22 settembre 2011

LA MACCHINOSA FUSIONE DELLE TRE GRANDI COOP DEL NORD


Si parla di nuovo del progetto di fusione delle Coop del nord Italia, sarà la volta buona?


Ernesto Dalle Rive (foto)

Della fusione delle tre grandi Coop del nord Italia, Novacoop (Piemonte), Coop Lombardia e Coop Liguria,
se ne parla da molto, ma i tempi si dilatano sempre di più e qualche dubbio rimane.

A crederci sembra più che altro il presidente di Novacoop, Dalle Rive, che è anche presidente del Consiglio di Gestione di Coop Italia, carica che potrebbe non essere riconfermata a vantaggio di qualche esponente della cooperazione emiliana.


In passato il più scettico dei tre presidenti è parso quello di Coop Liguria, Francesco Berardini, che mesi fa aveva dichiarato: «abbiamo deciso di non concentrarci unicamente sugli aspetti finanziari dell'operazione, ma di privilegiare le questioni operative: solo se il soggetto unico si rivelerà più efficiente andremo avanti, trovando una formalizzazione adeguata».


Nel dicembre scorso i cda delle tre coop hanno approvato un documento comune che prevede di assegnare ad un advisor (Unipol o Deloitte) il compito di comparare gli ultimi tre bilanci degli aspiranti partner, simulare la fusione e calcolare i benefici delle sinergie. Nel comunicato attuale, il presidente Dalle Rive non vi fa riferimento. Si parla invece di un piano d'impresa di Unicommercio che costituirebbe la base per definire i tempi della fusione in un'assemblea nel prossimo dicembre e sempre Dalle Rive ammette che «è un processo complesso che potrebbe anche avvenire gradualmente». Lo stesso Dalle Rive qualche mese fa non aveva nascosto le difficoltà: «non è facile costruire un percorso di integrazione con soggetti così diversi, abituati a muoversi in mercati molto differenti tra loro».

In ogni caso, visto i bilanci non proprio profittevoli di alcune Coop, in special modo Coop Lombardia e la difficoltà acuita dalla crisi nel tener testa in un mercato sempre più competitivo, la strada della fusione appare come quella da percorrere.


Se il progetto dovesse finalmente decollare, non sono da escludere tentativi analoghi negli altri due distretti: quello adriatico, dove Coop Adriatica potrebbe coinvolgere le altre due coop (Estense e Consumatori Nordest) che se la passano un pò peggio.

Lo stesso dicasi per il Distretto Tirrenico, dove Unicoop Firenze potrebbe finalmente giungere ad un accordo con la recalcitrante, ma poco redditizia Unicoop Tirreno, che sta cercando, in una fase congiunturale non certo facile, di rialzare la testa dopo tre bilanci consecutivi in rosso.

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Il progetto di fusione fra le tre grandi Coop della distribuzione del Nord Italia (Piemonte, Liguria e Lombardia) ''va avanti, anche se potrebbe subire rallentamenti''. Lo ha detto il presidente Ernesto Dalle Rive, che ha presentato oggi il bilancio di sostenibilita' della societa' leader in Piemonte nella grande distribuzione.

''A novembre – ha spiegato – avremo il piano d'impresa messo a punto da Unicommercio e sulla base di questo, a dicembre, l'assemblea definira' i tempi della fusione. E' un processo complesso che potrebbe anche avvenire gradualmente''.

Le tre Coop hanno gia' integrato le attivita' di logistica, i servizi informativi e gli acquisti attraverso il Consorzio Nord-Ovest (non è incoraggiante che la relativa pagina web "non è presente" - nota blog).

Per Nova Coop Piemonte, che ha 675 mila soci e una rete di vendita formata da 35 supermercati, 13 superstore e 15 ipermercati, il calo dei consumi non frena i conti: la previsione e' di chiudere il 2011 con un aumento dell'1% rispetto alla cifra record di 1 miliardo e 28 milioni del 2010.


21 settembre 2011

Blitz Quotidiano


18 settembre 2011

NOVACOOP PUNTA FORTE SU VERCELLI




Acquistati 80 mila metri quadri all'ex Montefibre





Sembra destinata a crescere la presenza di Novacoop nella nostra città. Dopo il progetto d’insediamento del nuovo centro logistico e direzionale nell’area industriale, i cui lavori dovrebbero partire a breve per concludersi entro il 2012, la cooperativa, leader in Piemonte nel settore della grande distribuzione con 36 supermercati, 12 superstore e 15 ipermercati, oltre 4700 dipendenti e una superficie complessiva di vendita di circa 156mila metri quadrati, starebbe pensando ad un nuovo investimento che prevede il trasferimento dell’attuale supermercato di largo Chatillon nell’attigua area ex Montefibre.

Per chi arriva da via Lagrange, tanto per intenderci, tutta l’area che si sviluppa a sinistra del supermercato Coop fino al termine di viale Torricelli e che poi si immette nello stradino che conduce al vecchio Covo. O almeno conduceva, perché ora la zona è interessata dalla costruzione del sottopasso ferroviario, quasi ultimato, che metterà in collegamento viale Torricelli e corso Marconi, in pratica il centro città, con la tangenziale nord che porta a Novara e Biella. Proprio la prossima apertura di questo asse viario ha reso particolarmente appetibile, dal punto di vista commerciale, l’area dell’ex Montefibre ancora inutilizzata e di proprietà di Snia Immobiliare. Almeno fino alla scorsa settimana.

In questi giorni, infatti, sarebbe stata raggiunta l’intesa per il passaggio di proprietà dell’intera area, a destinazione commerciale e artigianale, da Snia a Novacoop. I tempi saranno di medio termine.

Novacoop intende prima far entrare in funzione il nuovo centro logistico e direzionale, per poi dedicarsi a questo nuovo ambizioso progetto che prevederebbe la realizzazione di un centro commerciale di circa ottomila metri quadrati di area di vendita, comprendente almeno tremila metri quadrati di area vendita non alimentari ed esercizi di vicinato.

L’intera area acquisita da Novacoop supera gli 80mila metri quadrati. Il badget deliberato per l’investimento complessivo, tra acquisto area, autorizzazioni, urbanizzazioni, progettistica e realizzazione del centro commerciale, ammonterebbe a circa trenta milioni di euro.



16 settembre 2011

La Sesia On Line



CASSAZIONE: UN SINDACATO PUO' PROMUOVERE L'ART. 28 ANCHE SE NON E' FIRMATARIO DEL CONTRATTO


In base alla sentenza della Cassazione, un sindacato nazionale può ricorrere all'art. 28/700 (condotta antisindacale) anche se non risulta firmatario del contratto nazionale



La Corte di Cassazione, sulla base di un ricorso proposto dallo SLAI Cobas contro Videotime S.p.a. (società del gruppo Mediaset S.p.a.), ha risolto l'annosa questione in ordine ai requisiti per proporre il ricorso ex art. 28 per la repressione della condotta antisindacale.

Sulla base di una errata interpretazione di un'altra sentenza della stessa Corte (sentenza n. 212/2008), che aveva ritenuto di valorizzare la sottoscrizione di un contratto collettivo nazionale da parte del sindacato ricorrente (in quel caso carente del requisito organizzativo e strutturale di carattere nazionale), ai fini del riconoscimento del concetto di - organizzazione sindacale nazionale - richiesto per la proposizione del ricorso ex art. 28 Statuto dei Lavoratori.

Sulla base di quell'interpretazione (a nostro giudizio errata) alcuni giudici di merito tra cui il Tribunale di Milano e la Corte di Appello di Milano, esclusivamente nella sentenza cassata, avevano ritenuto di considerare essenziale, per la proposizione dell'azione, la sottoscrizione di un contratto collettivo nazionale da parte dell?organizzazione sindacale ricorrente.

In pratica si riconosceva la possibilità di utilizzare tale strumento esclusivamente a quei sindacati che avessero soddisfatto detto requisito, "implicante il consenso della controparte datoriale". Tale soluzione era palesemente in contrasto con la ratio della norma, evidenziata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 54 del 1974 e introduceva un elemento di confusione tra i requisiti stabiliti dall'art. 19 Legge 300/1970 e quelli previsti dall'art. 28 della stessa legge.

Con la decisione di cui in commento è stato quindi formulato il seguente principio di diritto: "ai fini della legittimazione attiva a promuovere l'azione prevista dall'art. 28 della legge 300/1970, per associazioni sindacali nazionali devono intendersi associazioni che abbiano una struttura organizzativa articolata a livello nazionale e che svolgano attività sindacale su tutto o su ampia parte del territorio nazionale, ma non è necessario che tale azione abbia anche comportato la sottoscrizione di contratti collettivi nazionali".

Tale soluzione, quindi, consente, correttamente, anche alle organizzazioni sindacali "dissenzienti" di utilizzare lo strumento processuale introdotto dall'art. 28 Statuto dei Lavoratori, auspicando implicitamente lo sviluppo del pluralismo sindacale, garantito anche dalla Carta Costituzionale.



17 settembre 2011

Avv. M. Rizzoglio

Slai Cobas.it



17 settembre 2011

IL PATRON DI ESSELUNGA, CAPROTTI, CONDANNATO PER IL LIBRO "FALCE E CARRELLO"


Nuova puntata dell'infinita querelle giudiziaria dopo l'uscita del libro (2007) di Bernardo Caprotti sulle Coop della GDO. Stavolta il punto lo segnano le Coop




La guerra del carrello a mezzo stampa segna una sconfitta pesante per il patron dei supermercati Esselunga. Il Tribunale di Milano ha condannato Bernardo Caprotti per la pubblicazione del libro Falce e carrello, con cui accusava le “coop rosse” di utilizzare i legami con la politica locale per tagliare fuori i concorrenti e di approfittare del loro monopolio per tenere alti i prezzi a danno dei consumatori. Per i giudici è tutto il contrario: Caprotti attraverso quella pubblicazione ha commesso “un’illecita concorrenza per denigrazione ai danni di Coop Italia”.

La sentenza impone il pagamento di una multa di 300mila euro, unitamente all’obbligo di ritirare il phamplet dal mercato con divieto di futura ristampa. La somma è irrisoria a fronte di una richiesta iniziale di 40 milioni, una goccia nel mare dei profitti (300 milioni) ma tuttavia segna un duro colpo per l’immagine di Esselunga. Coop Italia aveva chiesto addirittura di imporre l’affissione di copia della sentenza alle casse dei 132 punti vendita di Caprotti ma il giudice Patrizio Gattari ha ritenuto la misura eccessiva. Oltre a Caprotti e a Esselunga spa che ha distribuito il libro nei punti vendita, risultano condannati anche l’economista Geminello Alvi che ne ha curato la prefazione, il giornalista Stefano Filippi coautore e la casa editrice Marsilio.

Esultano, ovviamente, le Coop che dal 2007, anno di pubblicazione del libro, hanno risposto per via legale capitolo per capitolo. Vincenzo Tassinari, presidente Consiglio di Gestione di Coop Italia commenta: “E’ stata ristabilita la verità su Coop e su tutto il movimento cooperativo che sono stati oggetto di una campagna violenta e denigratoria da parte di Caprotti. La sentenza lo dice chiaramente: quella del libro è stata un’operazione denigratoria volta a danneggiare un concorrente con mezzi non leciti”.

Falce e carrello è uscito a settembre di quattro anni fa con l’obiettivo di denunciare come la politica, attraverso il “braccio armato” delle cooperative della Lega, fosse riuscita a mettere le mani sulla spesa degli italiani. Caprotti, allora 81enne presidente e socio fondatore della prima catena di supermercati del Paese, sosteneva che l’alleanza tra partiti e distribuzione cooperativa finisse per penalizzare la concorrenza e stabilire un regime di monopolio che consentiva alle coop di tenere i prezzi artificiosamente alti, penalizzando il consumatore impotente.

Lo scontro si sarebbe consumato sul suolo dell’edilizia immobiliare per l’apertura degli store che amministratori locali in quota alla sinistra avrebbero ostacolato sistematicamente per frenare l’avanzata al centro dell’impresa milanese. Un attacco al cuore del sistema cooperativo, con tanto di aneddoti e ricostruzioni circoscritte poi a tre grandi soggetti che hanno instaurato altrettanti contenziosi nei rispettivi tribunali.

Quella di oggi per Coop Italia è solo l’ultima delle sentenze. Sempre il Tribunale civile di Milano ha dovuto definire i contenziosi sollevati da Coop Adriatica, Coop Liguria e Coop Estense. L’ultima è stata definita ad aprile e scagiona Caprotti, quella ligure un anno prima aveva rigettato le accuse ma condannato Esselunga a pagare 50mila euro per aver mosso critiche ai propri concorrenti. Identico l’impianto della sentenza di oggi su Coop Italia: “decade l’accusa di diffamazione per la ricorrenza della scriminante dell’esercizio del diritto di critica mentre le domande avversarie sulla concorrenza sleale sono invece fondate”.

La guerra del carrello, che dallo scaffale passa in libreria e poi in Tribunale, si trascina da mezzo secolo. Nel 1957 il nome di Caprotti compare tra le ricche famiglie milanesi che seguono il magnate americano Rockefeller nel tentativo di portare anche in Italia l’impresa distributiva moderna su base padronale. Il modello del “Superstore” (poi Esselunga) attecchisce nelle grandi città densamente popolate del Nord ma non scende sotto il Po, dove già all’epoca operava il sistema alternativo dell’impresa cooperativa con 6mila aziende attive su tutto il territorio. La guerra inizia lì. E l’ostilità cresce di pari passo con i numeri: le Coop oggi contano 56mila dipendenti, 7 milioni di soci e un fatturato di 13 miliardi. Esselunga fattura 300 milioni l’anno e ha 132 punti vendita. Dopo un breve passaggio di mano al figlio, Caprotti torna in sella e ad 81 anni decide di togliersi i sassi dalle scarpe e gettarli come un macigno nel lago della concorrenza. Scrive “Falce e carrello” che viene distribuito in 500mila copie attraverso la rete capillare dei punti vendita Esselunga.

La società non commenta la condanna ma persone vicine al patron fanno sapere che il ricorso in appello è scontato. La guerra del carrello continuerà nelle aule di tribunale e sui giornali. Il giudice condanna infatti Caprotti a pubblicare entro 60 giorni sui quotidiani nazionali il dispositivo della sentenza (“con caratteri doppi rispetto al normale e in grassetto”). Ma probabilmente lo stesso Caprotti, come in passato, comprerà pagine del Corriere della Sera per rispondere, colpo su colpo, alle contestazioni delle cooperative. Il Corriere potrebbe anche prestarsi alla campagna, anche perché il direttore di oggi in via Solferino, Ferruccio De Bortoli, sedeva accanto a Caprotti nella conferenza stampa di presentazione del libro-denuncia. Così la guerra del carrello andrà avanti. Ricominciando dai giornali.



17 settembre 2011

Thomas Mackinson

il Fatto Quotidiano


10 settembre 2011

«LA SNATT NON RISPETTA GLI ACCORDI». NON SI PLACA LO SCONTRO CON GFE

REGGIO GFE BIVACCO IN GHIARA
REGGIO GFE BIVACCO IN GHIARA


Lo sfogo di Simona Caselli, presidente di Legacoop: "Delle 80 riassunzioni promesse ne è stata concretizzata soltanto una".


Reggio Emilia - La vertenza Gfe torna sotto i riflettori. A meno di due mesi dall'accordo del 14 luglio scorso, che ha posto fine alla protesta dei facchini indiani della cooperativa di Reggio Emilia, si riaccendono le polemiche sul rispetto degli impegni presi. Che ad agosto e' stato sollecitato direttamente anche dall'assessore regionale alle Attivita' Produttive Giancarlo Muzzarelli, che ha chiesto conto della effettiva riassunzione da parte dell'azienda di logistica Snatt dei lavoratori messi in mobilita' da cui ha avuto origine la vertenza. Al momento infatti, delle 80 riassunzioni previste su (185 facchini licenziati), quella a tempo indeterminato andata in porto sarebbe solo una.

A margine di un incontro con la stampa, la presidente di Legacoop Simona Caselli torna sulla vicenda e chiama fuori la centrale cooperativa ripassando la patata bollente a Snatt. "Le cooperative coinvolte- spiega la presidente- non erano nostre associate e dunque non avevamo a che fare con tutta la vicenda. Abbiamo ritenuto di essere presenti al tavolo di confronto regionale perche' chiamati e perche' siamo una forza responsabile e per difendere il modello della buona cooperazione".

Nel merito dell'accordo, Caselli ricorda: "Noi abbiamo preso un impegno sussidiario, cioe' e' la Snatt che ha preso l'impegno di cui Muzzarelli adesso chiede conto, quello di collocare un centinaio di persone. Noi abbiamo preso l'impegno ad agevolare i ricollocamenti, ma non potevamo naturalmente promettere niente perche' l'associazione non ha alcun potere sulle singole cooperative, segnalando chi eventualmente dovesse rimanere fuori". Quello "che non e' successo- conclude Caselli- e' proprio questo: non hanno messo a lavorare quelli che la Snatt aveva promesso di mettere a lavorare quindi credo che adesso l'assessore regionale pretenda il rispetto di quel pezzo dell'accordo. Inoltre da un lato Snatt chiede di rinunciare alla causa legale, cosa gia' in se' discutibile anche se comprensibile dal punto di vista logico, e dall'altro chiede ai facchini di lavorare per un periodo di prova di tre mesi dopo il quale possono essere lasciati a casa. Non credo che fosse lo spirito dell'accordo firmato dall'assessore regionale".

Piu' in generale Caselli commenta: "Abbiamo sempre teso a distinguere la cooperazione buona da un altro tipo di cooperazione che si muove utilizzando il modello in maniera strumentale. Legacoop ha sempre applicato i contratti firmati con le organizzazioni nazionali dei sindacati di categoria, contratti che rientrano totalmente nell'ambito della contrattazione libera fra le parti, ma ci sono anche dei contratti che vengono applicati e che secondo noi violano l'articolo 36 della Costituzione, perche' pagano le persone il 35% in meno del nostro contratto e di conseguenza si arriva a dei livelli che configurano vere e proprie forme di sfruttamento. Ricordo che la cooperazione e' nata per affrancare le persone dalla poverta' e dallo sfruttamento e la storia economica di Reggio ne e' assolutamente testimone. Per cui non possiamo accettare che il modello cooperativo venga snaturato in questo modo e utilizzato per sfruttare dei lavoratori"


9 settembre 2011

il Resto del Carlino.it



09 settembre 2011

MAGAZZINI ESSELUNGA DI BIANDRATE (NO): I LAVORATORI DELLA COOP APPALTO SI RIBELLANO



L'ennesima brutta vicenda che riguarda una cooperativa che ha in appalto i magazzini, in questo caso quelli di Esselunga a Biandrate, in provincia di Novara. Questa storia sembra la copia esatta di altre, in particolare ci ricorda quella dei lavoratori di Alma group che aveva in appalto le attività del magazzino Conad di Montopoli Valdarno (PI)

Giovedì 1 settembre hanno bloccato i magazzini per alcune ore contro le trattenute in busta paga di alcune centinaia di euro operate dalle cooperative.

Con la dichiarazione dei redditi (730) fatta con la UIL i lavoratori avevano chiesto gli arretrati 2008 e 2009 per i premi produttività, gli straordinari, i turni di lavoro notturno, ma in busta paga si son ritrovati a pagare anziché riscuotere.

Con la lotta i lavoratori hanno costretto le cooperative di Briandate arestituire subito il maltolto, dando a ciascuno un assegno di 600 euro. Ora i lavoratori hanno deciso di presentare una piattaforma sulle condizioni di lavoro, il salario, gli orari e di diritti. Quasi tutti i lavoratori sono asiatici (in maggioranza) e africani.


4 settembre 2011

Libera.Tv


Update:

E' ANCORA IN CORSO IL PRESIDIO DELLE PORTINERIE DEI MAGAZZINI ESSELUNGA DI BIANDRATE (NOVARE) DA PARTE DEI 200 LAVORATORI DELLE COOPERATIVE DEL CONSORZIO SAFRA.

LO SCIOPERO E' INIZIATO OGGI ALLE 12 PERCHE' IL PRESIDENTE DEL CONSORZIO SAFRA, LONGO, SI RIFIUTA DI PARLARE CON LO SLAI COBAS IN QUANTO "NON FIRMATARIO DEL CONTRATTO NAZIONALE DELLA LOGISTICA TRASPORTI".

QUESTO NONOSTANTE LA MAGGIORANZA DEI LAVORATORI SI SIA ISCRITTA ALLO SLAI COBAS.

I LAVORATORI, MEZZ'ORA FA, HANNO AVUTO LA SOLIDARIETA' DA PARTE DI UN'ALTRA COOPERATIVA DI 70 LAVORATORI, ANCH'ESSI QUASI TUTTI IMMIGRATI PAKISTANI, INDIANI, AFRICANI, ECC..

SONO SUL POSTO POLIZIA E CARABINIERI.

Slai Cobas.

3356643651 -
3333368603




05 settembre 2011

SCIOPERO MARTEDI 6 SETTEMBRE: LE MANIFESTAZIONI A FIRENZE













Sciopero generale: le manifestazioni in programma il 6 settembre a Firenze:


USB - Unione Sindacale di Base

Firenze - Piazza SS.Annunziata, ore 9,00











Cgil

Firenze
- La manifestazione partirà da piazza Cavalleggeri, di fronte alla Biblioteca Nazionale.


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CONTRATTI, PASSA LA DEROGA ALL'ART. 18, CON L'INTESA AZIENDALE SI POTRA' LICENZIARE

La Commissione bilancio del Senato approva la Manovra e l'emendamento della maggioranza. L'accordo locale potrà "ignorare" le tutele dello Statuto dei lavoratori.

Camusso (Cgil): "Il governo sta cancellando la Costituzione"

Le intese sottoscritte a livello aziendale o territoriale possono derogare ai contratti ed alle leggi nazionali sul lavoro, incluso lo Statuto dei lavoratori, ed alle relative norme, comprese quelle sui licenziamenti. Tradotto in termini sostanziali, anche le aziende con più di 15 dipendenti potranno ricorrere più facilmente ai licenziamenti senza giusta causa - aggirando il divieto sancito dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori - , potendo sfruttare misure di "indennizzo" alternative al reintegro del lavoratore, se questo potere sarà dato loro da un'intesa con i sindacati maggioritari in azienda.

La "rivoluzione" è contenuta nell'emendamento di maggioranza all'articolo 8 della Manovra, approvato oggi dalla Commissione bilancio del Senato, ed ha immediatamente scatenato le proteste della Cgil e delke opposizioni.

La modifica all'articolo 8 - Il provvedimento passato in commissione stabilisce che, "fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro", le specifiche intese aziendali e territoriali "operano anche in deroga alle disposizioni di legge" ed alle "relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro". L'emendamento prevede, in aggiunta, che le intese valide saranno non solo quelle "sottoscritte a livello aziendale o territoriale da associazioni comparativamente più rappresentative
sul piano nazionale" (come già prevedeva il testo della manovra), ma che anche le associazioni "territoriali" avranno la possibilità di realizzare specifiche intese "con efficacia nei confronti di tutti i lavoratori interessati" su temi come "le mansioni del lavoratore, i contratti a termine, l'orario di lavoro, le modalità di assunzione, le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro".

Le materie escluse - Restano escluse dalla contrattazione aziendale alcune materie e norme generali a tutela di diritti e interessi superiori. Così non si potranno fare accordi locali su temi quali "il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall'inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento".

Il potere dei sindacati "locali" - L'emendamento approvato prevede che anche i sindacati percentualmente più rappresentativi a livello territoriale possano sottoscrivere accordi con le aziende. la modifica all'articolo 8 del decreto stabilisce infatti che possono sottoscrivere le intese o le "associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale", ovvero le "loro rappresentanze sindacali operanti in aziende"; le intese, inoltre, come già previsto, avranno "efficacia per tutti i lavoratori, a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alla presenze sindacali".

Le reazioni. "Le modifiche della maggioranza di governo all'articolo 8 - commenta Susanna Camusso, leader della Cgil - indicano la volontà di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l'articolo 18, in violazione dell'articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama".

"Dicevano che non si toccava l'articolo 18, invece ora è possibile e viene scritto espressamente. Tutto questo è inaccettabile", commenta Giovanni Legnini, senatore Pd. Con il sì dei sindacati, riassume Achille Passoni, senatore Pd, si potrà anche licenziare: si apre la strada per la "possibile cancellazione in un contratto aziendale dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori; una pura follia giuridica e politica". "Il diritto del lavoro, con un balzo di dubbia costituzionalità, torna indietro di almeno sessant'anni - dice Stefano Fassina, responsabile Economia del Pd - le modifiche che consentono a un sindacato senza rappresentanza nazionale di derogare alle leggi dello Stato o ai contratti nazionali sono in radicale contraddizione con l'accordo del 28 giugno raggiunto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria".

"L'Idv - commentano Antonio Di Pietro e Maurizio Zipponi, responsabile lavoro del partito - continua a sostenere che questa norma sul lavoro non c'entra nulla con il pareggio di bilancio, in quanto non ha ritorni di tipo economico. Il fatto di averla voluta rende esplicito l'odio con cui questo governo si rivolge al mondo del lavoro pubblico e privato, mentre difende con le unghie e con i denti tutti i privilegi di chi mai ha pagato. Un ragione in più - concludono - per partecipare allo sciopero di martedì sei settembre".



4 settembre 2011

La Repubblica.it


03 settembre 2011

MAGAZZINO COOP DI SESTO F.NO SPERA NEL BOLLETTINO METEREOLOGICO


Il magazzino Unicoop Firenze di Sesto Fiorentino in attesa della pioggia per ottenere il proprio orario di lavoro




Unicoop Firenze ha spostato con una comunicazione equiparabile ad un ordine di servizio, il normale orario pomeridiano (12.52-20.29) ad un orario notturno (18.00-1.27). Questo in seguito ad un sopralluogo della Asl competente che ha verificato le temperature incompatibili con il normale svolgimento delle attività lavorative (facchinaggio).

Se l'episodio climatico fosse così eccezionale, la decisone aziendale avrebbe un'attenuante. Invece d'estate fa caldo come sempre e la temperatura supera spesso i 30 gradi, fino ad arrivare a temperature impossibili, come ha rilevato la Asl.

Se Unicoop avesse dotato il magazzino di un impianto refrigerante che abbassasse di qualche grado la temperatura, come richiesto da anni dai lavoratori, tutto ciò non sarebbe successo.

Questi signori, invece, dotati di ottimi impianti di climatizzazione nei loro uffici, si son ben guardati di intervenire per tutelare la salute dei propri dipendenti, finché in extremis non è intervenuta la Asl.

La conseguenza è che Unicoop Firenze, a costo zero, risolve (?) il problema. I dipendenti vengono come al solito dopo. Cosa sarebbe successo negli uffici se si fosse bloccato il sistema di climatizzazione?


COLLETTA PER I LAVORATORI LICENZIATI DELL'APPALTO DI CENTRALE ADRIATICA


Costituito un comitato: aiuto, giustizia e fermezza le parole chiave. Lunedì incontro con l’assessore

Azioni in più direzioni per i 26 espulsi dal magazzino Coop

Se le manovre in corso non si concludessero col reintegro dei lavoratori, il gruppo che si è raccolto attorno a Graziella Zuffi per seguire la vicenda è pronto ad azioni forti nei confronti di Aster Coop e anche di Centrale Adriatica, che è responsabile e fruitrice del servizio logistico esternalizzato svolto nel magazzino di Pievesestina.


CESENA. Solidarietà e giustizia. Sono i due binari su cui si muoverà un comitato spontaneo che si sta formando per sostenere 26 lavoratori licenziati di punto in bianco, nelle scorse settimane, dal magazzino Coop di Pievesestina.

Solidarietà è quella che si cercherà di dare, non solo a parole ma in modo molto concreto, aiutando economicamente famiglie che hanno visto completamente azzerato ogni reddito. Colpa di una normativa che non prevede ammortizzatori sociali per i soci-lavoratori di cooperative che restano disoccupati. Per garantire la sussistenza minima, nell’attesa di una soluzione del problema esploso dopo l’affidamento ad Aster Coop dello smistamento delle merci dirette verso centinaia di punti vendita, verrà presto lanciata una campagna di raccolta fondi. Sarà rivolta a tutti i cittadini e probabilmente avrà come primo momento una festa-denuncia, con cena e musica, al “Magazzino Parallelo” di via Genova.

Giustizia è l’altra parola d’ordine del comitato, al quale hanno aderito gruppi, associazioni e singoli della società civile. In un comunicato inviato dopo una riunione che si è svolta l’altra sera, si usano parole molto chiare. Vengono bollati come «evidentemente illegittimi» i licenziamenti fatti in luglio, «per una presunta inidoneità, del tutto priva di motivazione» (approfittando di una disposizione inserita nello statuto di Aster Coop, che consente di lasciare arbitrariamente a casa i “soci in formazione”, nei primi tre mesi della loro attività).

Perciò la richiesta è secca: «Questa ingiustizia va immediatamente eliminata», riassumendo tutti i lavoratori che sono stati espulsi. Il sindacato si è già mosso per cercare di ottenere questo risultato, impugnando i licenziamenti davanti al giudice del lavoro. Il comitato cittadino vuole spalleggiare questa azione, pur mantenendo una sua «autonomia». Nell’ultima riunione ha ribadito la sua «fermezza», temperata momentaneamente da una «cautela» che gli stessi rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto.

Il tutto per non minare un confronto tra le parti che si è riaperto attorno ad un tavolo in cui l’amministrazione comunale ha deciso di essere presente in modo attivo. Questo interessamento dell’istituzione pubblica è stato considerato positivamente dal comitato, che ha anche incassato la disponibilità dell’assessore al Lavoro, Matteo Marchi, a fissare un incontro proprio con una delegazione del comitato: dovrebbe svolgersi lunedì prossimo.

Se le manovre in corso non si concludessero col reintegro dei lavoratori, il gruppo che si è raccolto attorno a Graziella Zuffi per seguire la vicenda è pronto ad azioni forti nei confronti di Aster Coop e anche di Centrale Adriatica, che è responsabile e fruitrice del servizio logistico esternalizzato svolto nel magazzino di Pievesestina.

Si parla di «ogni iniziativa di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, delle autorità civili e religiose e dei soci coop», per opporsi a «un trattamento così gravemente lesivo dei diritti sanciti dalla Costituzione e in palese contrasto con i principi e i valori del movimento cooperativo».




2 settembre 2011

Gian Paolo Castagnoli

Il Corriere di Romagna


Vedi anche:
Appalto magazzino Coop Centrale Adriatica: «Fatta piazza puliti di chi ha problemi»

BERTONE:«MI RACCOMANDO LE COOP». SACCONI:«GIA' RISOLTO»


Ennesimo ritocco alla manovra. Il ministro Sacconi, su raccomandazione del segretario di stato vaticano, cardinal Bertone, mette in salvo anche le Coop, che quindi dovrebbero continuare ad essere favorite da una tassazione agevolata.





Uno scambio di battute tra il cardinale Tarcisio Bertone e il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, registrato dalla telecamera di TMNews, conferma la modifica della norma sulle cooperative contenuta nella manovra bis. Nella registrazione, avvenuta a margine della 44esima giornata di studi delle Acli a Castel Gandolfo, si sente il segretario di Stato Vaticano dire al ministro: «Mi raccomando... le cooperative».
Sacconi lo rassicura: «Abbiamo già risolto d'accordo con il...» e dal labiale sembra di capire che la parola successiva sia «ministro».
Il ministro, sempre a Castel Gandolfo, intrattenendosi con i giornalisti sul tema delle cooperative aveva spiegato: «Abbiamo ulteriormente riordinato, e credo definitivamente, il prelievo fiscale per le società cooperative nella consapevolezza che sono tante cose».

Bertone: «Il mondo cooperativo merita un trattamento migliore» - Il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato del Vaticano, spende parole di elogio nei confronti del mondo delle cooperative colpito dalla manovra economica del Governo.
«Mi sembra - ha detto il cardinale Bertone intervenendo al quarantaquattresimo incontro nazionale di studi delle Acli - che questo mondo, da apprezzare perché in tempi di crisi ha dato lavoro e solidarietà straordinaria, meriti un trattamento migliore di quello che gli è stato riservato nella recente manovra».
«I diritti sociali sono parte integrante della democrazia sostanziale e l'impegno a rispettarli non può dipendere meramente dall'andamento delle Borse e dei mercati».
Bertone ha parlato di «civilizzazione dell'economia in contrapposizione alla forte tendenza speculativa. Un'economia civile non può trascurare la valenza sociale dell'impresa e la corrispettiva responsabilità nei confronti delle famiglie dei lavoratori, della società e dell'ambiente».

Sacconi: «Riordinato il prelievo sulle società cooperative» - «Abbiamo ulteriormente riordinato, e credo definitivamente, il prelievo fiscale per le società cooperative nella consapevolezza che sono tante cose». Lo ha affermato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, a margine del 44esimo incontro nazionale di studi delle Acli.
Sacconi ha sottolineato che «ci sono le cooperative a prevalente scopo mutualistico e altre che questa prevalenza non hanno.
Rimane una significativa differenza con le altre forme societarie perché riconosciamo, come tra l'altro fa la Costituzione, la valenza e l'importanza delle forme cooperative».
Voci di dissenso dalla platea Acli si sono levate anche durante altri passaggi dell'intervento di Sacconi, in particolare quando il ministro del Welfare ha rivendicato la tenuta sociale del paese e quando ha sottolineato che non è più il tempo «dell'uso smodato del debito».
Sacconi ha detto che «bisogna ripartire dai nostri fondamentali, altrimenti non troveremo la forza per affrontare questo tempo. E se ci limitassimo alle politiche pubbliche fatte di spesa non capiremmo la straordinarietà del tempo che viviamo. È finito il tempo dell'uso smodato del debito».
A questo punto dalla sala si sono levate voci di dissenso e di protesta che hanno innescato la reazione del ministro: «Se non avete il prosciutto sugli occhi... Vi sto chiedendo di uscire da processi di secolarizzazione, quelli che si traducono tutti in proposte di spesa pubblica». Poi ha aggiunto: «Penso con pena a quei due delegati cattolici della settimana sociale di Reggio Calabria, non so come infrattati, che votarono contro un ordine del giorno di solidarietà alla Cisl per gli attacchi subito alle sue sedi». E questa volta è scattato l'applauso

Acli: «Ingiusto punire le cooperative» - «Non condividiamo la parte della manovra che prevede la riduzione dei vantaggi fiscali per le cooperative». Lo ha detto il presidente nazionale delle Acli, Andrea Polivero, intervenendo alla seconda giornata dell'incontro nazionale di studi a Castel Gandolfo e rilanciando il monito del segretario di Stato del Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone.
«Vengono colpiti ingiustamente - ha sottolineato il presidente delle Acli - proprio quei soggetti che tanto hanno fatto non solo per l'occupazione, ma anche e soprattutto per generare socialità e coesione. Colpire l'evasione fiscale diventa un obiettivo tanto più significativo se insieme si fa comprendere che i benefici andranno a vantaggio appunto di chi ha fatto la propria parte, di quella fetta di società che ha tenuto insieme competizione e cooperazione, economia e responsabilità sociale».

Olivero (Acli): «Pronti a nuovo impegno dei cattolici in politica» - «Come laici siamo pronti ad assumerci i nostri rischi, ad andare incontro anche a possibili e inevitabili errori. Ma non vogliamo tirarci indietro».
«Le Acli - ha affermato Olivero - vogliono rispondere senza indugio all'appello rivolto da Papa benedetto per formare una nuova generazione di cattolici impegnati ad 'evangelizzare' il mondo del lavoro, dell'economia, della politica».
«Non abbiamo la presunzione - ha aggiunto - di avere le risposte giuste per i tanti e gravi problemi che attanagliano il mondo del lavoro, ma la convinzione, questa sì, che i valori del Vangelo possono illuminare e guidare i nostri passi nel discernimento.
Lavorare per la pace, la giustizia, operare per dare lavoro buono ai giovani e speranza di vita dignitosa a tutti ci pone su frontiere difficili. Ma è questa la sfida del cristiano».

Bonanni (Cisl): «D'accordo con Bertone, su coop colpo ingiusto» - Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, è «d'accordo» con il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, secondo cui la manovra economica non doveva penalizzare le cooperative.
«E' un colpo inaspettato e ingiusto - ha detto Bonanni a margine del 44esimo incontro nazionale di studi delle Acli - nei confronti di un mondo che rappresenta un modello economico da sostenere e non da penalizzare».



2 settembre 2011

Diario del Web



29 agosto 2011

L'ASL: «TROPPO CALDO NEI MAGAZZINI COOP». L'AZIENDA RISOLVE: «SI LAVORA DI NOTTE»



Temperature torride, non compatibili con l'attività lavorativa, e l'azienda decide di spostare il turno di lavoro in orario notturno.



Accade al magazzino Unicoop di via Petrosa a Sesto, struttura degli anni settanta dove, dal febbraio 2007 (in precedenza il magazzino era appaltato), lavorano circa una trentina di dipendenti di Unicoop Firenze.

A innescare l'episodio un sopralluogo effettuato dalla Asl 10, su segnalazione delle rappresentanze sindacali RSU-RLS, lo scorso 14 luglio dal quale sarebbe emerso in effetti che le attività lavorative di facchinaggio del turno pomeridiano non sarebbero state compatibili con le temperature negli ambienti, spesso superiori ai 30 gradi fino dalle 11 del mattino.

Con una lettera datata 26 luglio fra l'altro le RSU-RLS avevano anche richiesto i risultati del sopralluogo non ricevendo però dai destinatari della missiva (fra gli altri il responsabile reparto e il direttore del settore logistica) alcuna risposta.

Solo tre giorni fa alle 13, dopo l'inizio del turno pomeridiano, con orario regolare dalle 12,52 alle 20,19, i lavoratori sarebbero stati informati dal responsabile del reparto che non potevano effettuare movimentazione dei carichi fino alle 18: anche in questo caso il delegato RSU avrebbe chiesto la documentazione della Asl non ricevendo però alcun riscontro.

Due giorni fa poi, la 'doccia fredda' con una comunicazione, su ordine del datore di lavoro, in cui si precisa che "l'orario del turno pomeridiano è stato posticipato alle 18 e terminerà alle 1,27. Questo come da comunicazione presentata alla Asl competente, con decorrenza immediata e fino a nuova diversa comunicazione del datore di lavoro". Comunicazione che dovrebbe giungere con l'arrivo di temperature più miti.



28 agosto 2011

La Nazione





27 agosto 2011

TROPPO CALDO NEL MAGAZZINO UNICOOP DI SESTO F.NO, L'AZIENDA IMPONE DI LAVORARE DI NOTTE

La Asl competente stabilisce che le elevate temperature non sono compatibili con l'attività lavorativa del turno pomeridiano nel magazzino Unicoop di Sesto Fiorentino

La soluzione di Unicoop Firenze? Spostare il turno con ordine di servizio immediato dalle 18.00 alle 1.27


L'orario regolare è dalle 12.52 alle 20.19



La vicenda può apparire fantozziana, se non fosse che svolgere attività di facchinaggio quando il termometro arriva a temperature anche di 36 gradi, e comunque supera spesso i 30 dalle 11 di mattina in poi in periodi come quello attuale, diventa davvero dura.

Da anni i dipendenti chiedono soluzioni al problema, ma invano.

Il magazzino di Unicoop Firenze di Sesto Fiorentino è una struttura degli anni 70, con problemi evidenti di vetustà, il soffitto e il controsoffitto sono in cemento-amianto. La temperatura è sempre stata un problema. Freddo di inverno, con un impianto riscaldante datato che immette aria calda, giusto per alzare di qualche grado la temperatura, ma che spesso si guasta, o rimane privo di gasolio, o fermo per altri misteriosi motivi.

In estate il problema è il caldo, ovviamente. Nel magazzino di Sesto Fiorentino ci lavorano dal febbraio 2007 (precedentemente il magazzino era appaltato) circa 30 dipendenti di Unicoop Firenze.

I FATTI
Dopo varie segnalazioni da parte di RSU e RLS sulle alte temperature e i conseguenti disagi fatte all'azienda in passato, su segnalazione RLS-RSU c'è stato un sopralluogo della ASL 10 di Sesto F.no, in data 14/7/11.

Il 26/7/2011, le RSU-RLS inviano una lettera/fax indirizzata al Direttore alla Logistica; al Resp. Magazzini; al Resp. Reparto; al Rspp; per chiedere la risultanza del sopralluogo della ASL. NESSUNA RISPOSTA.

Il 25/8 alle ore 13.00 (appena dopo l'inizio del turno pomeridiano) il Resp. del Reparto fermava i lavoratori informandoli di aver avuto indicazioni da parte del datore di lavoro e del medico competente, che essi non potevano effettuare movimentazione manuale dei carichi fino alle ore 18.00.

Il delegato RSU informato di questo evento ha NUOVAMENTE richiesto la documentazione dell'ASL e le motivazioni di tale decisione, nonché le intenzioni dell'azienda, che però non gli sono state fornite.

Ieri, 26/8 alle ore 12.30, il Resp. del Reparto ha firmato una comunicazione su ordine del datore di lavoro in cui si precisa che «l'orario del turno pomeridiano è stato posticipato alle ore 18.00 e terminerà alle ore 1.27. Questo come da comunicazione presentata alla ASL competente, con decorrenza immediata e fino a nuova diversa comunicazione del datore di lavoro.»




NON SI DICE, MA ADESSO IL CAPORALATO E' UN REATO


L'articolo 12 della manovra prevede l'inserimento del reato di caporalato, finora punito con una multa di 50 euro per ogni bracciante




L'articolo 12 della manovra prevede l'inserimento del reato di caporalato, finora punito con una multa di 50 euro per ogni bracciante. Una bella notizia poco pubblicizzata dalla Cgil per non spaccare il fronte del no. Ma chi dovrà farla rispettare? Gli ispettori del ministero, che descrivono una situazione sconfortante.

Susanna Camusso lancia l'anatema contro la manovra economica e proclama lo sciopero generale del 6 settembre. Intanto ci sono due settori della Cgil che dalla Finanziaria-bis hanno ottenuto una vittoria di quelle importanti. Ma non possono dirlo, almeno non ad alta voce. Perché a corso Italia è passata la linea dell'intransigenza.

Sono Flai e Fillea,il sindacato dei braccianti agricoli e degli edili. La loro vittoria è sancita nell'articolo 12 della manovra, quello che introduce il reato di caporalato con pene che vanno dai cinque agli otto anni di carcere.

Una rivoluzione. Fino ad oggi per impiegare manodopera sottopagata e imporre turni di lavoro massacranti – ovviamente in nero – si rischiava una multa da 50 euro per ogni lavoratore e per ogni giornata di lavoro. Nulla, rispetto agli immensi guadagni che il meccanismo del caporalato mette in moto, dall'agricoltura all'edilizia passando per il turismo. Dal gennaio scorso, Flai e Fillea hanno lanciato una campagna itinerante in tutta Italia per presentare una proposta di legge. Obiettivo: trasformare i caporali in criminali e i 50 euro in pene detentive. Le proposte del sindacato sono state tradotte in un disegno di legge (prima firmataria la senatrice Pd Colomba Mongiello) poi ripreso dalla prima all'ultima riga dalla Finanziaria lacrime e sangue. Insomma, una storia a lieto fine che nessuno, dentro Cgil, ha troppa voglia di strombazzare. Per non rompere il fronte del no alla manovra.

Se è vero che l'articolo 12 rimarrà quasi sicuramente invariato anche dopo l'esame delle Camere, il nuovo reato verrà introdotto molto presto. Già, ma chi fa applicare la legge? Gli ispettorati del ministero del Lavoro, gli “sceriffi” dell'Inps e quelli dell'Inail. Il loro compito è quello di setacciare le aziende di tutta la penisola alla ricerca di manodopera sommersa. Il lavoro non manca: secondo il rapporto annuale pubblicato dal Ministero nel 2010 era irregolare il 66% delle 260.000 aziende ispezionate. Per un totale di oltre 130.000 lavoratori invisibili e senza diritti. I numeri fanno impressione, ma la realtà è che sono solo la punta di un iceberg molto più vasto. Che difficilmente emergerà visto che gli ispettorati operano con l'acqua alla gola.

«Il nuovo reato di caporalato? Una splendida notizia. Ma per noi non cambia granché. Eravamo sotto-organico prima, continueremo ad esserlo domani e dopodomani. Contrastare il lavoro nero in queste condizioni non è facile», commenta Agostino Del Balzo, l'uomo che coordina gli ispettori del lavoro nella direzione provinciale di Torino. Gli sceriffi anti-caporalato sparsi in tutta la provincia sono sessanta. Bastano? «Ne servirebbero il doppio», spiega Del Balzo. «In questo momento c'è una sproporzione enorme tra il nostro personale e il numero di aziende che dovremmo controllare. E meno male che ci sono lavoratori coraggiosi che denunciano le loro condizioni. Altrimenti sarebbe difficilissimo trovarli».

Gli ispettori ministeriali sono, a tutti gli effetti, pubblici ufficiali. Ma sono civili, indossano vestiti comuni e viaggiano con la loro automobile personale. «I casi di aggressione sono piuttosto frequenti, al sud come al nord», racconta a Linkiesta un ispettore di Latina che ci chiede l'anonimato. «Del resto, il nostro compito è quello di un poliziotto. Ma senza divisa né armi né manette. Controlliamo chi ha voglia di farsi controllare. E in alcune aziende c'è chi tenta di metterci le mani addosso». Se il titolare di un'azienda, o un caporale, sbatte loro la porta in faccia, gli ispettori non possono fare altro che girare i tacchi e tornare in ufficio. Per testimoniare le difficoltà in cui versano gli ispettorati basta fare l'esempio dei rimborsi benzina, che vengono restituiti quasi sempre in ritardo. Anche di mesi. «Io devo ancora avere 400 euro. Le ultime missioni che mi hanno rimborsato sono quelle di maggio. Ma con chi devo prendermela?»si chiede la nostra fonte pontina «Non è colpa del mio direttore. Qui è un sistema intero che non funziona».

Nella provincia di Latina il caporalato agricolo è una piaga storica. Le vittime sono soprattutto immigrati indiani e bengalesi. Dalla sera alla mattina a spezzarsi la schiena raccogliendo angurie, zucchine, pomodori e melanzane per 30-40 euro al giorno. Centinaia di piccole aziende sparse su tutto l'Agro Pontino a fronte di 43 ispettori. Sommando quelli civili e quelli in divisa. Il nostro ispettore ci confessa tutta la sua frustrazione: «L'impressione è che il nostro mestiere si stia svilendo. Come se ci volessero tarpare le ali. Da quando è entrata in vigore la legge Biagi il nostro lavoro è aumentato a dismisura. Ma le risorse sono sempre le stesse. Qui non c'è un concorso dal 2006, nel frattempo c'è chi lascia per un lavoro più redditizio e meno pericoloso».

Pasquale Scatinio fa l'ispettore a Brindisi. Il suo settore è quello del commercio. «Sappiamo perfettamente che ci sono decine di aziende che impiegano manodopera in nero. Ma noi non possiamo essere ovunque. Quest'anno il ministero aveva fissato per la nostra sezione l'obiettivo minimo di 60 ispezioni a persona. Lo raggiungeremo solo per un pelo».



26 agosto 2011

Federico Formica

Linkiesta


Vedi anche:
Cinque euro l'ora, benvenuti nel caporalato al Nord




26 agosto 2011

UNIPOL: MAGGIORANZA IN MANO A COOPERATIVE


Concluso il riassetto societario con holmo, la holding finsoe modifica lo statuto






E' questo, scrive MF, il senso delle modifiche statutarie approvate dall'ultima assemblea di Finsoe, la holding che detiene il 50,75% del gruppo assicurativo bolognese presieduto da Pierluigi Stefanini.

La delibera arriva al termine di un lungo e complesso riassetto, che ha comportato il taglio della catena societaria e la scissione di Holmo. Questi passi hanno avvicinato le coop azioniste a Unipol, attraverso l'ingresso diretto di dieci di queste nel capitale di Finsoe. Come atto conclusivo di questo processo, l'assemblea di Finsoe ha voluto certificare la natura cooperativa del gruppo.

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il nuovo articolo 6 dello statuto prevede che il trasferimento di azioni Finsoe a terzi sia sottoposto al gradimento del consiglio di amministrazione.

In altre parole, come gia' avveniva in Holmo, il board potra' bloccare il trasferimento, qualora il compratore sia una societa' di capitali non controllata da una cooperativa, un consorzio di cooperative, una mutua assicuratrice o un fondo mutualistico. Va detto che il cda puo' intimare lo stop soltanto con un quorum speciale del 60%. E' evidente, comunque, che i nuovi azionisti di Finsoe non vogliono rinunciare all'assetto cooperativo del gruppo.



26 agosto 2011

red/lab


MF Dow Jones


UNIPOL - Andamento del titolo in borsa



UNICOOP FIRENZE FA RIPARTIRE IL CONSORZIO ETRURIA

Arriva la prima tranche di 14 milioni del finanziamento di 30 milioni da parte di Unicoop Firenze che riceve in garanzia parte delle azioni del gioiellino del gruppo, Inso SpA

Nella foto, Riccardo Sani, attuale presidente del Consorzio Etruria, proveniente dal Consiglio di Gestione di Unicoop


Una boccata d'ossigeno. Di più: una vera e propria spinta vitale che consente al Consorzio Etruria di riaccendere i motori. Dopo due mesi di stallo - ovvero da quando è stata presentata al tribunale la proposta di concordato preventivo - la cooperativa di costruzioni che ha sede a Montelupo ha ricevuto un maxi finanziamento da Unicoop Firenze.

Si tratta di una prima parte dei 30 milioni di euro che, come descritto nel concordato, il gruppo guidato da Turiddo Campaini mette a disposizione del Consorzio ricevendo in garanzia parte delle azioni di Inso spa, la società fiorentina del Gruppo Consorzio Etruria specializzata nella progettazione e realizzazione di complessi ospedalieri (ultimo quello commissionatole dal governo turco nella città di Kayseri per ben 350 milioni di euro).

Con il finanziamento di Unicoop Firenze saranno pagati stipendi per tre mensilità a ciascuno dei 316 soci lavoratori oltre alle rate arretrate dei contributi previdenziali. In questo modo, il consorzio tornerà in possesso di alcuni requisiti giuridici necessari a poter riprendere la sua attività lavorativa secondo il piano concordatario.

In altre parole potrà tornare pienamente operativo, partecipare alle gare di appalto, riaprire i cantieri, in primis quelli per i quali aveva già ottenuto le autorizzazioni in Toscana (ad esempio per la ristrutturazione del museo Pecci a Prato). Insomma nonostante il periodo estivo il piano di ristrutturazione proposto dal Consorzio Etruria ha fatto un ulteriore passo in avanti, grazie anche alla tempestività e solerzia con cui gli organi della procedura si sono attivati. Adesso è su questo fronte che si stanno concentrando tutti gli sforzi, affinché si concretizzino tutti i presupposti per riaprire alcuni cantieri e riattivare un circuito virtuoso che possa far riprendere il lavoro e quindi anche le attività dell'indotto.

«Per l'avvio di questa nuova fase - si legge in un comunicato del Consorzio Etruria - è stata determinante la solidarietà espressa nei confronti della nostra cooperativa dai soci di Unicoop Firenze, che hanno approvato l'erogazione di questo finanziamento, il proficuo confronto con le organizzazioni sindacali, il sacrificio dei nostri lavoratori tutt'oggi collocati in cassa integrazione guadagni straordinaria, che per alcuni mesi hanno dovuto affrontare i loro impegni economici senza il supporto di uno stipendio regolare o l'erogazione del trattamento di integrazione salariale, e il costante sostegno della Lega e dell'Associazione delle Cooperative della Toscana. L'atto compiuto da Unicoop Firenze nei confronti della cooperativa Consorzio Etruria testimonia, ancora una volta, che la solidarietà all'interno del Movimento Cooperativo non è una semplice dichiarazione di intenti, ma un tratto distintivo e caratteristico delle imprese cooperative».



25 agosto 2011

Luciano Menconi

Il Tirreno.it


Vedi anche:


24 agosto 2011

L'ADDIO AL DIRETTORE CONAD MORTO NELLA CELLA FRIGO

Milco aveva solo 42 anni: è morto nel primo pomeriggio di lunedì probabilmente a causa di un infarto (che potrebbe essere stato causato dallo sbalzo termico), sul posto di lavoro, al supermercato Conad della 167 Ovest a Follonica, dov’era responsabile del punto vendita

Follonica (Grosseto), 24 agosto 2011 - Che Milco Fregosi fosse conosciuto e benvoluto da tanti, a Follonica, lo dimostra l’affetto che si è riversato sulla sua famiglia. Milco aveva solo 42 anni: è morto nel primo pomeriggio di lunedì probabilmente a causa di un infarto (che potrebbe essere stato causato dallo sbalzo termico), sul posto di lavoro, al supermercato Conad della 167 Ovest a Follonica, dov’era responsabile del punto vendita dopo vent’anni di carriera. Si è accasciato nella cella frigorifera che aveva appena aperto per sistemare della merce, a due passi da una collega.

Così si è spento per sempre il suo sorriso, che gran parte della città conosceva bene. Per questo, oggi, saranno in tantissimi a partecipare al funerale che verrà celebrato alle 10 nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Follonica, così come in tanti hanno voluto rendere omaggio alla salma nella camera ardente allestita nell’appartamento della madre in via Pio La Torre, a due passi dal centro commerciale. Intanto il caso della morte di Milco Fregosi, nella cella frigorifera del supermarket in una giornata di caldo record in Maremma come nel resto d’Italia, è diventato un caso nazionale.

A interessarsi alla vicenda è Lidia Rota Vender, presidente dell’Alt (l’Associazione per la lotta alla trombosi e alle malattie cardiovascolari) e responsabile del Centro trombosi dell’istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano): «Che il freddo sia uno dei fattori di predisposizione all’infarto — dice la dottoressa Vender — è cosa nota. Ma che un uomo di 42 anni, non affetto da particolari patologie, possa morire per un infarto provocato dal freddo è abbastanza improbabile». Così Vender commenta il caso del responsabile del supermarket: «L’infarto non e’ una malattia killer — precisa l’esperta —. Scaturisce da una serie di fattori complici come ad esempio il colesterolo, lo stress o il fumo, da una predisposizione genetica oppure da coronarie malate. Pertanto il freddo intenso è da considerarsi come una delle possibili concause scatenanti l’infarto, non come la sola causa».

Ma poco importa, ormai, a chi voleva bene a Milco. «A volte la vita ti riserva delle sorprese a dir poco devastanti — scrive un amico su Facebook — e ti ritrovi a riflettere se non è il caso di viverla giorno dopo giorno intensamente ogni minuto e nel modo migliore. Morire a 42 anni in maniera assurda è catasrofico. Ciao Milco, un grazie da chi ha avuto la fortuna di conoscerti fin da piccolo». E un’amica risponde: «L’ho appena saputo e giuro che il passato mi è apparso davanti: tutti bambini spensierati e felici a giocare sotto il palazzo. Un nodo alla gola immenso mi impedisce anche di piangere». E oggi a Follonica è il giorno dell’addio.


24 agosto 2011

Marianna Colella

La Nazione.it


RICHARD GINORI, SINDACALISTI SOSPESI. I DIPENDENTI SCIOPERANO

Richard Ginori (Germogli)

Proteste dopo il provvedimento deciso dall'azienda nei confronti dei tre delegati Rsu che avevano manifestato dubbi sulla qualità della produzione

Firenze, 23 agosto 2011 - Sono oltre 50 i dipendenti che hanno partecipato stamani allo sciopero di un'ora e all'assemblea alla Richard Ginori di Sesto Fiorentino, iniziativa convocata ieri dai Cobas dopo la sospensione di due giorni lavorativi disposta dall'azienda nei confronti dei tre delegati Rsu che avevano manifestato dubbi sulla qualità della produzione.

L'assemblea ha deciso di rimandare ogni altra eventuale iniziativa di lotta al 5 settembre, quando rientreranno tutti i lavoratori dal loro periodo di ferie estive. ''Siamo di fronte ad un attacco alla libertà di fare sindacato e allo Statuto dei lavoratori'', accusa la Rsu Cobas, secondo cui ''i lavoratori sono rimasti molto colpiti anche dal fatto che da parte del mondo politico e sindacale fiorentino non ci sia stata nessuna presa di posizione rispetto a questo atto così grave, a parte Rifondazione Comunista e il gruppo Idv al Consiglio regionale''. Un ''tacito assenso'' secondo i Cobas legato anche alla presenza nella Rsu del sindacato di base di ex esponenti Filcem-Cgil che avevano lasciato la Cgil dopo aspri dissensi con la segreteria.



23 agosto 2011

La Nazione.it




NEL MIRINO GLI SGRAVI ALLE COOP. IL GOVERNO TORNA ALL'ATTACCO

Non si usino le pensioni per chiudere il buco del giorno. Per gli investimenti ci sono altri posti dove prendere i soldi

Pier Luigi Bersani, Pd Nel 2002 i primi interventi per ridurre le esenzioni


Per le coop a mutualità prevalente l' esenzione è al 70% Nel 2007 Il regime fiscale agevolato garantiva sgravi per 300 milioni


Il primo scontro tra il governo Berlusconi e le cooperative risale al 2001 quando Giulio Tremonti, anche allora ministro dell' Economia, per ridurre i presunti privilegi fiscali delle coop rosse, rischiò di scontrarsi con Giorgio Vittadini, presidente della Compagnia delle opere della cattolicissima Comunione e liberazione, che accusò l' esecutivo di «politica di piccolo cabotaggio».

Fino al 2001 gli utili delle coop accantonati a riserva indivisibile non erano soggetti a imposte dirette. Dal 2002 questa esenzione restò solo per le cooperative sociali. Poi, nel 2004 Tremonti, con la riforma del diritto societario, suddivise le cooperative in due categorie: quelle «a mutualità prevalente», dove l' attività rivolta ai soci supera quella esterna, e quelle «a non a mutualità prevalente» ma che rispettano comunque i criteri di non distribuzione dei dividendi e delle riserve tra i soci.

Per queste ultime, più vicine a una normale azienda, l' esenzione dalla tassazione sul reddito d' impresa (Ires) è limitata al 30% degli utili (sul resto si paga) mentre per le coop a mutualità prevalente l' esenzione sale al 70%, ma a patto appunto che realizzino il 50,1% del fatturato con i soci. La partita però non sarebbe ancora chiusa, stando ad alcune indiscrezioni che non escludono un nuovo intervento sulle coop.

Il vecchio scontro si riaprirebbe. Nel 2007 Bernardo Caprotti, patron di Esselunga e finanziatore di Forza Italia, si scagliò con un pamphlet dal titolo «Falce e carrello» contro le cooperative rosse accusate di concorrenza sleale a causa del regime fiscale agevolato. Alcune stime cifravano in circa 300 milioni di euro questi sgravi.

Alla fine del 2008 un nuovo inasprimento, con l' aumento dell' aliquota sul prestito soci dal 12,5% al 20%. La misura interviene su circa undici miliardi di euro di raccolta annua, secondo un' indagine Mediobanca dell' inizio del 2010. Nonostante tutte queste misure, il mondo delle cooperative non conosce crisi e, nel settore della grande distribuzione, costituisce una delle alternative alla penetrazione delle grandi società estere, come Carrefour e Auchan, nel mercato italiano.

Un tempo roccaforte del partito comunista, la Lega delle cooperative ha via via conquistato autonomia. E il 27 gennaio 2011 è nata l' «Alleanza delle cooperative italiane», il coordinamento nazionale tra Legacoop con le centrali cattoliche dell' Agci e della Confcooperative. Un' alleanza impensabile fino a pochi anni fa, per dare più forza di rappresentanza al mondo della cooperazione nei confronti dei governi, indipendentemente dal loro colore.

Le tre organizzazioni cooperative dichiarano oggi 43.000 imprese iscritte, con oltre 1 milione e centomila occupati, 12 milioni di soci, un fatturato complessivo di 127 miliardi. Un gigante che cerca di parlare con una voce sola. Presidente di turno è attualmente Luigi Marino, numero uno della Confcooperative.

«Luci e ombre», è stato il giudizio dell' Alleanza delle cooperative sulla manovra. Sulla politica fiscale che il mondo della cooperazione auspica, Marino era stato chiaro il 7 giugno scorso, in occasione dell' Assemblea della sua associazione. Davanti a Tremonti, seduto in prima fila, Marino, dopo aver rivendicato un aumento dell' occupazione creato dalle cooperative (+5,5% in due anni), aveva detto: «Dalla riforma fiscale ci attendiamo che sradichi l' evasione, renda vita più difficile alla corruzione, e attui una linea di semplificazione. E infine che punti meno sui redditi personali e più sulle cose e i consumi». Altro che nuove tasse sulle cooperative.



23 agosto 2011

Enrico Marro


Corriere della Sera.it



18 agosto 2011

COME COMUNIONE E LIBERAZIONE E' ENTRATA (E COMANDA) NELLE COOP ROSSE


Il meeting è diventata un'industria. Ma la potenza vera di Comunione e liberazione sta negli affari: un impero che negli anni ha raggiunto i 70 miliardi di euro, la metà in Lombardia e una buona fetta nelle coop dell'Emilia Romagna







Mancano ormai pochi giorni all’inizio del ciellino “meeting per l’amicizia fra i popoli” di Rimini. La manifestazione costa 8 milioni 475 mila euro, di cui il 71 per cento coperto da sponsor e pubblicità, circa il 20 dai punti di ristoro del meeting, mentre il resto proviene dagli incassi degli spettacoli e dalle donazioni di privati.

Chiamatela “amicizia operativa” come ama definirla Roberto Formigoni, presidente della regione Lombardia e primo fra i Memores Domini di Cl, o se preferite “sussidiarietà dei favori”. Emma Bonino, vice-presidente del Senato usa invece la locuzione “parastatalizzazione del privato”. Vi starete sempre riferendo a quella rete di potere che è stata creata nei decenni da Comunione e liberazione e dalla Compagnia delle opere (CdO), il suo braccio finanziario, una rete di più di 34 mila imprese con un fatturato complessivo di almeno 70 miliardi di euro. Da tempo a questo sistema non sono estranei gli interessi delle cooperative emiliano-romagnole.

Valerio Federico, membro del comitato nazionale dei radicali italiani, nel suo scritto “La peste lombarda”, ha definito questa pratica di governo “lo strumento più efficace e rispondente agli obiettivi di CL di corporativizzazione e confessionalizzazione della società, a partire da quella lombarda, mediante la sistematica acquisizione e gestione del potere politico, religioso, economico, finanziario”.

Anche Cl alla sua maniera festeggia l’unità d’Italia. Il 21 agosto, giorno di apertura del meeting riminese, è previsto per le ore 17 un incontro dal titolo “150 anni di sussidiarietà”. Alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, prenderanno la parola Enrico Letta, vicesegretario del Pd, Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera dei deputati, Giorgio Vittadini, presidente della fondazione per la sussidiarietà che si occupa dell’attività scientifica e di ricerca a supporto dell’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, nato nel 2003 per volontà dello stesso Lupi, di cui fa parte anche il ministro della giustizia Angelino Alfano.

Ai meeting di Rimini e della ciellina Rete Italia l’unico ospite fisso rappresentante l’opposizione è Enrico Letta, membro assieme a Pier Luigi Bersani e a Ermete Realacci dell’intergruppo per la sussidiarietà.

Come sottolinea Federico: “Vi è un trend in corso da anni che vede l’espansione della presenza della CdO nel centro sud, regioni “rosse” comprese e, parallelamente, la penetrazione delle cooperative rosse al Nord, Lombardia in primis”.

Non sarà un caso allora che un altro immancabile del meeting sia Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia dal 1988 e di Centrale Italiana (la centrale di marketing nata dall’alleanza tra Coop, Despar, Sigma e Il Gigante) dal 2005. Prima di ricoprire tali cariche Tassinari è stato dal 1975 al 1988 capo servizio amministrativo della Camst di Bologna e dal 2001 ha saltato solo un’edizione del meeting di Rimini.

Il libro “La lobby di Dio” del giornalista Ferruccio Pinotti raccoglie una dichiarazione illuminante di Tassinari, rilasciata all’edizione 2009 del meeting: “Le nostre cooperative e le imprese della CdO si muovono sulla base degli stessi valori. Stiamo creando un’unica grande realtà. Faremo grandi cose insieme”.

In questa direzione va anche l’operato del Ccc (consorzio cooperative costruzioni), quello del Civis di Bologna e del Cns (consorzio nazionale servizi), che si sono dati da fare per rappresentare le cooperative associate nel tentativo di aggiudicarsi le gare d’appalto lombarde.

Quanto siano stretti i rapporti tra le coop e la Compagnia delle opere lo evidenzia “La peste lombarda”: “Nel settore costruzioni -fronte rosso- in Lombardia la fanno da padrone le cooperative Cmb di Carpi e Cmc di Ravenna, mentre in quello dei servizi Manutencoop” di Zola Predosa. CMB e le imprese vicine a CL si sono divise recentemente la torta più appetitosa, quella del nuovo ospedale Niguarda di Milano. CMB ha realizzato inoltre il nuovo ospedale di circolo di Varese (100 milioni di euro), gli headquarters milanesi di Pirelli e Sole24Ore (30 milioni), il nuovo teatro Dal Verme per la Provincia di Milano (7 milioni) e l’inceneritore Silla II a Milano (20 milioni, committente Amsa, di A2A)”, una delle aziende sponsor del ventitreesimo meeting di Rimini.

Non da meno è Manutencoop che “ha nel suo consiglio di gestione il ciellino Massimo Ferlini, numero due di CdO nazionale e capo di CdO Milano, ex Pci e oggi uomo ponte tra CdO e coop rosse. Il presidente della holding è Claudio Levorato con trascorsi tra Pci e Legacoop e il consiglio di sorveglianza è presieduto da Fabio Carpanelli, ex numero uno di CCC”.

“Infine –prosegue Federico in “La peste lombarda”- la rossa Cmc (cooperativa muratori e cementisti di Ravenna) ha vinto recentemente il bando di Fiera Milano, in mano agli uomini CL-CdO, per un importo pari a 165 milioni di euro per dei nuovi padiglioni fieristici del Portello, 3 bandi di Metropolitana Milanese” per un totale di 168,3 milioni “e un bando da Sea per dei lavori a Malpensa per 26 milioni. Il totale corrisponde a 359,3 milioni di euro”.



18 agosto 2011

Enrico Bandini

il Fatto Quotidiano



13 agosto 2011

NASCE LA RSA DI USB ALL'IPERCOOP PARCO DORA DI TORINO


Continua la costante crescita di USB nella distribuzione cooperativa





Era nell'aria da tempo, anche l'Ipercoop all'interno del Parco Dora di Torino sceglie l'Unione Sindacale di Base. Questo è il segnale tangibile che i lavoratori accolgono con favore una proposta sindacale che viene dal basso e che li rende protagonisti delle proprie lotte. In buona parte dei lavoratori si avverte l'esigenza di una nuova rappresentanza che si contrapponga all'arroganza aziendale con decisione e non con il solito atteggiamento compiacente.

In attesa che finalmente si dia corso ad una nuova legge sulla rappresentanza, che stabilisca realmente “CHI RAPPRESENTA CHI” nei luoghi di lavoro, la nomina della nuova RSA USB è comunque una grande iniezione di energia per tutti noi e ci impegna a lavorare con sempre maggior energia per rendere concreti i molti obiettivi che ci siamo proposti.

Oggi è soltanto l'inizio di un percorso fatto di momenti di formazione per la neoeletta RSA e di crescita di coscienza dei lavoratori dell'Ipermercato, attraverso un'informazione capillare e un confronto costante.

Il primo appuntamento per la neoeletta RSA è già programmato per settembre, con il coordinamento nazionale dei delegati COOP.

In data 21 luglio 2011 USB Lavoro Privato ha comunicato a NOVA COOP la costituzione della Rappresentanza sindacale aziendale (Rsa), dell'Ipercoop Parco Dora.
Il rappresentante sindacale aziendale nominato è Veronese Mauro.

Al nostro delegato i migliori auguri di buon lavoro


21 luglio 2011

USB Lavoro Privato