
Assemblea generale
Magazzini Unicoop FI
9 dicembre 2010
ASSEMBLEA SINDACALE GENERALE
ORDINE DEL GIORNO:
- LETTURA VERBALE RLS;
- INFORMAZIONI SULL'INTEGRATIVO AZIENDALE;
- VARIE ED EVENTUALI
RSU MAGAZZINO
.

La maggior parte dei 25 neoassunti, certamente a termine, ha scarse probabilità di lavorare nel p.v. di Quarrata in futuro.
La donna è uscita dal supermercato in ritardo, dimenticando di pagare il pesce che aveva ordinato ai colleghi.
Grande soddisfazione del sindacato di base che raccoglie più del doppio dei voti di Cgil.
Aventi diritto: 424
.
Votanti: 287
Schede bianche: 1
Schede nulle: 12
.
Voti validi: 274
USB: 185 voti
CGIL: 83 voti
UIL: 6 voti
.
UNA LARGA VITTORIA CHE PREMIA IL NOSTRO IMPEGNO: GRAZIE A TUTTI!
.
Il verdetto arrivato oggi dall’urna parla di una vittoria senza mezzi termini per il nostro progetto sindacale, che ha raccolto quasi il 70% dei consensi con un numero di voti più che doppio rispetto a quelli della lista Cgil, che comunque gode di un seguito del 30% nell’ipermercato.
.
Ovvio che con questi numeri siamo dispiaciuti che a causa del meccanismo della clausola di salvaguardia che riserva a Cgil-Cisl-Uil il 33% dei posti in Rsu a prescindere dal loro seguito a noi tocchino alla fine solo 5 delegati (senza questa regola antidemocratica sarebbero stati 8 su 12 per noi), ma ce ne facciamo una ragione nella speranza che un giorno quella parte di regolamento possa essere cambiata, e soprattutto questo aspetto non inficia la nostra enorme gioia per questa vittoria.
.
Un progetto partito dal niente e dal basso tre anni e mezzo fa che arriva oggi a vedere certificato numericamente un risultato importantissimo che di certo in pochi immaginavano all’inizio del nostro percorso. E’ la prova di quanto paga la passione e l’impegno quotidiano, la voglia di metterci la faccia e di non tirarsi mai indietro, la convinzione che la coerenza e la chiarezza devono essere sempre alla base di tutto, la tenacia nel credere che questa avventura potesse veramente arrivare lontano.
.
Due parole sulla partecipazione dei lavoratori a questa consultazione: se si considera che tra gli aventi diritto al voto il numero di assenze per maternità, aspettative e altre cause in questi giorni era altissimo, riteniamo positivo il dato sui votanti. Segno che è stata compresa l’importanza di questo fondamentale passaggio di democrazia sindacale nel nostro luogo di lavoro. Un grazie dunque a chi ha esercitato il proprio diritto di voto, e ovviamente per quanto ci riguarda un ringraziamento dal cuore a chi ha scelto la nostra sigla e i nostri candidati.
.
Adesso ci aspetta un lavoro di responsabilità dentro la Rsu, con i nostri 5 delegati che porteranno al suo interno le linee del nostro coordinamento, da sempre centro nevralgico del progetto USB.
.
Ancora grazie a tutti
.
3 dicembre 2010
.
IL COORDINAMENTO USB IPERCOOP LIVORNO
.

Il tribunale di Firenze, sezione lavoro, con l'ordinanza depositata il 25/11/2010, ha accolto il ricorso d'urgenza contro i licenziamenti, e ordinato alla coop Papavero di riammettere al posto di lavoro i licenziati (dall'8 agosto 2010!).
L'ordinanza si incentra su un punto fondamentale:
il rapporto di lavoro dei licenziati con la coop Papavero, nominalmente "soci-lavoratori", è in realtà un rapporto di lavoro subordinato. Ne conseguono sia la legittimità del ricorso alla magistratura del lavoro, sia l'applicabilità dell'art.18 della legge 300(Statuto dei lavoratori) e il reintegro al posto di lavoro.
L'ordinanza del tribunale ribadisce che i licenziati dalla Coop Papavero hanno un rapporto di lavoro subordinato, perché:
- la cooperativa è stata costituita alla presenza di 4 soci che costituivano anche il totale dei soci (e nessuno dei lavoratori licenziati)
-l'approvazione dello statuto della cooperativa è successivo alla data di assunzione dei lavoratori licenziati (che non lo hanno mai votato in alcuna assemblea)
- i lavoratori licenziati non sono mai stati fatti partecipare alle assemblee della cooperativa, all'approvazione dei bilanci, al rendiconto degli utili, ecc.
L'ordinanza del tribunale illustrando il caso specifico dei licenziati della coop Papavero, descrive quello che avviene normalmente nelle cooperative, dove i padroni delle cooperative, con l'avallo dei padroni degli appalti (i committenti come la GLS Italy, la Billa, la Dhl, la Sogemi, l'Esselunga ecc.) utilizzano il trucco del "socio lavoratore", per avere a disposizione manodopera a basso costo che è "socia" senza avere i diritti dei soci e lavoratrice senza avere i diritti dei lavoratori.
L'ordinanza del tribunale di Firenze è una prima vittoria, che si deve anche alle mobilitazioni e alle iniziative contro lo sfruttamento nelle cooperative che sono state condotte in questi mesi dai lavoratori, con l'appoggio del Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori delle Cooperative.
Se i lavoratori licenziati dalla coop Papavero hanno potuto resistere in attesa della sentenza (il tribunale di Milano, nonostante l'urgenza, deve ancora pronunciarsi su un altro ricorso per discriminazione!) è stato possibile grazie alla solidarietà concreta ed economica di numerosissimi lavoratori, precari, studenti, che hanno partecipato alle iniziative di sostegno.
L'appuntamento con la causa di merito sui licenziamenti alla coop Papavero, sempre al tribunale di Firenze, sarà preparato al meglio, con una situazione più favorevole ai lavoratori licenziati, se le mobilitazioni continueranno e le agitazioni nelle coop andranno avanti.
I lavoratori licenziati devono rientrare al lavoro e non si deve permettere alla Coop Papavero e alla GLS Italy di ignorare l'ordinanza del tribunale. Se occorre andremo a Cerro al Lambro per ottenere con la mobilitazione il loro reintegro.
2 dicembre 2010
Precedenti:
COOP PAPAVERO PEGGIO DELLA FIAT ! SCIOPERANO: LICENZIATI IN 15
Il negozio ex Unicoop Tirreno di Solofra (AV) nel marzo 2009, ai tempi degli scioperi per il loro posto di lavoro
Quattro supermercati del colosso della grande distribuzione vengono ceduti a un'azienda di Castellammare di Stabia. E inizia il calvario di chi vi era impiegato e che chiede solo di riprendere servizio. Ma, come per la Fiat di Melfi, quando un giudice di Avellino impone il reintegro di due di loro, si risponde: "Non sussiste alcuna possibilità"
Ricordate la vicenda della Fiat di Melfi? Dopo il licenziamento, tre dipendenti vennero reintegrati dal giudice del lavoro, ma per loro non c’era posto in azienda. Qualcosa di analogo è successo anche altrove. Solo che questa volta è accaduto in un supermercato campano, a Solofra, provincia di Avellino, che fino a poco meno di un paio d’anni fa era a marchio Coop. Ed è successo a due lavoratrici, Lucia Di Maio e Margherita Molinari. La quali, licenziate prima dalla Unicoop Tirreno e poi dalla società che ha rilevato il ramo d’azienda a cui la loro unità commerciale apparteneva, si sono viste riconoscere per due volte dal tribunale del lavoro di Avellino il diritto a essere reintegrate nel colosso della grande distribuzione toscano. Ma senza risultato perché, in una lettera inviata a fine estate, «la scrivente cooperativa [non] ha la possibilità di adibirla presso altre unità produttive alle medesime mansioni da quelle [...] svolte in precedenza. Non sussiste quindi alcuna opportunità di [...] utile impiego».
Peccato però che in Campania la situazione sia tutt’altro che immobile, per i grandi magazzini. Il 3 dicembre prossimo, per esempio, verrà inaugurato un superstore da 2.200 metri quadrati con 150 posti auto nel quartiere Arenaccia di Napoli (in quest’occasione sono annunciate manifestazioni di protesta). Ed altri siano in corso d’apertura, con relative campagne di assunzione. Ma la storia di Lucia Di Maio e di Margherita Molinari è ben più estesa. Oltre al supermercato di Solofra, la cessione ha compreso infatti anche i supermercati di Castellammare di Stabia, Soccavo e Nocera Inferiore. E il successivo licenziamento di tutti i lavoratori.
Quattro supermercati: un ramo d’azienda da vendere
Ma come si è arrivati a questa situazione? Per raccontarla, questa storia, occorre fare un passo indietro e tornare al 1999 quando la Coop Campania, dopo un breve transito sotto la Coop Toscana-Lazio, passa in un piano di riorganizzazione territoriale sotto la Unicoop Tirreno, che ha sede a Piombino e che al suo attivo ha 111 punti vendita di varie dimensioni, 820 mila soci e 6.300 dipendenti. Tra il 2008 e il 2009, però, iniziano a percepirsi i primi problemi: per ragioni di bilancio, quattro supermercati campani devono essere ceduti come ramo d’azienda. Una volontà ufficializzata il 19 aprile 2009 con la lettera di licenziamento recapitata a una sessantina di lavoratori. Ma non c’era da preoccuparsi, dicevano in azienda, perché sarebbero stati assorbiti dalla nuova società.
Tutto a posto, dunque? Mica tanto perché il primo acquirente a farsi avanti è l’azienda Cavamarket di Antonio Della Monica, a cui in Campania è demandata la gestione del marchio Despar. La Filcams Cgil si oppone, i dipendenti rumoreggiano e inizia un braccio di ferro contro la cessione perché il timore è che i contratti di lavoro non vengano rispettati, una volta perfezionata la vendita. La situazione viene resa pubblica e un volantinaggio organizzato dai sindacati attira l’attenzione al punto che la Cavamarket, dopo una serie di incontri napoletani e romani tra le aziende, si tira indietro. Il suo posto viene preso da un imprenditore di Castellammare di Stabia, Michele Apuzzo, che gestisce il marchio Sunrise e che, visure camerali alla mano, risultava proprietario della Immobilmare Srl (dalla cui compagine societaria la Cavamarket è passata uscendone quasi subito). Si tratta di una società creata nel 2003 e con un capitale sociale di 95 mila euro interamente versati, ma che fino al 2009 non risultava aver gestito attività economiche né aver fatturato alcunché.
Insomma, la storia aziendale della Immobilmare inizierebbe con i supermercati di Solofra, Castellammare di Stabia, Soccavo e Nocera e i suoi primi dipendenti sarebbero proprio quelli che giungono dalla Unicoop Tirreno. Sessanta persone in tutto, a cui era stato chiesto per il tramite del sindacato se fossero disposti ad andarsene. In caso affermativo sarebbero stati messi in mobilità per un periodo variabile tra i tre e i quattro anni, a seconda dell’età. «Il suggerimento del sindacato è stato quello di accettare la proposta perché, in caso contrario, i dipendenti avrebbero potuto fare una brutta fine con la nuova azienda», dice Carlo Vuolo, ex dipendente della Unicoop Tirreno e rappresentante sindacale del punto vendita di Nocera Inferiore. Ma Vuolo, 46 anni, residente a Sarno e con tre figli da mantenere, ha fatto quello che diversi colleghi hanno deciso: in diciassette rifiutano l’opzione di abbandonare il campo e vanno avanti nella battaglia per un posto di lavoro.
E arrivano i licenziamenti per tutti
Di fronte a questa scelta, però, la Filcams locale e nazionale si tirano indietro e il matrimonio-cessione tra Unicoop Tirreno e Immobilmare prosegue. Di questi diciassette dipendenti, riuniti intorno a un comitato sindacale di base (con cui successivamente l’Immobilmare non vorrà trattare perché – scriverà l’azienda – non appartiene alle associazioni che hanno firmato i contratti collettivi), inizia un tour de force tra carte bollate, avvocati, querele e trattative (o presunte tali). Se all’inizio, per esempio, i dieci di Nocera prendono servizio, il rapporto con la nuova azienda va avanti per poco, fino a giugno 2010, in condizioni in cui si lamenta un crescente precariato. Poi arriva il licenziamento. Ma va ancora peggio ad altri esercizi commerciali. Il magazzino di Soccavo, sottoposto a lavori di ristrutturazione, non apre perché i lavoratori sono finiti in cassa integrazione. Invece a Solofra, quello delle cause vinte dalle due dipendenti, non solo non si inizia alcuna attività commerciale, ma il locale che dovrebbe diventare il nuovo supermercato va a fuoco senza che si sia capito come e perché. Il risultato, per tutti, non cambia: perdita del posto di lavoro.
Michele Apuzzo, amministratore della Immobilmare, nel frattempo si è sfilato. È l’agosto 2010 e il suo incarico è stato assunto da un uomo di Pignataro Interamna, provincia di Frosinone, che si chiama Renzo Iannattone. I lavoratori non si lasciano tuttavia disorientare da questi cambiamenti, cui si aggiunge il trasferimento della sede legale a Pompei, ma quando Vuolo e altri suoi colleghi vi si recano trovano solo un’abitazione privata. Inoltre gli ex dipendenti di Nocera Inferiore si presentano a più riprese dal giudice del lavoro per veder riconosciuti i propri diritti. E si presentano anche quando, dopo la metà di novembre, vengono invitati a lavorare in un altro punto vendita Immobilmare, ma il 29 novembre – riporta una recente cronaca del quotidiano Il Mattino – trovano solo un locale fatiscente. E chiuso.
Tra rassicurazioni a tutt’oggi senza esito, i lavoratori si difendono da soli
Sul versante “tribunale del lavoro”, le ultime udienze sono dell’autunno 2010 e il procedimento di fronte al giudice del lavoro è stato rinviato al 13 gennaio 2011 per consentire la raccolta di ulteriori elementi sulla società e sul suo proprietario (nello specifico è stato chiesto alla guardia di finanza di verificare se risultino a suo carico atti come protesti o istanze di fallimento). In tutto questo baillame c’è anche un contatto tra i lavoratori di Nocera e la direzione del personale di Unicoop Tirreno, che a parole manifesta l’intenzione di risolvere il problema, ma tutto finisce qui, non succederà più niente. Nel frattempo l’azienda toscana, interpellata in merito, si dimostra fiduciosa verso una felice risoluzione della controversia e chiede una serie di domande scritte a cui, finora, non è tuttavia giunta risposta.
«Siamo disponibili a trasferirci, ad andare al Nord, in Croazia o dove ci collocano», prosegue Vuolo riferendosi al vecchio datore di lavoro, Unicoop Tirreno, a cui viene imputato l’inizio della fine della vita professionale dei lavoratori campani. «In cooperativa ho lavorato venticinque anni e anche gli altri hanno più o meno la mia stessa esperienza nel settore. Un bagaglio che però sembra non valere niente, in barba a qualsiasi dichiarata solidarietà sbandierata in campagne pubblicitarie». Anche in questo senso si inquadrerebbe un accordo stipulato ai tempi della cessione dei supermercati. Un accordo con Cavamarket – nel frattempo fallita – che prevedeva una fidejussione: quindicimila euro per ogni lavoratore da corrispondere al venditore in caso di licenziamento. Inutile dire che, ai dipendenti e per l’avvenuto fallimento, di questo denaro non è mai arrivato neanche un centesimo. E nemmeno un centesimo i lavoratori di Nocera hanno visto a tutt’oggi dell’ultimo mese di stipendio loro dovuto, quello di giugno 2010, così come di liquidazione e ferie non godute.
In proposito commenta Sergio Caserta, ex presidente dell’associazione delle Coop di consumatori in Campania e della Coop Campania, che proprio al consolidamento di quei supermercati aveva lavorato negli anni Ottanta: «Mai nella storia della Coop un processo di ristrutturazione aziendale in Toscana e in Emilia ha comportato il licenziamento dei dipendenti, essendo nei suoi territori tradizionali ben attenta ai legami sociali e alla sua immagine di impresa mutualistica. Al contrario lo sviluppo cooperativo al Sud, realizzato con mentalità “coloniale e padronale” e con evidenti obiettivi di mero profitto economico, senza consolidare una rete associativa locale, ha comportato già in precedenti esperienze (come nel settore edilizio) errori imprenditoriali, incontri con la malavita economica locale e conseguenti gravi danni all’immagine dell’intero movimento cooperativo».
2 dicembre 2010
Antonella Beccaria
Dal nostro blog:
SOLOFRA (AV) - PROTESTANO I LAVORATORI COOP: "PER NOI NESSUN FUTURO"
DISTRETTO TIRRENICO: QUANDO TOSCANA NON FA RIMA CON CAMPANIA
LAVORATORI EX COOP, E' PROTESTA
.
La situazione finanziaria attuale mette a in evidenza la totale inadeguatezza degli interessi corrisposti ai soci prestatori Coop

Incontro delegati Filcams del 22 novembre:
I commercianti della zona: 
Presidio di sabato 27 novembre davanti al supermercato BILLA di viale dei Missaglia a Milano dei lavoratori della cooperativa C.L.O. che ha l'appalto dei magazzini del gruppo.VENERDI 3 dicembre SCIOPERO davanti alla Billa di Lacchierella (MI)
Dopo già 2 blocchi della produzione, le violente cariche della polizia nella notte tra venerdi 19 e sabato 20 novembre e in conclusione di una settimana di mobilitazione davanti a numerosi supermercati Billa in tutta l'area metropolitana milanese, sabato 27 si è tenuto un presidio in solidarietà alla lotta dei lavoratori immigrati della cooperativa C.L.O. in appalto presso lo stabilimento Billa di Lacchiarella.
Il presidio, che ha visto la partecipazione di un centinaio di lavoratori e lavoratrici compagni e compagne, ha denunciato la situazione di sfruttamento e di terrorismo all'interno dei capannoni gestiti dalla cooperativa C.L.O. (Cooperativa Lavoratori Ortomercato), distribuendo volantini in boicottaggio alla Billa che sta scaricando sulla cooperativa il compito di gestire lo sfruttamento e la repressione delle proteste dei lavoratori.
Ad oggi sono stati già licenziati, dopo il primo sciopero, 2 lavoratori delegati sindacali del SiCobas e altri sono stati sospesi perchè si sono esposti nella lotta e nell'attività di coinvolgimento degli altri lavoratori per l'affermazione dei diritti collettivi.
Il livello repressivo, nei confronti dei lavoratori del "fronte delle cooperative", è cosi alto che proprio in questi giorni sono arrivate, ai lavoratori licenziati di Cerro al Lambro (GLS), le denunce per le cariche subite ai picchetti di febbraio e ancor oggi questo quadro di estrema attenzione su questa lotta così innovativa e cosi radicale e determinata nei contenuti, è stato molto esplicito quando, appena il presdio si è spostato all'interno del supermercato per un volantinaggio nelle corsie, i carabinieri hanno fatto irruzione schierandosi con gli scudi davanti alle casse.
Ma la pressione dei lavoratori, dei compagni e delle compagne presenti ha comunque permesso il volantinaggio.
Questo percorso di lotta reale, che cerca di coniugare una corretta vertenza sindacale ad una lotta politica più generale, chiede l'espressione di una solidarietà concreta e militante, dando indicazione di altre due prossime iniziativa.
La prima è lo sciopero di VENERDI 3 DICEMBRE alle ore 6,00 (mattina) e poi domenica 5 dicembre un'assemblea di tutti i lavoratori delle cooperative.
A queste prossime iniziative invitiamo a partecipare ogni lavoratore, ogni compagno e compagna, ogni struttura politica e sindalcale per praticare, su un percorso di lotta reale, tutti i livelli di unità possibile.
VENERDI 3 DICEMBRE ore 6,00 (mattina) SCIOPERO !!!
Concentramento alla stazione FS di Villamaggiore di Siziano (200 metri dai cancelli) (seguire il cartello Siziano centro sulla Melegnano Binasco)
DOMENICA 5 DICEMBRE
Assemblea dei lavoratori delle cooperative, aperta al confronto con ogni livello di solidarietà.
Cambia la viabilità nella zona del nuovo Centro Commerciale, petizione dei residenti
I rendimenti che le Coop corrispondono ai propri soci prestatori non riescono a superare quello di un più sicuro BOT.Il rendimento ridicolo dei libretti Coop, ormai palesemente scavalcato dai BOT, come abbiamo messo in evidenza altre volte sul blog non è sfuggito a Il Sole 24 Ore.
L'esiguità degli interessi corrisposti ai soci e la non concorrenzialità con un titolo conosciuto da tutti e certamente più garantito dei libretti, apre la via ad una semplice riflessione: perché le Coop non possono permettersi rendimenti più elevati?
*******************************************************************************
Con 119 cooperative di consumo, attenzione alla clientela e testimolial come Peter Falck (il tenente Colombo), il sistema Coop ha conquistato sette milioni di soci, creando la più grande impresa italiana di distribuzione e suscitando invidie e rancori fra i concorrenti. Ad alimentare le gelosie c'è in particolare il sistema di finanziamento delle Coop, con raccolta diretta presso 1,2 milioni di soci. Sul tema, invidie e finalità sociali a parte, alcune criticità ci sono. Perché se i libretti di prestito sociale non possono essere confusi con i depositi bancari e postali, che godono di garanzia pubblica, le Coop non sembrano sempre riconoscere un premio adeguato per il rischio più elevato.
La trattativa per il rinnovo del contratto integrativo si è arenataLo scorso 23 novembre è proseguito il confronto con Coop Estense per il rinnovo del contratto integrativo. Nella riunione precedente (del 14 ottobre), la cooperativa aveva presentato la proposta di aumento a 600 part time dell’orario di lavoro in 4 anni; trasformazione di 300 persone a tempo indeterminato; trasformazione del salario di risultato collettivo in un premio individuale di merito rispetto alle singole valutazioni (quella che i sindacati definiscono ironicamente “la pagellina”); la riduzione del trattamento domenicale e festivo; esclusione per tutti i nuovi assunti a trattamenti economici e normativi del contratto integrativo aziendale per 4 anni; maggiore flessibilità per i full time.
Le segreterie nazionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil pur ritenendo importanti le aperture dell’azienda, ritengono che “le restanti richieste, che si muovono in direzione opposta alla piattaforma da noi presentata due anni fa, non si possano accettare”.
All’incontro del 23 novembre, le organizzazioni sindacali avevano proposto di "ragionare" su un ulteriore pezzo di salario variabile, collegato a obiettivi da assegnare a gruppi di persone, per incentivare il lavoro comune verso obiettivi di miglioramento qualitativo della cooperativa stessa. Tra l’altro senza escludere anche l’ipotesi di un incentivo individuale legato ad un parametro chiaro e verificabile, ma non certamente su un giudizio aziendale complessivo sul lavoratore o lavoratrice”.
Coop Estense ha valutato però “insignificante” la proposta, “mantenendo una posizione rigida e ferma – come la descrivono Filcams, Fisascat e Uiltucs – sulla loro idea di salario di merito individuale, che tra l’altro, vedrebbe una parte di lavoratori e lavoratrici con un premio ridotto o addirittura annullato. L’atteggiamento di totale chiusura della cooperativa non ha permesso di proseguire serenamente il confronto”.
Per tali motivi le organizzazioni sindacali dichiarano lo stato di agitazione e invitano le lavoratrici e i lavoratori a partecipare alle assemblee che verranno indette per dare informazione e condivisione del merito della trattativa.
I sindacati avvertono che saranno disponibili a riprendere la trattativa “quando Coop Estense si presenterà al tavolo per concludere un contratto dignitoso e non per riproporre (come ormai fa da 2 anni) continue richieste di restituzione di istituti contrattuali importanti per le lavoratrici ed i lavoratori e quando assumerà un atteggiamento maggiormente rispettoso nei confronti delle controparti sindacali e dei lavoratori che quotidianamente contribuisco al successo di questa impresa cooperativa”.
26 novembre 2010
.
Coop Estense rompe al tavolo per il rinnovo dell'integrativo aziendale, ma scarica le resoponsabilità dell'atto sul sindacatoCON GRANDE RAMMARICO APPRENDIAMO CHE COOP ESTENSE NELLE BACHECHE AZIENDALI E' USCITA CON UN COMUNICATO CHE ACCUSA IL SINDACATO DI AVERE ABBANDONATO IL TAVOLO DELLA TRATTATIVA E DI NON AVER FATTO PROPOSTE DI MEDIAZIONE PER GIUNGERE ALLA CONCLUSIONE DEL RINNOVO DELL'INTEGRATIVO AZIENDALE.
VOLEVAMO INFORMARVI ...CHE IL SUDDETTO COMUNICATO E' FALSO E PRETESTUOSO E NON DESCRIVE LA REALTA' DEI FATTI.
UNITARIAMENTE CGIL CISL E UIL HANNO TENTATO INVANO DI PROVARE A FARE PROPOSTE CONCRETE, INNOVATIVE CHE NON MANCHEREMO DI ILLUSTRARVI NEI PROSSIMI COMUNICATI E NELLE ASSEMBLEE.
CERTAMENTE ABBIAMO SCELTO DI NON TRASFORMARE QUESTO RINNOVO IN UNA PERDITA DI DIRITTI E DI QUALITA' DI VITA DEI NOSTRI COLLEGHI.
PER MEGLIO DETTAGLIARE L'ACCADUTO VI INVITIAMO A SEGUIRE CON PUNTUALITA' LE NOTIZIE CHE PUBBLICHEREMO, DA ADESSO IN POI, SU QUESTO PROFILO CHE DEVE DIVENTARE UNO STRAORDINARIO STRUMENTO DI DIFFUSIONE DELLE INFORMAZIONI "VERE" VISTO CHE L'AZIENDA HA GIA' INCOMINCIATO A PRESENTARE UNA VERSIONE DEI FATTI CHE NON CORRISPONDE ASSOLUTAMENTE AL VERO!!
QUELLO CHE VI CHIEDIAMO E' DI NON SOFFERMARVI SULLE NOTIZIE AZIENDALI MA DI ASCOLTARE LA VERSIONE DI CHI A QUEL TAVOLO ERA PRESENTE!!
MAI COME IN QUESTO MOMENTO DIVENTA NECESSARIO ESSERE IN TANTI PER DIMOSTRARE A UN GRUPPO DIRIGENTE ARROGANTE E DA MOLTI ANNI DISATTENTO AI LAVORATORI E ALLE CONDIZIONI DI LAVORO, CHE I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DI COOP ESTENSE SONO UNITI NEL CHIEDERE UN RINNOVO DELL'INTEGRATIVO AZIENDALE CHE NON SIA VANTAGGIOSO SOLO PER LA COOPERATIVA (SE COSI' POSSIAMO ANCORA CHIAMARLA).
A TALE COMUNICATO NE SEGUIRANNO SICURAMENTE MOLTI ALTRI.