19 giugno 2011

I POST DELLA SETTIMANA


BLOG LAVORATORI UNICOOP


I POST DELLA SETTIMANA

13 - 19 GIUGNO 2011





13 giugno 2011

LA CGIL HA ESPULSO 17 DISSIDENTI

14 giugno 2011

MANUTENCOOP IN BORSA ENTRO IL 2013


CONSORZIO ETRURIA: CASSA INTEGRAZIONE E CANTIERI FERMI FINO A SETTEMBRE

15 giugno 2011

ARRESTATO MINISCHETTI, PRESIDENTE DEL BANCO DI LUCCA ED EX PRESIDENTE DEL CONSORZIO ETRURIA

CRISI CONSORZIO ETRURIA, L'INTERVENTO SIBILLINO DI LUCA SANI

CONSORZIO ETRURIA, RADIOGRAFIA DI UNA CRISI

16 giugno 2011

MINISCHETTI: IL MANAGER BANCARIO CACCIATO DALLE COOP

CONAD, I MANAGER COINVOLTI DOVRANNO RISPONDERE DI ACCUSE RELATIVE AD OPERAZIONI SUL MAGAZZINO DI MONTOPOLI

MPS: CDA FISSA A 0,446 EURO PREZZO AZIONI AUMENTO CAPITALE

17 giugno 2011

COOP PROPONE PER L'ACQUA L'AZIONARIATO POPOLARE

18 giugno 2011

LA COOP DI VIA VALDERA POTREBBE CHIUDERE PER SPOSTARSI AL CENTRO COMMERCIALE DI SAN DONATO

ANCHE UNICOOP TIRRENO ABBANDONA L'IPERMERCATO

COOP ADRIATICA, BILANCIO 2010 IN LIEVE FLESSIONE

COOP LIGURA, BILANCIO 2010 IN LINEA COL PRECEDENTE


ESSELUNGA ROMPE CON LA FILCAMS: «DICHIARAZIONI FALSE E GRAVI»

CONSORZIO ETRURIA, APPROVATO IL PIANO DI RISTRUTTIRAZIONE, VIA ALL'ITER PER IL CONCORDATO PREVENTIVO


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CONSORZIO ETRURIA, APPROVATO IL PIANO DI RISTRUTTIRAZIONE, VIA ALL'ITER PER IL CONCORDATO PREVENTIVO

L'assemblea dei soci: "Salvaguardare il salario dei dipendenti e consentire la soddisfazione dei creditori sociali e dell'indotto"

Nel provvedimento non coinvolte Inso, Co.E.Stra e Sof

Il presidente Riccardo Sani

Approvato dall’assemblea dei soci del Consorzio Etruria il piano di ristrutturazione finalizzato, attraverso il mantenimento della continuità aziendale, a consentire, nella misura massima possibile, la tutela dei soci lavoratori e dei dipendenti (complessivamente sono 316 di cui 258 soci) sotto tutti i profili, anzitutto quello occupazionale, offrendo l'opportunità di preservare una realtà importante nel contesto sociale e industriale toscano.

Un piano che si è reso necessario per fronteggiare la crisi che ha investito la cooperativa, come molte delle principali aziende del settore delle costruzioni, che tenendo conto del valore sociale della cooperazione ed avendo come punto di riferimento la dignità del lavoro, punta ad attivare tutti gli strumenti per la salvaguardia del salario e contemporaneamente avviare una riqualificazione professionale che permetta di affrontare, anche con nuove professionalità, la sfida del mercato.

In questo quadro il Consorzio Etruria ha deciso di avviare le procedure per la presentazione della domanda di ammissione ad un concordato preventivo in continuità, prevista dall'art. 160 e seguenti della Legge Fallimentare, che è stata individuata come la migliore soluzione alla situazione di crisi che lo stesso sta attraversando, tenuto conto di tutti gli interessi coinvolti.

Il piano di ristrutturazione è finalizzato, attraverso il mantenimento della continuità aziendale, a consentire nella misura massima possibile la soddisfazione dei creditori sociali e dell'indotto che gli stessi in gran parte rappresentano, anche attraverso la destinazione di una quota parte degli utili della gestione futura del Consorzio Etruria.

Per sostenere l’accesso al credito delle aziende dell’indotto dell’edilizia la Regione Toscana, anche in un recente incontro con i rappresentati del Consorzio Etruria, ha confermato la prossima attivazione di linee specifiche di intervento.

Le linee generali di questo piano sono state presentate con la massima trasparenza alle organizzazioni sindacali ed ai rappresentati della Regione Toscana e degli Enti Locali dove la cooperativa ha presenze più consistenti, che hanno garantito il loro supporto anche a livello ministeriale.

Vogliamo uscire dalla crisi e rilanciare la Cooperativa Consorzio Etruria convinti che all’interno della Cooperativa esistono le idee, i progetti e le risorse umane per farlo. Nel raggiungimento di questo obiettivo è fondamentale il sostegno dei nostri Soci e lavoratori, dei nostri fornitori, del sistema bancario, della Lega delle Cooperative, del sindacato, della Regione Toscane e delle Istituzioni.

Siamo convinti che la Cooperativa Consorzio Etruria, che conta ben 90 anni di storia, può avere un futuro e continuare ad essere un punto di riferimento per il settore delle costruzioni ed il suo indotto in Toscana.

Questo piano di ristrutturazione non coinvolge società controllate da Consorzio Etruria quali Inso S.p.A., CO.E.STRA. S.p.A. e Sof S.p.A., che continueranno a svolgere regolarmente la propria attività.


18 giugno 2011

gonews.it


18 giugno 2011

ESSELUNGA ROMPE CON LA FILCAMS: «DICHIARAZIONI FALSE E GRAVI»


Sui quattro licenziamenti, Esselunga rompe le relazioni coi sindacati




Riceviamo e pubblichiamo il comunicato con il quale esselunga risponde alla Filcams Cgil e annuncia la rottura dei rapporti con l'organizzazione sindacale in seguito al contenzioso aperto per il licenziamento d una dipendente della struttura di Olgiate Olona.
Si tratta del quarto caso.

Data la gravità e falsità delle dichiarazioni riportate nel comunicato stampa diffuso da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil di Milano, Esselunga ha deciso di interrompere i rapporti sindacali con le suddette organizzazioni a tutti i livelli.

Esselunga smentisce categoricamente di attuare una politica volta all’estromissione di dipendenti inidonei o limitati al lavoro.

In Esselunga lavorano quasi 20.000 dipendenti. Vengono effettuate più di 6.000 visite mediche ogni anno. Alcune centinaia di dipendenti presentano forme di limitazione al lavoro e per tutti è regolarmente in corso il rapporto professionale con mansioni compatibili.

Esselunga è stata recentemente premiata dal Comune di Milano e dal Comune di Pavia per la propria politica di attenzione e di collocamento di personale con disabilità.

Esselunga è grata a tutte queste persone per l’impegno che mettono ogni giorno nella loro attività lavorativa. Proprio in loro rispetto l’Azienda da sempre non accetta comportamenti “da falsi invalidi”.

In merito ai 4 casi citati nel comunicato, si tratta di lavoratori visitati dal medico competente, su loro specifica richiesta, molte volte (dalle 5 alle 10 ciascuno) e sempre è stata loro adattata la mansione o il reparto per agevolarli nell’attività lavorativa.

Nel corso dell’ultima visita, il medico (libero professionista esterno all’azienda e indipendente) ha giudicato 3 dei 4 lavoratori non idonei a svolgere alcun tipo di attività lavorativa. Il 4°, pur avendo avuto un giudizio di idoneità dal medico, ha fatto ricorso all’ASL che lo ha, di fatto, dichiarato inidoneo.


18 giugno 2011

VareseNews



Diciamo no ai lavoratori usa e getta




COOP LIGURA, BILANCIO 2010 IN LINEA COL PRECEDENTE


Bilancio 2010 stabile per Coop Liguria

Le nuove aperture previste





Coop Liguria chiude il bilancio 2010 in linea con quello dello scorso anno. La Coop presieduta da Francesco Berardini è stata spesso accusata, più o meno velatamente, di essersi ritagliata una posizione dominante rispetto alla concorrenza, agevolata da amministrazioni amiche. Insomma, poca concorrenza.

Il più convinto di questa tesi è il patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, che nell'ormai celebre libro-denuncia Falce e Carrello, documenta questa sua opinione con dovizia di particolari. Anzi, Caprotti sostiene che proprio Coop Liguria, nel periodo della presidenza di Bruno Cordazzo, domina il mercato ligure ma applica ai clienti dei supermercati Coop prezzi mediamente superiori del 15 – 20%.

Cordazzo controreplica alle accuse, ne nasce una querelle giudiziaria in cui Coop e Cordazzo citano Esselunga per diffamazione, ma perdono la causa o meglio a Coop viene dato un risarcimento di soli 50mila euro contro i 30 milioni richiesti perché «il tribunale non ha ritenuto sussistente il reato di diffamazione, ritenendo invece che i contenuti del libro, che ha portato le cooperative a instaurare diverse cause civili (quella di Coop Liguria è la prima ad arrivare a sentenza, le altre sono attese per fine anno), rientrassero nel “diritto di critica”.»

A conclusioni analoghe a quelle di Caprotti giunge anche un'indagine di Altroconsumo,
in cui emerge che «in Liguria, diversamente che in altre regioni, emerge un dato piuttosto allarmante: il risparmio massimo che si può ottenere è limitato, frutto, certamente della scarsità di concorrenza, visto che esiste di fatto il monopolio di alcuni marchi (vedi Coop con i vari iper)».

Per tornare al bilancio 2010 i dati vedono una Coop in salute con risultato d'esercizio pari a 20,2 milioni (era stato pressoche lo stesso nel 2009), i soci prestatori stabili (86.540 contro 86.150) come il prestito sociale che al 31 dicembre scorso era di 740 milioni.
Nel corso del 2010 ai soci prestatori sono stati corrisposti interessi per 7,5 milioni contro i 9,7 del 2009 (-22,6%), una differenza dovuta ai bassi tassi d'interesse.

Ricordiamo che Coop Liguria, come Coop Lombardia, svolge tramite SimGest Spa attività di collocamento di prodotti finanziari e mutui.

I progetti futuri della cooperativa riguardano alcune nuove aperture. La più attesa è senz'altro quella dell'iper di La Spezia, Le Terrazze, prevista per marzo prossimo. Un andamento in controtendenza, visto le attuali politiche di ridimensionamento degli iper adottate da molte Coop.
L'altro progetto, che però sarà a compimento solo nel 2013, riguarda un centro commerciale con superstore in Val Bisagno, le ex officine Gugliemmetti.

Quanto all'ambizioso progetto di fusione del distretto Coop Nordovest (coop Liguria, Novacoop e Coop Lombardia) di cui si è tanto parlato, sembra una cosa attualmente lontana dal realizzarsi e la Coop più cauta sul progetto, parrebbe proprio quella ligure. Inatnto Novacoop pone le basi per il nuovo enorme centro di distribuzione alle porte di Vercelli.

Il presidente di Coop Liguria, Francesco Berardini
, sul bilancio 2010

COOP ADRIATICA, BILANCIO 2010 IN LIEVE FLESSIONE

Coop Adriatica, con il nuovo presidente nominato da poco, risponde alla crisi generale e a quella delle Coop differenziando le proprie attività, una strada che pare obbligata


Molte novità per Coop Adriatica, che tra le 9 sorelle Coop della grande distribuzione si è sempre dimostrata tra le più dinamiche. Un nuovo presidente, Adriano Turrini che annuncia un cda per metà al femminile seguendo la tendenza del momento e che sostituisce Gilbero Coffari il quale resta presidente di IGD, la società quotata che si occupa di gestione e locazione di spazi commerciali e controllata da Coop Adriatica (41%) e Unicoop Tirreno con una quota inferiore (15% circa).

Turrini spiega che bisogna puntare sulla diversificazione delle attività e nel caso di specie si pensa a benzina e servizi finanziari. Quella della diversificazione per le Coop è diventato un mantra che evidenzia la loro fragilità nell'attività principale.

Il bilancio di Coop Adriatica 2010 è in lieve flessione per quanto riguarda l'utile, 27,6 milioni contro i 29 del 2009 (-5,2%). In leggera crescita il numero dei soci prestatori 229.126 (erano 225mila) e il prestito sociale che a fine dicembre scorso era di 1 miliardo e 980 milioni, contro 1.929 milioni del 2009 (+2,6%). Gli interessi corrisposti ai soci, dato il basso livello dei tassi, è sensibilmente diminuito da 26,5 milioni del 2009 a 18,6 milioni (-30%).

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ANCHE UNICOOP TIRRENO ABBANDONA L'IPERMERCATO


Il negozio di Unicoop Tirreno al Commendone non sarà un iper


Gli Ipercoop sono destinati a scomparire. Unicoop Firenze è già al lavoro per ridurre le superfici.

Quasi tutti questi colossi dai piedi di argilla stanno per essere ridimensionati e declassati a livello di normale supermercato (superstore).

Le Coop preferiscono uscire dalla competizione del settore non food (tutto quello che non è la classica spesa di casa) dove non sono in grado di reggere la competizione e locare le superfici che rimangono inutilizzate.

Anche nel caso del futuro negozio del Commendone (GR) si è cambiato il progetto iniziale.

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GROSSETO. Il progetto dell'ipercoop (anzi, del nuovo "superstore" Coop) al Commendone prosegue e la struttura potrebbe vedere la luce presto. Se tutto va bene, dice Simone Pieraccini, i lavori potrebbero iniziare a fine anno e concludersi dopo un altro paio d'anni. In questi giorni sono iniziati le ripuliture delle sterpaglie, mentre tra due/tre settimane inizieranno le rilevazioni archeologiche della Soprintendenza per capire se il territorio riserba tesori nascosti.

Quindi, via libera con la predisposizione della progettazione esecutiva per le opere infrastrutturali, che comporteranno particolare attenzione per l'importo economico e il coinvolgimento dell'Anas. «Siamo comunque a buon punto, tant'è che procederemo in parallelo con lo studio della procedura del bando di gara europeo per le opere di urbanizzazione. Contiamo di fare tutto in due anni, con un impegno finanziario gravoso ma spalmato su 3 anni, di 80 milioni di euro. A darci una mano sarà l'arco temporale diluito, con circa 30 milioni investiti nel 2012, altrettanti nel 2013 e saldo nel 2014».


16 giugno

(el. gi)

Il Tirreno

LA COOP DI VIA VALDERA POTREBBE CHIUDERE PER SPOSTARSI AL CENTRO COMMERCIALE DI SAN DONATO

Gli anziani in "difesa" del supermercato a rischio trasferimento

L'effeto multiplex di Novoli, dove Unicoop Firenze aprirà nel centro commerciale un supermercato di 2.000 metri quadri, rischia di schiacciare la piccola realtà di quartiere.


Un supermercato a rischio chiusura e anziani preoccupati sul come e dove andare a fare la spesa. La chiusura della Coop di via Valdera, a Novoli, potrebbe diventere realtà. Tra i clienti girano voci su un possibile trasferimento della struttura nel nascente centro commerciale di San Donato, a circa due chilometri di distanza.

"La valutazione che i vertici della cooperativa stanno facendo sul supermercato di via Valdera a Novoli - fanno sapere da Unicoop - non è legata all'apertura di una nuova struttura nel centro commerciale di San Donato. Il punto vendita di via Valdera sta attraversando delle difficoltà legate ai consumi in crisi e alla competititvità con la grande distribuzione presente in zona. E' un "supermercatino" di quartiere, di rifinitura della spesa: in caso di chiusura i clienti potranno fare affidamento sulla Coop di via Carlo del Prete, su quella di Novoli (che ne determina la chiusura - nota blog) o sull'Iper di Sesto".

Non la pensano però alla stessa maniera molti clienti, soprattutto i più anziani, che tutti i giorni si recano alla Coop di via Valdera. "Se dovessero chiudere o trasferire la coop - spiega una anziana - per me sarebbe un grosso problema. Non ho una macchina e non riesco a camminare tanto". "Sono socio da oltre vent'anni - le fa eco un pensionato - se la struttura chiude dovrei fare affidamento sui miei figli che non ci sono mai a causa del lavoro. Sarebbe un enorme disagio".

"Ancora non c'è niente di definitivo sull'ipotesi di trasferimento - concludono da Unicoop - non c'è da parte nostra la volontà di spostare la Coop, semmai di far coesistere questa struttura commerciale con il resto dell' economia intorno alla zona. Il nostro fine non è l'utile, ma in via Valdera la Coop perde ogni anno nei confronti della gestione, ed essendo più piccola ha minore attrattività. Certo, la nuova struttura commerciale che nascerà a San Donato sarà un ulteriore elemento che condizionerà l'attività di via Valdera".



giugno 2011

N.C.

il Reporter - quartiere 5

17 giugno 2011

COOP PROPONE PER L'ACQUA L'AZIONARIATO POPOLARE






IL PATTO DELLA FONTANELLA







Anche il presidente di Coop Centro Italia, Giogio Raggi, si schiera a favore di una spa ad azionariato popolare che controlli la gestione dell'acqua.

Nella foto il presidente delle Toscana, Rossi, con Campaini (Unicoop Firenze) e De Angelis (Publiacqua) all'inaugurazione della fontanella del centro commerciale Gavinana.

L'evento faceva parte dell'iniziativa delle Coop Acqua di casa mia, in cui si cerca di sensibilizzare il cittadino all'uso dell'acqua del rubinetto.

Recentemente il presidente Rossi ha parlato di una privatizzazione (nonostante l'esito referendario) che passi però attraverso una società ad azionariato diffuso e che veda coinvolte anche le Coop.

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In principio fu la Littizzetto.
Era cominciato tutto con la campagna delle Coop a favore dell'acqua del sindaco, con la Littizzetto che si inciuccava con un bicchierone appena riempito dal rubinetto.

Nell'iniziativa si sostiene che l'acqua del rubinetto è buona ed economico berla. La campagna ebbe subito un infortunio, poiché pochi giorni dopo, neanche a farlo apposta, arrivava un'ordinanza dell'Unione Europea che negava al ministro della salute la deroga ai limiti di potabilità dell'acqua pubblica e ne vietava l'uso alimentare in 128 comuni per la presenza di sostanze come l'arsenico che considera dannoso per la salute se superiori ai 10 microgrammi di per litro, come nei casi presi in esame.

Poco male. Le Coop mosse da nobili principi vanno avanti. Nell'ottobre scorso, il governatore della Toscana Enrico Rossi, scende in campo e insieme al presidente di Unicoop, Turiddo Campaini, inaugura una fontanella nel centro commerciale di Gavinana. Presente anche il presidente di Publiacqua Spa, Erasmo de Angelis, già Presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Consiglio della Regione Toscana (nella foto).

Intanto i referendum si avvicinano e quelli sull'acqua rischierebbero di incasinare le carte anche in casa PD, che sulla gestione dell'acqua ha l'idee chiare da un pezzo, a sentire il Bersani del 2008 che affermava: «un conto sono le infrastrutture, che devono essere pubbliche, e un conto la gestione delle stesse, che possono, anzi devono andare a chi le sa utilizzare al meglio».

Pochi credono comunque che i referendum rappresentino un pericolo. Il governo potrebbe legiferare vanificando il ricorso alle urne e in ogni caso il quorum (altissimo per le attuali percentuali d'astensionismo che ci rendono di fatto una democrazia che, almeno in questo particolare aspetto, è in linea con quelle più avanzate) appare irraggiungibile anche per i più ottimisti. La convinzione è trasversale, va dalla maggioranza al PD, come trasversale fu l'ironia che aveva accompagnato i referendari nella raccolta delle firme.

Poi arriva l'incidente di Fukushima ed il clima politico cambia. Pare proprio che stavolta il quorum sia alla portata. Ciò nonostante nel PD c'è la consueta e peculiare incertezza sul tema dell'acqua pubblica anche se la voglia di cavalcare politicamente il vento favorevole pare avere il sopravvento, fino a dichiarazioni che possono apparire singolari, ma che invece hanno un preciso progetto.

Il governatore della Toscana Rossi, ad esempio, pochi giorni prima del voto annuncia i suoi quattro «si», quindi si dichiara favorevole anche all'abrogazione delle norme che permettono la privatizzazione della gestione dell'acqua e la possibilità di un profitto. Contemporaneamente però, lancia un segnale divergente (caratteristica piuttosto ricorrente nel partito a cui appartiene) sostenendo una specie di terza via, un progetto che ha in serbo per il prossimo luglio in cui il Presidente della Toscana vorrebbe far entrare direttamente i cittadini nella gestione dell'acqua, trasformando le comunità in public company o in tante cooperative.

Ed ecco che il privato, uscito dalla porta con i referendum, si riaffaccia alla finestra. Tra l'altro nel progetto Rossi si parla anche di Coop e quelle della grande distribuzione hanno un gran bisogno di differenziare i propri investimenti dato che l'attività principale consente loro ricavi sempre più risicati o bilanci negativi (Unicoop Tirreno) e le costringe ad uscire dal format iper rinunciando alla competizione sui prodotti non food.

Ecco che il cerchio, cominciato con la buona Littizzetto, si chiuderebbe nelle spire del patto della fontanella di Gavinana, tra Campaini, Rossi e Publiacqua.

La cosa non è certo sfuggita al presidente di Coop Centro Italia, Giorgio Raggi, la cui cooperativa è presente, oltre che in Umbria ed in altre zone, anche in parte della Toscana. Anche lui parla apertamente di azionariato popolare (che è tipico di alcune società sportive ed è diverso dal cosiddetto azionariato diffuso, ma in questa fase i termini sono secondari e popolare fa ancora più effetto, specie dopo i referendum) di gestione dell'acqua pubblica affidata a Cooperative di privati cittadini che, insieme ai Comuni, entrino direttamente nella gestione del servizio idrico.
Il patto della fontanella di Gavinana trova un altro sostenitore.
Il Raggi-pensiero sull'argometo acqua è ben illustrato nell'articolo che segue.

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Perugia - AZIONARIATO popolare. Cooperative di privati cittadini che, insieme ai Comuni, entrino direttamente nella gestione del servizio idrico. La Coop Centro Italia, (come hanno fatto Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno) non si è nascosta dietro un dito sui referendum per l’acqua pubblica. E ha sostenuto apertamente i due «sì» per «cancellare» la privatizzazione del servizio. All’indomani dei risultati si fa adesso promotrice di un’idea che in Umbria e in Italia in generale, comincia a circolare con insistenza: quella di cooperative di utenti che insieme all’ente pubblico si occupino di manutenzione e investimenti.
UNA SFIDA che il presidente di Coop Centro Italia raccoglie senza alcun dubbio. «La prospettiva è semplice — spiega il presidente Giorgio Raggi — è quella, in sostanza, contenuta nell’articolo 43 della Costituzione che vorrei citare: a fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale. A mio avviso — continua — cooperative di comunità o di utenti, sarebbero in grado di gestire il ciclo dell’acqua assicurando efficienza, durata, sviluppo, equilibrio economico e assenza di profitto.
E’ chiaro e legittimo che la presenza del privato nelle società miste che esistono attualmente, comporti l’esistenza di un profitto. Ma su un bene essenziale, pubblico e limitato come sta diventando l’acqua, la logica del guadagno non è necessaria, è un obbrobrio direi». L’idea è dunque quella di rendere protagonisti i cittadini-utenti. «Abbiamo 490mila soci — continua Raggi —: siamo pronti a offrire il know-how, le capacità organizzative acquisite negli anni. In questo modo si avrebbe una governance democratica: il socio-utente dovrebbe essere per forza ascoltato, è lui a controllare che il servizio funzioni. E noi possiamo garantire che questo è un sistema efficace».
Poi una frecciata alla sinistra. «Anche in Umbria, chi governa, spesso è stato ‘allettato’ dai dividendi, dalla possibilità di far cassa subito anche con il servizio idrico. E’ una visione in parte comprensibile, ma di certo un po’ miope — sottolinea il presidente di Coop Centro Italia —. Ci vuole una maturità politica profonda, uno sguardo che vada oltre il contingente. Un passo avanti, concreto, ad esempio, lo stanno facendo in Toscana il governatore Rossi che ha già annunciato l’intenzio di legiferare in questo senso». Raggi ribadisce in conclusione quali sarebbero a suo avviso i vantaggi concreti di un azionariato popolare: «Intanto un controllo diretto della gestione e degli investimenti.
E poi un sicuro abbassamento della tariffa che tutti noi paghiamo per l’acqua.
Attualmente comprende, infatti, la manutenzione degli acquedotti e della rete fognaria, il costo del personale, gli investimenti e un sette per cento di profitto che spetta al privato. Con la comunità di utenti — conclude — questa parte scomparirebbe e conseguentemente verrebbe ridotta la quota a carico dei cittadini».



17 giugno 2011

16 giugno 2011

MPS: CDA FISSA A 0,446 EURO PREZZO AZIONI AUMENTO CAPITALE

Decise le condizioni dell'aumento di capitale di Monte dei Paschi al via lunedi prossimo 20 giugno

Si attendono ora i pronunciamenti sull'eventuale adesione dei soci di minoranza, tra cui Unicoop Firenze che detiene il 3%


Il cda di Monte dei Paschi di Siena ha approvato le condizioni finali dell'aumento di capitale e fissato in 0,446 euro per azione il prezzo dei titoli offerti nell'aumento di capitale, per un controvalore complessivo di 2,15 miliardi di euro. Lo comunica la banca in una nota.

Le azioni di nuova emissione saranno offerte nel rapporto di assegnazione di 18 nuove azioni ordinarie ogni 25 azioni possedute, siano esse ordinarie, privilegiate o di risparmio .



16 giugno 2011

La Repubblica.it


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CONAD, I MANAGER COINVOLTI DOVRANNO RISPONDERE DI ACCUSE RELATIVE AD OPERAZIONI SUL MAGAZZINO DI MONTOPOLI

Adesso quello che scuote Conad Tirreno è la maxi evasione fiscale che ha decapitato i vertici del gruppo

Il magazzino Conad di Montopoli (PI) fu al centro mesi fa di una inquietante vicenda che passava sulla pelle dei lavoratori della cooperativa che aveva in appalto il magazzino Conad, la Alma Group

Non mancarono scambi feroci di accuse tra Cgil e Cisl e interventi dei politici locali che denunciavano infiltrazioni mafiose

A fondo pagina i link per chi vuole approfondire.


Si svolgeranno domani i primi interrogatori del gip di Pistoia ai quattro dei manager coinvolti nell'operazione della guardia di finanza di Roma scattata martedì, con l'emissione di 45 ordini di custodia cautelare per evasione fiscale realizzata tramite il trasferimento all'estero di società in stato prefallimentare.

Per deroga del gip di Roma, il giudice delle indagini preliminari Matteo Zanobini sentirà Andrea Baldi e Orazio Ferrari, soci della Roscer di Prato e Ugo Baldi e Silvano Ferrini, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Conad del Tirreno. Tutti devono comunque rispondere alle accuse di appropriazione indebita e bancarotta fraudolenta patrimoniale derivanti da un'operazione che avrebbe avuto al centro il deposito Conad di Montopoli Valdarno.


AI LAVORATORI STRANIERI DEL MAGAZZINO CONAD SIA DATA LA CARTA DI SOGGIORNO PER SFRUTTAMENTO LAVORATIVO


Dopo l'inchiesta romana sull'evasione fiscale il segretario Francese (Cgil) commenta: "C'è chi ci mise la faccia per evidenziare l'illegalità.

Speriamo che le indagini non si ripercuotano sui dipendenti"

Chiediamo che coloro che abbiamo convinto a fidarsi della giustizia italiana ora non rischino una beffa e quindi invitiamo la questura di Pisa ad avviare le procedure per la concessione del permesso di soggiorno per grave sfruttamento lavorativo". Lo ha detto all'ANSA il segretario provinciale della Cgil, Gianfranco Francese, riferendosi ai 12 lavoratori stranieri che denunciarono irregolarità contrattuali al magazzino Conad di Montopoli Valdarno.

"Ciò che è avvenuto in questi giorni - ha aggiunto Francese riferendosi all'inchiesta che due giorni fa ha portato all'emissione di 46 ordinanze di custodia cautelare da parte della procura di Roma - getta nuova luce su quel magazzino e dimostra, ancora una volta, che la nostra battaglia, lo scorso anno, non solo fu necessaria ma sacrosanta a scardinare un sistema di illegalità diffusa ripristinando corrette relazioni sindacali e industriali tra manodopera e datori di lavoro". "Voglio solo ricordare che tra i lavoratori che ebbero il coraggio di denunciare quello sfruttamento, mettendoci la faccia, c'era chi portava a casa anche buste paga con saldi negativi - spiega Francese -, perché dagli stipendi veniva trattenuta una quota esosa per l'affitto di abitazioni, gestite dalla società datrice di lavoro, dove gli immigrati venivano ammassati a decine".

In seguito a quella vertenza il gruppo Conad decise di revocare l'incarico al consorzio di cooperative facente capo ad Alma Group, affidando l'appalto alla società Csl di Civitavecchia che ha riassorbito tutto il personale di Alma Group e compiuto nuove assunzioni raggiungendo un organico attuale di circa 250 lavoratori. La Direzione provinciale del lavoro, invece, ammise di avere effettuato ripetutamente accessi ispettivi all'interno del magazzino elevando sanzioni per irregolarità di tipo contributivo e lavoristico per complessivi 500 mila euro.

In un caso intervennero anche i carabinieri che sorpresero al lavoro personale non in regola con il permesso di soggiorno.

Il clamore suscitato da quella battaglia aprì anche un fronte polemico tra i sindacati, con la Cisl schierata a difesa di Alma Group e posizioni critiche nei confronti di Cgil accusata solo di voler guadagnare un numero più alto di delegati. Un anno dopo è la Cgil ad avere incontrato la fiducia di quasi la totalità dei lavoratori ed è l'unico sindacato a essere rappresentato all'interno dello stabilimento.

"Auspichiamo che la magistratura - ha concluso Francese - faccia fino in fondo il proprio dovere, accertando le responsabilità di ciascuno, ma ci auguriamo anche che l'indagine non provochi contraccolpi negativi sull'attuale società subappaltante e sui lavoratori. Di sicuro quella maxi evasione fiscale e quella vicenda di compravendita di terreni e realizzazione del magazzino all'attenzione dei magistrati è stata un'operazione sulla quale è doveroso fare piena luce. Così come fu decisivo il nostro intervento per sradicare dal territorio pisano un sistema di sfruttamento della manodopera che era parte integrante di quella rete che generava un'economia illegale"


16 giugno 2011

gonews.it


Il magazzino Conad Montopoli e la vicenda Alma Group:

Alma Group esce dal magazzino di Montopoli

Magazzino Conad Montopoli, Cgil: sarà mantenuto lo stesso numero degli addetti

Conad magazzino Montopoli, assessore Romei: «si alza il velo sulle infiltrazioni mafiose»

Magazzino Conad Montopoli, Fit-Cisl: «Vogliamo restare con Alma group»

Caso Conad Montopoli in Consiglio Provinciale

Magazzino Conad Montopoli, Cgil: «Su Alma Group Cisl e Uil attaccano noi invece di vigilare sui rapporti di lavoro»

Magazzino Conad Montopoli: la Uilm dice la sua e noi gli diciamo la nostra

Caso Conad Montopoli, appello alla chiarezza
Caso Conad Montopoli, il PD: «Ha vinto la legalità»

Magazzino Conad Montopoli, Cgil: «Su Alma Group Cisl e Uil attaccano noi invece di vigilare sui rapporti di lavoro»

Caso Conad Montopoli, appello alla chiarezza


MINISCHETTI: IL MANAGER BANCARIO CACCIATO DALLE COOP


Crisi consorzio Etruria: tutta colpa di Minischetti?





L'articolo di
La Repubblica mette insieme un pò di fatti, ma non convince. Ci si accanisce su Minischetti ora che è finito nelle patrie galere, ma si dovrebbe capire perché fu affidato il timone del Consorzio, una società edile, prorpio ad un bancario che non è certo arrivato alla presidenza da solo.

Si dovrebbe anche capire perché precedentemente Unicoop FI, introducento il modello di gestione duale, chiama Armando Vanni proprio dal Consorzio Etruria a capo del Consiglio di Gestione silurandolo appena un anno dopo (e con lui, la presidente di Legacoop Toscana Patrizia Vianello).

Scrive Massimo Vanni nel'articolo che segue: «Scoppia (la crisi - nota blog) però quando tra i vertici della Lega delle coop è già chiaro da molto tempo che i due anni a guida Minischetti hanno in realtà lasciato il Consorzio in cattive acque.» Si dovrebbe capire come, se Minischetti è stato così nefasto per il Consorzio Etruria, in cosa lo è stato visto che nel 2009 il bilancio della cooperativa è di quelli da incorniciare e solo un anno dopo siamo alla canna del gas.

La sensazione è che si cerchi un capro espiatorio, sebbene alquanto convincente, su cui scaricare tutti i mali del Consorzio Etruria e che si taccia su molti argomenti su cui invece dovrebbe essere fatta maggior chiarezza.

D'altra parte le parole del deputato del PD Luca Sani che sostiene che: «i lavoratori e i soci del Consorzio rischiano di dover pagare impropriamente per operazioni discutibili fatte in passato, rispetto alle quali evidentemente il movimento cooperativo non ha promosso quelle azioni necessarie a tutela dello spirito e dei valori cooperativi», lasciano spazio ad interpretazioni le più diverse.

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È PRESIDENTE del Banco di Lucca e del Tirreno da quasi sei anni. Ed è conosciutissimo nella città delle mura, nonostante Luigi Minischetti non sia propriamente il genere del presenzialista. QUELLA di Minischetti, 62 anni, una laurea in economia alla Bocconi, è una carriera costruita per lo più nel mondo bancario: direttore della Comit, poi della Banca Del Monte, quindi direttore generale della Cassa di Risparmio di San Miniato.

Per oltre due anni però, da maggio del 2008 a luglio 2010, Luigi Minischetti è stato a capo del Consorzio Etruria, la più grande società di costruzioni della Lega delle coop toscane. O almeno così pareva, perché oggi, a un anno esatto dall' uscita di Minischetti, il Consorzio è in realtà una società in cerca di salvezza. Una scialuppa in cerca di attracco.

Le Coop toscane hanno dovuto spendere uno dei suoi manager migliori per evitare un inglorioso naufragio: ha chiamato alla testa del Consorzio quel Riccardo Sani che Turiddo Campaini, costruttore e timoniere dell' Unicoop Firenze, ha sempre voluto al proprio fianco. Minischetti, che prima di diventare presidente era stato per lunghi anni socio del Consorzio, se n' è andato perché la Lega delle Coop lo ha messo alla porta. E non per una incompatibilità caratteriale.

Minischetti rappresentava il ponte con Riccardo Fusi e la Btp, che oggi non naviga in acque migliori del Consorzio Etruria. Era l' uomo della «strana alleanza» tra il colosso delle Coop e il gigante della Toscana, già immaginata dall' amico Armando Vanni, prima a capo della Unicoop (poi allontanato da Campaini per divergenze sul modo di concepire la cooperazione) e poi della stessa Btp, quando Fusi fu costretto alle dimissioni dall' inchiesta sulle grandi opere.

Menischetti si era proposto di portare a conclusione la stretta collaborazione tra le due società di costruzione, a partire dal project milionario dei quattro nuovi ospedali toscani (poi finito male perché furono esclusi) alla ex Manifattura tabacchi fino al project per le linee 2 e 3 della tramvia.

Un patto stretto con l' obiettivo di riuscire a portare la «strana alleanza» tra i primi cinque posti nella classifica delle imprese di costruzione italiane. La Lega delle Coop però non è mai riuscita a vedere in Fusi un partner strategico e aveva osteggiato il patto fin dall' inizio. Fu per questo che, dopo appena due anni le Coop toscane guidate da Stefano Bassi, dopo aver dato il benservito a Vanni, misero alla porta Minischetti.

Un' operazione condotta con pazienza certosina tra gli equilibri del Cda del Consorzio ma alla fine ripagata da un profondo sospiro di sollievo. Salvo dichiarare, al momento della nomina di Sani nel luglio dell' anno scorso: «Ringraziamo Minischetti per il lavoro svolto, a favore della cooperativa, nei due anni della sua presidenza, garantendo la piena occupazione, la crescita dell' intero gruppo ed il suo radicamento sui mercati nazionali ed internazionali».

Parole che sembrano fare a pugni con la crisi finanziaria del Consorzio Etruria, 700 occupati diretti e un fatturato 2009 di circa 470 milioni di euro, che scoppia inattesa appena pochi mesi dopo la sua defenestrazione. Scoppia intorno al project della tramvia, quando il sindaco Matteo Renzi addebita i ritardi nell' avvio dei lavori (non c' è ancora una data certa per l' inizio, si parla adesso di luglio inoltrato) proprio alle difficoltà finanziarie del Consorzio Etruria, subentrato nella realizzazione dopo le difficoltà di Btp.

Scoppia però quando tra i vertici della Lega delle coop è già chiaro da molto tempo che i due anni a guida Minischetti hanno in realtà lasciato il Consorzio in cattive acque. E a sentire qualche dirigente del movimento cooperativo, al di là dei ringraziamenti d' ufficio e delle dichiarazioni ufficiali, sarebbe stata proprio la gestione Minischetti la fonte di molti guai. A cominciare dai 1.600 fornitori-creditori che bussano alle porte del Consorzio. Un tempo orgoglio della Lega delle Coop e oggi malato tra le mani del presidente Sani, che proprio tra pochi giorni presenterà il piano-salvezza all' assemblea dei soci.

Dopo la destituzione, Minischetti è tornato nella città delle mura. Ad occuparsi dell' incarico di presidente del Cda del banco di Lucca che detiene dal 2005, grazie alla parte privata che controlla circa il 70 per cento delle quote dell' istituto e che è composta da forze imprenditoriali lucchesi. Fino all' arresto di ieri ad opera della Guardia di finanza di Roma, che ieri mattina ha perquisito il suo ufficio in viale Agostino Marti. Anche se, a quanto pare, l' arresto di Minischetti non avrebbe niente a che fare con l' attività dell' istituto di credito lucchese.


15 giugno 2011

Massimo Vanni

La Repubblica

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15 giugno 2011

CONSORZIO ETRURIA, RADIOGRAFIA DI UNA CRISI


L'ex presidente Pagnini: progetti sbagliati e troppi giri di poltrone






Tre anni fa, l'attivo nel bilancio sfiorava i dieci milioni di euro. Poi, quei soldi, piano piano hanno cominciato a finire. La crisi del mattone c'è e si sente. Ma chi nel Consorzio Etruria ci ha lavorato vent'anni arrivando anche a sedere sulla poltrone del presidente, non attribuisce tutte le responsabilità alla congiuntura economica.


Per il grossetano Massimo Pagnini i problemi del Consorzio Etruria sono conseguenza anche dei progetti, alcuni che già sulla carta potevano rendere poco, e soprattutto della mancanza di un gruppo dirigente capace di dare una linea certa ai piani d'investimento: un gruppo dirigente che in tre anni è cambiato più volte, ballando un vero e proprio valzer delle poltrone.

Pagnini è oggi consulente del Consorzio. Ma il suo telefono difficilmente squilla quando c'è da prendere delle decisioni. Eppure, è stato il presidente che ha firmato quel bilancio con il segno più davanti: quello con un attivo da dieci milioni di euro. «Era il 2008 - ha raccontato ieri da Follonica - dopo avere percorso tutte le tappe all'interno della società e dopo essere stato amministratore delegato, fui nominato presidente». Ma la sua nomina durò poco. Tre mesi dopo, su quella poltrona c'era un altro uomo, Luigi Minischetti. Un bancario, che con le costruzioni aveva poco a che fare.

La scansione temporale ricostruita da Pagnini non dimostra alcun malaffare. «Dimostra soltanto un giro di nomi e alcune scelte che hanno trascinato la cooperativa a questo punto - spiega - a dover optare per un concordato preventivo che sarebbe una vera tragedia». Una tragedia che per Pagnini potrebbe ancora essere evitata.

Nel 2008, quando Pagnini che era amministratore delegato fu nominato presidente del Consorzio, su quella poltrona siedeva Armando Vanni, che lasciò l'incarico per la presidenza di Unicoop Firenze. Pagnini, il presidente, lo fece soltanto per tre mesi. «Poi, dopo di me, fu nominato Minischetti - spiega - che ha guidato il gruppo fino al luglio del 2010, lasciando poi la presidenza a Riccardo Sani».

E nello stesso periodo, Armando Vanni, dopo avere rassegnato le dimissioni dalla presidenza di Unicoop Firenze, entra in Baldassini-Tognozzi-Pontello. Ora il consorzio è guidato da Sani. «Ci sono le potenzialità per non lasciare tutte quelle persone per strada - dice Pagnini - basterebbe ricominciare a lavorare seguendo le direttive del mondo cooperativo come abbiamo fatto fino a tre anni fa. La vocazione del Consorzio è sempre stata questa, ed è arrivato il momento di fare un passo in quella direzione e che il movimento cooperativo dia il contributo necessario per superare la crisi».

Insomma, la sensazione che si ricava parlando con Pagnini è che, almeno tra gli addetti ai lavori, si ritenga che a guidare il Consorzio, negli ultimi anni, siano state più le logiche di potere che un gruppo dirigente forte, capace di mantenere i livelli della società.



14 giugno 2011

Francesca Gori


Il Tirreno

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CRISI CONSORZIO ETRURIA, L'INTERVENTO SIBILLINO DI LUCA SANI


Il Sani in questione è un deputato del PD, non Riccardo, presidente del Consorzio Etruria e proveniente dal consiglio di gestione di Unicoop FI


Le cose che dice l'onorevole in modo un pò sibillino, meriterebbero qualche ulteriore chiarimento, anche alla luce dell'arresto dell'ex presidente del Consorzio Etruria, Minischetti


L'onorevole Luca Sani infatti afferma: «I lavoratori e i soci del Consorzio rischiano di dover pagare impropriamente per operazioni discutibili fatte in passato, rispetto alle quali evidentemente il movimento cooperativo non ha promosso quelle azioni necessarie a tutela dello spirito e dei valori cooperativi.»

Parole sagge e condivisibili. Ci domandiamo però se alla luce dei recenti fatti di cronaca giudiziaria, queste dichiarazioni non debbano essere integrate da qualche precisazione. Sappiamo che Luigi Minischetti, arrestato ieri dalla guardia di finanza nell'ambito dell'operazione «Fuori tutto» è stato presidente di Consorzio Etruria tra il maggio 2008 e il luglio 2010.

Le indagini del Nucleo di Polizia Valutaria di Roma, su delega del procuratore aggiunto Nello Rossi e dei pm Francesco Ciardi, Maria Sabrina Calabretta, Francesca Loi, hanno preso in considerazione l’arco temporale dal gennaio 2010 al giugno di quest’anno (fonte: La Nazione).

Ci sarebbe quindi un periodo combaciante che ha riguardato le indagini proprio mentre Minischetti era ancora alla presidenza di Consorzio Etruria, cioè dal gennaio al luglio del 2010.
A cosa fa riferimento l'onorevole Sani quando sostiene che «i lavoratori e i soci del Consorzio rischiano di dover pagare impropriamente per operazioni discutibili fatte in passato»?

Quali sono queste operazioni? In che periodo sarebbero state compiute? Le parole dell'onorevole del PD sono apprezzabili da un punto di vista etico, tuttavia, in un momento in cui il Consorzio Etruria è in netta difficoltà, una maggiore chiarezza sarebbe auspicabile, specialmente da chi riveste un ruolo parlamentare.



14 giugno 2011

Luca Sani


ARRESTATO MINISCHETTI, PRESIDENTE DEL BANCO DI LUCCA ED EX PRESIDENTE DEL CONSORZIO ETRURIA

Luigi Minischetti
Il presidente del Banco di Lucca e del Tirreno, Luigi Minischetti aveva in precedenza ricoperto la carica di presidente del Consorzio Etruria tra il maggio 2008 e il luglio 2010.

La sua nomina alla presidenza del Consorzio Etruria è successiva a quella di Armando Vanni, che in seguito fu nominato presidente del Consiglio di Gestione di Unicoop Firenze (poi rimosso) e antecede quella attuale di Riccardo Sani, anch'esso proveniente dal Consiglio di gestione di Unicoop.


Lucca, 15 giugno 2011 - INVESTE anche Lucca, sia pure indirettamente, la clamorosa bufera giudiziaria partita ieri da Roma con ben 46 misure cautelari eseguite dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’operazione «Fuori tutto» per reati che vanno dall’associazione per delinquere alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio, ai reati tributari, alla sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, all’appropriazione indebita. Tra gli arrestati, insieme a imprenditori e professionisti figurano a sorpresa anche Luigi Minischetti, 61 anni, presidente del «Banco di Lucca e del Tirreno Spa» e Carlo Rosano, 55 anni, membro del cda della stessa banca. L’istituto di credito, che ha la sede generale in viale Agostino Marti, risulta tuttavia estraneo all’inchiesta romana.

LE INDAGINI del Nucleo di Polizia Valutaria di Roma, su delega del procuratore aggiunto Nello Rossi e dei pm Francesco Ciardi, Maria Sabrina Calabretta, Francesca Loi, hanno preso in considerazione l’arco temporale dal gennaio 2010 al giugno di quest’anno: le società gestite dall’associazione a delinquere sarebbero 703, di cui 292 trasferite all’estero. Coinvolti noti gruppi imprenditoriali di grande distribuzione, abbigliamento, costruzioni, vigilanza privata, sanità privata, gestione immobiliari e trasporti di merci su strada. Il complesso debitorio annuo nei confronti dell’erario ammonterebbe a 600 milioni di euro. Le Fiamme Gialle hanno sequestrato beni immobili per 65 milioni di euro, auto ed imbarcazioni di lusso per circa 20 milioni.

L’ARRESTO del dottor Luigi Minischetti, ora ai domiciliari nella sua abitazione fiorentina di Bagno a Ripoli, ha destato grande clamore a Lucca, dove è conosciutissimo e molto stimato come professionista dalla carriera folgorante. Laureato con il massimo dei voti in economia e commercio nel 1973 alla «Bocconi» di Milano, il dottor Minischetti era sbarcato a Lucca nel 1994 come direttore della Banca Commerciale, poi nel settembre 1997 era stato chiamato alla direzione generale della Banca del Monte di Lucca. Nel settembre 1999 c’era stato il passaggio alla direzione della Cassa di Risparmio di San Miniato. Nell’ottobre 2005 Luigi Minischetti aveva quindi assunto la carica di presidente del «Banco di Lucca», facente sempre parte del gruppo «Carismi», al posto di Aldo Casali. Nel luglio 2007 il «Banco» era uscito dal gruppo San Miniato e nel marzo 2008 era stato acquisito dalla Cassa di Risparmio di Ravenna Spa, ma Minischetti era sempre rimasto al timone. Tra il maggio 2008 e il luglio 2010 aveva ricoperto anche la carica di presidente del Consorzio Etruria, una delle più grandi cooperative toscane per l’edilizia.

UN PROVVEDIMENTO di arresto è stato emesso dal gip di Roma, Giovanni De Donato anche per il consigliere di amministrazione del «Banco di Lucca», Carlo Rosano, 55 anni, esponente del gruppo immobiliare «Roscer» con sede a Prato. Arrestati tra gli altri anche Silvano Ferrini, presidente di Conad del Tirreno e Ugo Baldi, amministratore delegato dell’azienda (in una nota si afferma la «totale estraneità della cooperativa, del suo presidente e dell’amministratore delegato»), Orazio Ferrari, presidente della Pistoiese Calcio e l’avvocato Andrea Baldi. Spiccano i nomi di i commercialisti Cesare Pambianchi e Carlo Mazzieri, contitolari dell’omonimo studio a Roma, ritenuti i promotori dell’associazione per delinquere. Il meccanismo secondo la Finanza era questo: svuotare le società indebitate e cederle a prestanome all’estero con conseguente cancellazione dal registro.

Ancora non è affatto chiaro però il ruolo esatto ricoperto dai tanti personaggi coinvolti in questa vicenda giudiziaria ed è prematuro esprimere valutazioni. L’arresto di Minischetti, in particolare, suscita sconcerto e incredulità in chi lo conosce bene. Non resta che attendere che il polverone si plachi e che si riescano a definire meglio i contorni di questa clamorosa e inattesa bufera.


15 giugno 2011

La Nazione.it

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14 giugno 2011

CONSORZIO ETRURIA: CASSA INTEGRAZIONE E CANTIERI FERMI FINO A SETTEMBRE

La richiesta della cassa integrazione straordinaria potrebbe essere formalizata il prossimo giovedi 16 giugno

I cantieri rischiano la stop fino a settembre



Si va verso la richiesta di Cassa integrazione straordinaria per il Consorzio Etruria: secondo quanto emerso dall'incontro di oggi fra azienda e sindacati, le parti stanno definendo insieme le modalità della richiesta, che potrebbe essere formalizzata giovedì 16, in occasione dell'incontro fissato presso la Regione Toscana per chiarire la situazione.

Non è stato ancora definito il numero di lavoratori che saranno coinvolti dal provvedimento (si era parlato di 100 persone). "Siamo orientati a trovare insieme all'impresa - ha detto Renato Santini, segretario regionale della Filca-Cisl - anche in una riflessione più ampia, con la Regione, tutti gli strumenti utili per ridare certezza e saldezza a questo importante gruppo".

Il Consorzio, principale player toscano delle costruzioni insieme a Btp, e come il gruppo di Calenzano fortemente indebolito dalla crisi del settore dell'edilizia, conta attualmente 330 dipendenti, 800 con le controllate Inso e Coestra, ed un indotto di oltre mille lavoratori.

Il bilancio 2009 aveva fatto registrare 493,69 milioni di euro di fatturato (+6,94%), ed un utile netto di 3,286 milioni di euro a livello di gruppo.


13 giugno 2011

gonews.it

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MANUTENCOOP IN BORSA ENTRO IL 2013

Il colosso cooperativo bolognese, leader italiano di tutte le attività che servono all'immobile, sta preparando lo sbarco in Piazza Affari, dopo che un'operazione analoga si arenò nel 2008, a causa della crisi finanziaria internazionale

Claudio Levorato, presidente di Manutencoop


Vicina importante acquisizione in Germania, nuova frontiera di un'azienda con un fatturato di oltre un miliardo di euro


Da sedici facchini a un gruppo societario che impiega 16 mila persone, con un giro d’affari superiore al miliardo di euro e due obiettivi: comprare un’azienda in Germania per conquistare il mercato tedesco e arrivare in Borsa entro il 2013.

È la parabola di Manutencoop, colosso cooperativo bolognese, leader italiano in tutte le attività che servono all’immobile, dalla manutenzione del verde alla sicurezza, dalle pulizie al piano energetico, dai servizi tecnici allo smaltimento dei rifiuti.

Manutencoop nel 2003 ha dato vita alla società operativa Manutencoop Facility Management spa (di cui ha mantenuto il controllo con il 72%), un’operazione che doveva servire a sbarcare in Piazza Affari già nel 2008. Il progetto si è arenato però nella crisi dei mercati finanziari internazionali. Un percorso rinviato, ma non cancellato e il presidente Claudio Levorato annuncia: “Vorremmo riuscire a concludere la quotazione entro il 2013”.

Intanto ci sono altri passi da compiere, soprattutto fuori dai confini nazionali. E’ la Germania il nuovo orizzonte della cooperativa. “Un Paese – dice Levorato – con un tasso di sviluppo importante, ancora in grado di crescere e di offrire opportunità a un’azienda come la nostra”.
Per conquistare subito una bella fetta del mercato tedesco la società intende comprare un primario operatore del settore e, a questo fine, ha varato a metà aprile un aumento di capitale per 70 milioni di euro.

E’ stato scritto, nelle scorse settimane, che l’azienda nel mirino sia Gegenbauer, un gruppo ben radicato in tutto il Paese e con un giro d’affari di 390 milioni di euro, un’ipotesi sicuramente all’esame dei bolognesi. “Abbiamo una decina di dossier aperti sul tavolo – risponde cauto Levorato –: siamo solo all’inizio di un percorso che dovrebbe portarci a fare un acquisto in Germania entro la fine dell’anno, ma è ancora presto per fare un solo nome”.

Manutencoop punta a mettere il naso fuori di casa, anche perché in Italia la crescita lenta dell’economia incide sui volumi aziendali. Nel 2010 gli affari hanno subito una lieve flessione, i ricavi sono scesi da 1,150 miliardi a 1,139 miliardi e anche nel primo trimestre 2011 si è registrata una modesta contrazione (261,2 milioni di euro al 31 marzo, contro 274,9 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente). Niente di preoccupante, vista l’ottima performance dell’utile netto, già a 7,3 milioni di euro al 31 marzo 2011 contro 4,7 milioni del primo trimestre 2010 e che dovrebbe portare anche alla distribuzione di un dividendo a fine anno (da tre anni non c’era), ma pur sempre un campanello di allarme.

“Quella dell’estero – afferma Levorato – è una priorità. La tendenza dovrebbe essere quella di porre in equlibrio, nel tempo, il fatturato che realizziamo in Italia con quello che faremo fuori”. La scelta di guardare ai vicini tedeschi e in generale all’Europa “è dettata dal fatto che il nostro è un settore che si sviluppa in mercati maturi, dove si esternalizzano le attività di gestione dell’edificio. Noi lavoriamo con committenti pubblici o privati per grandi misure, supermercati per esempio o ospedali di cui, in genere, curiamo il servizio di sterilizzazione e lavaggio. Il 55% del nostro fatturato viene dal settore pubblico, il 45% dal privato”.

Accanto ai progetti internazionali Manutencoop sta curando anche la crescita di settori limitrofi al business principale, come gli ascensori, un’attività che viene prestata anche a una clientela “retail”, per esempio a singoli condomini. “Oggi abbiamo in gestione circa 12 mila ascensori – dice Levorato – e siamo presenti in molte regioni, ma vogliamo ampliare ancora il nostro network. Con un piano di investimenti per circa 15 milioni pensiamo di arrivare a gestire 25 mila ascensori nel giro di qualche anno”.

Manutencoop infine è uno degli azionisti di Unipol e Levorato, che siede nel cda della compagnia assicurativa, fu uno dei principali avversari dell’ex presidente Gianni Consorte ai tempi della scalata a Bnl. Come giudica oggi la condanna inflitta dal Tribunale di Milano, per Antonveneta, anche a Unipol e la confisca di 39,5 milioni di euro? “Stupefacente – risponde – non capisco come si possa condannare una società nel caso in cui i suoi amministratori si siano comportati male. Unipol dovrebbe essere considerata una vittima non un carnefice”.



13 giugno 2011

FIRST on line


Quello che l'articolo non dice - Manutencoop e le conflittualità con i dipendenti:

Vertenza Manutencoop, il tribunale da ragione alle operaie

Caso Manutencoop: la Cgil chiede presa di posizione a Coop Adriatica


Coop, ecco come ci si libera da un lavoratore



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13 giugno 2011

LA CGIL HA ESPULSO 17 DISSIDENTI


I rigurgiti stalinisti della Cgil



Furibonda la reazione di Flammini & C: «Cacciati come delinquenti»





La Cgil l'ha definita «interruzione del rapporto associativo». Fulvio Flammini, destinatario del provvedimento insieme ad altri delegati e dirigenti sindacali, l'ha chiamato senza tanti giri di parole «pogrom».

Modi diversi per definire l'espulsione dal sindacato che nella nostra provincia ha pochi precedenti e che rappresenta l'ultimo clamoroso capitolo della lotta interna alla Cgil provinciale, da oltre un anno dilanianta da un conflitto combattuto senza esclusione di colpi.

«L'8 giugno - recita il comunicato della Cgil - è stata inviata a 17 iscritti alla Filt, Filcams, Fp e Spi una lettera in cui si comunica l'interruzione del rapporto associativo con la Cgil. La decisione di revocare la tessera di iscrizione è stata assunta insieme alla segreteria confederale della Cgil nazionale ed è stata comunicata agli interessati dai vertici della Cgil del Trentino e dalle segreterie nazionali delle corrispondenti categorie».

Il sindacato spiega che ormai la misura era colma dopo le numerose azioni compiute dai dissidenti. Ultimo e più clamoroso - se non si considera il lancio di uova contro Paolo Burli il 6 maggio scorso - dei quali il presidio sotto il Castello del Buonconsiglio durante il quale, alla presenza di un ex funzionario della Filt e di una serie di iscritti e delegati di Filt, Filcams, Fp e Spi Cgil del Trentino, era stato esposto uno striscione contro la segretaria generale Susanna Camusso.

«Un incredibile pogrom» è stato attuato dalla segreteria Cgil del Trentino, di concerto con le segreterie nazionali di categoria». Questo il secco commento di Flammini e degli altri tesserati espulsi che ieri mattina hanno convocato una conferenza stampa, sottolineando come il provvedimento azzeri interi consigli di fabbrica o decimi Rsa nei trasporti. «Ma il fatto più grave ed anomalo - continua il comunicato - è costituito dalla procedura impiegata dalla Cgil del Trentino e dalle rispettive segreterie nazionali per espellere i suoi 17 associati».

Procedura che ha fatto riferimento all'articolo 3 dello Stato in cui si stabiliscono le ragioni di revoca dell'iscrizione al sindacato - «così è stata definita e mascherata l'espulsione!» tuonano i destinatari del provvedimento -: A tutela dell'organizzazione la domanda di iscrizione viene respinta nei casi di gravi condanne penali, di attività o appartenenza ad associazioni con finalità incompatibili con il presente Statuto (organizzazioni segrete, criminali, logge massoniche, organizzazioni a carattere fascista o razzista, organizzazioni terroristiche)».

Motivazione che hanno fatto infuriare Flammini e gli altri più della stessa cacciata. «Insomma - sbottano - i sindacalisti sarebbero stati espulsi perché carbonari o criminali o massoni o fascisti o razzisti o terroristi». L'impressione è che la guerra sia tutt'altro che finita.



12 giugno 2011

Trentino