19 agosto 2010

COOP E CAMORRA: VICINA ALLA SOLUZIONE IL CASO DELL'AVVOCATO UCCISO A RODANO

Gli inquirenti indagano sui rapporti tra il professionista e alcune Coop di servizi, un mondo spesso inquinato dalla malavita organizzata che usa queste società per riciclare denaro sporco o per lucrare su poveri disperati a cui non pagare stipendio e contributi.

A mese di distanza dal delitto, le indagini per individuare gli assassini dell’avvocato Pasquale Maglione, ucciso con quattro colpi di pistola sotto casa, avrebbero decisamente imboccato la pista professionale.

La vittima infatti lavorava per alcune ditte, curando in particolare i rapporti con le cooperative di servizi. E ora gli inquirenti, dopo aver escluso tutte altre ipotesi, cominciano a stringere il cerchio intorno a killer e mandanti. Maglione, nato a Napoli nel ’54, residente Moiano in provincia di Benevento, aveva esercitato la professione fino a ’96 quando iniziò la collaborazione prima con la Faustfarm di Settala, società poi entrata nel gruppo Dhl, e successivamente anche con la Polifarma, azienda della galassia Angelini.

Mentre la moglie Maddalena, insegnante 52enne, e i due figli, Francesco, 24 anni e Paolo, 21 anni erano rimasti in paese dove vive anche il fratello, lui si era trasferito nel milanese. In particolare da un anno esatto era andato ad abitare in un appartamento a cascina Lovati in via Garibaldi alle porte di Rodano. Un edificio elegante, di recente ristrutturazione, dove si fermava dal lunedì al venerdì, mentre il fine settimana tornava a Moiano dalla famiglia.

Un vita irreprensibile, tutta casa e lavoro. Infatti i carabinieri di Monza scavano nel suo passato ma non trovano nulla di sospetto: niente donne, niente droga, niente gioco d’azzardo, niente prestiti, niente usura. Tutto escluso, insieme allo scambio di persona.

Dunque rimane solo la pista professionale. Il legale negli anni si era specializzato nei gestire i rapporti tra Faustafarm e Polifarma, ma anche altre aziende minori, e le cooperative di servizi. Un mondo spesso inquinato dalla malavita organizzata che usa queste società per riciclare denaro sporco o per lucrare su poveri disperati a cui non pagare stipendio e contributi. Aver trattato con un coop usata come paravento, magari negando o interrompendo un contratto, avrebbe dunque costato la vita al legale.

Il 18 luglio verso le 22 infatti due testimoni vedono due persone con casco integrale su una moto di grossa cilindrata, ferme nel sotto casa Maglione. Lui arriva, parcheggia la sua Mercedes, apre il bagagliaio per tirar fuori qualcosa, si gira, forse chiamato, e viene colpito al petto e al capo da quattro colpi di 7.65. E mentre gli assassini imboccano via Garibaldi per poi sparire sulla Rivoltana, Maglione cade a terra rantolante e muore nel giro di mezz’ora, nonostante l’immediato arrivo dei medici inviati dal 118.

Tipica esecuzione di malavita. Ma anche di rango. Impossibile dunque non pensare agli emissari di qualche clan camorristi. Sia per le origini campane della vittima, sia perché la camorra è l’organizzazione che più di altre usa il mondo cooperativistico per camuffare i propri affari.

Gli investigatori dell’Arma hanno dunque esaminato tutti contratti, gli appalti, gli incarichi passati per le mani del legale. Andando poi ad approfondire chi realmente si trovasse dietro le cooperative con cui ha trattato il legale.

Il lavoro da svolgere è lungo e minuzioso, ma in un mese molti aspetti della vita professionale della vittima sono stati chiariti. E tra gli investigatori adesso comincia a trapelare un cauto ottimismo. Non a tempi brevi, ma il delitto Maglione potrebbe trovare una soluzione.

19 agosto 2010

Il Giornale.it


18 agosto 2010

MAGAZZINO CONAD MONTOPOLI: LA UILM DICE LA SUA E NOI GLI DICIAMO LA NOSTRA

Ancora polemiche sul caso Conad di Montopoli.
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Questa volta parla la Uilm e quello che dice il segretario non è tutto chiaro, ragion per cui poniamo alcune domande aperte per chi vuol discutere l'argomento



Di seguito pubblichiamo l'intervento riportato da Il Tirreno, di
Marcello Casati, segretario provinciale Uilm Pisa, sulla querelle sindacale che da giorni contrappone Cgil a Cisl derivata dalle gravi irregolarità riscontrate alla cooperativa Alma Group che aveva in appalto il magazzino Conad di Montopoli Valdarno (PI).

Casati sostiene cose condivisibili, quando dice: "il vero problema del magazzino di Montopoli s'inserisce in un contesto più ampio. Il mondo delle cooperative, specialmente in certi settori, è il lontano parente di chi, nella cooperazione, intravedeva un obiettivo sociale e umano di filiera produttiva, per dare il giusto risalto al valore del lavoro."
Altrettanto condivisibile è anche il suo invito a "pensare non solo ai circa 280 del magazzino Conad, ma a tutti quei lavoratori di cooperative, di comodo, i soli a dover essere incazzati di questo pericoloso sistema che ricade inevitabilmente su di loro."

Quello che forse dovrebbe chiarire meglio è, ad esempio, come mai "molte cooperative cercano rapporti con il sindacato e la stessa politica per ottenere dei risultati che altrimenti sarebbe complicato raggiungere."? Che tipo di rapporti cercano queste cooperative, segretario Casati?


E perché, se si denunciano questi rapporti, lei dice di essere amareggiato dalla "dichiarazione rilasciata dal segretario generale della Cgil di Pisa, nella quale si paventa una certa collusione di Cisl e Uil con Alma Group"? Non è quello che, senza far nomi, intende dire anche lei quando parla di cooperative che cercano rapporti con il sindacato? O si riferisce ad altro?

Può darsi poi che certi amministratori locali "non hanno capito o fanno finta di non capire che il vero problema del magazzino di Montopoli s'inserisce in un contesto più ampio. Il mondo delle cooperative [...]". D'accordo che il contesto non si ferma certo alla vicenda Montopoli, basta leggere la cronaca quotidiana, ma non le pare che da qualche parte bisogna iniziare nel far chiarezza sull'opaco e torbido sistema delle coop sociali e degli appalti? Non le sembra un pò generico apppellarsi al contesto più ampio? Insomma, se lei dal suo osservatorio privilegiato è al corrente di altre vicende che coinvolgono
altre coop e altri sindacati, dovrebbe probabilmente evitare di rifugiarsi in frasi come quella ed essere più diretto ed esplicito.

Forse, sempre a beneficio della chiarezza, dovrebbe usare frasi meno sibilline rispetto a "credo sia abbastanza palese a tutti il fatto che «per fare un lauto pranzo s'indica sempre la gallina più grossa». Se qualcuno esce dalla norma, allora scoppia il finimondo e quello che andava bene ieri, o va bene per altre cooperative non va più bene e, come alla Conad, succede il finimondo."


Magari sarà un messaggio codificato e chi doveva intendere avrà inteso. A noi, sicuramente per demerito nostro anche se attenti e interessati lettori di vicende relative alle coop sociali e non, quello che lei trova abbastanza palese ci sembra del tutto oscuro. Ci piacerebbe anche che spiegasse il concetto del lauto pranzo e della gallina grossa, che, le confesseremo, ci ha molto incuriosito.

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SUL CASO DEL MAGAZZINO CONAD C'E' CHI FA FINTA DI NON CAPIRE

Da sindacalista sto seguendo con preoccupazione la vicenda dei circa 280 lavoratori del magazzino Conad di Montopoli. Intervengo nella polemica tra la Cgil da una parte e Cisl e Uil dall'altra, da persona estranea ai fatti dal momento che la categoria della Uil che segue questi lavoratori ha la piena titolarità delle proprie scelte.

La vicenda è uno spunto per riflettere su alcune affermazioni di sindacalisti che, per chi pratica il mondo delle cooperative, incutono perplessità, sconcerto e molta amarezza. In particolare, la dichiarazione rilasciata dal segretario generale della Cgil di Pisa, a una televisione locale, nella quale si paventa una certa collusione di Cisl e Uil con Alma Group, la cooperativa al centro della polemica.

Ad alimentare la polemica si stanno inserendo, incautamente, certi amministratori che non hanno capito o fanno finta di non capire che il vero problema del magazzino di Montopoli s'inserisce in un contesto più ampio. Il mondo delle cooperative, specialmente in certi settori, è il lontano parente di chi, nella cooperazione, intravedeva un obiettivo sociale e umano di filiera produttiva, per dare il giusto risalto al valore del lavoro. Oggi, invece, sempre più spesso spesso, si creano cooperative per sfruttare meglio certe opportunità sia dirette che indirette nei confronti dei dipendenti e dei soci stessi.

Molte cooperative cercano rapporti con il sindacato e la stessa politica per ottenere dei risultati che altrimenti sarebbe complicato raggiungere. E, nella fattispecie, credo sia abbastanza palese a tutti il fatto che «per fare un lauto pranzo s'indica sempre la gallina più grossa». Se qualcuno esce dalla norma, allora scoppia il finimondo e quello che andava bene ieri, o va bene per altre cooperative non va più bene e, come alla Conad, succede il finimondo.

Il mio invito è di abbassare tutti i toni e di pensare non solo ai circa 280 del magazzino Conad, ma a tutti quei lavoratori di cooperative, di comodo, i soli a dover essere "incazzati" di questo
pericoloso sistema che ricade inevitabilmente su di loro.

Per finire due parole alla sindaco di Montopoli Valdarno a cui vorrei poter rispondere con il linguaggio che ha usato nei confronti della Uil, il mio sindacato. Non lo faccio perché ho rispetto per la fascia tricolore che indossa ma la prego, smetta di sognare. Oggi non servono i partigiani, ma persone imparziali capaci di governare democraticamente e con trasparenza.

12 agosto 2010

Marcello Casati - Segretario provinciale Uilm


Il Tirreno

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IL CASO HERA/AKRON LA ROSARNO EMILIANA



SOLIDARIETA' CON GLI IMMIGRATI DELL'AKRON/HERA COOP OMEGA
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La vertenza dei lavoratori immigrati dell'Hera-Akron/coop Omega di Imola dimostra che dal nord al sud lo sfruttamento degli immigrati, la negazione dei diritti, il rischio-sicurezza sul lavoro, sono la quotidianità che rende necessaria ed urgente una mobilitazione nazionale su questi temi.
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La rivolta di Rosarno già lo aveva denunciato, ma non c'è solo la mafia e i caporali a fare profitti sulla pelle degli immigrati. La vertenza dei lavoratori immigrati dell'Akron-Hera/coop Omega di Imola è una lotta contro tutto il marcio del mondo delle cooperative, legate alle amministrazioni di "sinistra" in Emilia Romagna, che sul sudore e i diritti negati degli immigrati hanno costruito le loro fortune economiche ed il loro sistema di potere. Le cooperative si sono ormai trasformate nel moderno caporalato nel nord est, e prosperano perchè sono bene inserite all'interno di un sistema di potere di cui fanno parte amministrazioni locali, ex municipalizzate e confederali (è forse un caso che questi lavoratori si siano rivolti ad un sindacato di base?).
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Il sindacato di base Usb che organizza la lotta di questi lavoratori ha parlato di "vergognosa Rosarno imolese" per denunciare la condizione di moderno schiavismo a cui gli immigrati sono stati costretti a lavorare: smaltivano, infatti, i rifiuti della raccolta differenziata, rifiuti speciali, pattume e sostanze chimiche trattati a mano, "senza dispositivi di protezione come guanti e mascherine adeguate, esposti a contaminazioni e inquinanti, con evidenti danni alla salute, senza le tutele di un contratto collettivo, senza ferie, malattia, pagati 700 euro al mese per otto ore di lavoro (pagate quattro) dal lunedì al sabato, fino a notte fonda". E con il ricatto del permesso di soggiorno, "regalo" ai padroni dalla legge Bossi-Fini, per costringerli ad accettare condizioni di lavoro moderno schiaviste.
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Questi lavoratori immigrati ed il sindacato di base che li organizza hanno occupato a metà luglio il consiglio comunale di Imola per denunciare lo sfruttatamento e le minacce che subiscono ripetutamente.
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Come non bastasse, è arrivata anche la rappresaglia padronale per colpire la protesta: 6 dipendenti che hanno aderito alla protesta non hanno ricevuto lo stipendio per punizione. "Ad un dipendente è stato chiesto di accettare 831 euro per recuperare lo stipendio di novembre mai pagato ed un'indennizzo di 500 euro per rinunciare ad ogni altro credito, diritto od azione" denuncia l'Usb.
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Questa vertenza è anche la punta di un iceberg di uno sfruttamento schiavistico dei lavoratori immigrati molto esteso, dalle cooperative di produzione e servizi alle fabbriche, dalle badanti alle campagne, ai cantieri (in questi ultimi è presente il caporalato "illegale").
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Non lasciamoli soli questi lavoratori e costruiamo un appuntamento nazionale per questo autunno sul tema immigrati/sicurezza sul lavoro che unisca tutte le vertenze dei lavoratori immigrati, una campagna nazionale per fare uscire dall'invisibilità e dal silenzio, a cui sono costretti per la paura di perdere il lavoro ed essere espulsi, tante voci di operai immigrati.
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Diritti, dignità, sicurezza sul lavoro per i lavoratori immigrati vuole dire cancellare le leggi neoschiaviste e razziste come la Bossi-Fini e il "pacchetto sicurezza", il legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro.

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Dobbiamo partire dalle singole vertenze per costruirne una generale nazionale attraverso la lotta unitaria autorganizzata dei lavoratori italiani ed immigrati.

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La Rete per la sicurezza sul lavoro è disponibile fin da subito per costruirla assieme.

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18 Agosto 2010
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Rete per la sicurezza sul lavoro-Ravenna
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tel. 339/8911853
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e mail: cobasravenna@libero.it
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Fonte: Proletari Comunisti Blog
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ITALCARNI, CGIL: ITALCARNI RISPETTI I PATTI

Polemica su un incontro tra dirigenti e dipendenti di un reparto che verrebbe esternalizzato
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Cgil: "La riunione senza informare i sindacati"
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Ecco il comunicato sindacale


Italcarni nel mirino dei sindacati . Secondo i rappresentanti dei lavoratori, infatti, si sarebbe svolta una riunione tra vertici aziendali e lavoratori di un reparto, che figura tra quelli che dovrebbero essere esternalizzati, senza che i sindacati ne sapessero nulla .

E' trapelata la notizia, a distanza di poco più di un mese dalla firma dell'intesa sindacale (raggiunta dopo 8 4 ore di sciopero da parte dei lavoratori), che alcuni dirigenti Italcarni avrebbero organizzato una riunione con i lavoratori del reparto "macello sporco", per proporre loro di entrare in una cooperativa facente parte di un consorzio (era presente anche un rappresentante) interessato all'affitto .

«Capiamo l'esigenza - dice Daniela Pellacani della Flai/Cgil - della dirigenza aziendale di parlare con i propri dipendenti, ma il 25 giugno abbiamo firmato un accordo che prevedeva delle esternalizzazioni, ma in accordo e dopo un confronto con le organizzazioni sindacali. Abbiamo quindi chiesto di astenersi da tali comportamenti, che hanno visto l'azienda convocare questa riunione senza informazione preventiva alle organizzazioni sindacali o alle rappresentanze sindacali unitarie» .

Questo quanto prevede l'accordo : la ricollocazione dei lavoratori in esubero (la vertenza inizia con 4 3 mobilità e 34 persone interessate da affitto di ramo d'azienda su 130 complessivi) internamente o esternamente al mondo cooperativo e a Italcarni stessa ; la mobilità che si trasforma in volontaria (ad oggi hanno aderito alla mobilità 3 lavoratori) con incentivo all'esodo di 12mila euro lordi; ricorso alla cassa integrazione straordinaria .

Ma non è tutto: nell'intesa un'importante parte riguardava le possibili esternalizzazioni, «a patto però - dichiaravano allora i sindacati - che l'azienda si confronti con noi, garantendo l'efficienza
degli impianti e solo dopo che ci avrà presentato il suo piano industriale» . Ed è proprio
questo che ha "indispettito" il sindacato, dopo la riunione definita "a porte chiuse" fatta con i dipendenti del reparto interessato dall'affitto.

«Non siamo stati informati della riunione - dice la Pellacani - eppure l'azienda sa bene che i giochi devono ancora iniziare . Si inizierà solo dopo che ci avrà presentatoil piano industriale» . Un pia -
no che i sindacati sperano arriverà e sia sviscerato nel prossimo incontro, il 2 settembre.

«In quella sede - conclude la Pellacani - entreremo nel dettaglio del piano industriale che riguarderà le esternalizzazioni, la modifica e l'ottimizzazione del processo produttivo, organizzazione e orari di lavoro» .

15 agosto 2010

Felicia Buonomo

La Gazzetta di Modena

16 agosto 2010

TASSINARI (COOP ITALIA) E LA VECCHIA PANZANA DELL'ITALIANITA'

Tassinari (Coop Italia) rispolvera il vetusto e poco credibile concetto dell'italianità nella querelle con Esselunga, confermando una rigidità di pensiero delle Coop che dura, inossidabile, nel tempo

Nella foto Vincenzo Tassinari e Bernardo Caprotti


Che i personaggi che gestiscono le Coop della grande distribuzione siano vecchi, è un fatto anagrafico e noto. Che non sia solo un fattore anagrafico, ma di pensiero, è altrattanto evidente.


Ce lo conferma per l'ennesima volta Vincenzo Tassinari, presidente del comitato di gestione di Coop Italia. Tassinari, nell'intervista che segue, riprende la polemica antica e recente col rivale storico di Esselunga, Bernardo Caprotti, usando l'argomento ridicolo dell'italianità, o per meglio dire del non passi lo straniero. Ma citiamo qualche precedente illustre, giusto per focalizzare meglio il tema.

La panzana dell'italianità è stata usata da molti manager e politici in difficoltà e privi di argomenti, quando si è cercato di far digerire all'opinione pubblica una bella razione di balle. Si ricorderà come, nel 2005, l'amministratore delegato dell'allora Banca Popolare di Lodi (oggi Gruppo Banco Popolare) innalzava il tricolore sul suo tentativo di OPA su Banca Antonveneta e la stessa tesi fosse sostenuta da Antonio Fazio, allora presidente di Banca d'Italia, lungi dall'essere imparziale nel valutare la migliore opzione per gli azionisti offerta dal gruppo olandese di ABN Amro che vantava anche i migliori parametri patrimoniali. Poi le intercettazioni sui furbetti del quartierino da una parte e su quelli che "abbiamo una banca?" hanno chiuso il capitolo.

Di italianità (concetto alquanto fumoso, ma che nelle intenzioni di chi lo enuncia dovrebbe andare oltre ad un generico attaccamento alla patria e significherebbe quindi tutelare un interesse superiore, quello nazionale) si parlò anche per il caso Alitalia. Peccato che la soluzione migliore fosse quella di accettare l'offerta di Air France, molto più conveniente, che finirà comunque col rilevare il tutto a condizioni probabilmente per lei migliori di allora. Nel frattempo ci saranno stati lauti profitti, non certo per gli italiani, che per Alitalia hanno sempre pagato sotto ogni governo coprendo con le loro tasse le copiose perdite della compagnia aerea nel tempo, ma per Colaninno e soci che avranno fatto, anche nel nome dell'italianità (e alla faccia degli italiani) una buona plusvalenza.

Del resto Colaninno si è sempre ben distinto in questo particolare concetto di italianità, fin dal tempo dei capitani coraggiosi di dalemiana definizione e dell'OPA di Olivetti-Tecnost su Telecom Italia. Altro vantaggio di cui Colaninno e l'altro capitano coraggioso Chicco Gnutti, poi travolto da una serie di inchieste giudiziarie, tra cui quella per aggiotaggio su obbligazioni Unipol, hanno goduto. Gli italiani no. L'italianità parrebbe dunque un concetto relativo. A qualcuno conviene (pochi, appoggiati ed interessatissimi) per la stragrande maggioranza degli abitanti lo Stivale, una solenne bidonata. Ma il figlio di Roberto Colaninno è stato eletto nelle liste del PD, allora può darsi che qualcosa ci sfugga.

E citiamo l'esempio più vicino al nostro ambiente, quello delle Coop, quando nell'autunno del 2006 si parla sempre più insistentemente di una vendita di Esselunga ad una gruppo straniero della grande distribuzione. Tornerebbe tutto. Caprotti è vecchio, ne ha piene le palle, i figli e il parentado li ha fatti fuori, insomma, come si dice con un termine più edulcorato non c'è ricambio generazionale per la Lunga Esse. Allora il veccio cocciuto, chiuso in corner venderebbe, ma venderebbe (blasfemia!) agli stranieri.

Apriti cielo. Le Coop, che hanno sempre temuto il libero mercato, non tanto in quanto mercato, ma in quanto libero (Caprotti sa bene quello che dice quando parla dei vantaggi ottenuti dalle Coop nelle regioni amministrate da giunte amiche) impugnano la bandiera dell'italianità contro la temuta invasione straniera. In pratica sostengono, cercando anche l'appoggio del governo di centro-sinistra dell'epoca, che Caprotti dovrebbe vendere la sua Esselunga alle Coop, in ragione, appunto, di un interesse superiore: quello dell'italianità.

Questo concetto dell'italianità però non si capisce mica. Come italiani dovremmo essere contenti non tanto che una catena di supermercati rimanga nelle mani di un gruppo italiano anziché passare ad un gruppo straniero. Il nostro vantaggio sta solo nei prezzi e nel servizio migliore. Ecco quello che ci conviene. Morale: Le Coop pensano che gli italiani siano dei fessi e si emozionino alla stessa maniera, sia che giochi la nazionale di calcio o che si compri una catena di supermercati. E loro dicono di rifarsi a dei valori. Andiamo bene!

Pensavamo che questa fregnaccia dell'italianità fosse finita, macché! Ecco quel fenomeno vivente di Vincenzo Tassinari tirarla di nuovo fuori con un concetto sinonimo: "Le polemiche (quelle con Caprotti - nota blog) distolgono dall'obiettivo di rafforzare il sistema distributivo, rischiano di agevolare le catene straniere e di rallentare le autorizzazioni."

Ma perché? Chi impedisce al sistema Coop, forte di 12 miliardi di euro di prestito sociale e di agevolazioni fiscali, di giocare la propria partita contro la concorrenza? Alla Coop detestano il clamore, lo si sa. Forse temono che a causa di questo baccano di Caprotti intorno alle concessioni commerciali in determinate regioni, venga data qualche concessione in più alla concorrenza per sembrare un pò meno parziali e più liberisti?

Quello che sappiamo, presidente Tassinari, è che la panzana dell'italiano e dello straniero non la beviamo di certo. Inoltre sarebbe almeno il caso di usare argomenti più incisivi ed intelligenti, proprio nel rispetto degli italiani, dell'italianità se preferisce, o forse dell'intelligenza, che non ha nazione.

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"ESSELUNGA-COOP, UNA QUERELLE CHE FA MALE AL SISTEMA-ITALIA"

Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia: "le polemiche distolgono dall'obiettivo di rafforzare il sistema distributivo, risciano di agevolare le catene straniere e di rallentare le autorizzazioni."

La querelle Esselunga-Coop è nociva perché distoglie dalle vere priorità legate alla distribuzione (a partire dalla necessità di modernizzare ed “efficientare” il sistema della Gd in Italia), rischia di agevolare l’accesso sul mercato nazionale di catene straniere e, non da ultimo, potrebbe indurre a una cautela ancora maggiore le amministrazioni chiamate a rilasciare licenze, in un contesto nel quale già oggi ci vogliono fino a 15 anni per aprire un punto vendita.

Lo sostiene, in un’intervista a www.corriereortofrutticolo.it Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia.

E' un’estate calda per il sistema distributivo nazionale: la diatriba tra le società lombarda e il colosso cooperativo tiene banco e rischia di lasciare il segno. Il patron di Esselunga Bernardo Caprotti, dopo aver pubblicato nel 2007 il libro “Falce e carrello” che elenca tutta una serie di presunti torti subiti dalla sua società a favore di quello che definisce il “gigante rosso”, ha acquistato a luglio pagine di quotidiani nazionali per denunciare anomale pressioni contro lo sbarco di Esselunga a Modena e Livorno. Due provincie “inaccessibili”, stando alle inserzioni, dove i livelli di concentrazione di Coop e Conad si aggirerebbero tra il 72 e l'88%.

Ma Tassinari non ci sta: “Nel sistema distributivo italiano ci possono volere anche 15 anni per passare dalla fase progettuale all’effettiva apertura di un punto vendita. La storia è lì a dimostrarlo. Anche quella di Coop, che tante volte ha dovuto fare i conti con problemi di natura burocratica, veti, impedimenti di vario genere. Nei nostri 150 anni di storia potremmo scrivere un’enciclopedia…”.


“Indubbiamente – spiega Tassinari – laddove ci siamo impegnati a fare sviluppo e qualcuno ha pensato di invadere i nostri presìdi, non siamo rimasti immobili e impassibili. Ci difendiamo, ma senza sponde delle amministrazioni e compiacenze politiche. Esselunga è nata nel 1957. Noi a quel tempo avevamo già oltre 6.000 spacci cooperativi. Il nostro è un primato cher deriva dalla storia”.

L’aspetto peggiore della querelle, sostiene il presidente del consiglio di gestione di Coop Italia, è che distoglie da quello che dovrebbe essere l’obiettivo prioritario, ossia creare le condizioni per sviluppare adeguatamente il sistema distributivo italiano, storicamente debole: “Lo sviluppo del Paese passa anche dallo sviluppo della grande distribuzione, dal miglioramento della sua competitività per scongiurare il pericolo di essere colonizzati dalle catene straniere. La perdita di quote dei gruppi italiani rappresenterebbe un rischio per l’intera filiera, a partire dalla produzione. Purtroppo l’impressione è che operiamo un Paese che più che a valorizzare i propri asset, tende a distruggerli”.

Al gruppo di Pioltello, Tassinari imputa di aver portato la battaglia su un terreno politico, di appartenenza partitica: “Non credo che i nostri sette milioni di soci siano tutti legati da uno stesso credo”. E’ sleale”.

Ed esprime il timore che in futuro le amministrazioni potranno essere ancora più guardinghe al momento di decidere se concedere o meno licenze. “Indubbiamente gli interlocutori politici saranno più cauti, ci sarà maggiore prudenza. Questa vicenda non farà bene a nessuno”.

L’ultima battuta Tassinari la dedica all’esito di indagini riportate, anche negli ultimi tempi, da testate specializzate che indicherebbero prezzi mediamente più bassi nelle aree presidiate da insegne distributive diverse: “Il discorso sarebbe lungo. Sintentizzando dico che queste rilevazioni sono prive di ogni fondamento. Non hanno alcuna attendibilità. Punto”.

www.corriereortofrutticolo.it ha chiesto anche ad Esselunga un parere sulla vicenda, ma dal quartiere generale di Pioltello non è al momento arrivata alcuna dichiarazione.

16 agosto 2010

Mirko Aldinucci

CorriereOrtofrutticolo.it


COOP PAPAVERO PEGGIO DELLA FIAT ! SCIOPERANO: LICENZIATI IN 15

Ancora le cooperative sociali sotto i riflettori per l'assenza di tutela e di dignità nei confronti dei lavoratori

E' evidente che questa è la nuova emergenza del mondo del lavoro e della difesa dei più elementari diritti

Magazzini e logistica sono i bersagli più ghiotti per chi vuol sfruttare i lavoratori più esposti a ricatti, i migranti e tutti quelli che sono disposti ad accettare condizioni subumane pur di mangiare. I sindacati confederali, in genere, si guardano bene dall'occuparsi di questi casi così rognosi e per niente remunerativi in termini di carriera. Tengono il fronte, ma osteggiatissimi, solo i sindacati autonomi, come in questo caso lo S.I Cobas.

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Febbraio 2010: vari scioperi a Cerro al Lambro, dei lavoratori della Cooperativa Papavero, che ha in appalto lavorazioni della GLS Italy, gigante europeo delle spedizioni, di proprietà delle poste inglesi.

Le rivendicazioni quelle “usuali” nelle cooperative della logisitica: un trattamento dignitoso, rispetto umano, rispetto delle norme e dei livelli economici previsti dai contratti nazionali, il pagamento di tutte le ore ordinarie e straordinarie lavorate e una distribuzione più equa dei carichi di lavoro, delle turnazioni, dell'orario e degli straordinari.

I lavoratori della cooperativa, in maggioranza giovani extracomunitari, ad ogni sciopero si sono trovati di fronte non solo la cooperativa, ma oltre un centinaio tra poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa, schierati davanti al capannone GLS Italy di Cerro al Lambro, e che più di una volta hanno caricato i picchetti. Dopo le lotte parte la ritorsione della Coop. Papavero, con contestazioni disciplinari. Ma con una condotta pienamente antisindacale la coop si rifiuta di ascoltare i lavoratori a propria difesa con il sindacalista di fiducia da loro designato, come previsto dall’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori.

La condotta antisindacale della Coop Papavero si dimostra anche dal fatto che, fino ad oggi, si è costantemente rifiutata di accogliere le disdette dei lavoratori dalla sigle cui erano precedentemente iscritti e di far partire le trattenute sindacali a favore del Sindacato Intercategoriale Cobas. Senza aver più contestato nulla ai lavoratori nei modi previsti per legge, a sei mesi di distanza dagli scioperi, in pieno agosto, fa partire 15 licenziamenti politici, di rappresaglia.

Le motivazioni sono risibili e pretestuose: aver scioperato, aver fatto i picchetti, aver rilasciato dichiarazioni alla stampa “lesive” per la Cooperativa (senza mai aver contestato un fatto specifico o una dichiarazione citata da un preciso giornale).

Questi licenziamenti sono un chiaro atto di vendetta, un attacco al diritto di sciopero e alla libertà di associazione sindacale. Il loro scopo è quello di intimidire i lavoratori delle cooperative, impedire che si organizzino per difendere i propri diritti e le proprie condizioni di lavoro.

La volontà dei padroni delle cooperative (che non hanno nulla a che fare con i “fini mutualistici” che per legge devono mettere in cima ai propri statuti), assieme a quelle dei grandi appaltatori che si servono di loro, è quella di mantenere questi lavoratori in uno stato permanente di ricatto, di assenza di regole certe e di rispetto delle minime norme contrattuali. Per tutti e due un unico imperativo: fare più guadagni pagando il meno possibile i lavoratori ed evitando che si organizzino sindacalmente.

Questa “normalità” di ricatto, lavoro non pagato e/o lavoro nero, fino alla collusione con la mafia, è la vita quotidiana nelle cooperative, come hanno messo in luce anche le inchieste della magistratura in Lombardia negli ultimi due anni. Per aver contrastato tutto questi i 15 lavoratori sono stati licenziati dalla Coop Papavero.

12 agosto 2010

S.I. Cobas

13 agosto 2010

UNA COOPERATIVA SOCIALE CHE LICENZIA ... E UN ROMANZO DIVENTA DENUNCIA

Dopo il libro di Mario Frau, La Coop non sei tu, segnaliamo questo romanzo di Luca Nardini, Dolls - edito da Il Filo, euro 14.50

Il libro ha come tema portante le grandi contraddizioni di tante cooperative sociali, che poco ormai hanno a che vedere con i principi della cooperazione, ma sempre più frequentemente coinvolte in vicende di sfruttamento, soprusi e legami torbidi, come dimostrano recenti fatti di cronaca


Il dramma dei licenziamenti ha prodotto negli ultimi tempi suicidi e omicidi. La tragedia più grave è avvenuta di recente in Toscana dove un uomo che era stato licenziato ha ucciso i suoi datori di lavoro.

Un licenziamento è un evento terribile per la vita e la dignità di una persona ma esso è ancora più criminoso e criminogeno se a metterlo in atto è una cooperativa sociale nei confronti di un proprio socio-lavoratore dopo 15 anni di pregevole servizio. Si tratta di un'altra dolorosa storia di perdita del lavoro che ha come teatro sempre la Toscana e che è stata raccontata in un romanzo uscito da poco nelle librerie italiane.

In questo singolare licenziamento la "vittima" non reagisce impugnando una pistola e sparando ma decide di impugnare coraggiosamente una penna per denunciare gli aspetti "malati" di una cooperativa sociale di tipo B e del consorzio di cui la stessa coop fa parte. Appalti di comodo e finanziamenti locali ed europei che arricchiscono sempre di più i vertici della cooperativa e del consorzio. Un meccanismo delinquenziale di esercizio del potere e dell'intimidazione in deroga ai principi di trasparenza e democrazia pur sanciti a chiare lettere dai codici etici delle Centrali Cooperative. Atteggiamenti tipici da boss con regole e principi da "case circondariali" sono quelli che inchiodano i soci lavoratori laureati alla stagnazione negli incarichi più gravosi con salari da fame, mentre nel gruppo dirigente, composto prevalentemente da persone "miracolate" e di bassa cultura, circolano "stipendi d'oro" conditi dei più svariati incentivi, buoni benzina, polizze assicurative agevolate e trasferte in sfavillanti alberghi. Una cooperativa sociale e un Consorzio che tradiscono se stessi quando i presidenti e i loro portaborse interpretano le proprie prerogative come facoltà spietata di premiare, mobbizzare o licenziare. Un trattamento vessatorio di esclusione riservato a coloro che, all'interno dell'organizzazione no profit, rappresentano, per la loro cultura, eticità e identità innovativa, una minaccia agli assetti gerarchici consolidati da decenni d'immobilismo e di mancato ricambio nella rappresentanza aziendale.

In questo sfondo sopra descritto si inseriscono i personaggi del romanzo "Dolls", giocattoli senza fini di lucro, scritto da Luca Nardini edito da Albatros. Un contesto cooperativo che vede tra i soci una percentuale di persone svantaggiate, ex tossicodipendenti, ex alcolisti, dove ruotano ambigue figure di soci volontari. Fanno vibrare e suscitano emozione personaggi come Giorgio, il protagonista che viene licenziato, come Donatella, sua collega che diviene anche amante. Stupendo anche il quadro dipinto del gatto Fedro, dei luoghi e storie d'infanzia e del rapporto con gli allievi adolescenti dei corsi di formazione professionale gestiti dalla cooperativa.

Ci auguriamo che questo romanzo sia letto dagli operatori sociali in tutto il paese, anzitutto perché è il primo libro di narrativa ben scritto sul mondo delle cooperative sociali, e poi perchè la diffusione di "Dolls" è una forma concreta di sostegno alla difficile lotta di un socio lavoratore che è stato licenziato. "Dolls" merita di arrivare al cuore delle istituzioni locali, in primis della Regione Toscana e dei suoi Comuni, anzitutto come stimolo per intervenire su un licenziamento ingiusto consumato meno di un anno fa all'interno di una cooperativa sociale di tipo B finanziata dalla stessa Regione. Ci auguriamo anche che "Dolls" sia stimolo di riflessione culturale su certe deformazioni del no profit, su certe perverse dinamiche interne, evidentemente mal controllate dalle Centrali e dagli enti appaltanti. Infatti, collusioni partitiche e sindacali, alimentate da appalti e voti di scambio, producono a volte ingiustizie e sofferenze grazie a presidenti e amministratori, spesso in carica continuativa da quindici o venti anni, che hanno costruito una "mission" e una "vision" aziendale strettamente personalizzata.


30 Luglio 2010

Domenico Ciardulli

12 agosto 2010

STRESS SENESI


L’estate di Mussari (Mps) tra vicende bancarie, corse accademiche e rivalità politiche



Pensava di godersi il Palio in santa pace, fresco d’elezione al timone della Confindustria delle banche. Ma all’improvviso l’estate di Giuseppe Mussari, presidente del Monte dei Paschi di Siena e numero uno dell’Abi dallo scorso 15 luglio, è diventata torrida. Venerdì scorso il giovane avvocato calabrese è finito sul registro degli indagati della procura di Siena che sta conducendo un’inchiesta sulla privatizzazione dell’aeroporto senese di Ampugnano. I magistrati gli contestano l’accusa di concorso morale alla turbativa d’asta e falso in atto pubblico nell’ambito della selezione del socio privato dello scalo (individuato poi nel fondo Galaxy). Attualmente sono sedici gli indagati, compreso Mussari, e quattro sono state le perquisizioni compiute nelle sedi di vari organismi senesi legati al progetto Ampugnano, fra cui anche la sede di Mps che aveva gestito la procedura di selezione. Mussari si è subito dichiarato “estraneo alle ipotesi di reato formulate dalla procura di Siena”, esprimendo “la più ferma fiducia nei confronti della magistratura senese”.

Ma il caso Ampugnano non è il solo grattacapo ad arrovellare l’avvocato-banchiere alla vigilia di ferragosto. In realtà, l’altra vicenda che sta tenendo banco in questi giorni nella città del Palio preoccupa più direttamente il fratello Riccardo, docente di Economia aziendale all’Università di Siena e candidato a diventare preside di facoltà con il nuovo rettore Angelo Riccaboni. Venerdì scorso i carabinieri della procura di Siena sono arrivati all’università per sequestrare i faldoni relativi proprio alle ultime elezioni del rettore avvenute il 21 luglio. Il sequestro è avvenuto in seguito a un esposto anonimo giunto a palazzo di giustizia in cui si denuncia un’imperfetta identificazione di coloro che hanno partecipato al voto. Mancherebbero, infatti, i dati anagrafici di quanti lo scorso 21 luglio si sono recati alle urne per eleggere il nuovo rettore: il professor Riccaboni ha vinto per sedici voti sul predecessore Silvano Focardi. Al momento non ci sono iscritti nel registro degli indagati ma la vicenda investe l’ateneo senese dopo le polemiche sul buco di bilancio 2008 e le verifiche fiscali da parte della Guardia di Finanza.

Le grane dell’ateneo si ripercuotono anche sulla politica senese: sono già partite le manovre in vista delle amministrative di primavera 2011. La giunta Cenni è infatti arrivata a fine mandato e nella battaglia fra le due fazioni della sinistra, quella degli ex della Margherita capitanati da Alfredo Monaci e quella guidata da Franco Ceccuzzi del Pd, si è infatti inserita una terza corrente ribattezzata “dei professori” perché fa capo a Luigi Berlinguer, già ministro della Pubblica istruzione nonché rettore dell’università di Siena e oggi presidente della commissione nazionale di garanzia del Partito democratico. Tanto che alle primarie di coalizione che si dovrebbero svolgere in autunno potrebbe presentarsi anche il figlio quarantenne, Aldo.

In questo clima Mussari deve prepararsi agli esami di settembre: il primo, in ordine di tempo, riguarda il rinnovo del contratto di lavoro dei bancari che avrà un peso specifico sui bilanci del sistema con i sindacati già pronti a studiare richieste per le buste paga senza fare sconti ai colossi del credito. Ambienti sindacali parlano di 10 mila esuberi da assorbire nel sistema, compresi i 4.700 tagli di Unicredit. La Fisac-Cgil ha inoltre chiesto l’apertura urgente di un tavolo per discutere del “blocco delle finestre pensionistiche”, previsto dalla manovra del governo, che secondo il sindacato “mette a rischio 16 mila lavoratori, con un costo aggiuntivo per le casse del fondo di circa 360 milioni di euro”. Sulle spalle del presidente dell’Abi ricadono infine le sfide del sistema: dall’impatto della crisi sulle sofferenze di bilancio degli istituti, ai paletti di Basilea 3, dalla sempre vagheggiata Tobin tax ai delicati rapporti con le fondazioni. Nodi decisivi soprattutto in vista di novembre quando il G20 in Corea del Sud varerà il nuovo quadro di regole per i mercati finanziari dalle quali si attendono nuove strette sul fronte della liquidità e dei requisiti patrimoniali delle banche. Novità che Mussari dovrà gestire sia come portabandiera dei banchieri dell’Abi ma anche come presidente del Monte dei Paschi di Siena. Il buon esito degli stress test europei (7 bocciati su 91) non ha infatti convinto tutti. Sotto accusa la scelta dell’Europa di escludere dall’esame le perdite sui bond governativi “in deposito”: se fossero stati considerati, hanno fatto notare gli analisti di Citi, avrebbero decretato la bocciatura di ben 24 banche. Tra queste anche Mps. Ma non solo per questo l’estate a Siena sarà calda. E il Palio c’entra poco.

10 agosto 2010

Camilla Conti

Il Foglio.it

08 agosto 2010

"SCONTRI" ALLA FIEGE, PROCESSO RINVIATO

Rinviato ancora il processo per i fatti della Fiege Borruso.
Prossimo appuntamento al tribunale di Lodi, il 30 novembre


Comparsi in tribunale a Lodi, mercoledì 14 luglio, Fulvio Di Giorgio, sindacalista dello Slai Cobas ed Emir Gremi lavoratore alla Fiege Borruso e rappresentante sindacale, davanti al giudice Dott.sa Stefania Pepe, per la nota vicenda sindacale che ha interessato nei primi giorni di quest’anno la Fiege, logistica di Brembio, bloccata alla fine di dicembre 2009 dai lavoratori della cooperativa per il rinnovo contrattuale.

Patrocinati dall’avvocato Sergio Pezzucchi di Brescia, si sono presentati davanti al magistrato con i testimoni, per rispondere all’accusa di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale; dove precedentemente nell’udienza del 9 marzo 2010 già avevano presentato ampia documentazione fotografica e audiovisiva a discarico che era stata acquisita agli atti.

L’odierna seduta, prevista anche per l’ascolto dei testi del Pm, non ha potuto aver luogo per esigenze di organizzazione del ruolo del magistrato in quanto, a breve, è previsto un avvicendamento, rimettendo tutta la questione nelle mani del nuovo magistrato.

La prossima convocazione è prevista per martedì 30 novembre alle 14,30. Lo slittamento del processo ha provocato un certo disappunto nei lavoratori, che speravano in una rapida e giusta soluzione di tutta quanta la vicenda. L’incontro del rappresentante sindacale con l’avvocato Pezzucchi e il sindacalista Aldo Milani, uno dei firmatari del contratto stipulato nei primi giorni di gennaio di quest’anno, è servito anche per fare il punto della situazione per il rispetto degli accordi siglati dalle parti e in vista anche dei prossimi impegni lavorativi.

18 luglio 2010

Angelo Bergomi


Fatti e Parole


Vedi anche:

Processo per la lotta alla Fiege Borruso


06 agosto 2010

MUSSARI INDAGATO PER L'AMPLIAMENTO DELL'AEROPORTO DI AMPUGNANO (SIENA)



L'ipotesi di reato per il presidente di MPS e dell'ABI è di concorso morale in ordine ai reati di falso e turbativa d'asta






Giuseppe Mussari, presidente della banca Monte dei Paschi di Siena e dell'ABI, è indagato dalla procura di Siena per concorso morale in ordine ai reati di falso e turbativa d'asta, nell'ambito dell'inchiesta sulla privatizzazione dell'aeroporto di Ampugnano, a Sovicille, nel senese. Lo ha reso noto lo stesso Mussari precisando di essere estraneo alle ipotesi di reato avanzate.

"Ho ricevuto una informazione di garanzia dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Siena, con cui vengo informato di essere sottoposto a indagini per concorso morale in ordine ai reati di falso e turbativa d'asta, relativamente alla Procedura di privatizzazione dell'aeroporto di Siena. Mi ritengo assolutamente estraneo alle ipotesi di reato ipotizzate dalla procura di Siena, esprimo la mia più ferma fiducia nei confronti della magistratura senese".

Con Mussari sono indagate altre 15 persone. Venerdì sono state sequestrate le quote del fondo di investimenti lussemburghese Galaxy, partner privato al 56,38% della compagine societaria formata da Comune e Provincia di Siena, Comune di Sovicille, Camera di commercio di Siena, banca MpS e aeroporto di Firenze. La procura sospetterebbe che il fondo Galaxy sia stato favorito quando, nel 2007, venne scelto come partner privato. Nel mirino degli investigatori ci sarebbero i componenti del comitato che dichiarò vincitore della gara a evidenza pubblica il fondo Galaxy. Accertamenti in corso anche sui componenti del consiglio di amministrazione della società Aeroporto di Siena Spa, per una vicenda legata a un aumento dei compensi. Nelle settimane scorse è stata perquisita la sede dell'MPS.

6 agosto 2010

Libero-news.it


UNIPOL: CIMBRI, ACCORCIAMENTO CATENA CONTROLLO NON SARA' ENTRO 2010




L'A.D. di Unipol smentisce le voci che davano prossimo un accorciamento della catena di controllo a monte del gruppo. Si continua con la blindata piramide che passa per Holmo a Finsoe, se ne riparla nel 2011




La conclusione del processo di accorciamento della catena di controllo di Unipol Gruppo Finanziario non e' prevista entro la fine del 2010: e' quanto ha precisato l'amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri, smentendo le indiscrezioni secondo le quali sarebbe imminente la fusione tra Finsoe ed Holmo, le holding a monte del gruppo assicurativo bolognese.

"Gli azionisti stanno valutando - ha detto Cimbri, a margine della presentazione della relazione semestrale consolidata al 30 giugno - e ci vorra' il tempo giusto. Non e' una cosa che si fara' domani e neanche entro la fine dell'anno".

A chi gli chiedeva se l'operazione di accorciamento, un lungo processo avviato quasi due anni fa, potesse essere terminata entro l'anno 2011, Cimbri ha risposto: "Secondo me si'".

Per quanto riguarda l'aumento di capitale concluso da Unipol, Cimbri ha ribadito che "serve per sostenere il programma di risanamento industriale serio e rigoroso" del gruppo "e non e' destinato a nuove acquisizioni".

5 agosto 2010

Cli/Chi


(AGI)

MAGAZZINO CONAD MONTOPOLI, CGIL: SU ALMA GROUP CISL E UIL ATTACCANO NOI, INVECE DI VIGILARE SUI RAPPORTI DI LAVORO


Ancora il magazzino Conad al centro della querelle.

Scintille fra i sindacati, Francese (Cgil): "servirebbe unità per salvaguardare i 287 posti di lavoro degli addetti"


"Il fatto che Alma Group abbia riservato trattamenti di favore nel reclutamento di iscritti a Cisl e Uil, evidentemente spinge questi sindacati ad attaccare noi anziché vigilare sulla correttezza dei rapporti di lavoro all'interno del magazzino Conad di Montopoli Valdarno".

Lo afferma il segretario provinciale della Cgil, Gianfranco Francese, replicando alle critiche alla Cgil da esponenti di Uil e Cisl che hanno definito infondate le accuse rivolte al consorzio di cooperative lombardo.

"Non è interesse nostro continuare nella polemica a distanza - ha aggiunto Francese - e, per questo, ho preso contatto già con i segretari provinciali pisani di Cisl e Uil, i quali però mi hanno risposto che l'intera vicenda riguarda la categoria e non tutta la confederazione. E' un peccato perché ciò rischia di avvelenare il clima mentre servirebbe unità per salvaguardare i 287 posti di lavoro degli addetti di Alma Group in procinto di passare alle dipendenze di un altro soggetto gestore del magazzino dopo la revoca dell'appalto da parte di Conad".

Il riferimento è alla vicenda di alcuni mesi fa quando la Filt Cgil e la Camera del Lavoro hanno denunciato condizioni di lavoro irregolari per decine di lavoratori stranieri, reclutati al Nord e inviati a Montopoli per lavorare sotto le insegne di un'altra cooperativa del consorzio e pagati con buste paga che presentavano saldi negativi.

"Non so a chi possa giovare questo atteggiamento - ha concluso Gofferdo Carrara, segretario della Filt Cgil - di sicuro non aiuta i lavoratori. Mi auguro che le prese di posizione di Fit Cisl e Uilt non siano 'suggerite' proprio dai dirigenti di Alma Group". (ANSA).

4 agosto 2010

gonews.it

05 agosto 2010

UNICOOP FIRENZE SPOSTA 100 DIPENDENTI A MONSUMMANO E QUARRATA


Prevista una riduzione dello spazio vendita dell’Iper: I lavoratori verranno dirottati in altre strutture



Cento dipendenti dell’Ipercoop di Massa e Cozzile potrebbero essere trasferiti nei due nuovi supermercati che apriranno entro l’anno in provincia di Pistoia. La direzione aziendale ha dato l’annuncio ieri mattina ai sindacati, durante un incontro. Ipercoop, nei prossimi due anni, è intenzionata a ridurre gli spazi di vendita per il settore non alimentare, trasformando trecento metri quadrati in spazio riservato alla galleria commerciale. I locali ricavati dovrebbero essere affittati a nuovi punti vendita avviati da privati, come quelli esistenti nella struttura fin dalla sua nascita.

Ancora non è stato comunicato se ci saranno particolari vincoli sul tipo di attività. L’azienda si prepara ad affrontare la prossima apertura di Conad, a Monsummano, ed Esselunga, intenzionata a trasferirsi da via Lucchese in una sede più grande da costruire in via Foscolo, sempre a Montecatini. La società di Caprotti, tra l’altro, vuole avviare una struttura di vendita ben più ampia rispetto a quella aperta da quasi quarant’anni in città. Dopo la creazione del supermercato di Buggiano, Unicoop punta ad aprire entro l’anno i nuovi punti vendita di Monsummano e Quarrata.

Il personale in esubero all’Ipercoop, su base volontaria, potrà trasferirsi a lavorare all’interno di queste due strutture. A Monsummano sarebbero necessari circa 60 dipendenti, mentre a Quarrata sono previsti almeno 40 addetti. L’azienda garantisce nuove assunzioni e contratti a termine per far fronte alle esigenze, ma gran parte dell’organico necessario arriverà dall’ipermercato della Valdinievole. Aniello Montuolo, segretario Fisascat-Cisl, conferma l’incontro con la direzione e rassicura sul futuro del personale.

All’ipercoop, attualmente, lavorano circa 300 persone. «Non è stata avviata alcuna procedura di mobilità – spiega Montuolo – e non sono in discussione i posti di lavoro, come ha precisato l’azienda. L’apertura di nuovi supermercati in Valdinievole andrà sicuramente ad impattare sugli organici esistenti. Ipercoop, nel giro di due anni, andrà a ridurre la superficie di vendita complessiva. In questa fase, i lavoratori potranno chiedere, del tutto volontariamente, di spostarsi nei due nuovi punti vendita che saranno aperti a Monsummano e Quarrata. Come sindacati stiamo seguendo con grande attenzione la fase iniziata e tutti gli ulteriori sviluppi».

5 agosto 2010

La Nazione

04 agosto 2010

SPUNTA UN NUOVO CENTRO COMMERCIALE UNICOOP. ANCORA MISTERIOSA LA CATEGORIA MERCEOLOGICA

Con un escamotage Unicoop Firenze aggira il regolamento comunale di Montevarchi
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Mille e settecento metri quadrati suddivisi in due negozi di media distribuzione, visto che uno solo negozio da 1.700 non sarebbe stato consentito.
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La legge attuale non consentirebbe una furbata simile



Questa pare essere l'ennesima vicenda che porta acqua al mulino di Bernardo Caprotti ed al suo teorema che sostiene un conflitto d'interessi, quindi una commistione, tra Coop e amministrazioni locali di alcune zone d'Italia in fatto di permessi e licenze.

Il regolamento comunale di Montevarchi non permette un centro commerciale da 1.700 metri quadrati perché rientrerebbero nella "grande distribuzione"?

Va beh, ne facciamo uno da 1.000 più uno da 700 e stiamo dentro alla classificazione della "media distribuzione". Dov'è il problema? D'altra il numero 17 si può scomporre in 10+7.

Si, immaginiamo che così avrebbe ragionato anche il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri. Tra l'altro anche la tempistica sulle leggi assimila in qualche modo Unicoop Firenze al Cavaliere, dato che oggi, a distanza di pochi mesi dall'ottenimento dei permessi, questa furbata di Unicoop NON sarebbe più consentita dalla legge attuale.

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Montevarchi - Potrebbe essere pronto già per le prossime festività natalizie il nuovo centro commerciale che sta per nascere a due passi dall' Ipercoop, nell'area a nord della città. Massimo riserbo, per ora, sulla destinazione che avrà: pur rientrando nella categoria della media distribuzione, infatti, al momento la tipologia merceologica che sarà messa in vendita resta un'incognita, su cui fra l'altro si rincorrono le voci più disparate.

Dagli elettrodomestici ai mobili, dall'abbigliamento ai complementi d'arredo. Tutto possibile, anche se oggi solo una cosa è certa: IL NUOVO PUNTO VENDITA FARA' PARTE DEL GRUPPO UNICOOP, la società cooperativa che è proprietaria dell' immobile in via di costruzione, nell'area ex Cav.

Un edificio di notevoli dimensioni, visto che in tutto si estenderà su una superficie commerciale di circa mille e settecento metri quadrati. Tanto che, se presa d' insieme, la misura avrebbe collocato il nuovo immobile nella categoria della grande distribuzione.

Un' ipotesi non ammissibile questa: IL REGOLAMENTO COMUNALE STABILISCE INFATTI CHE NEL TERRITORIO MONTEVARCHINO NON POSSANO ESSERE REALIZZATI NUOVI PUNTI DI GRANDE DISTRIBUZIONE, oltre quelli già presenti.

DI QUI LA NECESSITA' DI UN ESCAMOTAGE, RAGGIUNTO GRAZIE ALLA SUDDIVISIONE DELL' INTERO EDIFICIO IN DUE PIANI, ciascuno rispettivamente esteso su 1000 e su 700 metri quadrati. Due piani che dunque, IN DEROGA AL NUOVO REGOLAMENTO SU QUESTO TIPO DI INSEDIAMENTI COMMERCIALI, potranno ospitare due punti vendita classificati come media distribuzione.

Oggi, invece, a distanza di alcuni mesi da quando furono ottenuti i permessi per l' ex Cav, LA LEGGE REGIONALE NON CONSENTIREBBE UN SISTEMA DI QUESTO TIPO, DATO CHE IMPONE LA DISTANZA DI ALMENO 50 METRI, IN LINEA D'ARIA, TRA DUE SUPERFICI DI MEDIA DISTRIBUZIONE.

Intanto nell'area a nord i lavori sono partiti, e con un ritmo piuttosto sostenuto, tanto da far immaginare che già nel giro di qualche settimana lo scheletro esterno della struttura possa essere completato. La decisione sulla destinazione d' uso del centro commerciale, invece, sarà presa in modo definitivo, probabilmente, solo tra qualche mese, anche perchè i tempi buracratici, in questa fase, sono molto brevi.

29 luglio 2010

Glenda venturini

Il Nuovo Corriere di Firenze


03 agosto 2010

LA COOP NON SEI TU: NEL LIBRO DI MARIO FRAU ANCHE LA VERTENZA DEI "LADRI DI MERENDE"


Riceviamo e volentieri pubblichiamo alcuni passaggi dalla presentazione del libro di Mario Frau, La Coop non sei tu.


E' un libro importante quello di Frau. Un testo denso che si snoda attraverso le sue esperienze di ex manager di Novacoop, ma che raccoglie anche tante altre vicende, mettendo il dito nella solita piaga di sempre: l'immagine patinata e buonista delle Coop e la realtà che vive chi vi lavora, assai meno solidale ed etica.

Frau comincia a lavorare in Coop nel 1984 e fa rapidamente una brillante carriera. Le responsabilità non lo spaventano e le soddisfazioni professionali non mancano. Nel volgere di pochi anni arriva alla presidenza della Promogeco srl ed a rivestire il ruolo di direttore alla programmazione e sviluppo di Novacoop. In questo ruolo cura la promozione dei più grandi centri commerciali, ipermercati e supermercati coop in piemonte. Il fatturato durante gli anni della sua gestione passa da 300 milioni ad 1 miliardo di euro. Gli ipermercati passano da 1 a 10.
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Sembrerebbe andare tutto per il meglio per il brillante manager di Novacoop. Invece qualcosa si spezza. Operazioni immobiliari di carattere chiaramente speculativo, sodalizi con immobiliaristi di pochi scrupoli preannunciano una catastrofe che non tarderà ad abbattersi sui protagonisti.
Qui inizia lo scaricabarile delle responsabilità e la ricerca di un capro espiatorio individuato proprio in Frau che rassegnerà le dimissioni nel 2006.

La sua vicenda lavorativa e il tentativo di scalata di Unipol alla BNL con il corollario di furbetti e furboni, fanno riflettere l'autore che vede chiaramente quella che lui stesso definisce una mutazione genetica subita dalle Coop nel corso degli anni. Nasce da questo nucleo l'idea del libro: portare alla luce le contraddizioni, le trasformazioni e le degenerazioni subite dal movimento cooperativo, con l'auspicio di poter provare a correggerne la rotta.
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E qui Frau di
--> frecce nell'arco ne ha parecchie. Sul loro successo, ad esempio, scrive:
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[...] Dove sta quindi il segreto del successo delle coop? La spiegazione è molto semplice. Esse, per potersi librare alte nel cielo, sono costrette a liberarsi di ciò che viene ritenuto un pesante “vincolo” ( la finalità mutualistica) che ne impedisce e ne limita fortemente il volo ( lo sviluppo e la crescita) sacrificando i valori fondanti e il proprio D.N.A. ossia lo scambio mutualistico in favore dei propri soci, per sposare tout court la logica del mercato capitalistico e del profitto, senza tuttavia rinunciare ai vantaggi legislativi e fiscali propri ed esclusivi delle cooperative. [...]

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A questo punto l'autore si chiede a cosa è dovuta la forza economica delle Coop e la capacità di occupare grandi spazi nel paese. Individua quelli che chiama i 5 pilastri:
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[...]
1) Regole interne che le rendono blindate contro qualsiasi ipotesi di scalata da parte dei soci non caratterizzati politicamente o di orientamento politico diverso rispetto alla nomenclatura;
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2) Il collateralismo politico e i rapporti privilegiati con le amministrazioni di sinistra che si traducono in corsie privilegiate nell'ottenere le autorizzazioni ai piani di sviluppo e nel garantire situazioni di monopolio impedendo alle imprese concorrenti della G.D.O di potersi insediare nel territori controllati dalle "amministrazioni amiche";
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3) Il volano della raccolta del cosiddetto prestito sociale che consente loro di autofinanziarsi a condizioni più favorevoli rispetto ai concorrenti;

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4) Le agevolazioni fiscali che costituiscono anch'esse un vantaggio competitivo e una distorsione della concorrenza;

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5) La facilità con cui possono fare proselitismo stante la eccessiva esiguità della quota di capitale sociale (del tutto simbolica) da versare per diventare soci.
[...]
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-->
-->
Non risparmia critiche a quella che è in quasi tutte le coop una vera e propria gerontocrazia, si legga il capitolo "Una casta di intoccabili". Nello stesso capitolo si parla anche dei bonus dei manager Coop:
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-->
[...] Parliamo dei sostanziosi bonus che i Presidenti delle grandi coop si sono auto attribuiti quale indennità di uscita dalla cooperativa per sopraggiunti limiti pensionistici.
Fabrizio Gillone,nonostante avesse ormai raggiunto la soglia dei sessantotto anni, come condizione per andarsene in pensione si fece deliberare un bonus di circa ottocento mila euro, cosa di per se molto discutibile sotto il profilo dei valori etici di Coop, ma in realtà in pensione non ci andò perché assunse la carica di Vice Presidente di Aurora Assicurazioni, cosi come Bruno Cordazzo, Presidente di Coop Liguria, assunse la carica si Presidente di Sviluppo Discount e Turiddu Campaini, Presidente di Unicoop Firenze, si fece nominare, dopo aver adottato il sistema di governance duale, Presidente del Consiglio di Sorveglianza della cooperativa stessa mettendo un suo fedelissimo alla testa del Consiglio de Gestione della cooperativa.
Questi episodi dimostrano, se ce ne fosse bisogno, che i Presidenti delle coop sono una casta di intoccabili e rimangono ai vertici dell’organizzazione vita natural durante,godendo di prebende di ogni tipo sotto forma di bonus, benefit, di gettoni di presenza e di indennità varie per partecipare ai vari organismi del sistema coop e del movimento cooperativo. [...]
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La presentazione del libro continua con altri interessanti capitoli, i cui titoli sono di una chiarezza didascalica:
- Le Coop sono diventate delle banche
- La indivisibilità degli utili: una foglia di fico
- Etica cooperativa e fiscalità
- La democrazia cooperativa
- I controlli sulle Coop: controllati e controllori
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Vedi la presentazione integrale del libro
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Ma nel libro Frau si occupa anche di vicende legate a chi in Coop ci lavora. A questo proposito non poteva mancare un capitolo in cui l'autore ricostruisce la vertenza di alcuni lavoratori dei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci ormai passata alle cronache con la locuzione "ladri di merende". Eccone uno stralcio:
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[...] A seguito delle indagini della Procura il P.M. Giuseppina Mione propose l'archiviazione delle denuncia presentata da Unicoop in quanto non aveva riconosciuto nel comportamento dei lavoratori "un disegno criminoso volto a trarre profitto dalla merce rubata, posto che era una prassi consolidata in tutto il magazzino prelevare e consumare la merce non destinata alla vendita, che era a disposizione di tutti".
Ma i vertici di Unicoop si opposero alla richiesta di archiviazione, ritenendo il comportamento "dei ladri di merendine" criminoso e lesivo dei propri diritti patrimoniali. In pratica quei 24 lavoratori erano dei criminali da colpire a tutti i costi. [...]



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