: "L'inclusione nel nuovo contratto di appalto di un'espressa clausola volta a garantire da parte del nuovo appaltatore i livelli occupazionali esistenti e le condizioni economiche e normative acquisite dai lavoratori occupati alle dipendenze dell'attuale soggetto appaltatore e impiegati presso il magazzino di Montopoli, risponde ad una volontà di Conad del Tirreno di rassicurare i lavoratori e i sindacati."
"In particolare - prosegue il testo - con riferimento al mantenimento dei livelli occupazionali esistenti, si precisa che le previsioni del nuovo contratto di appalto stabiliranno l'obbligo da parte dell'appaltatore di mantenere l'occupazione di tutti i lavoratori", e nello specifico, "il contratto nazionale applicato alla Logistica e Trasporti, l'anzianità, il livello di inquadramento, la tipologia di rapporto, gli accordi integrativi esistenti, l'orario settimanale".
Infine, "in materia di trasferimenti la normativa impone che gli stessi possano essere disposti solo in presenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Pertanto, resta inteso che sotto questo profilo l'appaltatore sarà tenuto ad osservare le disposizioni normative vigenti".

Sulle posizioni espresse dalla Fit-Cisl, la Filt-Cgil ha emesso un comunicato con cui chiede di interrompere "ogni strumentalizzazione".
"Prima dell'intervento della Filt - si legge nella nota - la situazione era caratterizzata dalla totale violazione dei più elementari diritti da parte di Almagroup."
"Appaiono gravi e strumentali i tentativi di Filt-Cisl e Uilt-Uil di creare falsi allarmi tra i lavoratori che, giustamente, chiedono garanzie per il loro futuro. E' falso infatti, quanto affermato dalla Fit-Cisl che Cft applica il contratto del multiservizio. Non è vero. Il contratto applicato da questo gruppo è quello del trasporto merci e logistica. Condizione comunque, presente nella clausola".

"E' patetico tra l'altro - proseguono dalla Filt - che la Fit-Cisl si attribuisca l'acquisizione di un accordo integrativo conquistato, insieme ad altri risultati importanti, dalla Filt-Cgil ed i suoi delegati il 10 luglio 2009. Possiamo capire il livello di frustrazione di organizzazioni sindacali che vedono l'azienda 'amica' abbandonare il campo, ma un po' di ritegno non guasterebbe."

"Noi della Filt - concludono - non abbiamo mai avuto aziende amiche. Abbiamo fatto accordi con Alma quando a gestire le relazioni sindacali c'era un soggetto responsabile e corretto. Abbiamo mobilitato i lavoratori quando i 'nuovi responsabili' hanno scelto la linea dello scontro e dello sfruttamento di lavoratori stranieri sottoposti a ricatti inaccettabili".

21 luglio 2010

Cinzia Colosimo

PISAnotizie.it


Vedi anche:

"FALSE COOP" E MALAVITA ORGANIZZATA: UN BINOMIO FREQUENTE

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24 luglio 2010

FUSIONE A NORD-OVEST TRA I GRANDI SOCI COOP

Le Coop del "distretto nord ovest", Coop Liguria, Coop lombardia e NovaCoop (piemonte) starebbero per fondersi in un'unica cooperativa, dando vita così al 5° gruppo nazionale nella grande distribuzione ed al 1° tra le Coop
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La fusione porterebbe la nuova Coop a diventare il primo azionista di Holmo, la holding che controlla Unipol, con oltre il 15%



MILANO- I tempi delle nozze stanno maturando rapidamente. E già in autunno potrebbe arrivare il triplo "sì" a sancire la nascita della più grande cooperativa di consumo in Italia, nonché dell'azionista di riferimento di Holmo, la holding che controlla Unipol.

Protagoniste della storia, d'affari più che d'amore, sono Coop Liguria, Coop Lombardia e l'omologa piemontese NovaCoop, tre soggetti molto diversi tra loro che da soli oggi lottano per tenere le posizioni sul mercato della grande distribuzione nelle rispettive regioni, ma che insieme - forti di una rete di 153 punti vendita, tra super e ipermercati, 11.709 addetti e un fatturato che nel 2009 ha superato 2,7 miliardi di euro - potrebbero raggiungere una soglia dimensionale paragonabile a quella delle grandi multinazionali leader in Italia.

Per le tre realtà, di fatto, si tratterebbe di un'accelerazione del percorso di integrazione già avviato nel 2003, quando hanno affidato al Consorzio Nord-Ovest le attività di logistica, i servizi informativi e gli acquisti. Una convergenza non facile, ma che in questi anni ha dato i primi risultati in termini di economie di scala. Proprio di qui, sull'onda di una concorrenza sempre più serrata, è nata l'idea di «valutare la possibilità di una vera e propria fusione», come spiega il presidente di NovaCoop, Ernesto Dalle Rive.

Nei mesi scorsi è arrivato il primo semaforo verde da parte dei tre consigli di amministrazione, e adesso la palla è in mano a dieci gruppi di lavoro misti, chiamati a confrontare pezzo per pezzo come sono e agiscono le tre cooperative: «Finora non sono emerse differenze così significative da escludere la possibilità di una completa integrazione» anticipa il numero uno di Coop Lombardia, Silvano Ambrosetti. Conclusa questa fase di due diligence comparata, a settembre il dossier tornerà sul tavolo dei cda, ai quali spetta l'ultima parola. Il flirt sembra ormai approdato a un punto in cui tornare indietro potrebbe costare più che arrivare fino in fondo, ma i nodi da sciogliere non sono pochi.

Nodi in larga parte collegati alla diversa fisionomia dei tre soggetti: Coop Liguria, leader in regione, ma imprigionata in un distretto angusto e per di più saturo; NovaCoop alla ricerca di nuovi sbocchi dove proseguire un percorso di espansione che l'ha vista aprire otto punti vendita in due anni; Coop Lombardia alle prese con uno dei mercati più competitivi d'Europa.

Così si spiega perché a tirare la volata siano la sponda lombarda e quella piemontese, mentre dalla Liguria si ragiona con una certa cautela: «Di per sé non siamo contrari, ma tutto dipenderà dai margini di efficienza e dalle conseguenti riduzioni dei costi che potrebbero arrivare dall'unificazione» dice chiaramente Francesco Berardini, presidente di Coop Liguria. Che ribadisce: «Più che gli aspetti formali, ci interessano quelli sostanziali. Sarà fondamentale mettere a fuoco un'integrazione operativa funzionale ed efficace».

Se l'operazione dovesse andare in porto, a Nord-Ovest nascerebbe il quinto operatore nazionale della grande distribuzione, oltre alla prima coop italiana. «Sappiamo di avere davanti una sfida ambiziosa, non solo per noi ma per tutto il mondo cooperativo italiano – aggiunge Dalle Rive –. Le nostre tre realtà, forti della loro vantaggiosa posizione di mercato, potrebbero diventare motore di rilancio per l'intero sistema», dove, a ruota, c'è chi vede all'orizzonte altre potenziali integrazioni.

Anche perché, per restare ai contraccolpi sui delicati equilibri che governano la galassia coop, c'è la questione partecipazioni: raccogliendo le quote che oggi fanno capo ai tre promessi sposi, il nuovo ente si troverebbe con un portafoglio capace di renderlo azionista di riferimento di Holmo (con il 15,6%), la holding che controlla Unipol, di Sviluppo Discount (300 punti vendita, tra diretti e affiliati) e Librerie Coop.

Un patrimonio fatto di onori (vedi Unipol) ma anche di oneri, che - una volta radunato - «potrebbe dare il là a qualche possibile alleggerimento», ragiona ancora Berardini, e «liberare risorse utili per il nostro core business commerciale» aggiunge Dalle Rive.

Se matrimonio sarà, comunque, «le novità saranno tante – conclude Ambrosetti – anzitutto per i nostri soci e clienti. Avere le spalle più larghe ci consentirà di essere più efficaci nello sviluppo della rete, nella sperimentazione di nuovi servizi e, perché no, nei prezzi».

24 luglio 2010

Marco Ferrando

Il Sole 24 ORE

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L'APPELLO, "NO AL BAVAGLIO PER IL WEB"

Il ddl intercettazioni stabilisce l'obbligo di rettifica anche per i blog con multe fino a 12.500 euro. La lettera alla Camera.

“Stiamo per diventare il primo e l’unico paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà”



Qualche ritocco, e ammorbidimento, alla libertà per giornalisti ed editori di pubblicare intercettazioni. Ma una stretta confermata sui blog, sottoposti a obbligo di rettifica e multe salate. Oltre ai limiti e ostacoli all'attività di indagine dei magistrati, che restano sempre - è bene ricordarlo - l'aspetto più grave di tutta la vicenda. Il ddl intercettazioni (vedi la scheda) approvato dalla Commissione Giustizia della Camera continua a fare scandalo. Per quanto riguarda i blog, pubblichiamo e sottoscriviamo l'appello lanciato, tra gli altri, da Guido Scorza e Valigia Blu. Insomma, non si smobilita. (D.O.)

Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati On. Giulia Bongiorno
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
A tutti i Deputati

La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel
Palazzo.

La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per
l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.

Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.

Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12 e 500 mila euro, infatti, significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.

Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la
propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.

Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati. L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto
fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.

Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione

Tra i primi firmatari: Vittorio Zambardino, Scene Digitali; Alessandro Gilioli, Piovono Rane; Arianna Ciccone, Festival Internazionale del Giornalismo e Valigia Blu; Filippo Rossi Direttore Ffwebmagazine e Caffeina magazine; Luca Conti, Pandemia; Fabio Chiusi, Il Nichilista; Daniele Sensi, L'AntiComunitarista; Wil Nonleggerlo, Non leggere questo Blog!


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23 luglio 2010

rassegna.it

22 luglio 2010

OMICIDIO DELL'AVVOCATO MAGLIONE: PARLA FULVIO DI GIORGIO DEI COBAS


Per il sindacalista dello S.I. Cobas «le motivazioni dell’omicidio Maglione vanno ricercate nel sistema delle cooperative» e aggiunge «in un sistema senza regole, dove vince il più forte, arriva il far west.
E nel far west si spara».



Quella che segue è l'intervista a Fulvio Di Giorgio, coordinatore dello
S.I. Cobas di Cremona. Di Giorgio fu arrestato in seguito allo sciopero iniziato il 30 dicembre 2009 alla Fiege Borruso di Brembio, per essere poi rilasciato il giorno seguente.

Ciò che dice in questa intervista, lascia pochi dubbi sull'origine dell'omicidio dell'avvocato Maglione e ripropone con forza il tema della legalità nelle cooperative sociali, specialmente in quelle di facchinaggio, dove l’infiltrazione malavitosa - vedi caso magazzino Conad Montopoli - e l’assenza di controlli sembrano essere sempre più ricorrenti.

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Pasquale Maglione, l’avvocato ucciso a colpi di pistola venerdì sera a Rodano, era pressato tra interessi delle cooperative e proteste dei lavoratori. A far luce su tutto questo è Fulvio Di Giorgio, il leader nazionale dei Cobas che si ricorda molto bene di Maglione.

Quando si contatta Di Giorgio, non c’è bisogno di dirgli che si vuole sapere se lui, per caso, conoscesse l'avvocato. Inizia lui a parlare in tema. «Ma lo sai chi era Pasquale Maglione, il legale freddato nel milanese?» Poi il suo racconto a fiume. «Per noi Maglione era l’uomo che rappresentava Dhl quando i lavoratori bloccavano i cancelli per rivendicare diritti salariali. Più volte ci è stato detto anche che era colui dal quale dipendeva l’ingaggio di una cooperativa piuttosto che di un’altra ma anche i tempi di ingaggio delle diverse cooperative, da sei mesi in su. Per periodi minori solo nel caso in cui si trattasse di realtà usa e getta, che nascono e muoiono in pochi giorni».

«Lo conoscevo dagli scioperi alla Dhl di Corteolona - continua il leader dei Cobas -. Noi arrivavamo la sera, bloccavamo i cancelli, i camion in entrata e in uscita. E lui veniva tirato giù dal letto di notte. Più di una volta l’abbiamo visto ai cancelli, qualche ora dopo, a tentare di trattare con i “caporali”. L’idea personale che c’eravamo fatti di lui, era quella di un “traccheggione”. La giacca, secondo me, tentavano di tirargliela le cooperative quanto i lavoratori. Maglione era “l’uomo del sistema”. Ma così, spesso, si faceva due nemici: lavoratori, ma anche cooperative escluse, di volta in volta, dall’affidamento degli incarichi».

Le cooperative: realtà spesso e volentieri al centro di indagini per collusioni con la malavita organizzata, riciclaggio quando non lavoro nero. A volte solo società cartiere, spesso con prestanome.

Ma Di Giorgio vuole dire di più. Spiega, infatti: «Non abbiamo incontrato Maglione solo a Corteolona, per Dhl, ma anche nelle proteste a San Giuliano Milanese e altrove. E sia chiaro che, ancora attualmente, tra Dhl e Cobas, che rappresentano i lavoratori, ci sono vertenze aperte in tribunale. E l’avvocato che avrebbe dovuto rappresentare Dhl in sede giudiziaria avrebbe dovuto essere sempre Maglione».

Insomma: il ritratto che viene tracciato di questo avvocato dalle parole di Di Giorgio è quello di un professionista tra due fuochi: lavoratori e cooperative. Mentre le aziende che lo ingaggiavano come consulente tributario, oltre che esperto in diritto del lavoro, ovviamente si aspettavano curasse i loro interessi.

Ma poi lo stesso Di Giorgio dice: «Le motivazioni dell’omicidio Maglione, per noi, vanno ricercate nel sistema delle cooperative». Esattamente quel che gli inquirenti stanno facendo. «Perché - conclude Di Giorgio - in un sistema senza regole, dove vince il più forte, arriva il far west. E nel far west si spara».

19 luglio 2010

Flavia Mazza Catena

il Giornale.it

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