08 dicembre 2010

MAGAZZINI UNICOOP FIRENZE: ASSEMBLEA GENERALE 9 DICEMBRE


Assemblea generale

Magazzini Unicoop FI

9 dicembre 2010





ASSEMBLEA SINDACALE GENERALE


DOMANI, GIOVEDI 9 DICEMBRE 2010, SI TERRA' UN'ASSEMBLEA DEI LAVORATORI DEI MAGAZZINI DI SCANDICCI E SESTO FIORENTINO DALLE 11.52 ALLE 13.52 (TURNO UNICO) PRESSO LA SALA "VIOLETTO".

ORDINE DEL GIORNO:

- LETTURA VERBALE RLS;
- INFORMAZIONI SULL'INTEGRATIVO AZIENDALE;
- VARIE ED EVENTUALI

RSU MAGAZZINO


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06 dicembre 2010

APRE IL SUPERMERCATO COOP DI QUARRATA

La maggior parte dei 25 neoassunti, certamente a termine, ha scarse probabilità di lavorare nel p.v. di Quarrata in futuro.

Come annunciato da tempo da Unicoop, l'apertura dei supermercati di Quarrata e quella precedente di Monsummano, determinano degli esuberi all'iper di Massa e Cozzile che verranno ricollocati proprio nei super appena aperti.



QUARRATA. Cinquanta persone, per la metà neoassunte, lavoreranno ai banchi, alle casse, nei magazzini e tra gli scaffali della Coop di via Scopelliti, che aprirà al pubblico il 6 dicembre alle 10.

In cifre il nuovo punto vendita si estende su una superficie di 1050 metri quadrati, ha un parcheggio di circa 200 posti, per un investimento complessivo di oltre 6 milioni di euro. Il punto vendita dedicherà anche ampio spazio alle produzioni locali: tanti i tipi di pesce, pasta, dolci, biscotti, miele, vino e olio di provenienza toscana.

In una nota il gruppo Coop presenta la nuova struttura: «All'ingresso del supermercato, accanto ad un ampio assortimento di piante e fiori, si trova il reparto ortofrutta seguito dalla forneria, ricca di pizze, schiacciate e di tanti tipi speciali di pane. Segue la gastronomia e la pescheria con le migliori varietà di pesce. Scelta delle migliori razze per la macelleria, dove si trova un ricco assortimento di carni. Un vasto assortimento anche nella cantinetta dedicata ai vini, dai più economici ai più rinomati, di provenienza toscana e di tante altre regioni italiane.

Particolarmente curata la sezione vini di fornitori locali. Anche nel reparto profumeria si può trovare un'offerta ampia e ben assortita. Presente anche una parafarmacia". Al momento di pagare si trovano 8 casse.

4 dicembre

Il Tirreno

05 dicembre 2010

DIMENTICA DI PAGARE IL PESCE: LICENZIATA DIPENDENTE COOP

La donna è uscita dal supermercato in ritardo, dimenticando di pagare il pesce che aveva ordinato ai colleghi.

E' stata denunciata per furto e ha perso il lavoro.

Il tribunale ha archiviato l'indagine, ora si apre la battaglia legale per la riassunzione



Licenziata e denunciata per aver ordinato 51 euro di pesce nel supermercato nel quale lavorava senza pagarlo, nonostante avesse lasciato in vista il pacchetto a una collega della cassa (avvertita al momento del ritiro) che l'ha lasciata andare con l'involucro raccontando poi tutto ai superiori. E' successo a un'ex dipendente di Coop Adriatica, C.M., che si difende parlando di una dimenticanza legata al fatto di aver lasciato in ritardo il lavoro mentre i figli la aspettavano per essere accompagnati in piscina. La donna, dipendente da 18 anni dell'azienda senza precedenti addebiti disciplinari e indagata - su querela di Coop Adriatica - per furto aggravato, ha ottenuto nei giorni scorsi l'archiviazione dal gip Gabriella Castore, che ha accolto la richiesta del pm Massimiliano Rossi, a cui l'azienda - difesa dall'avvocato Mauro Pacilio - si era opposta. Ora la donna ha anche impugnato il licenziamento.

I fatti risalgono al febbraio scorso, quando C.M. ordina a una collega del reparto pescheria (quello nel quale lavora) una confezione di pesce che viene preparata con lo scontrino temporaneo del prezzo, e poi lasciata dalla donna a una cassa assieme al grembiule di lavoro. La collega della cassa, tornata dopo una breve assenza in postazione, lo nota e ne scorge il contenuto con lo scontrino temporaneo. Sopraggiunta, C.M. Precisa alla collega che la confezione è sua, la ritira e lascia il supermercato. La cassiera avvertirà i superiori, che dopo vari riscontri appurano che il pesce non è stato pagato. L'azienda alla fine di febbraio ravvisa gli estremi per la rottura "irrimediabile del rapporto fiduciario" con la dipendente, che viene subito licenziata e denunciata per furto aggravato. La donna, difesa dagli avvocati stefania sacchetti e federico salerno, spiega che nella concitazione del ritardo ha ritirato l'involucro e lo ha caricato sull'auto (che ha poi lasciato alla madre) per recarsi all'impegno coi figli. Per la difesa- come riportato nell'istanza di archiviazione poi accolta- ce n'è abbastanza per parlare di "dolo della collega cassiera, che pur essendosi accorta che la merce non era stata pagata, invece che richiamare immediatamente c.M. Al pagamento o avvertire, prima dell'allontanamento della donna, il personale addetto alla sicurezza come avrebbe fatto con qualunque altro cliente, ha preferito tacere per poi segnalare l'accaduto successivamente ai superiori". Per i difensori di C.M. Che avevano sentito la cassiera davanti alla polizia giudiziaria, "la cassiera dapprima sostiene una prassi di comportamento diversa tra colleghi e semplici clienti e poi si contraddice sostenendo che non vi è, come logico e attendibile, differenza tra dipendenti e clienti nel pagamento di quanto acquistato".

Il difensore di Coop Adriatica, Mauro Pacilio, nel ricorso contro l'archiviazione chiesta dal pm (motivata col fatto che la donna poteva utilizzare "modalità meno esposte al controllo del personale preposto") si domanda perchè l'indagata non sia stata sentita. "Vi è da chiedersi - scrive Pacilio nell'opposizione al gip - se avesse destato più sospetto un sacchetto con dentro della spesa non prezzato poggiato da qualche parte, a vista di tutti i colleghi del reparto, o un sacchetto prezzato dal quale si potrebbe agilmente desumere che verrà pagato o che sia già stato pagato". Pacilio sospettava che C.M. confidasse di "farla franca" visto il lungo rapporto di colleganza con la cassiera, e chiedeva di riaprire le indagini sentendo il responsabile interno delle procedure di controllo.

Ma il gip Gabriella Castore ha chiuso la partita qualche giorno fa archiviando tutto: avendo destinato il pesce ai suoceri "che evidentemente devono aver ringraziato o in alternativa aver fatto pervenire la somma in ipotesi anticipata per la commissione", si può ipotizzare che la donna "abbia deciso a quel punto di non procedere alla regolarizzazione. Ma ciò costituisce un fatto irrilevante sotto il profilo penale, anche se può incrinare i rapporti fiduciari tra datore di lavoro e dipendente". Tuttavia il gip sottolinea che non risultano precedenti addebiti disciplinari all'ex dipendente di Coop Adriatica e pertanto "non può escludersi che il fatto si sia verificato per una mera dimenticanza".

Nessun'altra indagine, conclude il gip, potrà essere utile, perchè "anche la verifica sulle modalità di acquisto della merce da parte dei dipendenti può configurare un illecito disciplinare, ma non può provare la volontà di impossessamento"

4 dicembre 2010

La Repubblica.it


04 dicembre 2010

ELEZIONI RSU ALL'IPERCOOP DI LIVORNO: USB E' DI GRAN LUNGA IL PRIMO SINDACATO

Grande soddisfazione del sindacato di base che raccoglie più del doppio dei voti di Cgil.

I frutti di chi fa buon sindacato premiano



Ecco i risultati delle elezioni resi noti dalla Commissione elettorale:
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Aventi diritto: 424

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Votanti: 287

Schede bianche: 1

Schede nulle: 12

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Voti validi: 274

USB: 185 voti

CGIL: 83 voti

UIL: 6 voti

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UNA LARGA VITTORIA CHE PREMIA IL NOSTRO IMPEGNO: GRAZIE A TUTTI!

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Il verdetto arrivato oggi dall’urna parla di una vittoria senza mezzi termini per il nostro progetto sindacale, che ha raccolto quasi il 70% dei consensi con un numero di voti più che doppio rispetto a quelli della lista Cgil, che comunque gode di un seguito del 30% nell’ipermercato.

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Ovvio che con questi numeri siamo dispiaciuti che a causa del meccanismo della clausola di salvaguardia che riserva a Cgil-Cisl-Uil il 33% dei posti in Rsu a prescindere dal loro seguito a noi tocchino alla fine solo 5 delegati (senza questa regola antidemocratica sarebbero stati 8 su 12 per noi), ma ce ne facciamo una ragione nella speranza che un giorno quella parte di regolamento possa essere cambiata, e soprattutto questo aspetto non inficia la nostra enorme gioia per questa vittoria.

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Un progetto partito dal niente e dal basso tre anni e mezzo fa che arriva oggi a vedere certificato numericamente un risultato importantissimo che di certo in pochi immaginavano all’inizio del nostro percorso. E’ la prova di quanto paga la passione e l’impegno quotidiano, la voglia di metterci la faccia e di non tirarsi mai indietro, la convinzione che la coerenza e la chiarezza devono essere sempre alla base di tutto, la tenacia nel credere che questa avventura potesse veramente arrivare lontano.

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Due parole sulla partecipazione dei lavoratori a questa consultazione: se si considera che tra gli aventi diritto al voto il numero di assenze per maternità, aspettative e altre cause in questi giorni era altissimo, riteniamo positivo il dato sui votanti. Segno che è stata compresa l’importanza di questo fondamentale passaggio di democrazia sindacale nel nostro luogo di lavoro. Un grazie dunque a chi ha esercitato il proprio diritto di voto, e ovviamente per quanto ci riguarda un ringraziamento dal cuore a chi ha scelto la nostra sigla e i nostri candidati.

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Adesso ci aspetta un lavoro di responsabilità dentro la Rsu, con i nostri 5 delegati che porteranno al suo interno le linee del nostro coordinamento, da sempre centro nevralgico del progetto USB.

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Ancora grazie a tutti

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3 dicembre 2010

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IL COORDINAMENTO USB IPERCOOP LIVORNO

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COOP PAPAVERO: UNA VITTORIA CHE APRE UN VARCO PER I DIRITTI DEI LAVORATORI DELLE COOP SOCIALI


VINTO IL RICORSO D'URGENZA DAI LICENZIATI DELLA COOP PAPAVERO (sito di Cerro al Lambro della GLS Italy)



Il tribunale di Firenze, sezione lavoro, con l'ordinanza depositata il 25/11/2010, ha accolto il ricorso d'urgenza contro i licenziamenti, e ordinato alla coop Papavero di riammettere al posto di lavoro i licenziati (dall'8 agosto 2010!).

L'ordinanza si incentra su un punto fondamentale:

il rapporto di lavoro dei licenziati con la coop Papavero, nominalmente "soci-lavoratori", è in realtà un rapporto di lavoro subordinato. Ne conseguono sia la legittimità del ricorso alla magistratura del lavoro, sia l'applicabilità dell'art.18 della legge 300(Statuto dei lavoratori) e il reintegro al posto di lavoro.

L'ordinanza del tribunale ribadisce che i licenziati dalla Coop Papavero hanno un rapporto di lavoro subordinato, perché:

- la cooperativa è stata costituita alla presenza di 4 soci che costituivano anche il totale dei soci (e nessuno dei lavoratori licenziati)

-l'approvazione dello statuto della cooperativa è successivo alla data di assunzione dei lavoratori licenziati (che non lo hanno mai votato in alcuna assemblea)

- i lavoratori licenziati non sono mai stati fatti partecipare alle assemblee della cooperativa, all'approvazione dei bilanci, al rendiconto degli utili, ecc.

L'ordinanza del tribunale illustrando il caso specifico dei licenziati della coop Papavero, descrive quello che avviene normalmente nelle cooperative, dove i padroni delle cooperative, con l'avallo dei padroni degli appalti (i committenti come la GLS Italy, la Billa, la Dhl, la Sogemi, l'Esselunga ecc.) utilizzano il trucco del "socio lavoratore", per avere a disposizione manodopera a basso costo che è "socia" senza avere i diritti dei soci e lavoratrice senza avere i diritti dei lavoratori.

L'ordinanza del tribunale di Firenze è una prima vittoria, che si deve anche alle mobilitazioni e alle iniziative contro lo sfruttamento nelle cooperative che sono state condotte in questi mesi dai lavoratori, con l'appoggio del Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori delle Cooperative.

Se i lavoratori licenziati dalla coop Papavero hanno potuto resistere in attesa della sentenza (il tribunale di Milano, nonostante l'urgenza, deve ancora pronunciarsi su un altro ricorso per discriminazione!) è stato possibile grazie alla solidarietà concreta ed economica di numerosissimi lavoratori, precari, studenti, che hanno partecipato alle iniziative di sostegno.

L'appuntamento con la causa di merito sui licenziamenti alla coop Papavero, sempre al tribunale di Firenze, sarà preparato al meglio, con una situazione più favorevole ai lavoratori licenziati, se le mobilitazioni continueranno e le agitazioni nelle coop andranno avanti.

I lavoratori licenziati devono rientrare al lavoro e non si deve permettere alla Coop Papavero e alla GLS Italy di ignorare l'ordinanza del tribunale. Se occorre andremo a Cerro al Lambro per ottenere con la mobilitazione il loro reintegro.

2 dicembre 2010

S.I. Cobas


Precedenti:

COOP PAPAVERO PEGGIO DELLA FIAT ! SCIOPERANO: LICENZIATI IN 15


02 dicembre 2010

"IN CAMPANIA LA COOP CI HA VENDUTO ED ORA SIAMO SENZA LAVORO"


Il negozio ex Unicoop Tirreno di Solofra (AV) nel marzo 2009, ai tempi degli scioperi per il loro posto di lavoro



Quattro supermercati del colosso della grande distribuzione vengono ceduti a un'azienda di Castellammare di Stabia. E inizia il calvario di chi vi era impiegato e che chiede solo di riprendere servizio. Ma, come per la Fiat di Melfi, quando un giudice di Avellino impone il reintegro di due di loro, si risponde: "Non sussiste alcuna possibilità"

Ricordate la vicenda della Fiat di Melfi? Dopo il licenziamento, tre dipendenti vennero reintegrati dal giudice del lavoro, ma per loro non c’era posto in azienda. Qualcosa di analogo è successo anche altrove. Solo che questa volta è accaduto in un supermercato campano, a Solofra, provincia di Avellino, che fino a poco meno di un paio d’anni fa era a marchio Coop. Ed è successo a due lavoratrici, Lucia Di Maio e Margherita Molinari. La quali, licenziate prima dalla Unicoop Tirreno e poi dalla società che ha rilevato il ramo d’azienda a cui la loro unità commerciale apparteneva, si sono viste riconoscere per due volte dal tribunale del lavoro di Avellino il diritto a essere reintegrate nel colosso della grande distribuzione toscano. Ma senza risultato perché, in una lettera inviata a fine estate, «la scrivente cooperativa [non] ha la possibilità di adibirla presso altre unità produttive alle medesime mansioni da quelle [...] svolte in precedenza. Non sussiste quindi alcuna opportunità di [...] utile impiego».

Peccato però che in Campania la situazione sia tutt’altro che immobile, per i grandi magazzini. Il 3 dicembre prossimo, per esempio, verrà inaugurato un superstore da 2.200 metri quadrati con 150 posti auto nel quartiere Arenaccia di Napoli (in quest’occasione sono annunciate manifestazioni di protesta). Ed altri siano in corso d’apertura, con relative campagne di assunzione. Ma la storia di Lucia Di Maio e di Margherita Molinari è ben più estesa. Oltre al supermercato di Solofra, la cessione ha compreso infatti anche i supermercati di Castellammare di Stabia, Soccavo e Nocera Inferiore. E il successivo licenziamento di tutti i lavoratori.

Quattro supermercati: un ramo d’azienda da vendere

Ma come si è arrivati a questa situazione? Per raccontarla, questa storia, occorre fare un passo indietro e tornare al 1999 quando la Coop Campania, dopo un breve transito sotto la Coop Toscana-Lazio, passa in un piano di riorganizzazione territoriale sotto la Unicoop Tirreno, che ha sede a Piombino e che al suo attivo ha 111 punti vendita di varie dimensioni, 820 mila soci e 6.300 dipendenti. Tra il 2008 e il 2009, però, iniziano a percepirsi i primi problemi: per ragioni di bilancio, quattro supermercati campani devono essere ceduti come ramo d’azienda. Una volontà ufficializzata il 19 aprile 2009 con la lettera di licenziamento recapitata a una sessantina di lavoratori. Ma non c’era da preoccuparsi, dicevano in azienda, perché sarebbero stati assorbiti dalla nuova società.

Tutto a posto, dunque? Mica tanto perché il primo acquirente a farsi avanti è l’azienda Cavamarket di Antonio Della Monica, a cui in Campania è demandata la gestione del marchio Despar. La Filcams Cgil si oppone, i dipendenti rumoreggiano e inizia un braccio di ferro contro la cessione perché il timore è che i contratti di lavoro non vengano rispettati, una volta perfezionata la vendita. La situazione viene resa pubblica e un volantinaggio organizzato dai sindacati attira l’attenzione al punto che la Cavamarket, dopo una serie di incontri napoletani e romani tra le aziende, si tira indietro. Il suo posto viene preso da un imprenditore di Castellammare di Stabia, Michele Apuzzo, che gestisce il marchio Sunrise e che, visure camerali alla mano, risultava proprietario della Immobilmare Srl (dalla cui compagine societaria la Cavamarket è passata uscendone quasi subito). Si tratta di una società creata nel 2003 e con un capitale sociale di 95 mila euro interamente versati, ma che fino al 2009 non risultava aver gestito attività economiche né aver fatturato alcunché.

Insomma, la storia aziendale della Immobilmare inizierebbe con i supermercati di Solofra, Castellammare di Stabia, Soccavo e Nocera e i suoi primi dipendenti sarebbero proprio quelli che giungono dalla Unicoop Tirreno. Sessanta persone in tutto, a cui era stato chiesto per il tramite del sindacato se fossero disposti ad andarsene. In caso affermativo sarebbero stati messi in mobilità per un periodo variabile tra i tre e i quattro anni, a seconda dell’età. «Il suggerimento del sindacato è stato quello di accettare la proposta perché, in caso contrario, i dipendenti avrebbero potuto fare una brutta fine con la nuova azienda», dice Carlo Vuolo, ex dipendente della Unicoop Tirreno e rappresentante sindacale del punto vendita di Nocera Inferiore. Ma Vuolo, 46 anni, residente a Sarno e con tre figli da mantenere, ha fatto quello che diversi colleghi hanno deciso: in diciassette rifiutano l’opzione di abbandonare il campo e vanno avanti nella battaglia per un posto di lavoro.

E arrivano i licenziamenti per tutti

Di fronte a questa scelta, però, la Filcams locale e nazionale si tirano indietro e il matrimonio-cessione tra Unicoop Tirreno e Immobilmare prosegue. Di questi diciassette dipendenti, riuniti intorno a un comitato sindacale di base (con cui successivamente l’Immobilmare non vorrà trattare perché – scriverà l’azienda – non appartiene alle associazioni che hanno firmato i contratti collettivi), inizia un tour de force tra carte bollate, avvocati, querele e trattative (o presunte tali). Se all’inizio, per esempio, i dieci di Nocera prendono servizio, il rapporto con la nuova azienda va avanti per poco, fino a giugno 2010, in condizioni in cui si lamenta un crescente precariato. Poi arriva il licenziamento. Ma va ancora peggio ad altri esercizi commerciali. Il magazzino di Soccavo, sottoposto a lavori di ristrutturazione, non apre perché i lavoratori sono finiti in cassa integrazione. Invece a Solofra, quello delle cause vinte dalle due dipendenti, non solo non si inizia alcuna attività commerciale, ma il locale che dovrebbe diventare il nuovo supermercato va a fuoco senza che si sia capito come e perché. Il risultato, per tutti, non cambia: perdita del posto di lavoro.

Michele Apuzzo, amministratore della Immobilmare, nel frattempo si è sfilato. È l’agosto 2010 e il suo incarico è stato assunto da un uomo di Pignataro Interamna, provincia di Frosinone, che si chiama Renzo Iannattone. I lavoratori non si lasciano tuttavia disorientare da questi cambiamenti, cui si aggiunge il trasferimento della sede legale a Pompei, ma quando Vuolo e altri suoi colleghi vi si recano trovano solo un’abitazione privata. Inoltre gli ex dipendenti di Nocera Inferiore si presentano a più riprese dal giudice del lavoro per veder riconosciuti i propri diritti. E si presentano anche quando, dopo la metà di novembre, vengono invitati a lavorare in un altro punto vendita Immobilmare, ma il 29 novembre – riporta una recente cronaca del quotidiano Il Mattino – trovano solo un locale fatiscente. E chiuso.

Tra rassicurazioni a tutt’oggi senza esito, i lavoratori si difendono da soli

Sul versante “tribunale del lavoro”, le ultime udienze sono dell’autunno 2010 e il procedimento di fronte al giudice del lavoro è stato rinviato al 13 gennaio 2011 per consentire la raccolta di ulteriori elementi sulla società e sul suo proprietario (nello specifico è stato chiesto alla guardia di finanza di verificare se risultino a suo carico atti come protesti o istanze di fallimento). In tutto questo baillame c’è anche un contatto tra i lavoratori di Nocera e la direzione del personale di Unicoop Tirreno, che a parole manifesta l’intenzione di risolvere il problema, ma tutto finisce qui, non succederà più niente. Nel frattempo l’azienda toscana, interpellata in merito, si dimostra fiduciosa verso una felice risoluzione della controversia e chiede una serie di domande scritte a cui, finora, non è tuttavia giunta risposta.

«Siamo disponibili a trasferirci, ad andare al Nord, in Croazia o dove ci collocano», prosegue Vuolo riferendosi al vecchio datore di lavoro, Unicoop Tirreno, a cui viene imputato l’inizio della fine della vita professionale dei lavoratori campani. «In cooperativa ho lavorato venticinque anni e anche gli altri hanno più o meno la mia stessa esperienza nel settore. Un bagaglio che però sembra non valere niente, in barba a qualsiasi dichiarata solidarietà sbandierata in campagne pubblicitarie». Anche in questo senso si inquadrerebbe un accordo stipulato ai tempi della cessione dei supermercati. Un accordo con Cavamarket – nel frattempo fallita – che prevedeva una fidejussione: quindicimila euro per ogni lavoratore da corrispondere al venditore in caso di licenziamento. Inutile dire che, ai dipendenti e per l’avvenuto fallimento, di questo denaro non è mai arrivato neanche un centesimo. E nemmeno un centesimo i lavoratori di Nocera hanno visto a tutt’oggi dell’ultimo mese di stipendio loro dovuto, quello di giugno 2010, così come di liquidazione e ferie non godute.

In proposito commenta Sergio Caserta, ex presidente dell’associazione delle Coop di consumatori in Campania e della Coop Campania, che proprio al consolidamento di quei supermercati aveva lavorato negli anni Ottanta: «Mai nella storia della Coop un processo di ristrutturazione aziendale in Toscana e in Emilia ha comportato il licenziamento dei dipendenti, essendo nei suoi territori tradizionali ben attenta ai legami sociali e alla sua immagine di impresa mutualistica. Al contrario lo sviluppo cooperativo al Sud, realizzato con mentalità “coloniale e padronale” e con evidenti obiettivi di mero profitto economico, senza consolidare una rete associativa locale, ha comportato già in precedenti esperienze (come nel settore edilizio) errori imprenditoriali, incontri con la malavita economica locale e conseguenti gravi danni all’immagine dell’intero movimento cooperativo».

2 dicembre 2010

Antonella Beccaria

domani


Dal nostro blog:

SOLOFRA (AV) - PROTESTANO I LAVORATORI COOP: "PER NOI NESSUN FUTURO"

SOLOFRA: LA COOP IN FIAMME

DISTRETTO TIRRENICO: QUANDO TOSCANA NON FA RIMA CON CAMPANIA

LAVORATORI EX COOP, E' PROTESTA

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01 dicembre 2010

QUEGLI INTERESSI DEI LIBRETTI COOP COSI' INFERIORI AI BOT

La situazione finanziaria attuale mette a in evidenza la totale inadeguatezza degli interessi corrisposti ai soci prestatori Coop

I titoli di stato sono più remunerativi fino a oltre 4 volte e mezzo

Perché le Coop non possono permettersi di corrispondere al socio interessi appropriati?


La
bufera che si sta abbattendo sui titoli di stato di alcuni paesi dell'area euro, sta ponendo a dura prova la stabilità della divisa unica e mette drammaticamente a nudo un'Europa la cui moneta unica non appare tale, visto come il mercato prezza i titoli di stato dei singoli paesi.

Le differenze registrate ieri dai differenziali dei titoli degli stati sotto attacco col titolo benchmark, il bund decennale tedesco, sono ai massimi storici da quando esiste l'euro.
L'Italia ha un differenziale di 200 punti base circa (nel corso della giornata ha toccato il picco a 210). Significa che i mercati scontano un rischio paese in crescendo e che rifinanziare il nostro debito pubblico gigantesco ci costerà, alle condizioni attuali, il 2% in più.

In sostanza l'Italia dovrà adeguare il rendimento delle prossime emissioni per piazzare i titoli e rifinanziare le scadenze.
Questo aumenterà ulteriormente la nostra esposizione debitoria e per tenerla sotto controllo è probabile che il governo che ci sarà (qualunque sia il colore) dovrà effettuare una manovra finanziaria correttiva.

In questo scenario, come è facile immaginare, si inciderà con ulteriori tagli alla spesa corrente. E' chiaro che nessuno vuole questa patata bollente e un governo di unità nazionale o formule analoghe, dove la faccia la si mette più o meno tutti, sarebbe la soluzione più logica. Ma sappiamo anche che si stanno giocando altre partite che probabilmente con l'interesse generale hanno poco a vedere.


Nella situazione attuale balza agli occhi la stridente divergenza tra i rendimenti offerti dai titoli di stato e quelli dei libretti del prestito sociale Coop.


Prendendo la scadenza ad un anno circa, il BOT 15 novembre 2011 ha un rendimento netto dell' 1,90%, dopo che nella giornata di ieri aveva superato il 2%. Il BTP 15/09/11 3.75% rende su anno il 2.08% netto.


Se pensiamo che le Coop con i soldi dei soci comprano per la maggior parte dei loro portafogli proprio i titoli di stato, non si capisce la convenienza del risparmiatore verso il prestito sociale, considerando che alcune di loro sono ritornate all'utile commerciale, se pur risicato, con l'ultimo bilancio, dopo aver presentato un bilancio negativo nel 2008.
Insomma la remunerazione del prestito sociale, è veramente ridicola, paragonata al rischio a cui è esposto il socio risparmiatore.

Il paradosso è, ad esempio che, se mettiamo 15.000 euro sul libretto di Coop Estense, siamo remunerati con lo 0,40% netto! Col Bot dello stato italiano, che si suppone dare maggiori garanzie della cooperativa ferrarese, prenderemmo oltre 4 volte e mezzo!


E' ovvio che c'è qualcosa che non quadra. Tra l'altro remunerazioni così risicate, che non coprono neppure l'inflazione e che sono svantaggiose anche rispetto ad alcuni semplici conti correnti bancari, potrebbero portare ad una compressione non indifferente del prestito sociale che aveva raggiunto a fine 2009 la bella cifra di oltre 11 miliardi di euro per le 9 grandi Coop.
Si può dire comunque, che questi rendimenti difficilmente attrarranno nuovi soci.

La domanda che poniamo è: perché le Coop NON riescono più a dare una remunerazione adeguata ai loro soci prestatori, anima pulsante della loro attività finanziaria? Questo è l'aspetto che preoccupa.



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L'attuale remunerazione degli interessi sui libretti Coop:


DISTRETTO NORD OVEST


Coop Liguria
Cifra massima depositabile 33.350 euro.
Rendimento dal 1 febbraio 2010:
- Fino a 4.000 euro: 0,70% lordo - (0,56%)
- Da 4.001 a 17.000 euro: 0,80% lordo - (0,64%)
- Da 17.001 a 33.350: 1,60% lordo - (1,28%)

Coop Lombardia
Dal 1 marzo 2010 offre le stesse condizioni di Coop Liguria. Inoltre Coop Lombardia offre un servizio di promotori finanziari tramite SimGest.

Novacoop
Cifra massima depositabile 33.350 euro.
Rendimento dal 1 aprile 2010:
-Fino a 17.000 euro: 0,80% lordo - (0,64%)
-Da 17.001 a 33.580: 1,50% lordo - (1,20%)

DISTRETTO ADRIATICO

Coop Adriatica
Cifra massima depositabile 33.350 euro.
Rendimento dal 15 maggio 2010:
-Fino a 15.000 euro: 0,60% lordo - (0,48%)
-Da 15.001 a 33.350: 1,50% lordo (1,20%)

Coop Consumatori Nordest
Cifra massima depositabile 33.350 euro.
Rendimento dal 1 agosto 2010:
-Fino a 16.000 euro: 0,60% lordo - (0,48%)
-Da 16.001 a 33.350: 1,50% lordo - (1,20%)

Coop Estense
Cifra massima depositabile 33.350 euro.
Rendimento dal 1 aprile 2010:
-Fino a 15.000 euro: 0,50% lordo - (0,40%)
-Da 15.001 a 33.580: 1,50% lordo - (1,20%)
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DISTRETTO TIRRENICO
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Unicoop Tirreno

Cifra massima depositabile 32.500 euro.
Rendimento dal 1 agosto 2010:
- Fino a 2.500 euro: 0,80% lordo - (0,64%)
- Da 2.501 a 15.000 euro: 1,00% lordo - (0,80%)
- Da 15.001 a 32.500: 1,50% lordo - (1,20%)

Unicoop Firenze
Cifra massima depositabile 31.000 euro.
Rendimento dal 1 novembre 2010:
Indipendentemente dalla somma in giacenza il tasso unico è del 1,40% lordo - (1,12%)

Coop Centro Italia
Cifra massima depositabile 33.350 euro.
Rendimento dal 1 novembre 2009:
Indipendentemente dalla somma in giacenza il tasso unico è del 1,40% lordo - (1,12%)


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30 novembre 2010

COMMERCIO, LA RIVOLUZIONE DI CONFESERCENTI



Dalla libertà di licenziare alla domenica lavorata senza maggiorazione dello stipendio.
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Bisogna individuare soluzioni innovative, senza preconcetti retropensieri o posizioni ideologiche.
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I Comuni chiedono di tenere sempre più aperti i negozi ma le piccole imprese non possono pagare tanti extra. Si chiede anche la fine del premio di produzione e incentivi solo ai migliori
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Le domeniche, giornate di lavoro ordinario senza nessuna maggiorazione. Flessibilità in entrata e in uscita che, tradotto, significa più facilità di assumere ma anche libertà di licenziare: per esempio chi non funziona. Fine del premio di produzione uguale per tutti ma incentivi solo ai migliori. Se si deve usare uno slogan: "flessibilità e meritocrazia". Una rivoluzione nel mondo del lavoro? Una spazzatrice che fa fuori contratti nazionali o statuto dei lavoratori? E' la modernità, bellezza, risponderebbe Confesercenti Firenze che esorta a "individuare soluzioni innovative, senza preconcetti, retropensieri o posizioni ideologiche".

Insieme all'apertura dei negozi del centro il Primo Maggio (già ottenuta quest'anno dal sindaco Renzi - nota blog), l'associazione "di sinistra" del commercio adesso fa nuove proposte dirompenti: per commercio, turismo, servizi. E' la modernità e la crisi, aggiungerebbe. "Le norme che valgono per la grande distribuzione e per le grandi imprese non funzionano per le piccole e medie che non ce la fanno", dice il presidente fiorentino Nico Gronchi, impegnato ieri in un convegno su "Lavoro, motore di sviluppo della piccola e media impresa", cui partecipano, tra gli altri, il direttore del settore mercato e lavoro del ministero, Paola Paduano, il vice presidente della commissione lavoro al senato, Treu, e il vicesindaco Nardella.

Valorizzare "il grande capitale personale e sociale", ridare passione al lavoro, reali pari opportunità alle donne, possibilità ai giovani, spinta allo sviluppo, dice Gronchi. Ma niente vincoli che impicchino le piccole imprese. "Le amministrazioni - spiega - chiedono sempre più di lavorare la domenica, di tenere aperti i negozi - spiega - Ma le piccole imprese non possono pagare tante maggiorazioni. Chiediamo che la domenica diventi normale giorno di lavoro compensato con un giorno di riposo durante la settimana a parità di retribuzione".

Secondo Confesercenti, fuori dal centro 22 domeniche aperte, come pare sarà l'accordo, sono anche troppe, ma nei centri turistici bisogna tenere sempre la saracinesca alzata. Soprattutto il Primo Maggio: "E' la giornata che ai nostri soci preme di più". Questione solo di sindaci: "Lo abbiamo chiesto per quattro anni. I primi due, il sindaco Domenici ci disse di no. Renzi ha subito detto di sì, l'anno scorso. Confidiamo che l'esperienza diventi stabile". Il Primo Maggio può essere pagato di più. Ma per il resto delle domeniche, "niente differenza tra lavoro ordinario e festivo. Come è normale lavorare nei bar, nei ristoranti, nella sanità, così deve essere anche nei negozi".

Confesercenti propone anche la sua personale battaglia al precariato: "Noi vogliamo assumere in modo meno macchinoso e meno costoso e intendiamo fare tutti contratti per il posto fisso, ma vogliamo anche poter licenziare liberamente", dice Gronchi che parla di "consentire all'imprenditore di allontanare il soggetto svogliato" o di licenziare per "motivi economici e organizzativi". Non importa se Nardella dice: "Attenzione. Siamo disponibili a ragionare sul tema della flessibilità. Ma per quella in uscita non esistono in questo paese le tutele, le regole, la formazione standard che ci sono negli altri paesi europei. Si rischia di passare dalla flessibilità alla precarietà".

A Gronchi preme evitare il giudice che infligga chi licenzia "oltre al danno la beffa", ovvero il reintegro del licenziato con relativi pagamento di tutti gli arretrati: va inserita nella questione la clausola del "giustificato motivo oggettivo" che salvi il datore di lavoro. Infine i famosi premi di produzione: mai più a tutti secondo parametri generali, dice Confesercenti, ma "incentivi solo a chi è bravo, collabora, contribuisce al buon andamento dell'azienda".

30 novembre 2010

Ilaria Ciuti

La Repubblica.it


IPOTESI NEWCO IN UNICOOP FIRENZE: NE DISCUTONO I DELEGATI FILCAMS



Incontro delegati Filcams del 22 novembre:
Ipotesi Newco e trattativa integrativo



Vi aggiorniamo su quanto pare essere emerso dall' attivo dei delegati Filcams di Unicoop Firenze dello scorso 22 novembre e dall' incontro della commissione sindacale trattante del giorno successivo, in materia di stato della trattativa per il rinnovo dell' integrativo aziendale e dell' ipotesi NewCo. avanzata dalla Direzione Aziendale.

Una lettera, in realtà un documento politico interno alla Filcams, inviata alle Segreterie Regionali e Nazionali Filcams-Cgil, ha volutamente prodotto un dibattito sulla posizione da prendere rispetto alla proposta di costituzione di una New Company, partecipata al 100% da Unicoop Fi, tesa ad inglobare tutti quei punti vendita (per adesso 17) considerati non redditizi.

Le posizioni espresse sembrano aver portato alla luce quanto segue:

Unicoop dichiara di produrre utili, ha inoltre una vocazione sociale e mutualistica per la quale ottiene privilegi fiscali conseguenti, decide sulle scelte commerciali e sui "format" consapevole di farsi talvolta concorrenza, pur non perdendo fette di mercato ma causando criticità per alcuni suoi punti vendita.

Per questi motivi ed anche perchè si rende necessario cercare di evitare che nasca all' interno del gruppo un "nuovo canale" che preveda contratti di lavoro penalizzanti, senza integrativo aziendale e necessarie tutele sindacali, la commissione trattante ha il dovere di cercare di modificare le posizioni di Unicoop Fi, anche perchè non sono stati per adesso presentati piani di ristrutturazione e rilancio dei punti vendita interessati.

E' inoltre emerso che l'intenzione dell' Azienda è quella, in breve tempo, di partire con una sperimentazione del nuovo format al negozio di Montevarchi.

Tutta questa discussione, nelle parole del neo Segretario regionale Filcams, Roberto Betti, viene e verrà affrontata in un tavolo diverso da quello dell' integrativo aziendale, e la costituzione o meno di una NewCo. non rappresenta un elemento pregiudiziale per l' avanzamento della trattativa di rinnovo di quest' ultimo.

Gli ostacoli più evidenti incontrati sul tavolo di confronto dell' I.A. sono relativi ai criteri di attribuzione del Salario Variabile ed alla gestione delle aperture domenicali.

L' Azienda propende per ulteriori obiettivi divisi per reparti. Viene fatto notare che ove ciò viene a tutt'oggi applicato (Iper e Ce.Di.) ha prodotto forbici di erogazione inaccettabili, oltre a dissidi fra dipendenti di differenti reparti.

L' intento delle OO.SS. trattanti rimane quello di stabilire una quota solidale uguale per tutti, proveniente da un obiettivo di utile commerciale realmente raggiungibile appieno e di evitare ulteriori divisioni.

Sulle aperture domenicali esiste un ventaglio di situazioni differenti tra punti vendita (deroghe comunali sul numero di aperture, orari differenti, presenze diverse di contratti part-time già comprendenti il lavoro domenicale, ecc..) che sono anche già state affrontate tramite accordi con le Rsu e risolte con sistemi di programmazione diversi fra loro.

La necessità di garantire un organico sufficiente a tali aperture, lascia sempre un interrogativo sulla reale possibilità di definire tale presenza come "volontaria".

Un incentivo economico rispetto ad una maggiore disponibilità personale rispetto al lavoro domenicale parrebbe possa essere una soluzione perseguibile.

E' anche emersa l' esigenza di una informazione puntuale ed attenta presso i lavoratori dello stato dei due tavoli della trattativa, da effettuarsi in breve termine.

Il 26 novembre si è tenuto un nuovo incontro presso la sede di Scandicci tra Azienda e Commissione sindacale trattante, siamo in attesa di venire a conoscenza di eventuali novità emerse in quella occasione.

30 novembre 2010

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29 novembre 2010

MAGAZZINI UNICOOP FIRENZE: E' ORA DI CAMBIARE



CONTRIBUISCI A CAMBIARE LE COSE CON UNA FIRMA







Formiamo la nuova RSU dei magazzini Unicoop Firenze

L'attuale RSU ha il mandato scaduto dal marzo 2010 e non esiste ancora l'intenzione del rinnovo.
Anche stavolta si vuole mancare la rispetto delle regole proponendo un ulteriore prolungamento per permettere il rinnovo dell'integrativo aziendale.

Un integrativo che porterà sicuramente ad un peggioramento delle condizioni lavorative e di un ulteriore calpestamento dei diritti duramente conquistati dai lavoratori di Unicoop Firenze.

Dobbiamo indire subito le nuove elezioni della RSU, anche perché quella attuale è sempre stata composta da un numero così esiguo dei delegati in rapporto all'organico totale dei magazzini.

Abbiamo bisogno anche di te per rendere possibile tutto questo!
Abbiamo bisogno della tua firma!


USB - Unione Sindacale di Base - Firenze
Via Galliano, 107

tel. 055 3200764
Fax 055 32116931

firenze@usb.it
sito web www.usb.it

28 novembre 2010

MONTEMURLO: "LA COOP STRAVOLGE LA VITA COMMERCIALE CITTADINA"

I commercianti della zona:

«Chi si farà carico delle famiglie dei dipendenti, e di quelle degli imprenditori sempre più in difficoltà?

E’ questo l’aumento di occupazione che secondo l’amministrazione sarebbe stato portato dall’apertura di Coop?

Complimenti. Si perdono posti a tempo indeterminato per altri a tempo determinato, e senza ricadute nel territorio. Verrebbe voglia di chiedere ad un sindacalista cosa ne pensa» Il riferimento è al passato recente di dirigente sindacale del sindaco Mauro Lorenzini».

Verrebbe voglia di parlare con Campaini e del suo libro Un altro mondo è possibile, recentemente presentato alla bibloteca delle Oblate in compagnia di Staino e un'accolita di ruffiani di regime.

Dietro la solita facciata patinata e buonista Unicoop mostra la sua vera faccia, vuole distruggere per i suoi interessi il tessuto sociale, commerciale ed umano dei piccoli centri. Non porta reale occupazione, solo un pò di contratti a termine che poi saranno rimpiazzati dagli esuberi dei negozi coop vicini.

Si, perché ormai da tempo Unicoop Firenze è un gigante che cannibalizza se stesso, come se ci fossero degli ultimi favori da sfruttare, prima che qualche amministrazione cambi rotta.


E in tutta questa storia non poteva mancare un sindaco che viene dalla Cgil (ma guarda un pò) e con questa premessa suona sospetto quando i commercianti sostengono che per la Coop «i provvedimenti agevolatori continuano a fioccare». Insomma, i soliti conflitti di interesse del mondo Coop.

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«Un elefante nella cristalleria».
Viene definito con questa immagine, in una nota dell’Unione Commercianti, l’arrivo della Coop a Montemurlo che «stravolge la vita commerciale cittadina». Per l’associazione le conseguenze dell’apertura del negozio Coop saranno pesanti: «La chiusura della Conad purtroppo è il primo funesto evento, temiamo che piccoli esercizi commerciali presto seguiranno questo destino».

Nella nota diffusa dall’Unione commercianti si sostiene che «la situazione economica già molto difficile» a Montemurlo, «rischia di precipitare a causa di questo ingresso, fortemente voluto ed altrettanto fortemente agevolato dall’amministrazione».

L’Unione Commercianti è tutt’altro che tenera verso il Comune: «Abbiamo già innumerevoli volte in passato dichiarato quanto questo arrivo ci preoccupasse, i fatti ci stanno dando ragione». Chiude la Conad e si teme che stessa sorte seguano altri negozi. «Chi si farà carico delle famiglie dei dipendenti, e di quelle degli imprenditori sempre più in difficoltà? E’ questo l’aumento di occupazione che secondo l’amministrazione sarebbe stato portato dall’apertura di Coop? Complimenti. Si perdono posti a tempo indeterminato per altri a tempo determinato, e senza ricadute nel territorio. Verrebbe voglia di chiedere ad un sindacalista cosa ne pensa». Ove il riferimento è al passato recente di dirigente sindacale del sindaco Mauro Lorenzini.

Il comunicato così prosegue: «E non si dica che la colpa è della precedente amministrazione (che comunque era formata ed appoggiata dalle forze politiche che sostengono l’attuale), visto che i provvedimenti agevolatori continuano a fioccare. Infatti se la viabilità non è funzionale, la si cambia, e vedremo ora cosa succederà con il calendario delle domeniche, attendiamo mirabolanti sorprese, visto che l’impressione è quella che tutto si pieghi agli interessi di Coop».

La conclusione: «Non siamo in libera concorrenza, è inutile nascondersi dietro un dito, si ha di fatto un nuovo monopolio in capo alla Coop. Che detta legge nel commercio, e, pare, anche nelle linee guida dell’amministrazione comunale».

27 novembre 2010

Notizie di Prato

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UN MILIONE DI CONTRIBUTI EVASI: SOTTO ACCUSA 40 COOPERATIVE



Dati dell’Osservatorio provinciale: Inps e Inail sono spesso un optional

Contratti nazionali non sempre rispettati nei settori della logistica e del facchinaggio

I lavoratori sono quasi esclusivamente immigrati


PADOVA. Quaranta cooperative su 59 ispezionate sono risultate irregolari. Sono state identificate «spurie» come si dice nel linguaggio tecnico interno. In pratica, in provincia di Padova, le coop che rispettano le regole vigenti sono abbastanza poche. Non sempre vengono rispettati i versamenti agli organi previdenziali.

Nella maggioranza dei casi nel pianeta variegato delle coop, specialmente nel settore della logistica e del facchinaggio, spesso i contenuti specifici dei contratti nazionali vengono messi sotto i piedi, i contributi previdenziali all’Inps e all’Inail diventano un optional e non un obbligo ed i versamenti fiscali sono, in tantissime situazioni, ai limiti della decenza sociale.

Questo è, purtroppo, il quadro trimestrale che hanno presentato, pochi giorni fa, i rappresentanti dell’Osservatorio Provinciale Permanente sulla Cooperazione, formato, in base alla legge del 23 luglio 2007, dalla Direzione provinciale, Inail, Inps, Confcooperative, Lega Coop, Acgi e Cgil, Cisl ed Uil, che si riunisce ogni tre mesi.

Di fronte ad un panorama così desolante del settore, dove circa il 70% della manodopera è formata da immigrati, poi esposti al rischio dell’espulsione perché precari, gli enti preposti alla vigilanza, che hanno ispezionato le 59 cooperative inserite nel report, hanno comminato sanzioni amministrative per 316.832 euro. Ed hanno accertato che sono stati evasi 1.196.227 euro di contributi. Gli ispettori dell’Osservatorio hanno anche accertato che alcune coop hanno acquisito appalti «non genuini», ossia sospetti; che 14 aziende hanno comunicato in ritardo al Centro per l’Impiego la loro costituzione giuridica e varie assunzioni dei singoli lavoratori-soci in modo tale da far risultare che, per un determinato periodo di tempo, alcune coop non siano mai esistite.

In pratica un gioco sporco per pagare in nero i lavoratori e per non pagare le tasse dovute. Insomma i dati forniti dall’O sservatorio sulle Coop sono devastanti e confermano in pieno lo spirito della recente inchiesta effettuata sul settore dalla Guardia di Finanza, ben riportata, a puntate, dal nostro giornale e danno ragione al cento per cento al grido d’allarme lanciato già cinque anni fa da alcuni sindacalisti che invitavano il Governo e cambiare le regole interne del settore sollecitando più ispezioni.

27 novembre 2010

il mattino di Padova


Approfondimenti:

INAIL TERRITORIALE:
"IRREGOLARI" DUE COOPERATIVE SU TRE


La cricca della logistica

PROSEGUE L'INCHIESTA DEL MATTINO DI PADOVA SULLA "CRICCA DELLA LOGISTICA"


Fondi Europei, gli affari veneti della Compagnia delle Opere

Fatture, buco nero ai magazzini generali

Indagati i vertici di Compagnia della Compagnia delle Opere di Padova

Zampieri, ecco il castello di società

LE PAGELLE DI COOP ESTENSE



Le Coop ci vogliono con la pagellina e il grembiulino.


Non accettiamo di essere trattati come dei deficienti.


Facciamo NOI le pagelle a questi manager Coop con la terza media, ma con stipendi d'oro,
come ci ha fatto sapere Mario Frau nel libro La Coop non sei tu

Leggiamo da un articolo da il Resto del Carlino che nella discussione sul rinnovo dell'integrativo di Coop estense, la Cooperativa emiliana richiede la trasformazione del salario di risultato collettivo in un premio individuale che faccia riferimento alla scheda di valutazione del singolo addetto.
Si ritorna a parlare quindi di una "pagellina" di valutazione per l'attribuzione del premio variabile ad personam. La cosa non è nuova, già in Coop Liguria si erano portati avanti col lavoro

Ci piacerebbe davvero conoscere i criteri di valutazione. La proposta provocatoria: diamo anche noi i voti ai nostri dirigenti per determinarne lo stipendio!


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Stralcio da il Resto del Carlino:

" [...] Nella riunione
precedente del 14 ottobre, la cooperativa aveva presentato una proposta che prevedeva “l’aumento per 600 part-time dell’orario di lavoro in quattro anni, prevalentemente in Emilia, la trasformazione di 300 persone da contratto a termine a tempo indeterminato, la trasformazione del salario di risultato collettivo in un premio individuale di merito rispetto alle singole valutazioni in riferimento alla scheda di valutazione individuale: ‘la pagellina’”, spiegano i sindacati."

25 novembre 2010

il Resto del Carlino

Articolo integrale:
Coop Estense, sindacati in agitazione su rinnovo contratto

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PRESIDIO DAVANTI AL SUPERMERCATO BILLA DEI LAVORATORI DEI MAGAZZINI

Presidio di sabato 27 novembre davanti al supermercato BILLA di viale dei Missaglia a Milano dei lavoratori della cooperativa C.L.O. che ha l'appalto dei magazzini del gruppo.

VENERDI 3 dicembre SCIOPERO davanti alla Billa di Lacchierella (MI)

Dopo già 2 blocchi della produzione, le violente cariche della polizia nella notte tra venerdi 19 e sabato 20 novembre e in conclusione di una settimana di mobilitazione davanti a numerosi supermercati Billa in tutta l'area metropolitana milanese, sabato 27 si è tenuto un presidio in solidarietà alla lotta dei lavoratori immigrati della cooperativa C.L.O. in appalto presso lo stabilimento Billa di Lacchiarella.

Il presidio, che ha visto la partecipazione di un centinaio di lavoratori e lavoratrici compagni e compagne, ha denunciato la situazione di sfruttamento e di terrorismo all'interno dei capannoni gestiti dalla cooperativa C.L.O. (Cooperativa Lavoratori Ortomercato), distribuendo volantini in boicottaggio alla Billa che sta scaricando sulla cooperativa il compito di gestire lo sfruttamento e la repressione delle proteste dei lavoratori.

Ad oggi sono stati già licenziati, dopo il primo sciopero, 2 lavoratori delegati sindacali del SiCobas e altri sono stati sospesi perchè si sono esposti nella lotta e nell'attività di coinvolgimento degli altri lavoratori per l'affermazione dei diritti collettivi.

Il livello repressivo, nei confronti dei lavoratori del "fronte delle cooperative", è cosi alto che proprio in questi giorni sono arrivate, ai lavoratori licenziati di Cerro al Lambro (GLS), le denunce per le cariche subite ai picchetti di febbraio e ancor oggi questo quadro di estrema attenzione su questa lotta così innovativa e cosi radicale e determinata nei contenuti, è stato molto esplicito quando, appena il presdio si è spostato all'interno del supermercato per un volantinaggio nelle corsie, i carabinieri hanno fatto irruzione schierandosi con gli scudi davanti alle casse.

Ma la pressione dei lavoratori, dei compagni e delle compagne presenti ha comunque permesso il volantinaggio.

Questo percorso di lotta reale, che cerca di coniugare una corretta vertenza sindacale ad una lotta politica più generale, chiede l'espressione di una solidarietà concreta e militante, dando indicazione di altre due prossime iniziativa.

La prima è lo sciopero di VENERDI 3 DICEMBRE alle ore 6,00 (mattina) e poi domenica 5 dicembre un'assemblea di tutti i lavoratori delle cooperative.

A queste prossime iniziative invitiamo a partecipare ogni lavoratore, ogni compagno e compagna, ogni struttura politica e sindalcale per praticare, su un percorso di lotta reale, tutti i livelli di unità possibile.

VENERDI 3 DICEMBRE ore 6,00 (mattina) SCIOPERO !!!

Concentramento alla stazione FS di Villamaggiore di Siziano (200 metri dai cancelli) (seguire il cartello Siziano centro sulla Melegnano Binasco)

DOMENICA 5 DICEMBRE

Assemblea dei lavoratori delle cooperative, aperta al confronto con ogni livello di solidarietà.


COORDINAMENTO DI SOSTEGNO AI LAVORATORI DELLE COOPERATIVE

26 novembre 2010

CASALONE, APERTURA E POLEMICHE

Cambia la viabilità nella zona del nuovo Centro Commerciale, petizione dei residenti

Gli abitanti temono anche nessun vantaggio occupazionale



GROSSETO.
Il taglio del nastro del centro commerciale è domani ma da lunedì è scattata la rivoluzione del traffico per i residenti di Gorarella e del Casalone con una nuova circolazione ad anello studiata per il maggior afflusso di auto nei prossimi giorni. Dal sottopasso ferroviario, ad esempio, non si può più svoltare a sinistra in direzione mare e ippodromo.

Si deve girare a destra verso via Canova, proseguire per via De Nicola, percorrere via Andrea del Sarto in direzione del rondò di via Aurelia Antica e da lì a piazza Risorgimento di nuovo senso unico di marcia.

«Con questa soluzione - spiega l'assessore alla mobilità Daniele Capperucci - abbiamo voluto evitare la conflittualità alle intersezioni tra i flussi di traffico in entrata e in uscita dal megastore. Sulla carta ci è sembrata la soluzione ottimale ma valuteremo in corso d'opera se fare altre modifiche». Per il momento Capperucci invita i cittadini alla collaborazione: «So che alcuni ora ci mettono un po' di più per rientrare a casa ma abbiamo voluto evitare qualunque possibilità di ingorgo e siamo pronti a fare aggiustamenti».

Tutto dipende da come la città risponderà nei prossimi giorni al grande evento dell'inaugurazione. I pessimisti però ci sono già. Sono ottanta residenti del Casalone e di Gorarella che il giorno in cui Il Tirreno annunciava le novità della viabilità per la zona hanno sottoscritto una lettera aperta al Comune, al comandante della Municipale, al presidente della Provincia e all'Arpat. Il loro principale timore riguarda il traffico, tenendo anche conto, sottolineano i firmatari, "che il trasferimento a nord della città del centro commerciale Coop già previsto all'ex fornace Chigiotti venne motivato con la carenza di necessari accessi e viabilità nonché per la vocazione residenziale della zona».

In particolare gli 80 residenti chiedono lumi sull'annunciato sottopasso ferroviario destinato a raccordare il centro commerciale con l'Aurelia a Grosseto sud. Ma Barghi srl, società proprietaria del centro commerciale, tranquillizza. Il sottopasso si farà e sarà a carico della società. «Abbiamo già il via libera delle Ferrovie - precisa Romelio Ricci - oltre che presentato tutta la progettazione in Comune. Quando tutti i passaggi saranno conclusi siamo pronti a partire immediatamente con i lavori».

Quanto ai disagi temuti da chi firma la petizione la figlia di Ricci, Stefania, osserva che «si tratta magari delle stesse persone che prima dal sindaco andavano per lamentarsi perché nella zona non c'erano servizi né negozi». Della serie, la gente non è mai contenta. «Il nostro centro non è invasivo e abbiamo predisposto anche un sistema di vigilanza diurna e notturna per impedire qualunque situazione di degrado o di caos».

Il collasso della circolazione non è l'unico scenario negativo adombrato dai contestatori che temono un impatto a saldo zero sull'occupazione (per ogni nuovo assunto al centro commerciale un posto di lavoro in meno nei negozi tradizionali, ndc), un inquinamento acustico, da gas di scarico e ambientale non adeguatamente previsto e il deprezzamento del valore degli immobili della zona.

24 novembre 2010

Sara Landi

Il Tirreno



Approfondimenti:

LA TELENOVELA CENTRO COMMERCIALE DEL CASALONE (GR) NON FINISCE


FRA SALAMI, BUFALE E LIBRETTI SOCI AL BANCO DELLE COOP

I rendimenti che le Coop corrispondono ai propri soci prestatori non riescono a superare quello di un più sicuro BOT.

Questo elemento pone dubbi sulla loro reale condizione economica


Il rendimento ridicolo dei libretti Coop, ormai palesemente scavalcato dai BOT, come abbiamo messo in evidenza altre volte sul blog non è sfuggito a Il Sole 24 Ore.

L'esiguità degli interessi corrisposti ai soci e la non concorrenzialità con un titolo conosciuto da tutti e certamente più garantito dei libretti, apre la via ad una semplice riflessione: perché le Coop non possono permettersi rendimenti più elevati?

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Con 119 cooperative di consumo, attenzione alla clientela e testimolial come Peter Falck (il tenente Colombo), il sistema Coop ha conquistato sette milioni di soci, creando la più grande impresa italiana di distribuzione e suscitando invidie e rancori fra i concorrenti. Ad alimentare le gelosie c'è in particolare il sistema di finanziamento delle Coop, con raccolta diretta presso 1,2 milioni di soci. Sul tema, invidie e finalità sociali a parte, alcune criticità ci sono. Perché se i libretti di prestito sociale non possono essere confusi con i depositi bancari e postali, che godono di garanzia pubblica, le Coop non sembrano sempre riconoscere un premio adeguato per il rischio più elevato.

Coop spiega che il «tasso medio oscilla fra l'1,40% e l'1,60%» ma ci sono eccezioni. I libretti della Coop Adriatica rendono per esempio lo 0,60% (0,48% netto) per depositi fino a 15mila euro, 1,50% (1,20% netto) per le somme eccedenti. Una remunerazione forse adeguata per gestire la piccola liquidità di una famiglia, non gli investimenti anche a breve termine: i BoT a un anno, ben più sicuri, rendono l'1,553%.

26 novembre 2010

Il Sole 24 Ore

(R.Fi.)

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STATO DI AGITAZIONE PER I LAVORATORI DI COOP ESTENSE

La trattativa per il rinnovo del contratto integrativo si è arenata





Dopo le grosse polemiche sulla proposta di aperture domenicali, Coop Estense deve ora fare i conti anche con un altro fronte. Questa volta interno. Il sindacato non vuole rinunciare all’aumento dell’orario per 600 part-time e alla stabilizzazione di 300 precari, ma non condivide gran parte delle condizioni poste dalla azienda. E allora parte lo stato di agitazione.

Lo scorso 23 novembre è proseguito il confronto con Coop Estense per il rinnovo del contratto integrativo. Nella riunione precedente (del 14 ottobre), la cooperativa aveva presentato la proposta di aumento a 600 part time dell’orario di lavoro in 4 anni; trasformazione di 300 persone a tempo indeterminato; trasformazione del salario di risultato collettivo in un premio individuale di merito rispetto alle singole valutazioni (quella che i sindacati definiscono ironicamente “la pagellina”); la riduzione del trattamento domenicale e festivo; esclusione per tutti i nuovi assunti a trattamenti economici e normativi del contratto integrativo aziendale per 4 anni; maggiore flessibilità per i full time.

Le segreterie nazionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil pur ritenendo importanti le aperture dell’azienda, ritengono che “le restanti richieste, che si muovono in direzione opposta alla piattaforma da noi presentata due anni fa, non si possano accettare”.

All’incontro del 23 novembre, le organizzazioni sindacali avevano proposto di "ragionare" su un ulteriore pezzo di salario variabile, collegato a obiettivi da assegnare a gruppi di persone, per incentivare il lavoro comune verso obiettivi di miglioramento qualitativo della cooperativa stessa. Tra l’altro senza escludere anche l’ipotesi di un incentivo individuale legato ad un parametro chiaro e verificabile, ma non certamente su un giudizio aziendale complessivo sul lavoratore o lavoratrice”.

Coop Estense ha valutato però “insignificante” la proposta, “mantenendo una posizione rigida e ferma – come la descrivono Filcams, Fisascat e Uiltucs – sulla loro idea di salario di merito individuale, che tra l’altro, vedrebbe una parte di lavoratori e lavoratrici con un premio ridotto o addirittura annullato. L’atteggiamento di totale chiusura della cooperativa non ha permesso di proseguire serenamente il confronto”.

Per tali motivi le organizzazioni sindacali dichiarano lo stato di agitazione e invitano le lavoratrici e i lavoratori a partecipare alle assemblee che verranno indette per dare informazione e condivisione del merito della trattativa.

I sindacati avvertono che saranno disponibili a riprendere la trattativa “quando Coop Estense si presenterà al tavolo per concludere un contratto dignitoso e non per riproporre (come ormai fa da 2 anni) continue richieste di restituzione di istituti contrattuali importanti per le lavoratrici ed i lavoratori e quando assumerà un atteggiamento maggiormente rispettoso nei confronti delle controparti sindacali e dei lavoratori che quotidianamente contribuisco al successo di questa impresa cooperativa”.

26 novembre 2010

estense.com

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24 novembre 2010

COOP ESTENSE E QUELLA VOGLIA DI NON RINNOVARE IL CONTRATTO INTEGRATIVO

Coop Estense rompe al tavolo per il rinnovo dell'integrativo aziendale, ma scarica le resoponsabilità dell'atto sul sindacato



Conosciamo i nostri polli. Sappiamo che le grandi Coop della distribuzione, le nove sorelle, quando si muovono su qualcosa lo hanno deciso già in altre sedi, a livello di Lega Coop, per esempio.

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Quando decisero di introdurre gli appalti nella logistica, lo fecero tutte quasi contemporaneamente, come lo stesso hanno fatto negli investimenti finanziari coi soldi dei soci, decidendo nel 2008 di ammettere le perdite (vedi il bilancio in rosso di Unicoop Firenze e Coop Consumatori Nordest, ad esempio) ma subendo un deteriore impatto negativo a livello di immagine, ragion per cui, nel 2009 i bilanci sono magicamente tornati tutti, anche se di poco, positivi.
E con gli esempi e le verosimiglianze potremmo continuare.
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Ora è periodo di contratti integrativi e tutte le Coop approfittano dell'occasione, come mai si era visto in passato, per inserire elementi fortemente negativi per i dipendenti (si veda l'intenzione di Unicoop Firenze nel formare una nuova compagnia che faccia in buona sostanza le veci di una bad company) o il caso di Coop Estense, che, a quanto apprendiamo dai nostri colleghi ferraresi, pare non avere gran voglia di rinnovare l'integrativo. Ecco quanto ci fanno sapere:


CARI COLLEGHI, CARE COLLEGHE,

CON GRANDE RAMMARICO APPRENDIAMO CHE COOP ESTENSE NELLE BACHECHE AZIENDALI E' USCITA CON UN COMUNICATO CHE ACCUSA IL SINDACATO DI AVERE ABBANDONATO IL TAVOLO DELLA TRATTATIVA E DI NON AVER FATTO PROPOSTE DI MEDIAZIONE PER GIUNGERE ALLA CONCLUSIONE DEL RINNOVO DELL'INTEGRATIVO AZIENDALE.

VOLEVAMO INFORMARVI ...CHE IL SUDDETTO COMUNICATO E' FALSO E PRETESTUOSO E NON DESCRIVE LA REALTA' DEI FATTI.

UNITARIAMENTE CGIL CISL E UIL HANNO TENTATO INVANO DI PROVARE A FARE PROPOSTE CONCRETE, INNOVATIVE CHE NON MANCHEREMO DI ILLUSTRARVI NEI PROSSIMI COMUNICATI E NELLE ASSEMBLEE.

CERTAMENTE ABBIAMO SCELTO DI NON TRASFORMARE QUESTO RINNOVO IN UNA PERDITA DI DIRITTI E DI QUALITA' DI VITA DEI NOSTRI COLLEGHI.

PER MEGLIO DETTAGLIARE L'ACCADUTO VI INVITIAMO A SEGUIRE CON PUNTUALITA' LE NOTIZIE CHE PUBBLICHEREMO, DA ADESSO IN POI, SU QUESTO PROFILO CHE DEVE DIVENTARE UNO STRAORDINARIO STRUMENTO DI DIFFUSIONE DELLE INFORMAZIONI "VERE" VISTO CHE L'AZIENDA HA GIA' INCOMINCIATO A PRESENTARE UNA VERSIONE DEI FATTI CHE NON CORRISPONDE ASSOLUTAMENTE AL VERO!!

QUELLO CHE VI CHIEDIAMO E' DI NON SOFFERMARVI SULLE NOTIZIE AZIENDALI MA DI ASCOLTARE LA VERSIONE DI CHI A QUEL TAVOLO ERA PRESENTE!!

MAI COME IN QUESTO MOMENTO DIVENTA NECESSARIO ESSERE IN TANTI PER DIMOSTRARE A UN GRUPPO DIRIGENTE ARROGANTE E DA MOLTI ANNI DISATTENTO AI LAVORATORI E ALLE CONDIZIONI DI LAVORO, CHE I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DI COOP ESTENSE SONO UNITI NEL CHIEDERE UN RINNOVO DELL'INTEGRATIVO AZIENDALE CHE NON SIA VANTAGGIOSO SOLO PER LA COOPERATIVA (SE COSI' POSSIAMO ANCORA CHIAMARLA).

A TALE COMUNICATO NE SEGUIRANNO SICURAMENTE MOLTI ALTRI.

24 novembre 2010

Iolavoroin Coop Estense Modena

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USB: AVVISO AI PRECARI


COMUNICATO USB
AI PRECARI






Alle precarie e ai precari
(eventualmente oggi disoccupate/i)


Lo sapevi che:

- Molti dei contratti precari che hai sottoscritto nel tempo, per tirare avanti, possono
essere illegittimi, inefficaci o nulli?

- Che il 23 gennaio 2011 scade la possibilità di far partire una raccomandata verso uno o più dei tuoi datori di lavoro e che ciò potrebbe farti salire nella scala sociale da precaria/o disoccupata/o a lavoratrice/tore dipendente (in caso di crisi aziendale potresti subire la cassa integrazione, ma sarebbe sempre meglio che restare disoccupatie/o senza reddito)

Puoi salvare i tuoi diritti, ma dipende solo da te fare il primo passo

Sei (stato/a) Precario/a?? negli ultimi due o tre anni che hai lavorato: a tempo determinato?
A somministrazione? Co.co.pro? A partita iva?


La legge 183/2010 il cosiddetto “collegato lavoro” all’art. 32 prevede con un colpo di spugna, passati 60 giorni dall’entrata in vigore, che non avrai più la possibilità di far valere i tuoi diritti (che forse non conosci, ma che hai) e di vedere ripristinato il rapporto di lavoro con una delle aziende per la quale hai lavorato con i sopra citati contratti.

Le ragioni per le quali i Giuristi sostengono che nella stragrande maggioranza dei casi potresti avere ragione sono supportate dal fatto che di fronte ai pochi lavoratori che hanno fatto causa, in genere le aziende hanno preferito offrire soldi per evitare la sentenza.
E
quando invece si è andati a sentenza le aziende si sono viste condannare per qualche vizio di sostanza o di forma.

Con il nostro ufficio vertenze potrai consultarti (senza impegno preventivo né costi) e poi decidere:

-Di fare la lettera raccomandata entro il 23 gennaio 2011 a una o a tutte le aziende presso cui hai lavorato negli ultimi due/tre anni;

- E poi entro 270 giorni (dopo aver approfondito e preparato al meglio anche con l’avvocato) predisporre una o più cause per ottenere il ripristino del rapporto di lavoro con un contratto di assunzione a tempo indeterminato. Per i mesi non lavorati che hai perso nel frattempo la legge prevede da un minimo di 2,5 a un massimo di 12 mensilità.

La certezza al 100% non c’è, ma se hanno fatto la legge è perché hanno la coda di paglia e Governo e padronato preferiscono la via del colpo di spugna.
Perché pensano che tu non te la sentirai di fare causa, perché pochi avrebbero voglia di rientrare con una causa nell’azienda nella quale ti guarderebbero male.
L’invito che ti facciamo è quello di pensare ai tuoi interessi e di farli valere, se lo farete in tanti se lo faremo in tanti allora sarà più semplice.

Quello che ti consigliamo è di far circolare l’informazione fra amici, parenti, conoscenti, vicini affinché ognuno possa conoscere e decidere in piena coscienza.

Alcuni esempi: al rientro dopo le cause due lavoratori si sono visti proporre la cassa integrazione ordinaria…ma è uno strumento che passa e poi si ritorna al lavoro. Hanno subito una carognata, ma è meglio che restare disoccupati e dopo alcuni mesi non percepire più niente (per alcuni contratti, come co.co.pro e partita iva non c’è neppure la disoccupazione).

La possibilità di fare causa legale in massa potrebbe addirittura far aumentare la dimensione di una azienda sopra i 15 dipendenti e quindi a quel punto ci sarebbero anche più diritti (art.18 che prevede il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato, diritti sindacali, ammortizzatori sociali, ecc).

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